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Ho iniziato quest’anno 2018 in salita, ma a piedi.

Un paio di tortorate ben assestate, ricevute da chi più mi era vicino e di cui mi fidavo, mi hanno lasciato ginocchia a terra per mesi. Questo sarà uno di quegli anni che rimangono nella memoria, di quelli che fanno un po’ da spartiacque segnando un punto ben preciso nel percorso di vita.

La mia grande soddisfazione è di avercela fatta di nuovo, di essermi rialzata e di avere ripreso l’energia e la grinta di sempre. Come dice il mio buon amico Marcello sono una combattente.

E’ grazie a questo spirito, un po’ contadino, un po guerriero, che non ho mai mollato nella vita, nemmeno quando il senso di quello che accade resta un po’ un mistero, anche se a volte sembra che la vita si accanisca in maniera inspiegabilmente dura su di te.

E’ grazie soprattutto alla mia pratica buddista e agli insegnamenti dei miei maestri che ho saputo trasformare il veleno in medicina e utilizzare nuovamente quello che mi accadeva per crescere, e per questo sarò loro sempre grata.

Ma anche grazie a persone belle che mi hanno sostenuta e incoraggiata, persone da cui non mi aspettavo nulla e che si sono spese per me. Questo non è mai scontato e riscalda il cuore più di ogni altra cosa.

Infine, come regalo ultimo di una lunga serie, la mia amica Cristina mi ha dato la sua bici in “comodato d’uso gratuito perenne”. Dopo anni, grazie al fatto che vivo uovamente in centro, ho potuto mollare completamente macchina e mezzi pubblici e riprendere a girare in bici pedalando felice come una ragazzina.

Ancora sono un po’ maldestra con le marce e invece che una 7×3 la utilizzo come una 4×2. Ma nonostante tutto riesco a fare quasi tutte le salite…. e rispetto all’inizio del 2018 non sono più a piedi.

compleblogil timer mi indica che tra due ore è passato un anno.

Un anno  fa decisi che avrei scritto un post al giorno per 365 giorni.

Era un momento particolare, uscivo da un periodo duro. Molto duro. E avevo da poco aperto un blog. Per la prima volta nella mia vita mi stavo sfidando a scrivere e pubblicare quello che normalmente rimaneva confinato nella mia mente (o anima, direbbero i buddisti).

Mi resi conto subito che avrei avuto delle serie difficoltà a continuare. Io sono così. Impulsiva, immediata. Appena decido o penso una cosa devo subito realizzarla. Decisi di avere un blog una sera che ero particolamente giù e nel giro di due ore era funzionante. Ho una grande capacità di azione. Ma quanto a continuità e costanza …. bè lasciamo perdere.

Così dopo pochi post mi sono resa conto che avrei potuto anche smettere. Ma il mio obiettivo principale dovrebbe essere sempre quello di arrivare fino in fondo, qualunque cosa accada.

Inoltre sentivo un pizzicorino alla base della colona vertebrale. Quel pizzicorino che mi arriva sempre quando si sta completando un ciclo della mia vita e ne sta per iniziare un altro. Banalmente avrei compiuto cinquant’anni. Il lavoro non andava mica tanto bene e avevo avuto una batosta sentimentale niente male. Il pizzicottino, però mi diceva che la mia vita stata girando. C’era nell’aria un profumino di cambiamento…. E così decisi di sfidarmi. Un post al giorno. Per un anno. Una follia! Avrei documentato un anno della mia vita attraverso i miei pensieri, le riflessioni, una immagine, qualcosa. Per poi, dopo 365 giorni, tirare le somme.

Ed eccoci.

Mica so bene che devo dire.

Cioè di cose ne sono successe tante, ma quanta importanza hanno? Ho smesso di fumare. Sono ingrassata. Sto a dieta. Ho incontrato una comunità che non immaginavo neanche esistesse. Siete voi. Ho compiuto i miei primi cinquant’anni. Ho il lavoro sempre più complicato ma forse stringendo i denti qualcosa di buono sta arrivando. Ho smesso di vedere la TV perchè la sera scrivo o leggo i vostri post. Purtroppo ho anche smesso, quasi, di leggere libri. Ma ora non dovendo scrivere tutti i giorni riuscirò a rimettermi in paro.

