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880014In attesa della pubblicazione del sequel di “Gobbi come i Pirenei” (allora, alla NEO cosa aspettate?), è stato pubblicato dalla casa editrice Officine Editoriali un  racconto di Otello Marcacci  in versione ebook: La Lotteria.

Il racconto è una storia ambientata nell’anno 2802, insomma una roba di fantascienza. Questo potrebbe scoraggiare qualcuno che, come me, non ama molto la materia. O meglio, in anni adolescenziali ho letto alcuni dei capisaldi della letteratura fantascientifica. Ma passato quel periodo non mi sono mai più avvicinata al genere.

Però, come sempre, Marcacci sorprende i suoi lettori. E’ fantascienza, è vero. Si parla di guerre stellari contro popoli alieni. Di pianeti distanti raggiunti, colonizzati e abitati dagli umani. Di tecnologie che permettono l’invincibilità, almeno per un giorno. Ma al centro del racconto c’è comunque l’uomo. L’essere umano con tutto il bagaglio di vita, amori, vigliaccherie, tradimenti, meschinità e seconde possibilità. Temi a cui Otello Marcacci fa ricorso per dare attraverso i suoi libri il senso che ha della vita.

Per come l’ho inteso io: una gran fregatura, che però vale la pena vivere fino in fondo.

E vale la pena leggere fino in fondo questo racconto.

Se poi non lo conoscete e vi può interessare leggere i romanzi che ha pubblicato, da oggi è online anche il suo sito www.otellomarcacci.com.

Si era accorta da un po’ tempo che lui aveva aperto un blog. Lui non ne aveva mai parlato.

Aveva l’abitudine di scrivere molto, si è vero. Scriveva racconti. Brevi. Alle volte anche abbastanza lunghi da poter diventare un inizio di libro. Di racconti lunghi ne aveva scritto uno bellissimo ispirato al loro primo incontro, in montagna, sui sentieri dell’alpe di Susi. Lei si era sentita molto orgogliosa di quel racconto. Un poco musa, un poco coautrice.

Ma del blog non le aveva mai parlato.

Se ne era accorta un pomeriggio, di domenica, in cui lui andando a riposare aveva lasciato acceso il portatile. Lei lo aveva preso per leggere un po’ di notizie sul web, oramai i telegiornali non li seguiva più, e ad un certo punto avevano iniziato ad apparire strane notifiche di posta tutte provenienti da “WordPress”. Solo per curiosità ci aveva cliccato sopra e si era aperta la posta elettronica. Un indirizzo che non conosceva “altrisidiventa@hotmail.it”. Tutta posta riguardante un blog. Notifiche di commenti e mi piace e followers. Tanti messaggi.

Non capiva. Non aveva mai visto un blog. Nel senso che aveva letto notizie su blog semi ufficiali, ma mai frequentato blog di persone sconosciute o, men che meno, conosciute. Il blog era “Altrodame.wordpress” e lei ci entrò.

Era aperto da più di sei mesi e c’erano una grande quantità di articoli. Non poteva crederci! Lui scriveva  tutto ciò e da tutto quel tempo e lei non ne sapeva nulla.

Iniziò a leggere quà e là, sfogliando dalle cose più vecchie ai post pià recenti.

Non era riuscita ad andare molto oltre, lui si era svegliato dal riposino e lei aveva chiuso il computer. Senza  dirgli nulla.

La sera, però, mentre lei leggeva il suo libro e lui continuava a digitare e digitare, iniziò a guardarlo di sfuggita, con la coda dell’occhio. Lo vedeva cambiare espressione. Ora tutto intenso, con le ciglia aggrottate, ora sorridente, quasi ridente, con gli occhi spiritati. Cavolo stava scrivendosi con qualcuno. Qualcuna, forse.

Da quel giorno non aveva mai smesso di seguire il suo blog. In ogni momento libero ci andava su, leggendo quello che lui aveva scritto di nuovo o quello che scrivevano in risposta ai suoi articoli.

