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Archivio mensile:luglio 2013

Quand’ero ragazzina mio padre diceva, a me e mia sorella, che prima di conoscere il mondo avremmo dovuto conoscere bene l’Italia.

Metodico, lui.

Preciso, scientifico e metodico.

Infatti ogni estate, a metà agosto, dovevamo partire con lui per il fatidico viaggio. Nulla di grave, beninteso. Ma mi sarei suicidata, piuttosto. Venne un’età in cui per rendere le giornate più veloci andavo a letto alle otto. Sissignore, in viaggio con mio padre e mia sorella, in albergo, d’estate, alle otto ero a letto. Chiudevo gli occhi e immaginavo cose.

In realtà non ho mai smesso, di chiudere gli occhi e immaginare cose.

Così abbiamo visitato la Sicilia, la Puglia, la Calabria e il Veneto. Arrivò poi un anno di crisi finanziaria definitiva e i nostri viaggetti estivi finirono su un traghetto per l’Elba mai preso. Peccato. Quell’anno avevamo anche gommone e sci d’acqua, sarebbe stato fico.

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In questo momento la (ormai) ventiduenne è in volo verso la Thailandia. Scalo al Cairo e poi a Bangkok. E poi Vietnam e Cambogia. Un mese di viaggio.

Sono in due, lei e un’amica. Hanno prenotato il volo di andata e quello di ritorno. Ah! Dietro le insistenze di mia sorella (che ho pregato di intervenire in quanto viaggiatrice esperta e stata in quei luoghi due anni fa) hanno prenotato l’Albergo in cui dormiranno domani (spero) a Bangkok.

Io avevo 24 anni quando partii per la Thailandia. Con il mio futuro-ex-marito-padre-della-ventiduenne.

Lo avevo conosciuto l’estate prima, il giorno del mio ventiquattresimo compleanno. Lui ne aveva 40. Venne alla mia cena di compleanno accompagnato da amici comuni. Era  un bell’uomo scapolo, che dimostrava molto meno della sua età nonostante i capelli completamente bianchi da oramai un decennio, e che quell’estate fece qualunque cosa per farmi notare quanto era fico. Racconti dei suoi viaggi intorno al mondo, immersioni in apnea nel mar di Sardegna recuperando anfore romane (giuro!), grandi servizi fotografici con ingrandimenti di miei profili marini stampati su lastre argentate…. insomma mi innamorai.

Quando organizzammo questo primo mega viaggio insieme io ero a mio primo mega viaggio.

Lui super esperto viaggiatore prese in mano tutta la questione.

Iniziai ad avere i primi sospetti quando non riuscii a convincerlo che una carta di credito era molto meglio che viaggiare con rotoli di contanti o voucher.

Ebbi poi una strana sensazione quando fummo chiamati e fatti scendere dall’aereo (sbagliato) della Thaj che partiva in coincidenza con il nostro volo (giusto ) della Qantas.

Quando capii che ad ogni frase che ci rivolgevano in inlgese rispondeva sempre nello stesso modo perchè non capiva assolutamente nulla, presi in mano guida, documenti e gestione del viaggio.

Lui me lo lasciò fare, perchè era molto innamorato e uomo intelligente e sapeva come darmi dei contentini per tenermi buona.

Fu un viaggio memorabile. Super preparato in tutti i dettagli: collegamenti, trasporti, alberghi, coincidenze. Passammo dalla Tailandia all’Australia. Lizard Island sulla barriera corallina. Un sogno.

Dopo quattro anni nacque la creaturina che ora sta volando senza nessun tipo di prenotazione verso un viaggio di un mese tra Thailandia, Vietnam e Cambogia. Senza di me. Senza suo padre. Con un’amica più stordita di lei.

Mi dicono che devo stare calma. Non tragicizzare. Accettare che lei è ormai una donna e trattarla come tale.

Sè, vabbè. Ne riparliamo…..

Io se vado dal macellaio e chiedo una bistecca la pago. Se vado dal verduraio e chiedo un chilo di patate le pago. se voglio prendere un taxi lo pago. Idem un treno. Se voglio entrare in un museo pago il biglietto. IN QUALE PAESE NORMALE ESCE UN BANDO DEL MINISTERO DEI BENI CULTURALI (SIC!) CHE CHIEDE DI PRESENTARE PROGETTI DI EVENTI DA REALIZZARE GRATUITAMENTE ALL’INTERNO DEI MUSEI? Ma lo sanno questi signori che il lavoro degli artisti si paga? che hanno diritto a contributi come gli altri lavoratori? ad una assicurazione? quale pensiero c’è dietro questo “Bando”? E c’è nessuno che ha nulla da dire?

http://www.valorizzazione.beniculturali.it/it/notizie/406-avviso-proposte-per-una-notte-al-museo.html

IO CHIEDO CHE IL MINISTERO NON SOLO RITIRI IL BANDO MA CHE FACCIA DELLE SCUSE UFFICIALI AGLI ARTISTI ITALIANI E A TUTTI I LAVORATORI DELLO SPETTACOLO  CHE HA OFFESO CON QUESTA PROPOSTA INDECENTE.