Ma c’è una cosa fondamentale, LA COSA, che è accaduta solo grazie al fatto che ho portato avanti il blog.

Ho conosciuto la persona che sicuramente ha cambiato la mia vita. Un uomo stupendo che riesce a darmi una quantità d’amore che supera il tempo, le distanze, e qualunque problema. Grazie a lui ho riscoperto la Eli che conoscevo. Ironica, sensibile, amante dello scherzo e della battuta ma anche pronta a sottoscrivere questioni importanti. Non era più così da un bel po’. Avevo permesso alla vita di schiacciare completamente  la mia anima. Esiste  l’uomo perfetto? Certamente no. Come non esiste la donna perfetta. Ma lui ha una meravigliosa dote, che non ho mai trovato in nessuno prima: la totale e completa generosità nell’amare. Ed è capace di gesti eclatanti ma profondi. Ho riscoperto la parola amore, ma anche la tenerezza e  la sensazione di essere sempre al centro della sua vita e dei suoi pensieri.

Grazie amore.

Non ti avrei incontrato senza questo blog.

blog0Manca una settimana ai trecentosessantacinque giorni in cui mi ero prefissata di scrivere un post al giorno. Una settimana ancora ed è passato un anno.

Scrivo random, senza neanche raccogliere le idee. Ad minchiam, direbbe un amico mio.

E’ tempo di bilanci. Almeno di un inizio di bilanci. Non ci si da un obiettivo così, almeno per me che non avevo mai avuto un blog, folle, senza poi cercare di capire cosa ne è stato il prodotto.

Partiamo allora dalla storia.

Punto a) Ho scritto così tanti post, che spesso quando li vedo menzionati nelle statistiche mi chiedo cosa ci sia scritto e me li vado a rileggere.

Punto b) rileggere i propri post è come ascoltare la propria voce registrata. Si ha un unico pensiero: quella non sono io!

A volte non sapevo proprio come svoltare il post del giorno e ho rifilato la prima cazzata che mi veniva in mente. Ma pare che le sappia imbastire bene, le cazzate.

La fase più difficile è stata quella estiva. Passato l’entusiasmo del primo mese mi sono ritrovata a scrivere in luoghi dove internet è una parolaccia, in orari allucinanti, su supporti vari. E specialmente senza avere la benchè minima idea se c’era o meno qualcuno interessato a leggermi. Avevo forse uno o due “mi piace” e ogni tanto uno o due commenti. Riguardo a questo sono assolutamente grata a aquilanonvedente. Mi ha seguito, unico, per mesi. Unico a scrivere commenti e a darmi l’idea che non ero lì che lanciavo bottiglie nell’oceano. Insieme alla mia ventunenne. Che continua a leggermi sempre anche se non scrive mai.

Comunque da settembre, piano piano, ho iniziato ad avere sempre più commenti e la sensazione di essere finalmente parte di una comunità. Sì perchè in definitiva è successo proprio questo. E non me lo aspettavo. Non avevo nessuna pratica di chat o altre modalità virtuali di conoscenza e quindi iniziare a dialogare con persone delle quali non sapevo neanche da quale parte del mondo mi scrivessero è stato sorprendente. E ovviamente ci ho messo un poco ad orientarmi, ma poi ho capito che ritrovavo esattamente le stesse dinamiche che si incontrano nella vita reale. Simpatie o antipatie, giudizi, amicizie, gelosie, innamoramenti, tradimenti, fughe, rotture riappacificazioni. Il tutto un poco mistificato, è vero, ma alle volte neanche troppo.

Devo dire che non ho mai avuto problemi con alcuno dei blogger che ho incontrato. Quasi mai, anzi. Ho usato il mio diritto di non accettare un commento solo in due occasioni. La prima era stata preavvisata, il secondo più che altro per non far fare una brutta figura allo scrivente. Ma per quanto mi riguarda nessun incontro è stato privo di un vero piacere di condivisione di pensieri e di scambio fruttuoso. Anche se, come capita nella vita reale, ho trovato alcune persone molto in sintonia con il mio sentire, mentre altre le ho poco a poco perse per strada.

Non avendo, comunque, alcuna aspettativa sono stata assolutamente felicemente sorpresa.