Ed era rimasta ancora più sconvolta. Si, era lui che scriveva, non c’era dubbio, era il suo stile. Ma con quale scioltezza e ironia! Con quanto sfoggio di cultura, seppur tra le righe, e fantasia creativa! Come avesse trovato una energia sconosciuta fino agli ultimi racconti che lei aveva avuto modo di leggere. Forse perchè qui parlava di se. Senza mai fare riferimenti diretti, non rivelando la propria identità. Ma parlava della sua vita. Nulla di inventato. Un poco abbellito, romanzato, ironizzando e creando quasi un personaggio. Sembrava un uomo incredibilmente interessante, con una vita veramente piena di spunti. Non che nella realtà non lo fosse, ma qui appariva molto più pronto, deciso, accattivante, quasi seducente. Anzi decisamente un acchiappafemmine.

Ecco qual’era la differenza. Lui qui scriveva in maniera seducente.

Ed in effetti riceveva un sacco di commenti. Tantissime donne. Tutti nickname, nessuna identità vera. Forse giusto qualcuna. E flirtavano! Eccome se flirtavano. Con lui, col suo uomo. Con quel bastardo che non le aveva detto mai nulla di questo suo mondo parallelo.

Smise di leggere i suoi articoli. Si concentrò sui commenti. C’erano delle donne ricorrenti. Che inserivano moltissimi commenti. Quasi una chat. Botta e risposta. Dialoghi serrati con battute maliziose, doppi sensi, esplicite considerazioni sulla possibilità di conoscersi realmente.

E lui! Lui era imbarazzante. Dava spago a tutte! elargiva amore e passione e promesse di matrimonio.

Davvero non ci poteva credere.

Iniziò ad entrare sulle pagine di queste Signore.

Casalinghe insoddisfatte che creavano ricette perfette e poi le postavano tra i commenti sdilinquiti di altre casalinghe insoddisfatte. Sedicenti studentesse universitarie alle prese con problemi esistenziali e questioni di natura sessuale. Professioniste (?) di non si sa cosa che si dilettavano di poesia, trasferendo insoddisfazione e frustrazione in versi miagolanti represse voglie, chiaramente erotiche, che i relativi mariti evidentemente non pensavano nemmeno potessero ancora esistere.

E in tutto questo, lui. Che spaziava da un blog all’altro lasciando commentini maliziosi, ironici, pungenti, accattivanti.

Oramai la rabbia le aveva messo radice  alla bocca dello stomaco e soffriva di gastrite come mai prima di allora. Sapeva che avrebbe dovuto smettere di farsi del male ma non riusciva a decidere nè di smettere di leggere, nè di dirgli tutto. Voleva sapere, voleva vedere tutto, leggere tutto.

Poi le venne un’idea. Oramai era diventata quasi un’esperta. In mezz’ora aprì un blog: melodiesonore.wordpress.

Nel giro di pochi giorni, scrivendo qualche minchiata pseudo intellettuale, mista a momenti più introspettivi e psicologici, alludendo a una certa solitudine e carenza di membri maschili, iniziò ad avere un codazzo di followers niente male. Anzi mai si sarebbe aspettata una tale accoglienza. Con molta attenzione cercò di andare sui blog frequentati dal suo uomo. Lasciando un mi piace di qua e un commento di là nel giro di pochi giorni lo fece abboccare.

Ed eccolo lì, sulla sua pagina piena di racconti di se impegnata a decidere se rimanere con il suo amante giovane, (troppo giovane e veramente inesperto nel connilingus) o se invece continuare la sua storia con l’insegnante di chitarra della figlia (spagnolo, sangue caliente ma con una igiene personale praticamente inesistente) che le dispensa consigli su come trovare invece un uomo all’altezza della donna completa ed impegnativa quale era lei.

Ed iniziò a chattare con lui. Ogni giorno.

Mai avevano parlato tanto. Nè a casa, durante la cena. Nè in vacanza, in giro per il mondo. Nè a letto, dopo l’amore. E non solo lui le parlava come non aveva mai fatto prima. Ma la adulava. La riempiva di complimenti. Le scriveva cose meravigliose che la lasciavano stupefatta, orgogliosa ed anche vagamente eccitata.

