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LUNA-NERAConosco il detto: hai voluto la bicicletta, e allora pedala…

Intanto non avrei mai pensato di volerla, la bici. Poi dopo l’ho voluta, è vero. Ma mo’ è da un pezzo che pedalo!

Comunque quando oramai mi ero quasi abituata a pedalare, arriva la crisi. Non quella dell’atleta che deve rompere il respiro. No proprio quella economica mondiale. Evvabbè, si raddoppia la pedalata, e si arranca.

Ma poi si aggiunge una ecatombe di lavoro al teatrino di periferia, che stravolge orari e vita e non porta, al momento, denaro. E i giorni iniziano a non avere più fine. Il piccoletto può giocare alla Wii anche più dell’ora normalmente consentita perchè ancora alle otto di sera sono al telefono o al computer. Si cena all’ora in cui normalmente andava a letto. La mattina si esce di casa sempre più sul filo del ritardo a scuola.

Cene arrangiate, vestiti infilati senza essere stirati, lavatrici da fare accumulate. E tutto questo senza che se ne veda la fine.

Avrai mille soddisfazioni nel lavoro! direte voi… Ecco questa è la vera spina. Nonostante, credo, stia dando il massimo, e ritenga di non essere niente male in quello che faccio, al momento riesco solo ad accumulare stress e tensioni. Nessun riconoscimento, anzi belle litigate su qualunque argomento. Ma vabbè….. andiamo avanti, penso, è che siamo tutti sotto tensione….

Poi arriva il giorno in cui il gatto anziano lo vedi proprio male. Dimagrito, con l’occhio un po’ opaco, pelo rado. Spesso vomita saliva. Allora si va dal veterinario, quello solito, il fidato che sta a trastevere. La prima visita la fa quello che mi sembra un pischello. Piccoletto, occhiali rotondi da nerd, Mani abbastanza rovinate. Prescrive analisi complete (ottanta euro).  Quando vado a ritirarle lui non c’è. La collega mi spiega che le analisi mostrano un valore molto alto indicante una infezione o un tumore. Essendo un gatto casalingo è abbastanza propensa ad escludere l’infezione. Reggo botta, non commento. Lei propone di riportarlo per una visita quanto torna il nerd. Passo una nottataccia. La mattina dopo rinfilare il vecchio nel trasportino è complicatissimo, da sola. Ma alla fine ci riesco e torniamo a trastevere per la visita, con il cuore a pezzi, già quasi pronta alla soluzione finale. Il nerd controlla le analisi e sorridendo mi dice che probabilmente è solo un problema di ipertiroidismo. Alimentazione adeguata e campa altri quattordici anni.

Si ma l’altra gatta? Anche lei può mangiare il cibo speciale, è solo un po costoso.

Alla faccia! un pacco di croccantini ventidue euro e una scatoletta di umido due euro e cinquanta. Non esiste proprio!

E così all’ora dei pasti inizia la separazione. il vecchio in camera, la cicciona in cucina e cicoria in bagno. Con ritiro delle ciotole appena scaduto il tempo limite.

Dopo un paio di giorni Cicoria inizia a tossire di nuovo. L’avevo curata dieci giorni prima, con antibiotici, per una leggera tracheite. La tosse si fa più forte finchè passiamo una notte con lei che rantola e vomita saliva e catarro. Al mattino avrei una importantissima riunione con la superdirettora alla quale non posso mancare. Giusto all’ora in cui apre il veterinario. Quindi decido di andare molto presto all’SOS Veterinario, un pronto soccorso aperto giorno e notte. Porto il piccoletto a scuola e partiamo con la cagnetta. Il Dott. Canaro ha da subito un’aria per niente rassicurante. Per mettermi a mio agio mi rassicura dicendo che potrebbe essere ben più grave di una semplice tosse. Potrebbe aver inspirato nei bronchi un forasacco, o una qualche erba. E’ tipico in questa stagione, pare. Mi chiede delle abitudini della cagnetta, ed io ammetto corse nei prati e saltellamenti tra l’erba alta. Mi guarda con compatimento. Solo una Broncoscopia potrebbe rivelare se questo è IL problema. Sono solo  le nove e mezza di mattina. Ho una riunione tra un’ora dall’altra parte della città. Gli chiedo quale potrebbe essere il primo passo prima di arrivare alla broncoscopia. Mi suggerisce una lastra ai polmoni e un emocromo. Riusciamo a fare tutto in mezz’ora? Si. Ok.