Avrei preso un poco più di tempo. Una pausa più lunga.

Ma mi ci tirano per i capelli.

E’ che non dovrei leggere, oltre che scrivere. Non collegarmi a nulla. Telefono, mac, tutto spento.

Se non avessi ancora lavoro…..

(parte un coro  di archi tipo bernard herrmann in psycho)

Il mondo non è cambiato per nulla.

Nelle ultime ere sembra ci sia stata una evoluzione. Ma è apparente.

Le guerre sante continuano. Apparentemente per portare la parola di dio ai rinnegati. Apparentemente per portare il verbo di allah ai miscredenti. Più precisamente per trucidare gli uni e gli altri. Più esattamente per motivi economici.

Da sempre.

Le potenze economiche hanno cambiato continente. Niente più egemonia degli inglesi o dei francesi, che arrivavano anche a comandare a Roma attraverso i loro papi o vescovi. Niente più controllo totale degli Usa. Ora si va scacchiera. Con spartizioni a spicchi con i Bric.

Nulla cambia. Si passa da un continente all’altro. Nuovi schiavi. Nuove migrazioni. Eterne differenze di classe. Eterni strati sociali in lotta tra loro.

Generi in competiizione.

Un tempo i  maschi dominanti erano quelli che portavano la carne nella caverna e le pelli per l’inverno. Ora sono più sottili. I muscoli hanno lasciato il posto ai neuroni. C’è chi annuncia la propria potenza attraverso il denaro. Chi si limita alla parola. Grandi uomini contesi da un esercito di donne. Apparentemente libere, affrancate dalla necessità di avere un maschio dominante accanto. Ma comunque in caccia. Ferendo le proprie simili, non badando a nulla pur di accaparrarsi lo spargitore di spermatozoi più ricercato.

E le femmine più ambite? Un tempo erano quelle dai fianchi larghi, adatte ad essere prese e impollinate. Ora non si capisce più nulla. Pare non ci siano più le mezze stagioni. Tendenzialmente rimane il fatto che ogni maschio tenta di averne più che può. E’ sempre un segno distintivo e dove c’è gusto non c’è perdenza.

Non riesco a ritrovarmi in queste dinamiche. Tento di mantenere il controllo. La calma apparente è uno strato sottile come quello di un pack  al disgelo. Pronta per il disastro. Tendente alla tragedia. Assolutamente incline all’autoesilio.

Cercasi coltivatore diretto neozelandese che abbisogni di braccia rubate all’agricoltura.

Miti pretese.

 

Per la prima volta nella vita mi ritrovo nel ruolo dell’Altra.

Dopo anni passati a crescere la prole in assenza della presenza casalinga di un uomo, che invece prendeva il pargolo per il fine settimana o per un pomeriggio con pernotto, sono diventata io “quella della domenica”.

Per un periodo breve s’intende.

Ma è un’esperienza particolare. Molto particolare.

Ora, cari figlioli, se mi leggete sappiate che è dato per scontato il mio materno dispiacere di non avervi ogni istante e la mancanza totale che mi procura la vostra assenza.

(Questo per non dover ricorrere in futuro a costose cure analitiche.)

La ventunenne è da qualche mese traslocata nella casa paterna.

Il piccoletto, per soli quindici giorni, in quella del di lui genitore. Non che non fosse mai accaduto di stare per tempi lunghi lontana dai figli. Ma la cosa era sempre stata associata a partenze per regioni amene dell’Italia del sud.

Ora invece siamo tutti in città. Loro a casa dei padri. Io a casa mia. Sola.

Senza dover fare la spesa, senza dover fare lavatrici, senza nemmeno accendere il fornello se non per il caffè doppio alla mattina.

Periodo di stravizi? No per niente. Ore e ore in ufficio e poi al teatrino in periferia e poi di nuovo in ufficio. Caviglie gonfie e culo a forma di sedia. E per smaltire, qualche chilometro a piedi con la cagnetta.

