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Ero al semaforo. Tornavo da casa tua. Un alito di aria calda mi ha alzato i capelli e la gonna di seta leggera. Alzando gli occhi ho notato che sui rami già fiorivano le prime gemme rosa. Una lunga macchina nera era ferma davanti a me. Un’auto a noleggio, con autista. Dentro sul sedile posteriore una donna. Capelli scuri, lunghi, lisci. Aveva il viso appoggiato al palmo della mano, accanto al finestrino. Gli occhi vagavano nel vuoto, pensierosi. Un’aria assente, come chi viene dal buio di un incontro difficile. O che va verso ad un appuntamento con il dolore. Ho notato la giacca aperta sul vestito, il collo sbottonato sulla scollatura. Una scollatura ampia, generosa. Come quella che da bambina sognavo avrei avuto. Non tutti i sogni si avverano.

Tu si, tu sei vero. Tu che sei il mio sogno di sempre, sei reale. Ho una strana idea dell’amore io. Non credo nelle regole, non mi piace il quotidiano, la routine. Voglio l’eccitazione, l’imprevisto, l’ardore. Ma con te è stato sempre diverso. E’ stato diverso da subito. Non mi bastavano mai i momenti insieme. Non mi bastavano le notti, la passione, l’eccitazione. Volevo il bagno fatto insieme nella tua vasca grande. Volevo il risveglio abbracciati. La colazione seduti sulla terrazza sotto il sole. Volevo ogni istante raddoppiato, triplicato. Ti guardavo come se volessi incidere i tuoi lineamenti dentro i miei occhi5814981-un-movimento-astratto-sfocatura-di-una-limousine-nera-per-la-strada. Ti accarezzavo come potessi fondere la pelle della mia mano con quella del tuo petto.

Ancora pochi istanti e il semaforo da rosso è diventato verde, la lunga macchina nera con autista è ripartita portando la donna sconosciuta verso il suo appuntamento, o accompagnandola verso la sua solita vita. Io ho attraversato la strada, camminando come se il giorno fosse una enorme bolla di sapone, come se l’aria avesse i colori dell’iride e con il movimento potesse creare forme e figure.

Ecco cosa mi è rimasto negli occhi di quel giorno. Lo sguardo della donna assorta nella macchina nera. Le gemme sbocciate di rosa. L’aria come una bolla di sapone.

Niente del prima. Nulla del momento in cui tu mi ha detto di andar via. Niente dei miei pianti e delle tue urla. Nulla delle schifose bugie che mi avevi raccontato e dei tuoi pietosi tentativi di rimediare. Una questione infinita. Quella dei tradimenti e delle bugie e delle spiegazioni e delle coltellate alle spalle. Vere questa volta, le coltellate. Tante. Come è dura la pelle! Eppure sembrava morbida sotto i miei colpi.

Non cerco di ricordare. Non serve. Mi basta rivedere i tuoi occhi colore del rame. E la pelle del tuo petto sotto le mie mani. E il viso di quella donna con le gemme fiorite di rosa.

Avere un essere vivente che ti idolatra come tu fossi il centro dell’universo è certamente molto gratificante. Sentirsi amati senza nessun motivo. Avere degli occhi adoranti che ti guardano in ogni momento del giorno e della notte. Essere bramata e cercata in ogni istante di assenza, e al ritorno ritrovarsi abbracciate e baciate, dona una gioia e una vitalità che va oltre l’indescrivibile.

Perché, mi chiedo, perché questa cagnetta mi ha eletto a suo idolo personale? Certo l’ho salvata dalla strada. Certo le ho dato cibo e una casa. Certo la coccolo e le dico paroline dolci. Ma nulla di equivalente a quello che lei da a me. E’ il mio prozac quotidiano personale. L’iniezione di vitamina che riempie i miei muscoli (quasi anziani) di rinnovata energia.

Direte: ma come, hai due figli! E che è possibile che sta cagnetta ti dia più amore di loro?

L’amore dei figli è già qualcosa di inspiegabile. Tu essere mediocre e insignificante metti al mondo un bambino e quello ti vede come un essere meraviglioso e potentissimo.