Fare una lastra toracica ad una cagnetta implica la presenza del radiografo bardato di grembiule schermante e padrona della cagnetta bardata per un cavolo. Tre lastre e abbiamo quello che ci serve. I polmoni sembrano abbastanza apposto. Io forse avrò un tumore per esposizione ai raggi X.

Prelievo del sangue e sottocutanea di antinfiammatorio. Mi consegna il dischetto con la lastra, le analisi le invierà al mio veterinario. Pago centocinquanta euro e riporto la cagnetta, sempre rantolante e vomitante a casa, per poi ripartire verso il super meeting.

Mezza giornata dopo, torno a casa e trovo che sta sempre uguale. Mi guarda con quei suoi occhi dolci e un poco mesti. Trovo anche tracce di vomito del gatto anziano. Perfetto. Partiamo per il veterinario, il nerd.

Consulto a due. Ritengono esagerata la proposta di una broncoscopia. Esaminano i referti diagnostici. Prescrivono antibiotici e antinfiammatori e ci danno appuntamento tra due o tre giorni per valutare l’effetto. Mi spiega che nella prescrizione scriverà il nome del farmaco per uso veterinario. Su un foglietto a parte però mete il nome dello stesso principio attivo per uso umano. Lui non può prescriverlo ufficialmente ma mentre quello veterinario costa dodici euro, quello per uso umano ne costa tre e cinquanta. Ne servono due scatole. Il farmacista sorride.

E’ quasi sera. il piccoletto per fortuna è con il padre. Durante i percorsi e la visita e in farmacia e mentre in un traffico da pazzi cerco di raggiungere il teatrino di periferia, mi arrivano mail e telefonate nervosissime alle quali cerco di reagire inspirando e inserendo elementi positivi o possibilmente solutivi, o pacificanti, o almeno atti ad andare avanti. Mica facile! La cagnetta sul sedile posteriore continua a tossire con voce asinina.

Arrivati al teatrino di periferia cerco di darle la pasticca di antinfiammatorio. La inghiotte. E’ troppo brava! Appena entro in sala, inizia a ragliare. Devo uscire di corsa per non disturbare le prove che ero venuta a vedere. Mi rifugio al bar. Una giornata estenuante e ho ancora almeno un paio d’ore di lavoro davanti. Mi bevo una birra, mangio il secondo tost della giornata. Cicoria mi guarda affamata e le lascio dei pezzeti di pane. Dopo pochi minuti rivomita tutto sulla terrazza del bar. Compresa la pasticca di Antinfiammatorio. Mestamente pulisco.

Finite le prove e la mia riunione  finalmente ritorno verso casa. Altra ora di macchina. Pregusto il relax di almeno mezz’ora prima di mettermi al computer a preparare la presentazione per domani pomeriggio.

Faccio mangiare tutte le bestie. Io oramai ho mangiato il tost.

Come mi siedo sul divano e stendo le gambe Cicoria si siede accanto a me. Fa tre colpi di tosse e vomita la cena sul divano. In cucina sento altri conati. La cicciona, l’unica ancora sana, sta vomitando tutta la sua pappa.

Forse non ce la posso fare. Forse ho bisogno di AIUTO!

Ci sono di quei giorni che sembra si concentrino nell’arco di poche ore tutte le questioni fondamentali della tua vita.

La giornata era partita anche bene. Un incontro con un artista strepitoso, con il quale spero di iniziare presto un progetto di lavoro, in una parte di Roma che amo molto: Piazza Vittorio. Ovviamente ho approfittato per fare un giro al mercato, facendo scorta di risi vari, spezie, curry, mandorle e pistacchi.

spezie

Con il sole e l’aria frizzantina Roma ti porta ad andare in giro. Nun ce la poi fà a tornare a lavorare. Ma poi arriva inesorabile la telefonata con il socio che mi richiama all’ordine con una richiesta perentoria di confronto sulla situazione sempre più complicata.