Questi ultimi giorni, prima della data definita nel mio obiettivo, cercherò di capire se e come scrivere ogni giorno ha cambiato la mia vita, e cosa è stato quest’anno di blog.

Si era accorta da un po’ tempo che lui aveva aperto un blog. Lui non ne aveva mai parlato.

Aveva l’abitudine di scrivere molto, si è vero. Scriveva racconti. Brevi. Alle volte anche abbastanza lunghi da poter diventare un inizio di libro. Di racconti lunghi ne aveva scritto uno bellissimo ispirato al loro primo incontro, in montagna, sui sentieri dell’alpe di Susi. Lei si era sentita molto orgogliosa di quel racconto. Un poco musa, un poco coautrice.

Ma del blog non le aveva mai parlato.

Se ne era accorta un pomeriggio, di domenica, in cui lui andando a riposare aveva lasciato acceso il portatile. Lei lo aveva preso per leggere un po’ di notizie sul web, oramai i telegiornali non li seguiva più, e ad un certo punto avevano iniziato ad apparire strane notifiche di posta tutte provenienti da “WordPress”. Solo per curiosità ci aveva cliccato sopra e si era aperta la posta elettronica. Un indirizzo che non conosceva “altrisidiventa@hotmail.it”. Tutta posta riguardante un blog. Notifiche di commenti e mi piace e followers. Tanti messaggi.

Non capiva. Non aveva mai visto un blog. Nel senso che aveva letto notizie su blog semi ufficiali, ma mai frequentato blog di persone sconosciute o, men che meno, conosciute. Il blog era “Altrodame.wordpress” e lei ci entrò.

Era aperto da più di sei mesi e c’erano una grande quantità di articoli. Non poteva crederci! Lui scriveva  tutto ciò e da tutto quel tempo e lei non ne sapeva nulla.

Iniziò a leggere quà e là, sfogliando dalle cose più vecchie ai post pià recenti.

Non era riuscita ad andare molto oltre, lui si era svegliato dal riposino e lei aveva chiuso il computer. Senza  dirgli nulla.

La sera, però, mentre lei leggeva il suo libro e lui continuava a digitare e digitare, iniziò a guardarlo di sfuggita, con la coda dell’occhio. Lo vedeva cambiare espressione. Ora tutto intenso, con le ciglia aggrottate, ora sorridente, quasi ridente, con gli occhi spiritati. Cavolo stava scrivendosi con qualcuno. Qualcuna, forse.

Da quel giorno non aveva mai smesso di seguire il suo blog. In ogni momento libero ci andava su, leggendo quello che lui aveva scritto di nuovo o quello che scrivevano in risposta ai suoi articoli.

Ed era rimasta ancora più sconvolta. Si, era lui che scriveva, non c’era dubbio, era il suo stile. Ma con quale scioltezza e ironia! Con quanto sfoggio di cultura, seppur tra le righe, e fantasia creativa! Come avesse trovato una energia sconosciuta fino agli ultimi racconti che lei aveva avuto modo di leggere. Forse perchè qui parlava di se. Senza mai fare riferimenti diretti, non rivelando la propria identità. Ma parlava della sua vita. Nulla di inventato. Un poco abbellito, romanzato, ironizzando e creando quasi un personaggio. Sembrava un uomo incredibilmente interessante, con una vita veramente piena di spunti. Non che nella realtà non lo fosse, ma qui appariva molto più pronto, deciso, accattivante, quasi seducente. Anzi decisamente un acchiappafemmine.

Ecco qual’era la differenza. Lui qui scriveva in maniera seducente.

Ed in effetti riceveva un sacco di commenti. Tantissime donne. Tutti nickname, nessuna identità vera. Forse giusto qualcuna. E flirtavano! Eccome se flirtavano. Con lui, col suo uomo. Con quel bastardo che non le aveva detto mai nulla di questo suo mondo parallelo.

Smise di leggere i suoi articoli. Si concentrò sui commenti. C’erano delle donne ricorrenti. Che inserivano moltissimi commenti. Quasi una chat. Botta e risposta. Dialoghi serrati con battute maliziose, doppi sensi, esplicite considerazioni sulla possibilità di conoscersi realmente.

E lui! Lui era imbarazzante. Dava spago a tutte! elargiva amore e passione e promesse di matrimonio.

Davvero non ci poteva credere.