Fino al giorno in cui sbagli il risultato di una tabellina (!), o dimentichi un appuntamento importante (per loro) o fino a che compiono  quindici anni e iniziano a pensare che sei vecchia e quello che dici, fai o pensi sia assolutamente fuori luogo, estremamente superato e anche imbarazzante.

Un cane no! Un cane ti guarda come un essere sovrannaturale per sempre. E tutto ciò è incredibile.

Molte volte, quando siamo sole (io e la cagna), le parlo e le racconto quello che mi passa per la mente, e le racconto cose mie personali. Non so se le importa, ma credo le dia un’idea della mia personalità, della complessità del mio essere e della confidenza che le riservo. Credo.

La cosa che mi fa invece impazzire è non poter sapere nulla della sua vita prima di me. Del suo anno e mezzo o due di cagna che forse ha avuto un’altra casa, un altro riferimento affettivo, forse dei cuccioli. Dove li ha fatti? dove sono ora? come si è trovata in mezzo a quella strada di montagna dove ci siamo incontrate? Quanto tempo era che camminava da sola senza meta, ne cibo, ne ricovero? Non lo saprò mai.

Posso solo guardare in fondo a quegli occhi nocciola, che ricordano incredibilmente quelli di mia madre, e vedere tutta la solitudine, la paura e l’amore che contengono.

E’ così che mi ha catturato il cuore.

E’ possibile che con una storia di fantasia, anche se  ispirata alla realtà, si possano evocare vicende di vita reale?

Ero in macchina per il mio viaggio quotidiano per l’acquisto dei quotidiani, avevo superato il bosco di castagni e avevo preso la strada tutta tornanti che scende verso il paese, quando l’ho vista. Magra magra, con la coda tra le gambe, tutta nera, in mezzo alla strada che vagava  da un lato all’altro con il rischio di farsi investire.

Mi sono fermata. Lei si è avvicinata timida alla macchina. Sono scesa. Eravamo in una zona dove non ci sono case, o fattorie, o campi coltivati.

Da dove vieni tu? – le ho chiesto. Mi ha guardato con due occhi che sembravano nocciole. Sembrano gli occhi di mia madre –  ho subito pensato. Poi ho pensato di riconoscerla. Mi sembrava uno dei cani che girano per il paese.

Ma così lontano e con quel caldo non sapevo come sarebbe riuscita a tornare. L’ho invitata a salire. Lei esitava: Poi con un po’ di carezze e un po’ di spintine è entrata.

Fino al paese è stata tranquilla, il muso appoggiato sul cambio.

Una volta arrivati, però, scesa dalla macchina, ha iniziato a tremare e a camminare tutta piegata, impauritissima.

No non era il cane che avevo già visto. Gli altri cani del paese subito sono arrivati ad annusarla, e lei si rifugiava dietro le mie gambe. Si era persa? Era stata abbandonata?

E’ iniziata così la prima giornata con lei. Ha preso a seguirmi ovunque. L’ho portata dal Sindaco che ha tanti cani, è un’appassionata animalista, e conosce un po’ tutti. Mi ha consigliato di chiedere in un paese vicino, ma lì nessuno sapeva di una cagna perduta. Anzi mi hanno detto che sulla strada dove l’ho incontrata spesso abbandonai i cani. Al punto che è stata messa una cuccia e che dei volontari passano ogni tanto a lasciare un po’ di cibo.

Lei è diventata la mia ombra nera, la sera viene a casa con me e dorme accanto al mio letto. Di giorno anche se la perdo di vista dopo un poco me la ritrovo accanto. Mi guarda, mugola felice, si alza sulle zampe di dietro e quasi mi abbraccia. La donna e il cane.

Tra una settimana ripartirò e tornerò nella mia piccola casa dai due miei gatti. Con il cuore a pezzi devo ammettere che non riuscirei mai a fargliela accettare. La guardo e la vedo così bella e indifesa, e con gli occhi di mia madre. Mi ha scelto, anzi ci siamo scelte.

Come farò?

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