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Archivio mensile:giugno 2012

Sarà difficile in questi prossimi giorni trovare il collegamento internet per tenere fede al proposito di pubblicare un post al giorno.

Per oggi una sola considerazione.

la vita è bella.

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E’ così tutti gli anni mi incazzo.

Roma viene trasformata in una giostra a cielo aperto in nome di una estate romana di nicoliniana memoria.

Per essere estate è estate. E per essere Roma è Roma. Ma cosa è tutta questa immondizia di stand che ogni anno si allungano sempre di più sulle rive del Tevere? Ovviamente una gran quantità di birrerie, pizzerie, kebabberie, charruscherie, e ogni ria ,che il diavolo se li porti,  di generi commestibili esistenti in terra. E poi venditori di ogni tipo di ciarpame. Stand con giochi vari, dal tirassegno al martelli per misurare la forza. Insomma un orrore.

Si salva l’isola del cinema. Solo perché la programmazione è seria ed un’arena d’estate al centro di Roma ci vuole. Ma anche sull’isola altre baracche.  Quest’anno un po’ meno, mi sembra.

Forse si è avuto riguardo ai residenti dell’isola. Per chi non fosse romano, sull’isola tiberina esistono solo pochi negozi: il famoso ristorante della Sora Lella (defunta sorella di Aldo Fabrizi), un bar, una farmacia. Poi c’è l’Ospedale Fatebenefratelli e l’Ospedale Israelitico. Amen. Ah Una Chiesa, dove si celebrano anche dei matrimoni  e una cappella per i funerali. I residenti dell’Isola sono quindi per lo più malati, gente che sta soffrendo o forse morendo. soffre.  E che comunque non sta bene. Anche bimbi appena nati con le loro mamme (il piccoletto è nato proprio qui). Ma insomma sto carnevale sotto le finestre non faceva piacere a nessuno. Io ho vissuto su quest’isola uno dei momenti più belli della mia vita, ma anche alcuni di quelli più tragici assistendo agli ultimi istanti di vita di persone che amavo. E francamente trovo tutto ciò anche irrispettoso. Un po’ di senso dei luoghi, perdinci!

Anni fa, ricordo, il clou dell’estate si raggiungeva con la Festa de’ Noantri, a Trastevere. Era sempre una gran baraonda, ma durava pochi giorni e tutta concentrata tra viale Trastevere e Piazza Belli. Io ci andavo a comprare specialmente le pannocchie arrosto, ed era tradizione prima di partire per il viaggio dell’estate. Altri tempi, altre vacanze ed altre feste.

Circa un anno fa, leggendo al piccoletto un libro di Geronimo Stilton su un’avventura con i nativi d’America, avevo ipotizzato che il mio animale Totem fosse il Lupo. La descrizione era attraente, si parlava di famiglia, di protezione del gruppo, del compagno per una vita,  e poi il lupo mi è sempre stato simpatico. Certo forse la fonte non era del tutto attendibile. Oggi ho trovato questa. Più completa, ma che confusione! Troppi animali. E se non fosse il lupo il mio Totem? (che guaio, ho indirizzato tutto il mio potere all’indirizzo sbagliato!). Se fosse un Armadillo o una Farfalla? Ora studio e cerco di capire. Non si sa mai. Che dopo tutto rivolgersi al Totem giusto non aiuti un po?

(per gli scettici, i nativi d’America erano un grande popolo e non per niente sono stati sterminati)

Connessione con gli Animali Medicina

Esistono uomini stupendi che sanno ascoltare, non interrompono mai quando parli e cercano di capire ciò che stai dicendo.

Esistono uomini romantici che, ancora dopo anni, quando torni a casa dopo un evento particolarmente lungo e stressante, ti fanno trovare una vasca piena di acqua calda e sali dell’Himalaya circondata da candele accese e poi ti avvolgono nel loro accappatoio azzurro.

Esistono uomini che non mentono mai. E nemmeno tacciono cose importanti.

Uomini che mentono solo quando ti dicono che con le tue rughe e gli inestetismi cutanei sei sempre la migliore, nulla a che vedere con quelle sciacquette di vent’anni.

E uomini così sicuri di sé che non si sentono messi in discussione dall’avere accanto una donna di successo, anzi la stimolano verso nuovi obiettivi e la sostengono nel loro raggiungimento.

Ci sono uomini tranquilli che sanno distinguere il tipo di rapporto che la loro donna ha con loro da quello con altri uomini con cui lavora o con amici di vecchia data.