Più che complicata sembra quasi arrivata al capolinea. Momenti come questo farebbero rimpiangere a chiunque l’orrido lavoro impiegatizio fisso, ben pagato, mollato per fare l’arte. Ma purtroppo invecchiare non significa sempre diventare più saggi. E a quanto pare io sto invecchiando stolta. Perchè non mi rassegno e so che devo trovare le risorse per superare questo momento di stallo. E rilanciare. Deve esserci il modo.

Mentre si discuteva su un possibile suicidio di massa, il mio socio  la cagnetta ed io, mi arriva la telefonata  del mio amore in missione lavorativa simil suicida. Per non parlare di lavoro faccio battutine sulla sua sosta a pranzo con sconosciuta amica-amante-occasionale. Dalla risposta incazzata e piena di improperi e facendomi ovviamente pesare la mia assenza capisco che deve essere per forza andata così. Sarò stata certamente cornificata in un qualche punto del centro Italia,  E pazienza….

Non so se è stata la questione lavorativa, o la telefonata, o qualcosa che ho mangiato al volo a pranzo, ma inizio a sentire uno strano dolore alla bocca dello stomaco. Delle fitte sempre più forti. A pensarci bene le avevo anche ieri sera. E pazienza….

Vado comunque a prendere il piccoletto a scuola, cercando di convincerlo a tornare subito a casa. Ma c’è il sole e a Roma quando c’è il sole…. si sa.

Alla fine come Dio vuole, o Allah, o Javè, o tutti insieme, arriviamo a casa. Io ormai sono uno straccio. Ho delle fitte terribili. Sistemo il piccoletto con merenda, metto a bollire l’acqua per una camomilla, acchiappo un plaid e mi butto sul letto rantolando. Squilla subito il cellulare. Imprecando mi piego di lato per prenderlo e rispondere e mentre lo faccio sento un odore terribile. Un inconfondibile e chiarissimo odore di merda. Al telefono una voce di donna, sconosciuta, mi saluta. Io piegata a metà per le fitte mi guardo intorno annusando vedo con orrore una enorme cacca di gatto sul mio piumone grigio perla. La voce dice di essere Pinco Pallina della commissione mensa e che dovremmo esserci incontrate in una riunione a gennaio.

La Kommissione Mensa? Avevo iniziato a farne pare lo sorso anno, insieme ad un’altra mamma-amica. La nostra scuola è piccina e non ci sono tante classi. I cuochi sono sempre gli stessi da tanti anni, insomma una situazione tranquilla. Quest’anno è stata indetta per la prima volta una riunione della Komissione Mensa di tutti e tre le scuole che fanno capo al nostro Istituto. Una decina di mamme fomentatissime, più un papà, che disquisivano su grammatura e tempi di cottura e regolamenti di appalto alle ditte e opportunità di fare almeno due visite a settimana a sorpresa per controllare l’andamento delle mense. Io ovviamente sono stata subito del tutto impopolare bocciando questa frequenza talebana del tutto inutile in una situazione tranquilla come la nostra. Ma il massimo dell’impopolarità l’ho avuto quando, al termine di una lunghissima discussione su come ai nostri poveri figli venga negato il secondo piatto di pasta quando (si sa!) tanto il secondo non lo mangiano, ho alzato la mano ed ho detto che a casa mia si mangia tutto e che mi aspetto che a scuola insegnino lo stesso, e che se proprio non riesce a sopportare quel che ha nel piatto si tiene la fame.  Non so se hanno avviato le pratiche per togliermi la potestà o mandarmi gli assistenti sociali.

Cosa voleva da me ora Pinca Pallina della Kommissione Mensa? Io con un tono di voce meno rantolante possibile e con la nausea che andava aumentando alla vista della cacca sul mio letto, e alla conseguente immonda puzza, le ho risposto che ero in un momento un poco particolare e se potevamo sentirci, che so, dopo un’oretta? Non mi ha più chiamato. Mi dovrò certamente scusare.

Chi non ho scusato io è stato Arturo. Il grandissimo figlio di puttana che mi ha fatto la cacca sul letto. Mi ha punito perché stamattina l’ho lasciato chiuso, per tentare di dare una separazione al caravanserraglio mentre ero al lavoro. E pensare che tornata all’ora di pranzo lo avevo tanto coccolato e anche fatto delle bellissime foto. Bastardo!

arturo

A quel punto, piegata in due ho pulito il letto, ho bevuto la camomilla, ho vomitato due volte, ho rantolato circa un’ora e poi è passata.