Iniziò ad entrare sulle pagine di queste Signore.

Casalinghe insoddisfatte che creavano ricette perfette e poi le postavano tra i commenti sdilinquiti di altre casalinghe insoddisfatte. Sedicenti studentesse universitarie alle prese con problemi esistenziali e questioni di natura sessuale. Professioniste (?) di non si sa cosa che si dilettavano di poesia, trasferendo insoddisfazione e frustrazione in versi miagolanti represse voglie, chiaramente erotiche, che i relativi mariti evidentemente non pensavano nemmeno potessero ancora esistere.

E in tutto questo, lui. Che spaziava da un blog all’altro lasciando commentini maliziosi, ironici, pungenti, accattivanti.

Oramai la rabbia le aveva messo radice  alla bocca dello stomaco e soffriva di gastrite come mai prima di allora. Sapeva che avrebbe dovuto smettere di farsi del male ma non riusciva a decidere nè di smettere di leggere, nè di dirgli tutto. Voleva sapere, voleva vedere tutto, leggere tutto.

Poi le venne un’idea. Oramai era diventata quasi un’esperta. In mezz’ora aprì un blog: melodiesonore.wordpress.

Nel giro di pochi giorni, scrivendo qualche minchiata pseudo intellettuale, mista a momenti più introspettivi e psicologici, alludendo a una certa solitudine e carenza di membri maschili, iniziò ad avere un codazzo di followers niente male. Anzi mai si sarebbe aspettata una tale accoglienza. Con molta attenzione cercò di andare sui blog frequentati dal suo uomo. Lasciando un mi piace di qua e un commento di là nel giro di pochi giorni lo fece abboccare.

Ed eccolo lì, sulla sua pagina piena di racconti di se impegnata a decidere se rimanere con il suo amante giovane, (troppo giovane e veramente inesperto nel connilingus) o se invece continuare la sua storia con l’insegnante di chitarra della figlia (spagnolo, sangue caliente ma con una igiene personale praticamente inesistente) che le dispensa consigli su come trovare invece un uomo all’altezza della donna completa ed impegnativa quale era lei.

Ed iniziò a chattare con lui. Ogni giorno.

Mai avevano parlato tanto. Nè a casa, durante la cena. Nè in vacanza, in giro per il mondo. Nè a letto, dopo l’amore. E non solo lui le parlava come non aveva mai fatto prima. Ma la adulava. La riempiva di complimenti. Le scriveva cose meravigliose che la lasciavano stupefatta, orgogliosa ed anche vagamente eccitata.

Tutto questo solo sul blog. A casa nulla era cambiato.

Anzi, in verità era cambiato tutto. Ora lei lo trattava molto freddamente. Non era più molto attenta a preparargli le cenette che lui adorava trovare tornando dal lavoro. Non aveva molto tempo, doveva scrivere. Poi tendeva a non guardarlo troppo negli occhi, parlando. E iniziò a non toccarlo più quando si sdraiavano insieme a letto, e a girarsi facendo finta di dormire quando lui la cercava per fare l’amore. Lei si era innamorata di un altro. Era sempre lui ma era un altro.

Capiva di essere entrata in una spirale malefica, ma non riusciva ad uscirne. Quell’uomo che le scriveva tutti i giorni quelle parole piene di fuoco e di passione e di stima, la faceva impazzire. Era lo stesso con il quale divideva il letto, ma era assolutamente un altro.

E poi era accaduto anche un altro fatto.

Altri uomini si erano interessati a quello che lei scriveva. E ancora di più da quando avevano visto i commenti “caldi” di Altrodame.wordpress. Era diventata una gara. A chi scriveva la frase più galante. A chi faceva l’invito più esplicito. Alcuni avevano iniziato a scriverle in privato chiedendole di incontrarla. Lei era estasiata. Mai aveva immaginato di poter attrarre così tanti uomini. Certo non ne conosceva personalmente nessuno, tranne Altrodame che vedeva tutte le sere in mutande e ciabatte.

Ad un certo punto arrivò al culmine. Altrodame.wordpress le chiese di incontrarla.

Lei nei loro scambi di frasi e nelle mail gli aveva chiesto se era libero o sposato. Lui aveva elegantemente glissato dicendo che non aveva mai contratto matrimonio. Era vero, loro vivevano insieme da dieci anni ma non avevano mai voluto sposarsi.

