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Archivio mensile:gennaio 2013

Caro Principe Azzurro,

so che sei tornato perchè stanotte ti ho sentito lanciare un sasso contro la finestra della mia torre.

Ho pure udito, mi sembra, i suoni di una serenata lontana. Ma era registrata e come sai io amo la musica dal vivo (specialmente dopo la mia svolta Jazz), anche se ho apprezzato la scelta del brano.

Ho anche sbirciato, dopo un po’, un bel po’, ma non ti ho visto più.

Forse immaginavo che avresti scalato la torre aggrappandoti ai rampicanti, incurante delle spine e dell’altezza vertiginosa, e che saresti entrato di soppiatto nella mia stanza risvegliandomi con uno dei tuoi potenti baci. (in realtà io sarei stata già sveglia, ma avrei fatto lo stesso finta di dormire).

O forse tu ti aspettavi che appena udito il tuo richiamo mi sarei affacciata lanciandoti la mia lunga treccia bionda (posticcia) invitandoti a salire tutta trepidante. Oppure ti ha dato fastidio il mio Mastino grigio che ti ha inseguito ringhiando?

So che hai dovuto sconfiggere l’orribile Orco Amor Proprio, per arrivare da me. L’hai dovuto costringere ad arretrare e lasciarti il passo.

Per questo forse ti saresti aspettato subito il tuo Bacio Premio.

Ma, come sai, io sono un po’ rozza. Più modello Shrek che non Fratelli Grimm. E avevo ancora il culo bruciante per le frecce avvelenate che le tue sorellastre mi hanno sparato dietro per impedirmi di raggiungerti. E certo il fatto di aver dovuto affrontare il Gran Drago della Maldicenza e avergli strappato le zanne a suon di sganascioni mi aveva un poco fiaccato e anche sbruciacchiato.

Dov’eri tu, mio bel Principe, mentre affrontavo tali perigli? Sul momento mi sono incazzata non poco per essermi ritrovata da sola nella pugna. Ma capisco che anche tu avrai avuto i tuoi sordidi nemici da abbattere e i tuoi cazzi da risolvere.

Allora mio caro, torna. Porta la tua chitarrina, strimpella le tue dolci note e vedrai che come per magia il mio portone si aprirà per te.

Tua

Fiona.

piesse Il tuo cavallo stanotte ha mangiato tutte le mie rose e fatto la cacca in giardino. Quando torni porta dei fiori. E una vanga, che dobbiamo spalare un po’ di merda.

pippiesse E seguili ogni tanto i buoni consigli del Mago Aka e del suo giovane apprendista!

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Ho avuto modo in questi ultimi giorni di fare una serie di serie considerazioni sul “mondo blog”.

C’è chi scrive per il piacere della scrittura, chi lo fa per dimostrare a se stesso che in fondo lo può fare, c’è chi cerca una propria identità, chi se ne vuole creare un’altra. C’è chi trova sfogo alle proprie frustrazioni e chi riesce a risolvere problemi esistenziali o anche, perché no, contingenti.

E’ tutto lecito, creare pagine con storie fantastiche e fantasiose, o riportare fatti personali, vicende realmente vissute. Chi decide di metterci la faccia e chi invece usa dei nickname hanno esattamente le stesse ragioni, decidere di se e di quello che si pubblica.

Quello che non è lecito, anzi è veramente odioso ed esecrabile, è usare questo strumento per mettere alla gogna o al rogo qualcuno.

Qualunque cosa ci accada nella vita, anche le cose più dolorose, i tradimenti più umilianti, o gli abbandoni più spiazzanti, dovrebbe essere preso ed esaminato partendo dal se. E’ chiaro che chi soffre è arrabbiato. A volte molto, molto arrabbiato. Incazzato nero direi.

E’ chiaro che a volte si ha ragione. Molta ragione. Ragione da vendere.

Ma non serve a niente. Avere ragione non serve. Serve imparare da ciò che ci accade. Serve ragionare e metabolizzare e vivere fino in fondo ciò che ci accade e cercare di crescerci dentro.

Quindi, a meno di non avere subito violenze passibili di denunce penali, o atti comunque sanzionabili dal codice civile, poco o niente serve smerdare pubblicamente chi ci ha fatto un torto, o presunto tale.

Ripeto ci sono comportamenti che possono e devono essere denunciati alle autorità competenti. Ma la gogna o il rogo sono pratiche antiche che oramai fanno rabbrividire al solo ricordo. Riferire fatti intimi, privati può essere anche uno sport propedeutico alla pubblicazione di un “volevo i pantaloni” o “cento colpi di spazzola”. Ma quando questo coinvolge altre persone bisognerebbe prima “sciacquarsi la bocca” . Pubblicare veri o presunti messaggi privati è poi l’ultimo degli abissi di una mancanza di amor proprio che fa dubitare di qualunque altra cosa mai pubblicata prima.

