archivio

Archivi tag: il tempo

942040_315105261956194_1324310255_nDopo mesi di ascolto su cd questa sera ho avuto il piacere di sentir suonare  Andrea Bonioli – 4 Tet Live all’Alexander Plaz. Per chi non fosse di Roma l’Alexander Plaz è uno dei templi italiani della musica jazz. Per chi non conoscesse Andrea Bonioli, non si preoccupi. Forse non è molto famoso, ma secondo me è assai bravo.

Comunque l’occasione è stata quella, di essere invitata per una sera, ad uscire da casa, a mandare a cagare il teatro, e di infilarmi in un locale interrato in Prati, con un pubblico che aveva un’età media sui trentacinque (e i miei cinquanta hanno alzato la media di parecchio), senza un accompagnatore (ma tanto oramai sono abituata), bermi un gin tonic seduta su un gradino e sullo stesso gradino ascoltare un’ora e passa di concerto jazz.

Cazzo che serata! direte. Invece avete torto. E’ stato, dal mio punto di vista, come assistere a due spettacoli in contemporanea.

Sì! Perchè dal mio gradino, di fianco ai musicisti, potevo seguire loro e allo stesso tempo il pubblico.

E potevo vedere che nelle salette sotto le arcate dell’infame locale interrato c’erano – mischiati abilmente ai trentenni – anche altri ospiti cinquantenni (o oltre!) che sorseggiavano drink e battevano il tempo con la punta della scarpa sotto il tavolino.

Ho potuto osservare l’arrivo di una signorina (non accompagnata!) che sedendosi iniziava a parlare con i commensali con un tono di voce che si sforzava di rimanere al di sopra della musica. Cosa decisamente poco bella in un locale dove si fa musica dal vivo. La detta signorina poi cambiava tavolo e baciava in maniera esagerata una serie di persone, tra cui quella che credo aver individuato come la moglie del sassofonista – incinta (del sassofonista, suppongo). Rimanendo poi in piedi tra un tavolo e l’altro e denotando un nervosismo inconsapevole tramite il gesto di sistemare continuamente il ciuffo di capelli dietro le orecchie, per poi tirarlo giù un momento dopo a coprire la fronte. Ne ho dedotto che dovesse essere lì per qualcuno. Che forse non la degnava abbastanza di attenzione. O forse non la degnava di alcuna attenzione, visto che dopo una serie limitata di brani se ne andava lanciando baci a vari tavoli e ai componenti la band.

E ho osservato con quanta dedizione e amore la moglie del batterista, si muoveva nell’angusto spazio delle salette, tra i tavolini e le sedie, per fare fotografie alla band, e specialmente al batterista, con una bellissima macchina fotografica regalatole dal batterista stesso poco tempo fa.

Ho potuto notare poi la coppia tecnico-del-suono-che-vive-a-Dublino con la sua compagna Irlandese-moglie-tra-pochi-giorni che si distingueva da tutte le altre donne presenti nel locale per l’esagerazione del platino nei capelli e l’incredibile, assoluta, inidentificabile provenienza degli abiti che indossava.

Per non parlare delle giovani donne che servivano dietro al banco e ai tavoli. Non classificabili per incapacità totale di creare un cokctail o un drink degni di questo nome,  ma assolutamente qualificabili per ogni essere di sesso maschile presente in sala.

Insomma una serata istruttiva come poche me ne erano capitate negli ultimi mesi. Altro che cultura, altro che teatro, altro che drammaturgia contemporanea, questa è vita!

Sono vent’anni. Anche di più . Le ventunenni ancora non andavano alla materna e si conobbero all’orto botanico con le tate entrambe Filippine . E poi vita, vacanze, lavoro. E separazioni e divorzi. Ma un’amicizia resta anche dopo tutto ciò.
Il rito è invariato. Si inizia, io e Anna con una birra alle sei. Alle sette aperitivo con Claudio: vino bianco, crudite formaggi ecc. Intanto si prepara la cena. Una pasta con condimenti vari, a seconda della stagione. Poi insalatona. Altro vino. Se capita un dolce e un digestivo, magari un po’ d’erba. Ma io oramai non fumo piu! Poi Claudio tira fuori la chitarra. Non sa suonare ma oramai il repertorio è fisso e sono abituata a cantare a prescindere dall’accompagnamento . Si finisce con le canzoni stonate che i figli sono cotti per il letto. Sono vent’anni e poco è cambiato. E va bene così. I riti a volte danno sicurezza.

IMG02648-20120710-2029Ai cuori teneri innamorati

a quelli che si sono lasciati

a chi lavora e non ci pensa

a chi importa, ma non  lo fa vedere

a quelli che come me amano il jazz, ma non ne fanno una malattia

e amerebbero anche il folk, se suonato con la giusta chitarra

a chi è di nuovo solo, e mi chiedo il perchè

a chi non si chiede mai nulla, e sta bene lo stesso

a quelli che sanno che forse sarà l’ultimo

a chi brucia il suo tempo e non si da pace

a chi è insicuro ma tiene in pugno la situazione

a chi ha paura

ed ha ragione

a chi sorride alla luna piena

e piange di fronte ad un tramonto

ai miei figli

al mio amore

auguro tutto l’augurabile e anche di più.