Cavolo!

Cosa fare?

Decidere di mollare tutto e non avere più il piacere di scriversi o dire di sì, incontrarsi e mandare a monte forse anche tutta la loro vita in comune?

Una cazzo di decisione. Una risposta valeva l’altra. Aveva comunque perso l’uomo che amava. Quello che aveva a casa non la interessava più. Quello con cui chattava non avrebbe mai potuto averlo.

Decise per una salomonica via di mezzo. Chiuse i rapporti con Altrodame.wordpress. Le costò molto. Ma era l’unica cosa da fare.

Mantenne però il blog, che oramai era diventato frequentatissimo e superseguito. Iniziò ad incontrare alcuni degli uomini che le scrivevano. Ebbe delle storie. Mai serie. Continuò la sua vita coniugale come prima, cercando di farsi ripiacere l’uomo semplice e banale che aveva accanto. Pensava che anche lui avesse le sue, di storie. E probabilmente era così.

E così continuarono a vivere, infelici e contenti.

Certe volte leggo dei post così belli, in giro per i blog.

Certe volte leggo cose che non capisco.

Magari la sera, quando dopo avere letto la storia al piccoletto, mi butto sul divano, col mac sulle ginocchia e tento di scrivere qualcosa e leggo quello che hanno scritto altri.  Leggo di Andy Kauffman, di Randy Paush, vedo postate foto bellissime, ricette perfette, manufatti per bambini originali e divertenti…..

A me a volte si chiudono gli occhi e rimango sul pensiero della gabbianella che appena nata scambia Zorba per sua mamma, o di Cicoria che mi mordicchia un braccio perchè vuole uscire, o sulla difficoltà di continuare a lavorare anche il sabato e la domenica quando il piccoletto è con me.

E mi sento un poco out.

E così ho fatto questa figura da niente.

Dico che basta, è finita, me ne vado. è giunta l’ora….. e poi eccomi qua di nuovo con il mio countdown.

C’erano dei motivi per dire basta al blog. E non era la fatica di scrivere un post al giorno, anche se (diciamocelo) non è che tutti i giorni abbia ste cose geniali da dire. Basterebbe un settimanale, o un quindicinale…. Ma per me questo blog aveva all’improvviso assunto un tono mesto quasi disperato. Per chi sa leggere tra le righe.

Poi sono successe cose strane. Per me straordinarie. Ovviamente vo,i carissimi amici virtuali, con in testa Wish, che avete avuto un cuore così grande da dirvi dispiaciuti.

Poi, incredibile a dirsi, il mio annuncio di chiusura segnato il top delle visite dall’apertura del blog. E, per chi è appassionato di statistiche,  con una media di quasi sei visite a persona. Il che mi ha fatto fare una considerazione. O era un gentile passaggio di saluto alla salma, o qualcuno aveva veramente voglia di leggere tante delle cose che ho scritto prima che togliessi tutto di mezzo. Cavolo! Bello, no? Io non sono una fissata con ste cose, però mi ha fatto piacere.

Ma la vera ragione per cui poi ho deciso di continuare è stato LUI. Siì, proprio LUI, l’uomo più straordinario che abbia mai conosciuto. L’uomo che ho bistrattato e preso a male parole e voluto allontanare. E che invece non ha mai mollato un centimetro. Con un cuore e un amore che mi piega le ginocchia ha deciso di aspettare un tempo. Che mi calmassi. E mi passasse la paura. Perchè LUI sa vedere il mio lato oscuro, e non se ne mette paura. E si fida del suo cuore anche quando io non lo faccio del mio. E con poche parole mi ha ripreso l’anima.

Quando ci siamo conosciuti, in una delle prime chiacchierate gli citai La versione di Barney. Mi disse che era il libro che aveva amato di più. Facile per un acchiappafemmine come lui,  lo avrebbe detto anche non avendolo letto affatto. Ora dopo un tempo, ora che lo conosco veramente, dico che ho fatto la citazione più azzeccata.