Uomini pratici che sanno darti una mano ad aggiustare un flessibile o un lume, e non te lo fanno pesare poi per un anno.

Uomini amanti del calcio, che però non rinunciano ad una cena a lume di candela solo perchè si sta giocando il campionato.

Uomini che sanno prendersi cura della loro salute, ma senza mettersi a letto delirando con 37,5° di temperatura.

Meravigliosi uomini così realizzati che non si fanno problemi se la loro compagna guadagna più di loro. E se invece sono loro a guadagnare di più non la fanno sentire una povera cenerentola o una bimbetta bisognosa di protezione.

Esistono uomini intelligenti che quando sei in fase premestruale o premenopausa lasciano che urli e sbraiti e vai camminando avanti e dietro agitando le braccia come un mulinello e poi, quando hai sbollito, ti abbracciano e ti coccolano.

Uomini che mentre guidano se tu gli dici: amore vai piano, rallentano.

Uomini evoluti che quando, tornata a casa dopo il parto, chiedi un aiuto per cambiare il pannolino non rispondono: ma io pensavo di doverti dare un sostegno morale.

Uomini che leggendo una pagina come questa non ti riempiono di insulti o tentano di strozzarti, ma sorridendo colgono il positivo che hai trovato in loro e meditano su cosa possono fare per migliorarsi.

Esistono uomini che….

Esistono?

quartiere

Io sono una donna fortunata, l’ho sempre sostenuto.  Una delle mie fortune è quella di abitare da tanti anni al centro di Roma. Non una casa speciale, anche troppo piccola. Ma al centro della città più bella del mondo.

Negli ultimi vent’anni il mio quartiere è molto cambiato. Non in modo diverso dai centri storici di tutte le altre città, immagino. Tutti sono cambiati. E il centro di Roma aveva già subito trasformazioni radicali e devastanti durante un famoso ventennio.

Ma ricordo certe strade del ghetto o di trastevere di quando ero bambina. Erano ancora strade di quartieri popolari. Piene di botteghe artigiane e palazzi un po’ sgarrupati.

Ora non vorrei fare la solita signora anziana e lamentosa che afferma che a suoi tempi tutto era migliore e che roma non è più roma e che non esistono più le mezze stagioni.

Ma nel tempo ho visto chiudere una ad una tutte le botteghe che conoscevo. Dal ferramenta   al robivecchi. Il calzolaio (che in effetti era molto anziano, forse è stata causa di forza maggiore), l’alimentari (anche se alle volte trovavo prodotti scaduti da molti mesi), il casalinghi, il negozio di abiti usati.

La maggior parte dei negozi sono diventati pub, poi birrerie, poi enoteche (a seconda delle mode alcoliche) o paninoteche, o cose simili. Quello che non ha retto sono i fast food. il cibo di qui è evidentemente troppo buono.

Poi sono arrivate le botteghe cinesi, dove trovi tutto – ma proprio tutto- e i ristoranti etnici o cinesi. Dopo che i cinesi sono stati chiusi per avvelenamenti prolungati di turisti ed autoctoni, sushi take away.

Da un certo momento in poi il caos del sabato sera si è esteso al venerdì, e poi al giovedì e poi non si distingue più il giorno della settimana. D’estate poi si aggiunge tutta la movida sulle sponde del Tevere.

Disneyland io la chiamo, oramai, questa parte di Roma.

Ma ultimamente ho avuto due piacevoli sorprese.

Un negozio di abiti vintage (l’evoluzione dell’usato che conoscevo da ragazzina ma più ricercato e caro) chiuso per strani movimenti relativi a commerci di materiale da fumo non autorizzato dal monopolio di stato, invece di essere rilevato da uno dei pochi proprietari di tutte le catene di paninoteche presenti nella zona, è stato preso da un liutaio. Proprio uno di quei signori che non si sa come né perché fabbricano strumenti musicali. Una sorpresa così straordinaria che pensavo fosse un set di un film. Invece era proprio una vera bottega di liutaio.

La seconda è stata una scoperta di oggi. Nel negozio dove tanti e tanti anni fa c’era un alimentari (proprio quello dei prodotti scaduti) diventato poi un’agenzia immobiliare e poi una piccola galleria d’arte e poi un outlet di abiti firmati, è ritornato ad essere un alimentari. Di prodotti polacchi.