Quindi poi cena per il piccoletto, per le bestie, giretto igienico della cagnetta, ed eccoci qua. A conclusione di una giornata di quelle che sicuramente un motivo c’è….

Questo è solo un particolare di ciò che ho trovato al mio ritorno a casa alle tre per portare fuori la cagnetta.

Stamani non l’avevo portata con me come al solito perché, dopo aver accompagnato  il piccoletto a scuola avevo appuntamento dal dentista ( non è stato per niente piacevole) e subito dopo in sala di montaggio.

Non è che le cagnette siano accettate ovunque. A malapena la tollera il mio socio in ufficio. Dice che si sente che “odora di cane”.

Certo anche lui ha le sue ragioni. Nei primi giorni che Cicoria era con me a Roma la portai in ufficio, lui non c’era, era ancora in vacanza. Senza che io me ne rendessi neanche conto fece cacca e pipì nella sua stanza, accanto al suo Ficus Benjamin. A sua discolpa, della cagnetta,  c’è il fatto che ancora non si era abituata ai ritmi cittadini. Comunque io non me ne accorsi. Il regalino lo trovò lui, qualche giorno dopo (io nel frattempo ero ripartita) leggermente mummificato dal torrido caldo, ma ancora fetido.

Come potete notare dalla foto la bastarda ha completamente sbranato un cuscino, distrutto la base della mia campana buddista, distrutto un piccolo diario del piccoletto e sparso varie altre robe trovate in giro. Ciò che non si vede è la dimensione dello spargimento: ovunque! In cucina c’erano due tazze rotte (quelle della colazione). I gatti erano acciambellati sul divano con uno sguardo severo, che osservavano con disapprovazione il disastro. Avrei voluto vedere le loro facce attonite mentre lei si accaniva con furore distruttivo su tutto ciò che trovava in giro.

Ed è andata anche bene. L’ultima volta che l’avevo lasciata a casa per qualche ora aveva sparso tutto il contenuto del sacco della differenziata.

Ovviamente l’ho picchiata e punita. E lei, meschina,  sa già che lo farò. Quando apro la porta la trovo strisciante in posizione Gollum (la definizione è della ventunenne) con la coda tra le gambe ed quel suo sorrisetto che tenta di essere  accattivante ma è semplicemente agghiacciante. Si perché lei, la bastarda, sorride! Nel senso che alza proprio il labbro superiore, come farebbe un umano.

Ora chiedo: quanto tempo si può restare arrabbiati e tenerla in punizione? (niente coccole ne carezze, giro strettamente necessario ai bisogni, niente giochini né biscottini) Per quanto tempo posso continuare a restare incazzata? Esiste una pena capitale per animali domestici in Italia? E se sì, per quali delitti? E quanti sono i gradi di giudizio?

E così siamo partite, dopo aver lasciato il piccoletto  alla stazione dove  il padre lo attendeva per riportarlo in vacanza fino a fine mese. .

Avevo tappezzato il sedile posteriore con tappetini impermeabili ricoperti da una pezza di cotone. Ovviamente Cicoria si è talmente agitata che ha smontato tutto, vomitando subito dopo direttamente sul sedile. Tutto sommato il viaggio è andato bene. Quando abbiamo finalmente preso l’autostrada si è calmata e si è addormentata.

Verso Roma, quando ho iniziato a rallentare, si è svegliata e con il muso mi ha cercato. Era già buio e probabilmente lei non sa che finchè la macchina cammina io sono sicuramente al posto di guida.

Dal casello in poi ha rifatto la pazza. Temevo le scappasse la pipì, che non ero riuscita a farle fare quando mi sono fermata a mangiare un panino all’autogrill (zona macchine con cani, ciotole tirate fuori dal portabagagli, acqua, cibo e passeggiatina igienica nell’orribile sterrato verso la zona TIR).

Quindi siamo finite in una piazzola deserta di un benzinaio fuori mano sulla bretella per Roma Sud. Niente pipì. Ma ho provato l’ebrezza della solitudine bordo autostrada in piena notte. Siamo ripartite. Non ne poteva più della macchina. Ad ogni semaforo rosso pensava di poter scendere. Infilava il muso nel finestrino leggermente aperto annusando furiosamente le nuove puzze della città a 29 gradi e tasso di umidità da paese subtropicale.