Tutto questo solo sul blog. A casa nulla era cambiato.

Anzi, in verità era cambiato tutto. Ora lei lo trattava molto freddamente. Non era più molto attenta a preparargli le cenette che lui adorava trovare tornando dal lavoro. Non aveva molto tempo, doveva scrivere. Poi tendeva a non guardarlo troppo negli occhi, parlando. E iniziò a non toccarlo più quando si sdraiavano insieme a letto, e a girarsi facendo finta di dormire quando lui la cercava per fare l’amore. Lei si era innamorata di un altro. Era sempre lui ma era un altro.

Capiva di essere entrata in una spirale malefica, ma non riusciva ad uscirne. Quell’uomo che le scriveva tutti i giorni quelle parole piene di fuoco e di passione e di stima, la faceva impazzire. Era lo stesso con il quale divideva il letto, ma era assolutamente un altro.

E poi era accaduto anche un altro fatto.

Altri uomini si erano interessati a quello che lei scriveva. E ancora di più da quando avevano visto i commenti “caldi” di Altrodame.wordpress. Era diventata una gara. A chi scriveva la frase più galante. A chi faceva l’invito più esplicito. Alcuni avevano iniziato a scriverle in privato chiedendole di incontrarla. Lei era estasiata. Mai aveva immaginato di poter attrarre così tanti uomini. Certo non ne conosceva personalmente nessuno, tranne Altrodame che vedeva tutte le sere in mutande e ciabatte.

Ad un certo punto arrivò al culmine. Altrodame.wordpress le chiese di incontrarla.

Lei nei loro scambi di frasi e nelle mail gli aveva chiesto se era libero o sposato. Lui aveva elegantemente glissato dicendo che non aveva mai contratto matrimonio. Era vero, loro vivevano insieme da dieci anni ma non avevano mai voluto sposarsi.

Cavolo!

Cosa fare?

Decidere di mollare tutto e non avere più il piacere di scriversi o dire di sì, incontrarsi e mandare a monte forse anche tutta la loro vita in comune?

Una cazzo di decisione. Una risposta valeva l’altra. Aveva comunque perso l’uomo che amava. Quello che aveva a casa non la interessava più. Quello con cui chattava non avrebbe mai potuto averlo.

Decise per una salomonica via di mezzo. Chiuse i rapporti con Altrodame.wordpress. Le costò molto. Ma era l’unica cosa da fare.

Mantenne però il blog, che oramai era diventato frequentatissimo e superseguito. Iniziò ad incontrare alcuni degli uomini che le scrivevano. Ebbe delle storie. Mai serie. Continuò la sua vita coniugale come prima, cercando di farsi ripiacere l’uomo semplice e banale che aveva accanto. Pensava che anche lui avesse le sue, di storie. E probabilmente era così.

E così continuarono a vivere, infelici e contenti.

IMG04156-20130209-1416In un sabato così, mi sveglio con in mente tante di quelle cose da fare….. ma subito dopo mi giro sull’altro lato e riprendo a dormire.

I raggi di sole che arrivano dalla persiana semi aperta però mi sollecitano. E gatti e cagnetta iniziano a farsi più insistenti. Non mi danno pace. Cerco un briciolo residuo di energia e mi alzo. E’ la prima vera giornata di riposo dopo settimane intense. Vorrei veramente utilizzarla al meglio. Ma rimango divisa tra passarla a letto a leggere o uscire approfittando del sole e muovermi e sgranchire le   gambe e far fare una corsa a Cicoria.

Mi aggiro tra caffè, yogurt, una doccia, un libro che dovrei leggere. Il mio stato d’animo passa da una serena e rilassata tranquillità a pensieri fastidiosi e inopportuni che tento di scacciare. Un tarlo mi tormenta. Il mio lavoro attende dei chiarimenti. Ma dovrò aspettare ancora. Una mancanza mi addolora. La solitudine che spesso  invoco come necessario rifugio dallo stress, oggi mi  sembra eccessiva. Vorrei fosse qui il mio amore. Ma anche per questo dovrò aspettare.