Stasera quindi cena a base di carne di maiale affumicata, cetrioloni in agrodolce, birra scura e ricotta alle erbe e cetriolo. Una vera gioia.

La Sig.ra che gestisce il negozio, il nome me lo ha detto ma non so come scriverlo, ha riso quando le ho raccontato dell’alimentari che c’era tanti anni fa. Già glielo avevano raccontato. Evidentemente non sono l’unica del quartiere a fare il censimento delle botteghe inghiottite da disneyland.

  1. Le voci roche delle donne dei Quartieri
  2. l’odore di salmastro che ti assale come svolti su Via Caracciolo
  3. piazza Plebiscito vuota e illuminata alle due di notte
  4. un leggero senso di ingiustizia e di spreco
  5. un piccolo merlo saltellante caduto dal nido
  6. l’armonia del silenzio su una terrazza di maioliche blu
  7. la strana sensazione di essere l’unica donna in un seminterrato di un internet point  pachistano
  8. un panino pomodoro e provola
  9. una boile de neige con Vesuvio per il piccoletto
  10. l’abbraccio di 18 ragazze e ragazzi stupendi.

“Una fetta di frittata di pasta, friarielli, una birra e basta?” mi ha chiesto per la seconda volta la ragazza oversize della bottega di via Tribunali ‘cucina casereccia da asporto’. Si si, ho risposto io, già angosciata all’idea dell’ennesima dose di farinacei che stavo per ingurgitare dal mio arrivo a Napoli. In silenzio lei ha infilato nella busta anche due fette di pane.

Ogni volta che vengo a Napoli perdo i freni inibitori. Io che non mangio mai fritti qui mangio i fritti. Io che non mangio mai i dolci mi compro subito una frolla, e poi magari proseguo con babà con o senza crema o panna o frutta varia. io che sto attenta a non esagerare con i farinacei non mangio altro che pasta, pizza, pasta cresciuta, pane cafone, panini napoletani …..

Meno male che non vengo spesso.

Ma d’altronde la mia curiosità e il mio amore per i sapori mi hanno sempre portato ad assaggiare qualunque cosa durante i viaggi. Sia in italia ( e poi torno con provviste esagerate di prodotti locali) sia all’estero.

In India un giorno la guida mi disse che con quello che mangiavo io loro ci avrebbero sfamato una famiglia! Lo disse in inglese e con quel modo gentile che hanno gli indiani di sorridere piegando la testa di lato, quindi non sembrò un vero insulto, ma certo non fu carino.

Il cibo è cultura, è passione, è una via di comunicazione.

In tutte le relazioni importanti ha una posizione centrale. Come si può amare un uomo  che non ama il cibo che ami tu? O che proprio non ama mangiare?

Una mia amica mi disse una volta che diffidava di un uomo che le faceva la corte perché completamente astemio. Diceva che le sembrava il segno di una persona molto controllata e poco sincera (!), Sul momento ci scherzai e la presi in giro. Ma poi si scoprì che aveva ragione. Coincidenza?

Un mio compagno aveva una esagerata attenzione per dosi precise, tempi di cottura (cronometrati), attaccamento verso le proprie ricette, attenzione maniacale al biologico e geneticamente controllato. Mi ha sicuramente insegnato ad apprezzare prodotti mai usati prima, e poco in seguito, ma avevo la sensazione di una certa rigidità e pignoleria e anche, perché no, aridità, mancanza di slancio, di fantasia. Ebbene era proprio così!

Con il mio ex marito, i primi tempi che stavamo insieme, ci siamo talmente lanciati in orge gastronomiche che io nel giro di pochi mesi non entravo più nei deliziosi abitini con i quali lo avevo conquistato e lui aveva il colesterolo a livelli da infarto. Finimmo entrambi dal dietologo, e gli slanci d’amore culinario culminarono in pescetto con pomodoro a crudo e grandi piatti di verdure. Il matrimonio ha resistito molto di più e ci vogliamo ancora bene a tanti anni dalla separazione. Forse proprio per questa nostra coincidente golosità di sapori.

Ero proprio con lui in india quando fui redarguita dalla nostra guida. Lui si arrese prima di me, sopraffatto dalla nausea dopo una settimana. Io tenni duro mangiando tutto fino all’ultimo giorno, in una pantagruelica cena a Bombey (non mi piace chiamarla Mumbay) che vomitai poi completamente la mattina dopo nella toilette dell’aereo che ci riportava in Italia.

Cronache di un pigiama rosa

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