E’ così che ti vedo, Amore. Con la stessa veemente passione e dedizione con cui Barney Panofsky amò per tutta la vita la sua Miriam (anche se io non sono perfetta come lei). Innamorandosi  nel momento più assurdo, e facendo di tutto per conquistarla e adorandola in modo incondizionato e facendola sentire la donna più meravigliosa del mondo. Così mi fai sentire, questo è il grande dono che hai. Anche se a volte sei anche un canaccio pulcioso e ghignante come Muttley.

Tu hai il dono di dire e fare sempre ciò che è giusto per me,e mi fai sentire a casa.

Grazie di esserci.

E se mi chiedi TU di continuare io continuo.

Ho avuto modo in questi ultimi giorni di fare una serie di serie considerazioni sul “mondo blog”.

C’è chi scrive per il piacere della scrittura, chi lo fa per dimostrare a se stesso che in fondo lo può fare, c’è chi cerca una propria identità, chi se ne vuole creare un’altra. C’è chi trova sfogo alle proprie frustrazioni e chi riesce a risolvere problemi esistenziali o anche, perché no, contingenti.

E’ tutto lecito, creare pagine con storie fantastiche e fantasiose, o riportare fatti personali, vicende realmente vissute. Chi decide di metterci la faccia e chi invece usa dei nickname hanno esattamente le stesse ragioni, decidere di se e di quello che si pubblica.

Quello che non è lecito, anzi è veramente odioso ed esecrabile, è usare questo strumento per mettere alla gogna o al rogo qualcuno.

Qualunque cosa ci accada nella vita, anche le cose più dolorose, i tradimenti più umilianti, o gli abbandoni più spiazzanti, dovrebbe essere preso ed esaminato partendo dal se. E’ chiaro che chi soffre è arrabbiato. A volte molto, molto arrabbiato. Incazzato nero direi.

E’ chiaro che a volte si ha ragione. Molta ragione. Ragione da vendere.

Ma non serve a niente. Avere ragione non serve. Serve imparare da ciò che ci accade. Serve ragionare e metabolizzare e vivere fino in fondo ciò che ci accade e cercare di crescerci dentro.

Quindi, a meno di non avere subito violenze passibili di denunce penali, o atti comunque sanzionabili dal codice civile, poco o niente serve smerdare pubblicamente chi ci ha fatto un torto, o presunto tale.

Ripeto ci sono comportamenti che possono e devono essere denunciati alle autorità competenti. Ma la gogna o il rogo sono pratiche antiche che oramai fanno rabbrividire al solo ricordo. Riferire fatti intimi, privati può essere anche uno sport propedeutico alla pubblicazione di un “volevo i pantaloni” o “cento colpi di spazzola”. Ma quando questo coinvolge altre persone bisognerebbe prima “sciacquarsi la bocca” . Pubblicare veri o presunti messaggi privati è poi l’ultimo degli abissi di una mancanza di amor proprio che fa dubitare di qualunque altra cosa mai pubblicata prima.

E agli starnazzanti avvoltoi che becchettano saltellanti intorno al cadavere di turno, voglio ricordare un detto popolare che dall’alto dei miei 50 posso dire spesso si rivela corretto: chi di spada ferisce, di spada perisce.

Questa è la mia opinione. Può non essere condivisa ma tant’è. E siccome, come ha ricordato simpaticamente @pennabianca, questa è casa mia, prego chiunque voglia farlo di esimersi da commenti che non siano di natura generale e/o filosofica. Qualunque altro scritto che menzioni fatti o persone diverse dall’autore verranno cancellati.

Cierte volte mi sembra di non sapere scrivere. Vedo gli altri bloggers che ano tanti folllovers e io no. Percè?

Cierte volte mi sento stupida. percè gli altri bloggers disquisiscono di cose che non capisco. Tipo i neurini o di particelle che vivono comtemporaneamente in più posti e tutti dicono che è normale o di quelle che vivono avventure incredibili e lo raccontano anche così bene che penzi che l’ano copiato da un libbro.

Non so, io credevo di essere una molto profonda, che comunque di penzieri miei ce nò un sacco, eppure leggo delle cose che mi sembrano tanto tanto stupide e tutti a clikkare mi piace o affare commenti sdilinquenti tipo macché brava di qua! macché profondità di là, insomma pare ce proprio sono superbrave.