Chi non può più aspettare è Cicoria che mi segue e mi mordicchia il pigiama, si attacca alla mia manica, mi tira. Deve uscire per fare i suoi bisogni. Ho aspettato anche troppo. Un giro con lei, il giornale, passo per il mercato ma non ho voglia di fermarmi a fare la spesa. Torno a casa. altro caffè. Mi distendo sul divano e inizia la Pet Terapy. Gilda si sdraia tra la pancia ed il petto (nonostante si sia dimagrita pesa sempre parecchio). Arturo tra la la spalliera e il mio fianco sinistro. Cicoria mi appoggia il muso su  una spalla. E’  troppo.  Qui non si può neanche leggere un libro in pace. Non riesco neanche a sfogliare due pagine che mi prende la frenesia. Cicoria se ne accorge e ne approfitta per piantarmi una zampa addosso.

Basta, decido di uscire. Ma che dico uscire, si va al mare. Mando un messaggio alla ventunenne. Ci siamo appena scambiate commenti zuccherosi sul blog. Secondo me pensano che le aumento la paghetta per tutte le sviolinate che mi fa. Viene con me. Bene.

Passo a prenderla e si va verso Ostia, ai Cancelli. E’ tanto che non andiamo insieme da sole da qualche parte. C’è sempre un motivo per fare le cose ultimamente. Il mio lavoro, il fratello, i suoi esami. E’ sempre tutto più urgente o importante. Oggi no, si passeggia insieme in riva al mare. C’è tanto vento ed è gelato, ma la spiaggia è bellissima e noi siamo felici. Di essere fuori dalla città, di avere un tempo per noi, per essere in riva al mare d’inverno. Cicoria poi non capisce più nulla, corre come una pazza e per riacchiapparla mi va via la voce.

Facciamo una bellissima passeggiata e parliamo molto. Al ritorno ci fermiamo alla rotonda a prendere un panino. E’ uno di quei paninari ambulanti, ma fa dei panini strepitosi, con quello che vuoi. Ce lo mangiamo così, sedute su una panchina davanti al mare.

Si torna. Io ho un appuntamento con un’amica. Lei deve studiare. Mi lascia sotto casa di Delia e prosegue verso casa in macchina con Cicoria. Anche questa è una cosa nuova. Lei che accompagna me e se ne va. Mi sento improvvisamente mia madre. Sono proprio lei. E’ solo per un attimo, un flash. Mi intenerisco ma passa subito. Un legame così straordinario tra tre donne. L’ho sempre sentito molto forte questo filo che ci lega. Mia madre, mia figlia e me. Se lei fosse ancora con noi sarebbe uno scambio continuo.

La giornata sembra ormai in fase conclusiva. Rientro a casa. Mi attende un messaggio. Una lettera d’amore così bella, intensa e poetica come mai ho avuto nella mia vita. Un capitombolo del cuore e nessun problema mi sembra più così difficile da risolvere e una fiducia e un’energia nuova mi tengono sveglia fino a tardi. Tanto domani è domenica e posso dormire.

libriOgni tanto cerco di essere così brava da dare un ordine ai miei libri. Non ci riesco quasi mai. Figuriamoci se riesco a mettere ordine in cose più importanti!

Comunque.

Ad un certo punto avevo diviso gli autori italiani dagli strangers e  messo entrambi in ordine alfabetico. Ma poi, finito lo spazio nella libreria, ho riniziato ad impilarli.

Per un periodo di qualche mese poi, dormendo sul divano letto per movimenti strategici stanze-prole-crescita-mancanza-di-spazio ho utilizzato una deliziosa cassetta di legno a mo di libreria. Alla fine, rientrata in possesso della mia stanza ho spostato la cassetta con libri oramai strabordanti  ai piedi del letto.

Oggi ho dato un’occhiata a cosa avevo accumulato, in ordine sparso, nell’arco di pochi mesi.

Ecco cosa ho trovato.

