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Archivio mensile:novembre 2013

ragazzo-con-la-chitarra-15751765

un giorno, poco più di una settimana fa, tornavo verso l’ufficio dopo una breve pausa. passavo per una piazzetta dietro la casa dove abiterò ancora per pochi giorni, accanto ad una chiesa di rito copto. aveva appena smesso di piovere ed una ragazza molto giovane, bruna, volto corrucciato e sguardo perso in avanti, camminava con passo deciso incontro a me. la seguiva un ragazzo, coetaneo, biondino, di quel biondo un po’ anonimo, con il viso segnato dall’acne e le sopracciglia piegate ad un muto appello. aveva in mano un ombrello, di quelli pieghevoli, per l’appunto ripiegato. lo stringeva con entrambe le mani. quasi fosse l’ombrellino a sorreggere lui, e non viceversa.  disse, portando la voce un po’ in avanti, verso lei: allora oggi pomeriggio andiamo  a …. ?  lei fece un gesto, senza girarsi, con la mano a cornetta vicino all’orecchio, come a dire: telefonami. lui, con sguardo ancora più intensamente appellante: ma ci vediamo comunque? ….alle cinque? lei ancora senza voltarsi e continuando a camminare scosse la testa, in un muto ma deciso diniego.
Io ero oramai passata oltre, non potevo fermarmi, sarei stata notata per la mia indiscrezione. ma arrivata in fondo al vicolo, quando oramai dovevo forzatamente svoltare e perdere il contatto visivo e auditivo della scena, non resistetti e mi voltai.
lui era fermo all’angolo prima della piazzetta. lei inesorabilmente andata. era rimasto li, attaccato al suo ombrellino, tirando e richiudendo il piccolo manico, guardando nella direzione in cui lei era sparita.

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ero nella casetta di periferia, con il falegname che mi aiutava a montare mobili. anzi lui li montava mentre io giravo per casa  tentando di creare pile di scatole adatte al transito da una stanza a l’altra. avevo deciso di fare una pausa ed avevo comprato per entrambi e per il piccoletto della pizza alla pala, in una rosticceria che sicuramente sarà il mio punto di riferimento per i prossimi giorni.
mangiando, in piedi, nella piccola cucina, ci siamo messi a parlare di case, e lavori, e figli. e così ho scoperto che il figlio del falegname, di cui purtroppo continuo a non ricordare il nome – che è un nome da uomo in romania – certamente – ma che in italia sembra un nome da donna – ho scoperto dicevo che il figlio ha undici anni. lo avevo visto la domenica prima, con la madre, quando erano venuti a casa mia, la  casa dove abiterò ancora per sei giorni, per vedere il lavoro da fare. e mi era sembrato coetaneo del mio, del piccoletto, che ha nove anni. invece lui ne ha undici, ma non ancora compiuti, mi dice m. (l’iniziale del nome la ricordo) con occhi orgogliosi, li farà questo mese. ed il piccolo figlio del falegname, già da due anni, la mattina va a scuola da solo. ora frequenta la prima media, ma lo faceva già alle elementari. e poi all’ora di pranzo esce di scuola, da solo e da solo va a casa, dove mangia da solo e rimane da solo fino al ritorno della madre. il padre torna più tardi. vivono in un paese vicino roma ed entrambi lavorano in città. lui falegname, lei fa “le pulizie”. in una casa di piazza di spagna, da tredici anni, sempre la stessa famiglia, mi dice lui, sempre con sguardo orgoglioso. tranne quando ha avuto il bambino. i primi anni era venuta la suocera, dalla romania, per aiutarli. ma poi era ripartita, e loro si sono organizzati così.
Il pensiero di quel bimbo  già così autonomo, mentre il piccoletto ha bisogno quasi che gli infili ancora le mutande mi ha fatto molto pensare.