Ma è il mood che mi esalta. Essere io a chiamare per sapere come stanno. Essere io a sentirmi dire: quando ci vediamo? Essere io a organizzare nel pomeriggio con pernotto la visita da Esplora. Dedicare un pomeriggio intero alla sua delizia. Essere io a dire: se vuoi domani andiamo a comprare il necessario per il tuo viaggio.

Essere dalla parte di chi manca, di chi arriva con una sorpresa, di chi organizza il momento ludico, di chi è di più!

Questo è stato il mio mood per due settimane. Essere l’altra, non data per scontata, non trasparente mentre gira per casa raccattando cose, non trattata con sufficienza o impazienza.

Ed avere a mia volta la serenità, la calma, la gioia e il tempo completamente dedicati ad essere lì, in quel momento, per dare il mio massimo.

Vi amo.

 

 

ogni volta che rivedo Il meraviglioso mondo di Amelie rimango per almeno mezz’ora in uno stato come di una stordita felicità senile.

ho la sensazione che potrò essere in grado, solo con un sorriso, di far fronte a tutte le cattiverie, invidie, bassezze, meschinità, del mondo.

può sembrare  poco.

ma fa tanto bene, per quel che dura.

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Come la Crisalide d’Aria di Murakami, ho la sensazione di essere una entità senza tempo in un bozzolo che si modifica a velocità impressionante.

Non esattamente databile, ma la mia sensazione è di essere sempre uguale a me stessa.

Tranne poi posare distrattamente lo sguardo su una vetrina, mentre ci passo davanti, e vedermi riflessa. Una sensazione di straniamento, una sovrapposizione di linee sul mio corpo florido ma atletico che disegnano un’altra sagoma, sfumata nei contorni, decisamente più rotonda e larga, vagamente matronale, sensibilmente simile a quella che aveva  mia madre alla mia età.

A nulla sono valsi i vani tentativi di dieta, neanche a parlarne di eliminare gli alcolici. Fare sport, ma chi se lo può permettere….

Dunque ho iniziato a camminare. Sfruttando l’occasione di portare la cagnetta a spasso.

Ho scaricato un’app sull’iphone che mi dice, credo con una certa precisione, quanti passi ho fatto, in quanto tempo e percorrendo quanti chilometri. Manca solo il contacalorie e sono a posto. Durante la settimana riesco a fare una passeggiata al giorno di tre o quattro chilometri. Lo so, sono pochini. Ma sto inchiodata in ufficio ore ed ore. Durante il fine settimana però, non avendo il piccoletto, nonstante le piogge monsoniche, mi sono lanciata.

Di passaggio, verso il teatrino di periferia, mi sono anche fermata da Decatlon per dare un rapido sguardo alle scarpe. Ma poi mi sono vista “camminare” con un bel paio di runner nuove fiammanti, inserita di diritto nella categoria signore-in-menopausa-che-non-hanno-mai-fatto-uno-sport-e-ora-la-ginecologa-le-obbliga-a-camminare, ed ho quindi deciso di tenermi le vecchie, gloriose, lerce nike.

Stamani, quindi, bando alla pigrizia, e con sommo stupore della cagnetta alle otto eravamo già fuori casa. Direzione: Villa Pamphili.

Veramente agguerrita avevo deciso di attraversarla tutta, da Porta San Pancrazio, a Via della Nocetta e ritorno, superando il ponte che come un punto di sutura unisce i due lati del parco tagliati dall’Olimpica.

Cicoria quando mi vede così già lo sa. Va avanti e indietro libera. Incrocia cani, si annusano, due zompetti e riparte, muso in alto e coda diritta come a dire: scusate non ho tempo per giocare, siamo in missione, noi.

Devo solo stare attenta ad evitare certe zone a rischio caccia grossa. Il gattile dopo la valle dei cani o il laghetto con le anatre. Essendo domenica, poi, dovevo certamente evitare il viale principale per non incontrare le guardie a cavallo. Lei gli si lancia contro latrando e cavalli e carabinieri mi guardano con sufficienza mentre tento di richiamarla urlando a squarciagola e legarle il guinzaglio cercando di evitare di prendermi una zoccolata in testa.

La Villa mi sorprende sempre. Ogni volta trovo i prati di un colore diverso. Oggi era la volta dell’azzurro. Milioni di fori ricresciuti dopo le ultime piogge che mischiati al verde degli alberi fanno girare la testa dallo shock  cromatico.

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Come al solito, nonostante le precauzioni, c’è stata la fuga. Non avevo  fatto i conti con la “zona volpe”. E puntuale Cicoria è sparita. Si è infilata in un cunicolo tra due reti che costeggia il parco fino all’Aurelia, l’ho sentita prima abbaiare e poi latrare, segno che aveva individuato una preda, e poi più nulla.