Un libretto del balletto de “Lo Schiaccianoci” del Teatro dell’Opera di Roma, visto per l’appunto un anno fa col piccoletto e la ventunenne

L’isola di Arturo di Elsa Morante – di lei ho letto quasi tutto negli ultimi tempi per un progetto bellissimo che non partirà

Tre atti e due tempi di Giorgio Faletti – comprato perché mi ricordava un testo teatrale, non lo è per niente ma è un ottimo giallo

Ulisse di Joyce con Guida alla lettura a cura di Giorgio Melchiori e Giulio de Angelis – come temevo solo iniziato, ma devo assolutamente riprenderlo

Le cose dell’amore di Umberto Galimberti – “Ogni storia d’amore mette a nudo la natura della nostra anima….”

Di Erri De Luca: Il giorno prima della felicità, Sulla traccia di Nives, Il peso della farfalla, Il contrario di uno, Alzaia – tutti insieme per un altra questione di lavoro non andata a buon fine, ma comunque letti tutti anche in tempi diversi e con grande amore

L’opera al nero di Marguerite Yourcenar – iniziato e mollato, riniziato e rimollato almeno tre volte

L’ultima lettera d’amore  di Jojo Moyes – da cui presi spunto per il primo post di questo sciagurato blog

A volte ritorno di John Niven – dopo una settimana di vacanza a pescare, che sarebbero cinque secoli di tempo terrestre, Dio torna in ufficio, piazza i gomiti sul tavolo, stringe le mani e si china verso i santi riuniti:”Che cazzo sta succedendo sulla terra?” Un surreale ritorno di Cristo ai nostri giorni

L’amore possibile – come i rapporti con i nostri genitori possono influenzare l’amore di Guy Corneau – comprato un po per me un po per la ventunenne

Serpenti nel paradiso di Alicia Gimenez-Bartlett – un noir del tempo estivo assolutamente dimenticabile, acquistato perché ambientato a Barcellona

Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami – su questo ho già scritto

Le vie dei canti, guida dei viaggi a piedi 2012-13 – ricevuto perché seguo le loro news e perché forse non mi dispiacerebbe…..

Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer – amo qualunque cosa scriva quest’uomo

Come diventare buoni di Nick Hornby – idem, e infatti non mi capacitavo del fatto che non mi ricordassi nulla di questo libro. Semplice, non l’ho ancora letto. Ma sentite l’incipit:” Mi ritrovo in un parcheggio a Leeds quando dico a mio marito che non voglio più stare con lui. David non è lì con me nel parcheggio. E’ a casa, a curare i bambini, e io l’ho chiamato soltanto per ricordargli che dovrebbe scrivere due righe per la maestra di Molly. L’altra cosa mi è come…sfuggita. Un errore. Ovvio. Evidentemente, e con mia grande sorpresa, sono il tipo di persona capace di dire al marito che non se la sente più di stare con lui, ma non pensavo davvero di essere capace di dire questa cosa da un cellulare, da un parcheggio. Adesso, è chiaro, la considerazione che avevo di me stessa andrà rivista.”

Poesie d’amore di Nazim Hikmet – da riprendere ogni tanto per scopiazzare versi memorabili

Manuale per incaute frequentatrici di AA (Analfabeti Affettivi)  di Concetta Trinidad – con il quale mi sono divertita a fare due post, che peraltro credo siano ancora tra i più letti del blog.

Il fu Mattia Bazar e altre storie da libreria di Grandi &Associati – un repertorio di strafalcioni memorabili raccolti da pazienti librai. Tipo “Cerco I giganti della montagna di Pirandello – Provi di sotto, reparto escursionismo.” o “Si intitola Tutte le poesie ma non so l’autore . Lo avete?” oppure ” C’è mica il Rosso e il Nero di un certo Stendbai?” e avanti così….

Zia Antonia sapeva di menta di Andrea Vitali – un autore che non conoscevo e che ho trovato veramente delizioso

Gobbi come i Pirenei e Il Ritmo del Silenzio di Otello Marcacci – ho scritto di entrambi. Anche questo autore è stato una scoperta importante.