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una mattina, pochi giorni fa, passavo in macchina, con il piccoletto, accanto ad una scuola occupata. l’avevano occupata pochi giorni prima, e noi c’eravamo. passavamo proprio mentre veniva tirato fuori dalle finestre uno striscione e tutti i ragazzi sotto ad applaudire….. ho spiegato al piccoletto cosa è un’occupazione, e come sicuramente succederà anche a lui, così come è successo alla ventiduenne, di dormire a scuola in un sacco a pelo, sdraiato sopra due banchi uniti. quella mattina fuori la scuola c’erano studenti, insegnanti, qualche genitore. passando con la macchina, lentamente per non urtare nessuno, ho notato un gruppetto di ragazzini intorno ad un biondino con la chitarra a tracolla. erano lì che aspettavano che lui trovasse il giusto accordo. e lui, con un sorriso molto soddisfatto lo ha preso quell’accordo, ed ha iniziato a suonare e cantare una canzone in inglese che non conoscevo affatto. io però ero molto più concentrata sul suo volto, che non sulla melodia. mi chiedevo dove avevo già conosciuto quel ragazzo. un volto familiare, quasi intimo. pochi metri e con la macchina li ho superati, svoltando sulla piazza del monte dei pegni. ed ecco che mi sono ricordata. del ragazzino dopo la pioggia, delle sue mani strette sull’ombrello, e di lei che se ne era andata.
chissà se ora era li, tra la folla di ragazzi sotto la scuola occupata, a sentirlo suonare la sua canzone……

 

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storni-a-Borgo

che poi a chi gliene frega dei miei pensieri lo sa solo iddio

comunque

pensiero uno – pare che uomini e donne pesino in modo diverso anche sul blog. un uomo che “trojeggia” è fico, una donna è solo troia

pensiero due – esistono nuove gelaterie dove entrando sembra di essere in una banca (cit. il piccoletto) che elargiscono gelato artigianale “fai da te”. prendi una coppetta o un cono, passi alla fase A che sarebbe la base, qualunque tipo di crema: dal caramello, al cioccolato fondente, all’amarena….; fase B scegli tra circa sei gusti + (inevitabile) lo yogurt, fase C farcisci con qualunque tipo di praline, biscotti, fruttini, fase D rifarcisci con qualunque tipo di dolcetto, gommosetto, mashmallow, tocchi di cioccolato bianco o nero, fase D cospargi di crocantini, praline, nocciole, confettini, etc etc, fase E incremi il tutto con le creme succitate, fase F paghi al peso. Alla fine se stai attento ti viene quanto un cono medio, 2,50 o 3 euro. Se ti lasci andare problemi tuoi.

pensiero unoB – tornando al discorso di pesi tra uomini o donne, la gran sòla per le donne è la continua fottuta discriminazione, tra madonne o puttane,  delle puttane.

pensiero tre – a Roma sono tornati gli storni. arrivano a migliaia, forse milioni, intorno alle 17. a quell’ora, nelle loro zone, non è possibile camminare senza ombrello. compiono nel cielo quei meravigliosi disegni di volo incrociato, cagando tutto quello che si sono beccati durante il giorno nelle campagne romane. molto bello da vedere in foto. molto pericoloso da vedere dal vivo. i quartieri, le strade, i viali alberati in particolare,  diventano una fogna a cielo aperto. le auto sono talmente coperte di guano che si fatica a trovare posto per una falange nella maniglia dello sportello. gli auto-lavaggi si rifiutano di ricevere tali autoveicoli. sarai costretto a uso di pompa e strofinaccio. i marciapiedi divengono impraticabili. in caso di pioggia il tutto si mischia con l’acqua creando uno strato  molliccio e viscido che puzza maledettamente e che porta gli abitanti dei quartieri colpiti ad inveire contro l’amministrazione comunale  che non riesce a sterilizzare/allontanare/sterminare i pennuti nè tantomeno a ripulire le cagate.

pensiero unoC – ritornando al punto del peso tra omini e donne mi sembra di aver capito che continuare a leggere i post e i commenti del mio uomo può dare due risultati: a) farmi sprofondare nell’inferno dei rabbiosi (?) se ne esiste uno ( e non so quale pena mi toccherà) b) ripagare pan per focaccia finendo automaticamente dalla parte delle puttane e rischiando quindi di disgustare irrimediabilmente il mio uomo (che pare essere della vecchia scuola, puttaniere si! ma con orgoglio maschio)

pensiero quattro – anche stanotte ce n’è da pensare….