Non so forse me lo chiudo sto blog che tanto i miei follovers manco sene accorgono che sono pochi. Però una cosa profonda la voglio proprio dire prima di chiudere. Eccioè che non tuto è dato dai numeri ecche avvolte anche chi a poco come me può essere tanto, mentre chi a tanto magari è veramente poco!

Ecco!

Avendo casualmente deciso di pubblicare  come immagine ad un mio post, peraltro anche intimo e sofferto, una vignetta presa da Facebook, mi sono ritrovata con un numero di visite che per me rasenta la fantascienza. La vignetta in questione è quella di “arrabbiarsi senza smettere di amare” che ha avuto circa 500 visite in due giorni da quindici paesi del mondo. E’ ovvio che di quello di intimo e sofferto che ho scritto io non se ne è fregato nessuno, o giusto qualcuno (per non sembrare pessimista). Invece mi dispiace veramente non aver potuto mettere il nome dell’autore o autrice della vignetta perché sul web non l’ho trovato. Se lo sarebbe meritato. Il genio del post e stato lui/lei, non io.

SistoSkeletorPer rimediare voglio linkare una pagina di un blog veramente carino, il cui autore pur non essendo un fine grafico riesce a creare disegni molto comunicativi, e specialmente ha delle cose da dire: Davide La Rosa su Mulholland Dave

Non vi perdete “Il Gostwriter di Giorgio Faletti”

 

scrittura_ferri_mestiereE arriva un giorno come questo, in cui superi le 10.000 visite, e ti sembra tutto così straordinario. Straordinario che una mattina di poco più di sette mesi fa hai deciso di iniziare a scrivere un blog. Straordinario che detto e fatto l’hai aperto sto blog. E che dopo poco hai deciso di scrivere un post al giorno. E che fino ad oggi lo hai fatto davvero. E che qualcuno lo ha letto, lo legge! E che addirittura qualcuno ha scritto cose su quello che tu hai scritto, ha interagito con te! E straordinario è il mondo di persone che hai incontrato, e con cui hai parlato e scambiato idee, e cazzeggiato, e forse anche flirtato. E straordinario è che ad oggi ci sono stati più di diecimila click sulle tue pagine. Chi è stato? E perché? E cosa ha letto? Come ci è capitato?

Quando ho aperto il blog neanche immaginavo che avrei avuto delle statistiche. E men che meno immaginavo di come mi sarei divertita a leggerle queste statistiche ( so benissimo che alcuni di voi ci crepano appresso alle statistiche del vostro blog quindi non ghignate!) Ma la questione che mi appassiona da sempre,  più di ogni altra,  è quella relativa ai termini di ricerca che portano navigatori incauti a queste sciagurate pagine. E ancora una volta faccio una piccola e rapida carrellata sui più significativi (sempre escludendo per noia quelli di chiaro riferimento sessuale):

meglio un uomo stronzo o un uomo merda

piazza di minerva rosso antico

macchina pulita

alieni veri

scrivi una fiaba con i propri desideri

ho voglia di poltrire per un pò

quando un uomo e stronzo verso nuna donna

violenza sulle donne xke proporzioni

il bambino più incazzato del web

come mai mi alzo con il mal di schiena

gli animali nel libro di guareschi il destino chiamato clotilde

natale in casa cupiello divino

due persone si amano ma costrette a non stare insieme

nichiren oroscopo     (questa è grandiosa ! e chi è buddista mi capisce)

comunque le parolacce non leo detto.. e non

se un uomo si comporta male

quando una donna dice stronzo ad un uomo

tanti temi di una giornata perfetta

mangio o bevo e mi viene mal di schiena

perché le donne si mettono in storie comlicate

La questione più dibattuta, oltre il sesso ovviamente, mi pare quella legata al sentimento. Ma non tanto all’ amore, bensì alla difficoltà di avere o dare o capire “amore”. E molto spesso al difficile rapporto tra i sessi nelle questioni d’amore. Uno spaccato di vita quindi.

Prima di aprire questo blog non avevo proprio idea che tante persone amassero così tanto scrivere. E che ci fossero così tante persone che scrivono così bene. Ognuno a modo suo, senza pretese letterarie. Ma dal cuore. E con intensità. E questo arriva a chi legge ed è veramente fantastico.

Quindi grazie a tutti voi!

E andiamo avanti.

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L'anima come prolungamento della mente

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