Le rondini di Montecassino di Helena Janeczek – iniziato e rimasto lì, comprato perché letta una presentazione molto bella di Saviano

Antigone di Valeria Parrella – una riscrittura della tragedia di Sofocle.

Pantumas di Salvatore Niffoi – che mi ha lasciato delle perplessità e di cui ho scritto. Altro post molto letto.

Tre libretti della Bibliotecha Valletti: Le tre Sorelle di Antonio Cecov, edizione del gennaio 1944 costo L.15; Ivanov sempre di Antonio Cecov sempre del ’44, costo L. 25 (riprezzato) ; di nuovo Cecov Il Giardino dei Ciliegi edizione del 1941 costo L. 5 – acquistati tutti e tre insieme ad un volumone delle opere di Carlo Goldoni parte di una collezione di Letteratura Italiana edita da Riccardo Ricciardi nel 1954 costo L. 5.000, dall’amico libraio di Via della Gatta che per non chiudere bottega ha messo in vendita le vecchie collezioni e trasformato la libreria in un biblio-bar.

Mi fermo qui. Ci sono altri volumi impilati sopra la cassettina ma ho già esagerato. Ho capito però che sarebbe saggio iniziassi almeno a scrivere una piccola nota sui libri che acquisto o che mi vengono regalati, che riporti almeno la data in cui ho iniziato a leggerli e perché, passa il tempo  e la mia memoria vacilla sempre di più…..

ombreC’è stato un regalo postumo, al Natale intendo.

Un libro, donna fortunata.

Il mito della caverna – Platone.

Con testo greco a fronte.

Ora, a parte che  non ho studiato il greco e purtroppo quindi non so leggerlo,  io conosco il mito della caverna di Platone. E lo conosco come testo, oltre che attraverso l’utilizzo che ne è stato fatto in letteratura e nel cinema.

Ma certo è che, se è vera  la mia teoria per la quale c’è un motivo per cui chi ci regala qualcosa ci regala quella cosa, il mito della caverna di Platone è un bell’indizio. Sarà un invito girarmi intorno ed esplorare? A considerare ciò che vedo solo in relazione a chi me lo mostra? O più banalmente a ricercare sempre nuovi punti di vista? E’ comunque un ottimo regalo, anche se fatto solo sulla spinta di una personale passione per la filosofia.

E restando in tema di regali, e di regali di libri, mi piace pensare che attraverso questo, tramite il regalo di un solo libro, si regalino milioni di cose. Esattamente come dice Rodari

UNA PAROLA GETTATA NELLA MENTE A CASO PRODUCE ONDE DI SUPERFICIE E DI PROFONDITÀ, PROVOCA UNA SCIA INFINITA DI REAZIONI A CATENA, COIVOLGENDO NELLA SUA CADUTA SUONI E IMMAGINI, ANALOGIE E RICORDI, SIGNIFICATI E SOGNI. (GRAMMATICA DELLA FANTASIA – GIANNI RODARI)

In questi ultimi giorni ho avuto input diversi  da situazioni diverse che mi hanno fatto ragionare su quante cose affollano la mia vita, o meglio la mia casa.

Il primo mi è arrivato da un’amica fiorentina che ha deciso di disfarsi della maggior parte delle cose che ha in casa, abiti, libri, souvenir, oggetti vari, per riuscire a traslocare “leggera”, ma specialmente a vivere leggera. Non avere più attorno, o appresso, quello che ha accumulato in anni. Ma non semplicemente buttando via. Ha chiamato a raccolta tutti gli amici e conoscenti e ha organizzato una giornata, forse anche più di una per gli amici forestieri, in cui chi l’aiuterà a disfarsi della roba  – a cui comunque rimane tenacemente attaccata –  potrà portarsela via. Grande mossa! Grande coraggio!

Il secondo mi è arrivato  dal blog di @Ella

http://ellaneivicolipersa.wordpress.com/2012/10/24/elenco-dellautunno/

Lei ha forse dei motivi meno leggeri per disfarsi di tutto, ma il risultato non cambia.