E agli starnazzanti avvoltoi che becchettano saltellanti intorno al cadavere di turno, voglio ricordare un detto popolare che dall’alto dei miei 50 posso dire spesso si rivela corretto: chi di spada ferisce, di spada perisce.

Questa è la mia opinione. Può non essere condivisa ma tant’è. E siccome, come ha ricordato simpaticamente @pennabianca, questa è casa mia, prego chiunque voglia farlo di esimersi da commenti che non siano di natura generale e/o filosofica. Qualunque altro scritto che menzioni fatti o persone diverse dall’autore verranno cancellati.

800px-Il_cielo_sopra_Berlino

« Quando il bambino era bambino,
era l’epoca di queste domande.
Perché io sono io, e perché non sei tu?
Perché sono qui, e perché non sono lì?
Quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio?
La vita sotto il sole è forse solo un sogno?
Non è solo l’apparenza di un mondo davanti al mondo
quello che vedo, sento e odoro?
C’è veramente il male e gente veramente cattiva? »

(P. Handke, da Lied vom Kindsein, in Il cielo sopra Berlino)

IMG_2510Oggi per un poco ho pensato di mollare.

Non è detto che darsi un obiettivo voglia sempre dire portarlo al termine. E quindi chissenefrega se ho deciso di fare 365 post in 365 giorni. Smetto puntoebbasta.

Ma purtroppo sono di un’annata strana, di un decennio strano, con un segno zodiacale strano. E non riesco a mollare. Proprio è più forte di me.

Ve lo ricordate Ercolino sempre in piedi? Probabilmente solo se siete anzianotti come me. In ogni caso oggi mi è venuto in mente il famoso pupazzo della Galbani che riempito alla base d’acqua tornava sempre in verticale qualsiasi colpo prendesse.

Eccomi, sono così. Ercolinosempreimpiedi.

Alla partita a scacchi del matrimonio dei miei vengo rifilata al padre? Ops, cado all’indietro  e poi….. di nuovo all’impiedi!

Mi recludono in casa e scappo via a diciotto anni e due mesi con ancora la maturità da fare? ariops! Vado a faccia avanti e poi….. di nuovo all’impiedi!

Il mio fidanzatino mi molla perchè ancora non faccio sesso e lui si trova una più sveglia di me? ariariops!

il mio ragazzo mi tradisce?

Doppio ariops!

Il mio fidanzato mi tradisce e mi dà anche una sberla?

il mio compagno mi mette incinta e poi mi tradisce di nuovo?

il mio uomo decide che non solo mi tradisce, ma sono anche cogliona e mi manda affanculo?

No problem! ho addominali d’acciaio, un baricentro calibrato, spalle larghe e nervi temperati.

In piedi sono e in piedi resto.

 

In un tempo
di rassegnata decadenza patti-smith
serpeggia la paura
nascosta dall’indifferenza.

 

In un tempo così caotico e corrotto
in cui da un giorno all’altro
ci può succedere di tutto.

 

In un tempo dove milioni di persone
si massacrano tra loro
e non sappiamo la ragione.

 

In un tempo tremendo in ogni parte del mondo.

 

In un tempo
dove il mito occidentale
nel momento in cui stravince
è nella crisi più totale.

 

In un tempo
indaffarato e inconcludente
dove si alza minaccioso
il sole rosso dell’oriente.

 

In un tempo
sempre più ostile allo straniero
dove pian piano tutti i popoli
stanno premendo sull’impero.

 

In un tempo tremendo in ogni parte del mondo.

 

In un tempo
dove tutto ti sovrasta
e qualsiasi decisione
passa sopra la tua testa.

 

In un tempo
dove il nostro contributo
la nostra vera colpa
è solamente un voto.

 

In un tempo
che non ti lascia via d’uscita
dove il destino o qualcuno
ha nelle mani la tua vita.

 
Io come persona io come persona
io come persona
completamente fuori dalla scena
io come donna o uomo
che non avverte più nessun richiamo.

 

Io che non capisco
e che non riesco a valutare e a credere
io confuso e vuoto e rassegnato
a non schierarmi mai a non schierarmi mai
a non schierarmi mai

 

In un tempo tremendo, piano piano ti allontani da tutto, ma con fatica senza arroganza, come un uomo sconfitto che riesce a vivere solo, rifugiandosi nel suo piccolo mondo. Ma la salvezza personale non basta a nessuno. E la sconfitta è proprio quella, di avere ancora la voglia di fare qualcosa, e di sapere con chiarezza che non puoi fare niente. È lì che si muore. Fuori e dentro di noi.
Sei come un individuo innocuo, senza giudizi e senza idee. Un individuo sempre più smarrito e più impotente. Un uomo al termine del mondo ai confini del più niente.

 
Ma io ci sono  io ci sono
io come persona ci sono
io come persona ci sono ancora

 

Io coi miei sentimenti ci sono
io coi miei sentimenti ci sono ancora

 

Io con la mia fede ci sono
io con la mia fede ci sono ancora

 

Io come donna o uomo ci sono
io come donna o uomo ci sono ancora.

 

Io ci sono
io ci sono

 

Io come persona ci sono io come persona ci sono
Io come persona ci sono io come persona ci sono
ci sono ci sono ci sono.

 

Patti Smith canta “Io come persona” nell’album

tributo a Giorgio Gaber “Io ci sono”

 

Arrivo per ultima perchè dopo la nottata passata, ho passato una giornata a lavorare. Ed è sabato ed ho detto tutto.

E’ oramai ufficiale sul web, o almeno su WordPress, che ieri sera si è svolta una storica cena a casa di WishAkaMax che ha ospitato Masticone e me. Ho visto che entrambi hanno signorilmente sorvolato sulle quasi tre bottiglie di rosso scolate durante la cena, e sulle ovvie conseguenze che hanno avuto sui  nostri discorsi verso la fine della serata. In molti penseranno a sgangherate conversazioni equivoche  e doppisensi e porcate. Ebbene: si dialogò di trasformazione interiore e di pratiche per la crescita individuale. Con una sniffata di coca, o un bicchierino di amaro, saremmo arrivati a dimostrare l’esistenza di Dio, o in alternativa di un’altra divinità a piacere. Ma rimanemmo sul piano dell’apertura degli scrigni dei tesori contenuti nella nostra vita.

Ma alcune considerazioni sono indispensabili.

1) Ha assolutamente ragione Max, nel dire che solo pochi anni fa non avremmo avuto questa possibilità. Senza la rete non ci saremmo probabilmente mai conosciuti ed incontrati e piaciuti. E mi sono piaciuti molto Masti e Max. Così differenti tra  loro eppure con in comune una grande enorme e rara qualità: essere persone di valore. Persone che ragionano e stimolano al ragionamento. Che parlano, e molto, ma sanno anche ascoltare (Mast di meno). Che sono convinti di quello che dicono, ma sanno anche ammettere che tu hai ragione.  Due Stupendi uomini che mi fanno ricredere su ciò che vado dicendo sulla carenza grave di genere maschile frequentabile.

2) E’ vero che la pasta che Max ci ha così generosamente preparato era buonissima. Ma, caro amico, la Ada Boni non sapeva probabilmente neanche dove fosse ubicata la città di Amatrice, figuriamoci se immaginava come è preparata un’amatriciana. E giocare sulla presenza o meno di una “a” all’inizio del nome, non la salva da un’errore gravissimo di appropriazione indebita di ricetta. Mi riservo la facoltà di invitarvi a cena per prepararvi quella che normalmente si mangia ad Amatrice.

3) Ho avvertito distintamente, caro Masti, il tuo raspare alla mia porta stanotte. Sappi che ero lì li per cedere al richiamo del feromone, in fondo – ho pensato – è pur sempre un bel maschione. Ma ho subito dopo ricordato il Maiale inguaribile descritto così bene nei tuoi post, ed ho messo il cuscino sulla testa. Mi auguro che il divano sia stato comunque un giaciglio comodo.

4) Vuoi per il troppo cibo e l’abbondante libagione o per la tarda ora e l’emozione di avere Masti a casa mia, ma ieri non ho avuto il tempo di scrivere il mio post quotidiano Quindi recurererò oggi linkando tutti e due e scrivendo qualcosa di assolutamente inutile e superfluo subito dopo.

images-1Credo di essere un caso anomalo. Anche se francamente non ne sono sicura.

Dopo dodici anni di separazione da mio marito, dopo altre relazioni, un figlio da un altro uomo, una vita completamente rivoluzionata, oggi mi è arrivata la mail dell’avvocato con il “ricorso congiunto per la cessazione degli effetti civili del matrimonio”, cioè il divorzio.

Dodici anni sono abbastanza per decidere se riprendere in mano un matrimonio o capire se è definitivamente finito. E dodici anni di una vita che è andata  proprio in un’altra direzione.