Già un’altra volta era successo ed io ero finita nel cunicolo, imprecando, incespicando e temendo di mettere il piede in una tagliola o inciampare in un cadavere putrefatto. Dopo vane ricerche, tutta graffiata, ero tornata indietro convinta di averla perduta per sempre. Dopo circa dieci minuti, mentre ero sul pratone antistante cercando di capire cosa fare, era ricomparsa da tutta un’altra direzione.

Stavolta quindi non mi sono avventurata. Continuando a chiamarla ogni tanto, lanciando un fischio ogni due minuti ho continuato a camminare in cerchio intorno agli alberi del pratone, in attesa della sua ricomparsa, senza perdere il ritmo della camminata. Ci sono padroni di cani, e ciclisti, e mamme con passeggini che si staranno ancora chiedendo chi era la matta che camminava in cerchio fischiando ad un cane immaginario con un guinzaglio a tracolla. Se doveste passare per Villa Pamphili e la incrociaste potete andare sicuri e salutarla: ehilà Elinepal, quella gran zoccola di Cicoria è scappata di nuovo?

La troiona è tornata dopo circa un quarto d’ora e,  dopo essere stata strapazzata il giusto, siamo ripartite.

Per concludere la questione, io, oramai fomentata, avevo un’andatura notevole. Ho sentito finalmente il cuore ricominciare a battere e il respiro diventare più profondo. I glutei hanno orgogliosamente ripreso la loro lotta contro la legge di gravità e la circolazione è tornata un minimo a fluire.

Alla fine posso dire con orgoglio che il risultato è stato questo.IMG_1573

E così sono qui a scusarmi di nuovo, pare.

E’ capitato già, in passato. Pubblicamente, come pubblicamente avevo urlato la mia rabbia.

C’è che quando gli occhi si annebbiano non si distingue più chi si ha di fronte. Si intravede una figura, quella stessa che ti ha ferito in mille occasioni, sotto mille forme. Amico, sorella, amante, genitore.

Non si sente nulla, non si vede nulla, solo il Grande Dolore che torna. E quindi, come dici tu, mollo il freno a mano….e giù nella scarpata.

E’ vero non avevo nessuna ragione concreta per sentirmi ferita. Ed è vero che se avessi parlato (parlare, non è un movimento istintivo) avresti potuto rassicurarmi. Lo sai fare. Pare che anche io riesca a farlo, con te, quando serve. A sicurezze alterne.

No, non è così.

Se solo la nebbia non mi avesse offuscato avrei visto te. Con quegli occhi lì. Quel tuo sorriso. Quel tuo modo così tenero di tenere a me, e la tua presenza costante anche nella distanza. Avrei schiacciato in fondo l’ansia, la paura, il tentativo di fuga che continua a prendermi.

E’ proprio vero che la felicità fa paura.

Scusa.

albero-della-vita21I bambini che sono stati traditi, o abbandonati, sviluppano da adulti una strana consapevolezza.

Da un lato sanno, così come vedono il cielo, cosa è la verità. Distinguono un complimento di cuore da uno fasullo. Sanno chi è gli amico o indifferente. Percepiscono chiaramente la differenza tra una dichiarazione di amore da una banalità detta per circostanza (eventualità questa più frequente di quanto si immagini). Non c’è possibilità che si ingannino rispetto alla percezione di chi hanno di fronte.

Eppure

Allo stesso tempo

Sono  i più facili da ingannare, da aggirare. Perchè vogliono, debbono, hanno necessità, di esserlo.

Vivono per una frase d’amore.

Potrebbero morire per una semplice carezza.

Dedicano la vita anche al più plastificato dei cuori, se questo è solo minimamente interessato alla loro vita.

C’è poco da fare.

Ogni genitore sa che può sbagliare. Anche desiderando di essere il migliore, sa che si può fallire, a volte.

La coppia dovrebbe servire ad evitare questo, forse. In due ci si può confrontare, se si ha coraggio. Ci si può completare o anche contrastare. La verità è sempre nel mezzo.

Chi cresce un figlio o una figlia da solo ha più difficoltà a distinguere azioni difficili ma giuste da altre che sembrano opportune e vengono da se, ma in profondità producono disagio.

E’ nel corso delle cose.

Fa parte della vita.

La vita è una, però.

Ed è difficile cambiare percorso.

Ed ogni volta che si riapre una ferita è come quando si è bambini.

Si piange. Aspettando qualcuno che ti abbracci. Sperando che sia sincero. Almeno una volta nella vita.

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