 

 

 

Oggi pomeriggio sono uscita dall’ufficio. Sono passata a prendere la cagnetta che avevo lasciato a casa qualche ora prima e ho tentato di farle fare una pipì nel cortile. Ma c’era una cucciolotta di tre mesi, Frida, che sembra non aspetti altro che incontrare lei ogni volta che scende, e così distratta com’era, ho capito che di pipì non se ne parlava proprio. Quindi l’ho fatta salire in macchina con la vescica ancora piena e sono andata verso la scuola del piccoletto. Siamo arrivate proprio sul suono della campanella. Ho trovato un posto per parcheggiare, lontanuccio.  In mezzo ad un’orda di turisti su certe minibighe elettriche che oramai hanno invaso tutto il Centro, in fila per andare a sbirciare il Cupolone dall’antica serratura di una porta di una delle vecchie chiese di Roma. Di corsa ho preso il piccoletto e ci siamo fermati cinque minuti nel giardino di fronte scuola per la famosa pipì. Poi, sempre un po’ correndo abbiamo ripreso la macchina e l’ho accompagnato alla palestra di KungFu. Lasciato lui ho rimesso la cagnetta nella macchina che avevo lasciato in doppia fila e siamo arrivate al parco. Lì, dopo aver di nuovo cercato un parcheggio non troppo lontano, finalmente l’ho potuta lasciare un poco libera  di correre e dare la caccia a passerotti e cornacchie. Quindici minuti. L’ho riagganciata al guinzaglio e via di nuovo in macchina verso la palestra. A quel punto ero circa cinque minuti in anticipo e mi sono fermata ad aspettare nel piccolo cortile della palestra. Come me c’erano tanti altri genitori, o nonni, o zii, insomma adulti che aspettavano l’uscita dei piccoli Ninja per proseguire poi la giornata. Pensavo a cosa dovevo comprare al supermercato, a cosa preparare per cena (ogni giorno a questo punto ho un buco nero) e mi guardavo intorno.

E poi all’improvviso ho avuto un flash.

Uno di quei momenti in cui tutto sfuma, il tempo rallenta e ti sembra di essere sospeso su un Dolly che fa una panoramica in campo lungo, e tu vedi tutto dall’alto, anche te stesso.

E mi sono chiesta. Ma è necessario tutto ciò. O meglio. E una vita normale questa? In cui concentri in due ore così tante energie per fare cose che in un altro luogo o tempo sarebbero solo un corollario, un automatismo, intorno a tante altre azioni fatte con lo stesso impegno?

Se io vivessi, per esempio, in un ambiente rurale. Dove il piccoletto uscito da scuola non avesse bisogno di palestre per sfogarsi dopo otto ore di immobilità, ma potesse correre in un prato intorno a casa, arrampicandosi sugli alberi e giocando con amici o animali in piena libertà. E dove la cagnetta, ma anche i miei claustrofobici gatti, potessero entrare e uscire da casa quando vogliono, e scorrazzare in giro defecando e spisciacchiando dove gli pare, come natura vuole. In tutto quel tempo lì io quante cose potrei fare?

Potrei preparare una merenda per i figli e gli amici dei figli, magari anche un bel pane e nutella (a quella non si rinuncia mai) ma con il pane fatto in casa, come facevo quando ancora non avevo ripreso a lavorare. Oppure potrei continuare a lavorare con la mia connessione WiFi (non demonizziamo la tecnologia) evitando di trascinarmi con i sensi di colpa per aver dovuto interrompere le attività a metà pomeriggio.

O se proprio fossi troppo fortunata potrei stare distesa su una poltrona a leggere un libro di ricette per trovare qualche idea gustosa per la cena evitando di arrivare a propinare pesce surgelato o stracotti come al solito, e riuscendo ad organizzare magari anche una bella cena per quegli amici che invece non invito mai.

E’ sembrato un tempo molto lungo, invece immagino sia passato meno di un minuto. Finito il flash sono tornata nel gruppone dei genitori e i bambini hanno iniziato ad uscire dalla palestra.

Ho ripreso piccoletto e cagnetta e risaliti in macchina ci siamo diretti verso il supermercato.

Mente e anima

L'anima come prolungamento della mente

Mi Casa es Tu Casa

"Sono una parte di tutto ciò che ho trovato sulla mia strada" A.Tennyson

sottoscrivo

IL BLOG DELLA SCRITTURA DI GIANFRANCO ISERNIA

Sincronicità

Le coincidenze non esistono

Diario di Petra

"La bellezza salverà il mondo" (Dostoevskij)

SWING CIRCUS ROMA

#SWINGMENTALATTITUDE

p e r f a r e u n g i o c o

comunità, spazio di incontro, condivisione e, naturalmente, gioco!

iltiramisu.wordpress.com/

APPUNTI, FATTI, MISFATTI, RISORSE E METODI LEGALI PER TIRARSI SU.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: