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tu

che ricordi hai?

ricordi quel giorno, il primo in cui ci siamo incontrati. sulla strada. un abbraccio. occhi negli occhi. ed è stato amore

immediato

ricordi le carezze, gli abbracci, le coccole

le voci tenere a rincorrersi

il cibo preparato per te

e le notti passate vicino vicino.

le carezze, tante.

il calore

tanto

come ti senti?

temi che io possa tradirti, abbandonarti

vivi il presente o il passato ti torna addosso lacerandoti il cuore

alle volte ti osservo mentre sogni

ti muovi come se corressi

piangi a volte

e io vorrei essere con te nel tuo sogno a correre lungo il mare o in mezzo ad un prato verde e immenso

tu forse se felice perché vivi ora e qui

ti basta vedermi

ti basta sentire il mio corpo contro il tuo

niente di quando eri sola

niente di quando ti hanno deluso, tradito, abbandonato.

vorrei essere te,

a volte.

IMG_1739

 

Come-aprire-un-pubEntro nella locanda. 
La differenza di temperatura mi sorprende piacevolmente. Fuori il freddo umido di una serata piovosa, dentro il caldo un poco puzzolente di cibo e umanità.

Vado al banco, sono sola e non mi va di sedermi a un tavolo. Questa benedetta abitudine femminile di non attirare l’attenzione. Chiedo una birra, rossa. Ho voglia di alcolici destrutturanti. Ho bisogno di spegnere il mio cervello per qualche ora.

Mi siedo su uno sgabello alto e inizio a sorseggiare la mia Leffe Cuveè, prodotta in Belgio, birra d’Abbazia a 8.4 gradi, temperatura ambiente.

Giro attorno gli occhi, più per vezzo che non per reale interesse alla varia umanità raccolta in quel locale. A ore dodici il mio sguardo si blocca. Un tavolo con un uomo e una donna. Inizialmente la mia attenzione è attratta dalla sensualità con la quale si stanno guardando. Dalla bellezza della giovane donna, e dalla prestanza del suo uomo. Un momento dopo mi fisso su di lui. Ha una gamba che finisce proprio sopra la coscia. Una stampella appoggiata alla sedia e il pantalone cucito poco dopo la fine del moncherino.

Il barista non è esattamente mio amico. Mi ha visto sì e no altre due volte. Ma ha voglia di parlare e ha intercettato il mio sguardo.

– Hai visto? Quel pezzo di figliolo! E pensa che fino a un mese fa non me ne ero accorto perché aveva una gamba finta. Sai com’è successo? Incredibile…

Anche se di solito scoraggio le confidenze, sono troppo attratta dalla storia per bloccarlo.

– Era in moto con la ragazza, quella che sta con lui al tavolo, quando ha avuto l’incidente. E’ andato contro il guardrail. Si è tranciato la gamba. La ragazza niente, solo qualche escoriazione. Un automobilista si è subito fermato e ha avuto la forza di bloccare l’emoraggia con le mani e di calmarlo e di parlargli per tutto il tempo che c’è voluto prima che arrivasse l’ambulanza. Gli ha salvato la vita sai? Lui era sotto shock, ma dopo qualche tempo l’ha cercato e l’ha incontrato e ringraziato per quell’interminabile mezz’ora a tenere stretta la sua coscia  per non farlo morire dissanguato, parlandogli con calma per non farlo impazzire.

Resto in silenzio, senza parole. Non riesco a immaginare lo shock subito da quei tre. Il ragazzo senza più una gamba, la ragazza in terra e l’uomo a fermare il sangue.

Dal tavolo si accorgono che io e il barista stiamo parlando di loro. Li stiamo evidentemente fissando in modo sfacciato. L’uomo ammiccando mi fa cenno con una mano di accomodarmi sulla sedia libera accanto a loro. La donna mi sorride. Mi siedo al loro tavolo. Mi scuso  per l’invadenza.

– Non ti preoccupare, ci siamo abituati – dice lei – Quando avevo la gamba artificiale, nessuno ci faceva caso – aggiunge lui – ma ora ho un problema, un’infezione, e non posso portarla per un po’. Ho esagerato con gli allenamenti.

Lo guardo interrogativa.

– Prima dell’incidente io correvo – dice – e anche parecchio. Partecipavo a gare e maratone. Mi sono fatto preparare un arto artificiale sperimentale. Tipo quello di Pistorius, hai presente?

Annuisco.

– Ho fatto parecchie gare. Mi sono piazzato niente male, sai? Ma ora ho un’infezione al moncherino e devo stare un po’ a riposo.

Mi parla con la tranquillità con cui si racconta di un taglio di capelli riuscito male. Poco importa tanto ricrescono.

Mi spiega di come ha superato lo shock grazie alle cure della sua ragazza. Lei è stata fantastica, dice.  E la guarda con dolcezza mentre le accarezza la mano. Ora si sono sposati, stanno cercando di avere un figlio.

Poi con aria molto complice mette i gomiti sul tavolo e avvicina il suo volto al mio.

– Non ho perso la gamba per caso, sai?

Non capisco

– Quell’incidente mi ha salvato la vita. I medici hanno recuperato l’arto amputato e lo hanno esaminato per capire se avevano un margine per tentare una ricostruzione. I chirurghi sono fissati sul riattaccare pezzi di corpo. Hanno scoperto che avevo un melanoma sotto il ginocchio.

Lo guardo esterrefatta.

– Si. Avevo un cancro alla gamba. Non me ne sarei accorto, probabilmente. Era un melanoma maligno, molto aggressivo. Mi hanno detto che quasi certamente mi avrebbe ucciso.  Capisci che fortuna? L’incidente mi ha strappato via la gamba e mi ha salvato la vita.

Questo il sogno.

Quando mi sveglio, sono sudata ed è ancora notte.

Il senso del sogno mi appare subito in tutta la sua crudele realtà.

luna opaca

in un mondo normale non uscirei alle nove di sera per tornare in ufficio a lavorare

in un mondo normale non mi sentirei abbandonata da qualcuno che tecnicamente non può abbandonarmi

in un mondo normale la luna piena e l’aria tiepida accompagnerebbero il mio riposo ed il giusto sonno

in un qualsiasi mondo tutto il lavoro e l’impegno e la professionalità e l’amore e la dedizione darebbero per   conseguenza di una vita normale

216px-Jain_hand.svgQuesto post si potrebbe anche intitolare: eli e le donne, o anche eli e i tradimenti, o meglio eli e gli uomini che non la scelgono mai.

Io ho un bel rapporto con le altre donne. Ritengo che siano una fonte per me di ispirazione continua. Difficilmente mi sento invidiosa o in gara con un’altra donna. Non è escluso che conosca donne che mi stanno sulle palle, o che discuta o litighi con una donna, o che proprio la pensi in maniera differente. Figuriamoci! La sorellanza è roba da anni settanta. Però, negli anni, ho imparato ad ascoltare le donne parlare, e a guardarle mentre parlano, e ad osservare i movimenti del corpo degli occhi delle mani. E ci vedo proprio la vita. Ci rivedo me o l’opposto di me o entrambe le cose. Ma mi sento in sintonia.

Negli anni ho imparato a rispettare anche le donne che mi hanno ferito. E qui arriva il punto.

Ho una sorta di maledizione del faraone che mi colpisce in ogni relazione amorosa. Il mio uomo vive con un’altra donna. Oppure. Non ci vive più, ma la sua ex continua ad essere fortemente presente nella sua vita. Oppure. Non ha un’altra donna, ma qualunque altra donna lo interessa.

Mi sono trovata in situazioni grottesche. O meglio.  Che definisco ora grottesche, perchè al momento credevo di sentirmi aprire la terra sotto i piedi. In realtà me lo auguravo.

Mi sono trovata, incinta di tre mesi, a leggere le missive infatuate della giovane artista al mio compagno-padre-di-mio-figlio-regista. E fin qui niente di strano. Capita. Ma la storia durava da tempo, negata, sempre. E di fronte all’evidenza non ha potuto che …. negare ovviamente. Sono finita a urlare come una lavandaia al telefono alla tipa di sparire dalla nostra vita.

Durante la stessa gravidanza, verso l’ottavo mese,  il mio amore regista  se la fece anche con  la giovane allieva, ma oramai avrete capito il tipo. Quindi nessuna meraviglia se l’anno dopo mi ritrovai in un paesino della calabria, per uno stage estivo, con TRE, dico TRE, delle sue amanti (o ex amanti) come allieve. Neanche a dirlo che ci siamo lasciati.

In un’altra relazione mi sono ritrovata nuda, accanto al mio uomo nudo e addormentato, a sentire la porta di casa che si apriva e vedere la sua ex che entrava chiamandolo prima di rimanere pietrificata come me, per poi decidere di lasciare le chiavi di casa sul comodino e uscire in silenzio. Non bastasse, al suo risveglio un attimo dopo, il bastardo si angosciò per lo stato di prostrazione in cui, sicuramente, lei si stava trovando in quel momento.

Dopo anni di un rapporto tira e molla in cui continuava a comparire l’ex nei momenti più delicati, ebbi la notizia che per motivi assolutamente pratici legati alla crisi economica, avevano deciso di ricondividere la casa e le spese. Il gergo che ho usato lo lascio alla vostra immaginazione. L’aggravante è che per tutto il tempo della relazione io ero stata vessata da una forma di gelosia patologica e accusata, assolutamente gratuitamente, dei più turpi e ripetuti tradimenti.

Infine mi sono ritrovata a gestire una relazione con un uomo che inizialmente creduto libero si rivelò invece accasato con figli. Convinta del fatto che la convivenza fosse oramai un fatto puramente formale ho atteso un tempo più che congruo, per me, per far si che si definisse la questione. Ma ciò non accadde né si vide all’orizzonte la più pallida speranza, complice ancora una volta crisi e dissesti finanziari. Ma, se non fosse bastato, il mio uomo – essendo intelligente, arguto e ironico – amava dedicare tempo ed energia al rapporto epistolare con donne di ogni razza e religione, alcune delle quali fatalmente cadevano nel deliquio amoroso. Alcune delle altre poi incontrava o cercava di incontrare. Sempre, sia detto per chiarezza, sostenendo di mantenere  l’assoluta fedeltà morale e materiale a me.

Sento già da un po’ ripetuti mormorii e borbotti. Si ma te li cerchi con il lanternino. Vabbè ma dopo che ti ha fatto questo ancora ci stavi insieme. Ma come hai accettato una situazione di compromesso e poi ti sei tirata indietro.

Ebbene, coloro che mormorano non hanno letto il titolo del post, o non sono buddisti, o comunque non sanno cosa significhi la parola karma.

Karma è una parola che deriva dal sanscrito e letteralmente, significa “azione”.

“Indica il funzionamento universale di un principio di causalità simile a quello di cui parla la scienza, secondo cui ogni cosa nell’universo esiste all’interno di uno schema di causa ed effetto: “per ogni azione, c’è una reazione uguale e contraria”. La differenza tra la causalità delle scienze naturali e il principio buddista del karma è che quest’ultimo non si limita alle cose che possono essere viste o misurate: esso si riferisce anche gli aspetti invisibili o spirituali della vita, alle sensazioni o alle esperienze di felicità o miseria, gentilezza o crudeltà.”

“Secondo il Buddismo, noi creiamo il karma su tre livelli: attraverso i pensieri, le parole e le azioni. Le azioni, ovviamente, hanno un impatto maggiore delle parole. Allo stesso modo, quando diamo voce alle nostre idee, ciò crea un karma più pesante rispetto al solo pensarle. Tuttavia, poiché sia le parole sia le azioni hanno origine nei pensieri, anche il contenuto di ciò che sentiamo e pensiamo è di cruciale importanza.”

“Il karma quindi, come ogni cosa, è in costante divenire: creiamo il nostro presente e il nostro futuro attraverso le scelte che facciamo in ogni momento. Sotto questa luce, l’insegnamento del karma non incoraggia alla rassegnazione, ma restituisce il potere di diventare protagonisti nello svolgimento della propria vita. “(dal sito dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai)

La questione quindi attiene decisamente a me. Al mio rapporto, evidentemente, malato con il genere maschile. Froidianamente direi al mio rapporto, assolutamente, malato con mio padre.

Ma torniamo invece al mio rapporto con le donne. In tutto questo, direte – già vi sento, come puoi amare tanto il genere femminile. Dal momento che squinzie bionde seducevano il tuo uomo. Che altre donnine più mature non mollavano di un centimetro il territorio. Che infine per un verso o per l’altro sei stata comunque defenestrata?

Facile: perchè non era propriamente responsabilità loro. Agivano, è vero – a volte, in modo subdolo. Ma i miei meravigliosi uomini avrebbero potuto neutralizzarle in modo immediato, efficace e definitivo. Manifestare in maniera chiara e totale che una sola e unica donna faceva parte della loro vita: IO.  Invece no. Perchè io amo gli uomini che non rinunciano mai….. alle altre.

In quanto alle ex, ora attuali e conviventi , o definitivamente ex dei miei ex, quasi sempre ci divento amica. Chi accompagno nelle visite al centro per i disturbi alimentari (si perchè se le scelgono anche anoressiche) Chi diventa interlocutrice e riferimento nella gestione del piccoletto nei giorni di spettanza del padre. A chi, incontrandola per l’ennesima volta nell’ennesima imbarazzante situazione, lui vagava cieco come un Edipo, do’ la mano sorridendo e dico: Oramai presentiamoci, io sono Eli.

donne-cena-pesceCinque donne intorno a una tavola su una terrazza romana.

G. si è appena separata dopo più di vent’anni di matrimonio. Ha un aspetto splendido. Ci ha invitate a cena perchè dopo mesi l’ho chiamata e ci siamo riviste per un caffè. Ma non basta per riprendere un’amicizia che è durata tanto, tanto tempo. E lei supergenerosa ed ospitale com’è (napoletana), favorita da una splendida grande casa, ha organizzato una cena dove reincontrarci insieme ad altre amiche.

P. è sempre bella, per lei gli anni sembra non passino. Anche lei separata, ma da anni ormai, ha un compagno fisso che vive all’estero. Da sempre. Prima in Germania, ora a Londra. Sono ricercatori. Ride sulla questione Marino-Vivisezionista. Nessun medico o chirurgo può evitare di passare per l’utilizzo di animali cavia, dice lei. E quindi parla di strumentalizzazione politica. Ci vuol poco a capirlo, dico io, quando Roma è tappezzata da manifesti con Alemanno abbbracciato ad un gattino. Dico Alemanno! Avete mai visto lo sguardo di Alemanno dal vivo? Potrebbe far scappare un Dobermann.

F. è come al solito una tacca sopra le altre per sensibilità. Riesce a capire tra le pieghe di un racconto i passaggi emotivi che lo hanno generato. Io penso sia per tutti i problemi di salute che ha dovuto sopportare. Anni di lotta ad un diabete che le dava vita a tempo. Il tempo di azione dell’insulina, poi era come si spegnesse una candela. A vederla così abbronzata e mesciata, sempre in gran forma fisica e vestita carina non si potrebbe immaginare che ha subito un trapianto di reni ed è sempre sotto farmaci. Infatti è  splendida, come sempre. Tranne alla fine, quando dice che è ora e deve andare, e si capisce che per lei non è un modo di dire. Come cenerentola ha un tempo di autonomia. E quando scende le scale ha già un altro volto e il pallore sotto l’abbronzatura delle Eolie. P., la sorella, le va dietro per sostenerla e scortarla fino a casa.

A. è il solito grillo. Siamo salite assieme, e in macchina mi ha già fatto il terzo grado. Vuole sapere tutto. L’amore? Quale? Ma lo scrittore… Finita. Ma che fai tu con gli uomini, li consumi? Rido. No, era una storia molto complicata. Mi chiede del lavoro. Dopo tanti anni non hanno ancora mica capito bene che lavoro faccio. Sono leggermente fuori dai canoni. Le chiedo dei figli. Lei è un’altro dei grandi misteri femminili. E’ una donna minuta, non bellissima, il viso segnato anzitempo dall’età. Ha sposato da poco un uomo bellissimo molto più giovane di lei. Dopo anni di convivenza lo hanno deciso per poter adottare un bambino. Ne hanno avuti due, dall’africa, fratelli gli hanno detto. La femmina è una quasi adolescente, il maschio ha cinque anni. E’ sconvolgente pensare come due persone che non hanno mai avuto figli possano passare in un attimo da zero a cento in questo modo. Sono dei miti.

Cinque donne attorno a una tavola mangiano e bevono e ridono e si raccontano e ritrovano la gioia di essere assieme. Ancora una volta. Nonostante tutto.

E così ho fatto questa figura da niente.

Dico che basta, è finita, me ne vado. è giunta l’ora….. e poi eccomi qua di nuovo con il mio countdown.

C’erano dei motivi per dire basta al blog. E non era la fatica di scrivere un post al giorno, anche se (diciamocelo) non è che tutti i giorni abbia ste cose geniali da dire. Basterebbe un settimanale, o un quindicinale…. Ma per me questo blog aveva all’improvviso assunto un tono mesto quasi disperato. Per chi sa leggere tra le righe.

Poi sono successe cose strane. Per me straordinarie. Ovviamente vo,i carissimi amici virtuali, con in testa Wish, che avete avuto un cuore così grande da dirvi dispiaciuti.

Poi, incredibile a dirsi, il mio annuncio di chiusura segnato il top delle visite dall’apertura del blog. E, per chi è appassionato di statistiche,  con una media di quasi sei visite a persona. Il che mi ha fatto fare una considerazione. O era un gentile passaggio di saluto alla salma, o qualcuno aveva veramente voglia di leggere tante delle cose che ho scritto prima che togliessi tutto di mezzo. Cavolo! Bello, no? Io non sono una fissata con ste cose, però mi ha fatto piacere.

Ma la vera ragione per cui poi ho deciso di continuare è stato LUI. Siì, proprio LUI, l’uomo più straordinario che abbia mai conosciuto. L’uomo che ho bistrattato e preso a male parole e voluto allontanare. E che invece non ha mai mollato un centimetro. Con un cuore e un amore che mi piega le ginocchia ha deciso di aspettare un tempo. Che mi calmassi. E mi passasse la paura. Perchè LUI sa vedere il mio lato oscuro, e non se ne mette paura. E si fida del suo cuore anche quando io non lo faccio del mio. E con poche parole mi ha ripreso l’anima.

Quando ci siamo conosciuti, in una delle prime chiacchierate gli citai La versione di Barney. Mi disse che era il libro che aveva amato di più. Facile per un acchiappafemmine come lui,  lo avrebbe detto anche non avendolo letto affatto. Ora dopo un tempo, ora che lo conosco veramente, dico che ho fatto la citazione più azzeccata.

E’ così che ti vedo, Amore. Con la stessa veemente passione e dedizione con cui Barney Panofsky amò per tutta la vita la sua Miriam (anche se io non sono perfetta come lei). Innamorandosi  nel momento più assurdo, e facendo di tutto per conquistarla e adorandola in modo incondizionato e facendola sentire la donna più meravigliosa del mondo. Così mi fai sentire, questo è il grande dono che hai. Anche se a volte sei anche un canaccio pulcioso e ghignante come Muttley.

Tu hai il dono di dire e fare sempre ciò che è giusto per me,e mi fai sentire a casa.

Grazie di esserci.

E se mi chiedi TU di continuare io continuo.

260px-Circe_Offering_the_Cup_to_OdysseusC’è stata una  che una volta disse: Io non sono cattiva, mi disegnano così.

Io invece sono cattiva. Mi hanno anche disegnato buona. Sembra. Sembro, anzi. Una dolce, buona e brava ragazza.

Naaa! Invece sono cattiva.

Ho un brutto carattere.

Quando mi fanno girare le balle, cosa che mi capita molto spesso, ulltimamente spessissimo, urlo e sbraito e mando affanculo.

Sono intemperante e gelosa. Vedo ovunque il tradimento. Anzi lo vado cercando, come un cane da tartufo il tartufo, per l’appunto.

Sono una bastarda seduttrice di poveri uomini ingenui. Come una Circe li ammalio. Li trascino nella mia isola e li trasformo in maiali (metafora azzeccata). Poi, dopo essermi trastullata con loro il tempo necessario a saziare le mie insaziabili voglie, li abbandono. Ma non basta. Non li lascio mica in stato suino. No! Li ritrasformo in uomini. E quella è la loro vera pena.

Sono una medusa. Chi mi guarda non può che trasformarsi in pietra. Le più belle menti dopo essere passate tra le mie spire, farfugliano e scribacchiano e sbavicchiano opinioncine senza senso.

Un giorno rido e quello dopo piango.

Accarezzo mentre straccio la carne.

Sono una sirena truccata da venere.

Oh Signori di passaggio per questi mari, siete avvisati.

Un solo pensiero.

Che  domani per te sia un bel giorno.

E stai bene, se puoi.

cocciDirei quasi sempre.

Qualunque uomo io abbia avuto, in qualunque modo ci siamo lasciati, anche  e specialmente se a lasciare sono stati loro, e magari mollandomi in maniera crudele con tradimenti o insulti o entrambe le cose, comunque dopo un tot torna. Torna sempre.

E io mi chiedo perché.

Non è possibile che si rendano tutti conto che sono una donna incredibilmente meravigliosa e insostituibile. E’ chiaro che non tutti ci arrivano.

E allora perché. Cosa scatta in un uomo dopo un anno, o due, o dieci, che ti ha mollato? Quale senso del possesso ha il genere maschile per tentare di ripiombare nella tua vita quando ti intuisce, o ti vede, finalmente libera, felice, magari con un altro uomo? Quale incredibile presunzione narcisistica poi fa si che suppongano anche di essere accolti a braccia aperte?

Forse il fatto di averti avuto innamorata e disposta a qualunque cosa per averlo accanto? Tutte quelle parole meravigliose che hai detto, tutti quei gesti che hai fatto. Tutte le lacrime che hanno visto sulle tue guance o i gemiti di dolore dietro una porta chiusa. Possono davvero pensare che tutta quell’energia buttata al vento per uomini che non lo meritavano assolutamente possa di nuovo essere messa in campo per loro?

Ci vorrebbe un esercito di psicologi per capire il meccanismo dell’animo maschile. Ma non importa capire in fondo. Forse. Basta farsene una ragione.

Prima o poi tornano. Tornano sempre.

Che tenerezza.

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