Anche se i rapporti con il mio ex marito (anzi attuale, ancora) sono sempre stati ottimi, e ho avuto continue riprove del fatto che è una persona speciale e che è stato un punto fondamentale nella mia vita.

Nonostante tutto, comunque, ognuno è andato avanti per la sua strada, continuando percorsi già tracciati o costruendone di nuovi.

Eppure, oggi, leggere nero su bianco che sto divorziando, mi ha fatto un effetto molto forte.

E non perché abbia il desiderio di tornare indietro. Non so. Forse dipende dalla mia incapacità di gestire i distacchi.  Anche se nulla cambierà sostanzialmente tra me e lui, formalmente sarà tutto diverso.

Oppure perchè è la ratifica di una decisione, presa tanto tempo fa, che mi è costata tanta fatica, e lavoro su di me, e dolore.

In ogni caso è così.

Avere la possibilità e la capacità di prendere in mano la propria vita è il dono più grande che ci possa capitare. E io sono grata alla mia vita per questo.

Tanto stanca.

La partenza è sempre alle sette, con il sole o con la pioggia.

E dopo giornate piene come questa arrivo alle undici che non capisco più nulla. Mi piacerebbe leggere. Dovrei leggere.

Mi piacerebbe scrivere, vorrei veramente avere tante cose interessanti da dire. Ma l’unica che mi viene ora in mente è: tanto stanca.

E quindi solo pensieri rubati a menti più più ricche.

“Essa respirò ancora una volta per riempirsi d’aria a sazietà, e aveva già tolto una mano dal manicotto per aggrapparsi alla colonnina ed entrare nel vagone, quando un uomo in paltò militare, proprio accanto a lei, le nascose la luce vacillante della lanterna. Lei si volse a guardare e nel medesimo istante riconobbe la faccia di Vrònskij. Portata una mano alla visiera, egli si inchinò dinanzi a lei e domandò se non avesse bisogno di qualcosa, in che cosa potesse servirla. Senza risponder nulla lei lo osservò per un tempo abbastanza lungo e, benchè egli fosse in ombra, vide o le parve di vedere persino l’espressione del suo viso e degli occhi. Era di nuovo quell’espressione di reverente entusiasmo che aveva avuto tanto effetto su di lei il giorno prima. Più di una volta in quegli ultimi giorni e anche appena or ora si era detta che Vrònskij per lei era uno delle centinaia di giovanotti eternamente identici che si incontrano dapperttutto, che lei non si sarebbe mai permessa anche soltanto di pensare a lui; ma ora, nel primo istante dell’incontro, la prese un sentimento di gioioso orgoglio. Non aveva bisogno di domandare perchè egli fosse lì. Lo sapeva con la stessa sicurezza che se egli le avesse detto che era lì per essere dov’era lei.<<Non sapevo che foste in viaggio. Perchè siete in viaggio?>> disse, lasciando cadere la mano che stava per aggrapparsi alla colonnina. E sul suo viso splendevano l’animazione e una gioia incontenibile.<<Perchè sono in viaggio?>> ripetè egli, guardandola proprio negli occhi. <<Voi lo sapete, io sono in viaggio per essere dove siete voi,>> disse,<<non posso fare altrimenti>>.”

da Anna Karenina  di Lev Tolstoj Anna-Karenina-film-foto– Capitolo XXX

IMG04094-20130122-0922Visitando il blog di Liù ho rivisto le immagini di una bellissima produzione televisiva RAI: La Tosca nei tempi e nei luoghi. Vennero girate e mandate in onda le arie della Tosca proprio dai luoghi in cui le aveva ambientate Puccini, alle ore in cui avvenivano le vicende. L’ultima parte, il finale tragico, avviene a Castel Sant’Angelo. Io so di essere una inguaribile romantica, ma Puccini mi colpisce sempre al cuore. Ed essendo anche una romana inesorabilmente e tragicamente amante di Roma, almeno della Roma che non si riesce a non amare, ogni volta che passo accanto a Sant’Andrea della Valle, al Palazzo Farnese  o  a Castel Sant’Angelo ripenso a lei, alla Tosca, e alla sua tragica fine.

Stamani ero li, sotto il muraglione dal quale lei si buttò, schiacciata dal dolore per aver perso il suo Amato, nonostante tutto ciò che aveva fatto per tentare di salvarlo. Nei giardini sotto il Castello ci si ritrova con altri canari a far correre le bestiole, inconsapevoli, esse – le bestiole, di correre e defecare sotto un pezzo di storia che fa impallidire il mondo.

Amore, passione, tragedia, Puccini sapeva veramente come conquistare il suo pubblico! Io non riesco a frenare le lacrime ad ogni morte del Cavaradossi.

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