eyes-wide-shut

capita che passi la giornata in uno dei teatri storici della capitale

con uno degli attori italiani viventi più bravo in assoluto

e che sia una giornata di tramontana e pioggia

– al mattino le cupole si stagliavano su un azzurro  ghiaccio attraversato da stracciatella di nuvole –

(in giorni come questo Roma ha un cielo commovente)

e che poi torni a casa,  a notte inoltrata, stanca e per nulla soddisfatta di come è andato il lavoro

domani altra giornata di prove e debutto

grande tensione

problemi da affrontare

e a casa, in una casa semismontata dal trasloco, da sola, hai bisogno di distrazione

cibo & drink

prima un sano approccio a proteine e fibre, per poi svaccare su vaffer al cioccolato e liquore di ciliege, molti vaffer e molto liquore (unica riserva di alcolici a disposizione)

guardando in tv l’ultima parte di Eyes Wide Shut

quella dove la mano di Kubrick forse non c’è più

(e lo pensi perchè non c’è più genialità ma solo conseguenze,

reazioni umane e conseguenti)

rappresentata da un uomo schiacciato dal senso di colpa

e da una donna

dolce

bionda

bellissima

– provata nell’animo e nel volto  da una notte insonne di pianti e confessioni –

che trova

dentro di se

la risposta.

e vai col valzer!

map_of_india

oggi sono arrivata a graffiarmi l’anima.

in alto, sull’ultimo scaffale in camera mia ci sono gli scheletri

copioni teatrali di quando facevo teatro

quaderni di scuola delle medie

foto delle elementari dalle suore

foto di quando facevo i provini e giravo pubblicità

guide, tante guide

ricordi di viaggi

via tutto!

butto tutto in terra dall’alto della scala in mezzo ad una nuvola di polvere

sono anni che tento di non avvicinarmi a quello scaffale in alto in camera mia

che senso ha conservare una guida della città di Madrid degli anni ottanta? e una  di Istanbul del duemila? a cosa può servire una pubblicazione sul sito archeologico di Paestum del novanta? e quando mai riprenderò in mano la mappa  di Stratford Upon Avon dove dimorò William Shakespeare e che visitai a diciotto anni in un soggiorno di studio e cura di un cuore spaccato? a un cazzo

eppure ho conservato tutto

per anni

nella polvere

da una casa all’altra, attraverso la vita, durante i momenti felici aggiungevo cimeli, negli anni bui li guardavo cupa da lontano

oggi come un don chischiotte ebbro di onore e giustizia li ho affrontati

li ho colpiti ma sono stata atterrata, ripetutamente offesa  e graffiata fino in fondo all’anima

ma non mi sono scoraggiata, come sempre sono andata sopra il dolore, sopra il dolore, sopra il dolore

ho salvato solo poco, al costo di una bottiglia di prosecco comprata per il ritorno del mio amore che non tornerà e stappata per curare le ferite

i biglietti di ingresso all’Acropoli di Atene a 500 dracme

una pubblicazione di Nicos Gheorghiadis su Mistra

storia e descrizione della città di Monemvasia

guida della Grecia del Touring Club Italiano del 1977

pezzi del mio primo viaggio nella grecia classica con il neo-fidanzato ed ex-marito, uno dei momenti di maggior estasi turistica che abbia mai avuto nella vita

Per Venezia, raccolta di articoli di Indro Montanelli pubblicati nel febbraio del 1969 ed avuti in eredità da zio Carlo

mio zio che come Salgari viaggiava solo attraverso la scrittura

l’itinerario del viaggio in India, il mio matrimonio

e la guida di istambul ultimo viaggio fatto con mio marito prima della separazione, un viaggio bello, sereno, mano nella mano come fratelli

e la thailandia e amsterdam berlino venezia il gruppo del Sella, l’alpe di Susi, il diving center di vulcano….. no questi non posso buttarli via

resto sospesa tra la polvere e gli effetti del prosecco

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