Arrivate sotto casa mi si è presentato il problema di scaricare la macchina tenendola legata in qualche modo. Avevo paura che presa da entusiasmo o paura scappasse. Le ho fatto fare un giretto perlustrativo  nel quartiere e poi ho agganciato il guinzaglio al pomello delle scale. Il tempo di tirare la valigia fuori dalla macchina e lei, credo in meno di trenta secondi, aveva tranciato di netto il guinzaglio con i denti. Chissà se questo essere legata e “abbandonata” fa parte dei suoi ricordi.

Oramai stremata dal viaggio (io) dal sonno e dal caldo (sempre io) sono riuscita ad infilare valigia (pesantissima) buste varie e cane nell’ascensore (lei credo non ne avesse mai visto uno e si sentiva in trappola guardando il cane che la osservava dallo specchio) e quindi poi a tirarli fuori.

Ho aperto la porta piano piano, sapendo che i due pelosi, sentendomi, si sarebbero subito precipitati fuori. Nel quarto di porta aperto si sono incrociati quattro paia di occhi e il tempo si è fermato. Letteralmente. Loro guardavano lei, lei guardava loro, io guardavo tutti e tre tenendo il mozzicone di guinzaglio stretto in attesa dell’attacco ai felini. Per un tempo che mi è sembrato infinito siamo rimasti tutti immobili. Io non so se il  sudore che oramai mi scorreva a rivoli era dovuto alla tensione, alla fatica, o al caldo infernale. Poi piano piano io e Cicoria siamo entrate in casa. Le dicevo di stare calma, di non attaccare, e lei pur avendo i muscoli delle zampe posteriori fementi e il naso che aspirava odori come una turbina, mi ha ascoltato. E’ stata bravissima!. Dei due pelosi il vecchio con passo felpato (della serie se cammino piano piano piano non mi vede) si è dileguato, lasciando Gilda la Tigre a guardia del Territorio Violato.

E Gilda la Tigre si è fatta valere. Un brontolio minaccioso e la curva della schiena ha fatto subito capire a Cicoria come doveva comportarsi. Con molta calma e senza esagerare nell’avanzata.

Sintetizzo per non annoiare, ma avrei voluto girare un documentario. Erano stupende. Gilda ha preso posizione sui mobili e Cicoria non sapeva mai da che parte sarebbe spuntata. Gilda non la perdeva mai di vista, mentre Cicoria scodinzolando e annusando doveva cercarla e se la ritrovava sempre alle spalle.  La tensione era palpabile.

Ho aspettato un paio d’ore prima di decidermi ad andare a letto, sperando che si rilassassero, Invece il vero problema è scoppiato proprio sull’occupazione della zona notte. Gilda non voleva cederla e Cicoria non ci pensava proprio a rimanere in una stanza dove non ci fossi io. Arturo nel frattempo era rimasto sull’angolo più estremo della ringhiera del balcone, con la faccia di un naufrago sulla prua del Titanic che aspetta  di capire se buttarsi di sotto o affondare con la nave.

Come Dio vuole sono riuscita a portare i gatti in zona giorno e a chiudere la porta scorrevole verso la nottte.

Erano quasi le due e finalmente ci siamo messi tutti a dormire.

Alle sette un brontolio mi ha svegliato. Non si chi era riuscito ad aprire la porta (architetto questa porta scorrevole non ha mai funzionato bene!). Ed è incominciata la vera cagnara. Gilda era un bel po’ scocciata della permanenza dell’intrusa e non le dava tregua. Cicoria si è rotta di subire i suoi attacchi in silenzio è ha incominciato a latrarle in faccia.

Ho acchiappato il mozzicone di guinzaglio e l’ho portata a fare un giro. Ancora non aveva fatto pipì.

Nel cortile ho immaginato di poterla sciogliere per darle modo di sfogare un po’ la sua energia repressa. L’ha fatto immediatamente avventandosi su un piccione e riportandomelo in bocca più morto che vivo. E’ decisamente un cane da caccia.

Ho liberato il pennuto e le ho rimesso il pezzo di guinzaglio. Distrutta dalla mancanza di sonno, dalla mancanza di una doccia e di un caffè sono andata al bar.

E da lì in poi ho capito quanto un cane può far si che  persone che proprio non conosci si fermino a chiacchierare con te. Insomma con un cane si rimorchia parecchio.

Per anni, da quando ero bambina, ho avuto un cane. Un bellissimo pastore tedesco di nome Ringo (!) entrato a casa piccolissimo e vissuto con noi per tutta la sua vita. Anzi, per essere precisi, gli ultimi anni li ha vissuti con mio padre (!!) fino a che un giorno, anziano, si è incamminato in campagna senza più voltarsi indietro (neanche dietro ripetuti richiami) e non è più tornato. Pare abbia deciso di andare a morire da qualche parte da solo. Non so se i pastori tedeschi lo fanno, o se in genere lo fanno i cani, ma mi è sembrato un modo assolutamente dignitoso di preparasi alla morte.

Poi per anni non ho avuto animali per casa. Fino a quando ho trovato Birba, il mio primo gatto. Mai avrei pensato di potermi affezionare ad un peloso. Invece ho scoperto un altro mondo. Dopo ho trovato Arturo e il mondo gatto ha invaso la mia casa. A parte una parentesi di qualche anno i pelosi sono stati sempre con me. Morto Birba, per fare compagnia ad Arturo, oramai vecchio e scorbutico, ho accolto Gilda presa dal gattile di Santa Severa. Pensavo di aver fatto cosa buona portando una compagnia , invece è stato un finimondo. Lui l’ha rifiutata completamente e da subito. Lei si è quasi immediatamente ammalata di qualunque cosa. Su suggerimento della veterinaria li ho tenuti separati per un po ed Arturo è stato ospite da un’amica generosa ed amante degli animali. Dopo aver curato  Gilda ed aver fatto analisi del sangue ad entrambi per scongiurare contagi di HIV e leucemia felina, Arturo è tornato ingrassato di almeno tre chili ed offesissimo con me. Mi ha dato letteralmente le spalle per almeno un mese, non ha più dormito con me né si faceva accarezzare o coccolare. Ho finito con il chiedere consiglio ad una comportamentalista animale, una di quelle che reinseriscono nel loro ambiente gli animali che hanno vissuto in cattività. Con i suoi preziosi consigli sono riuscita a ristabilire serenità, spazi vitali e priorità, al punto che adesso Arturo ogni tanto si lascia anche andare a giocare con Gilda, che è una vera felina terribilissima e ladra.

Ora ho incontrato per strada la cagna ancora senza nome (in paese l’hanno chiamata Cicoria, ma non sembrava serio, hanno poi provato a darle nome Medea, ma mi sembrava terribile, forse ci stiamo stabilizzando su Ginevra). La cagnetta mi ha stregato con il suo straordinario attaccamento da imprinting. L’ho salvata dalla strada e pare sia diventata il centro del mondo. Come posso ora lasciarla? Del tutto furtivamente la faccio dormire con me e il piccoletto nel B&B dove fanno finta di non vederla. Le do da mangiare e durante il giorno mi segue come un’ombra. Ogni tanto sparisce, va a farsi un giro e poi riappare saltandomi letteralmente in braccio.

Tra due giorni tornerò a casa e il mio cuore mi dice di portarla con me. Ma immagino già con terrore l’incontro con i due pelosi.

Nei rari momenti in cui riesco ad avere il cellulare collegato con il mondo ho iniziato tessere una rete di amici ed amiche che mi possono dare sostegno con i consigli ed eventuale ospitalità nel caso di tragedia totale. Cicoria-Medea-Ginevra, dopo i primi giorni in cui era decisamente depressa, ha ripreso vitalità e va inseguendo tutti i gatti che incontra per strada. Non è un buon segno. Anche se alcune persone mi dicono che magari con i gatti di casa si comporterà diversamente. Arturo e Gilda d’altro canto non hanno mai visto un cane, se non per alcuni momenti in cui una coppia, sbagliando piano, suonò alla mia porta ed un setter giocosissimo si precipitò in casa mia seminando il panico.

Non so. Cercherò  di essere ottimista ed impiegherò tutte le mie acquisite capacità di psicologa animale per tentare di avviare questa convivenza. e che il dio degli animali me la mandi buona.

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