Io mi guardo intorno. Ho una casa piccina stipata di roba. Da dove incominciare?

Sicuramente dall’armadio. Ho tante di quelle cose che non metto mai. D’altro canto  sono monotona. Mi vestirei sempre nello stesso modo. Per un po’. Poi cambio mise e andrei avanti per mesi. E tutto il resto dentro l’armadio per anni.

Si partirò dai vestiti.

Sulle scarpe ho fatto già da un po’ scelte drastiche. E dolorose. Ma era necessario. Ma ripassando in rassegna scatole impolverate credo che potrò fare di meglio.

Ci sarebbero poi regali fatti da persone che è meglio neanche nominare, souvenir di viaggi di tanti anni fa, collezioni inutili di oggetti inutili.

E poi: libri. Ho libri ovunque. Tranne che in bagno riempiono ogni angolo di casa. Libri belli e brutti. Saggistica (poca) narrativa, teatro, arte (pochissima) riviste di cucina (un’esagerazione ma oramai sono quasi vintage). Insomma qualche quintale di carta che trattiene polvere e che secondo me prima o poi sfonderà il pavimento.  Ma come si fa ad eliminare i libri?

Tentai qualche anno fa. Con il solo risultato di spedire i romanzi più pacchiani, le letture più insulse e antiche, a prendere polvere nella cantina della casa in montagna. Addirittura lì conservo ancora i libri di Selezione dal Reader’s Digest di mio padre! Che quelli veramente li potrei usare per accendere il camino. Ma niente. Qualunque foglio di carta rilegato mi impegna alla conservazione perenne.

Basta! Una volta deciso è deciso. Sarò drasticissima.

Una sera di queste compro una bottiglia di whisky, e quando sarò abbastanza alticcia farò scatoloni di libri da regalare.

E magari farò anche io un fuori-la-roba day per gli amici.

Cercando di fare spazio per i libri, che oramai come piante rampicanti invadono ogni angolo di casa, ho tirato giù da una mensola alta una pila che era sfuggita alla catalogazione che tento di mantenere nelle librerie. Detta così sembro quasi una maniaca dell’ordine. Non è così. Sono abbastanza casinara e disordinata ( e il mio socio può confermare – in ufficio c’è un abisso tra la sua scrivania e la mia ). Comunque ci tengo a non sembrare maniaca dell’ordine, però senza una certa catalogazione state pur certi che se cercate  un libro particolare, letto magari una settimana prima, non lo troverete mai più.

Detto per inciso la pila sulla mensola più alta l’aveva inzeppata la mitica Tata Feli, che ogni tanto tenta di creare spazi dove spazi non ci sono.

In ogni caso, nella pila non catalogata e impolverata (perché Tata Feli magari crea anche spazi insperati ma di spolverare non se ne parla proprio, e di spolverare libri poi men che meno) dicevo nella pila non catalogata c’erano alcuni testi teatrali – che ho sistemato in ufficio – alcuni libri che dovrei restituire – ma mi sa che il proprietario non li vedrà più – e altri che ho ritrovato con una gioia pari a quella di una bambina all’apertura della calza della befana.

Tra questi, e dopo circa quindici righe arrivo al punto, c’era Il nuvolo Innamorato di Nazim Hikmet, una raccolta di fiabe scritta da uno dei poeti più amati dagli innamorati, che ci era stato regalato dal mio amico più storico: il mitico Lorenzo. Dico ci perché nella dedica siamo compresi io, il piccoletto e la ventunenne. Ora, chi come me ha un amico decennale che regala libri scrivendo ogni volta una dedica è molto fortunato. Se poi questo amico regala sempre i libri giusti puoi paragonarti al vincitore di una lotteria.

Questa scoperta, di un libro avuto-letto-dimenticato e ritrovato mi ha riempito di stupefatta energia in una giornata del tutto catastrofica e spiego il perché.

In una giornata-del-tutto-catastrofica, quando i pensieri si fanno così grigi che la cagnetta ti guarda con gli occhi obliqui ( e si sa, i cani capiscono tutto anche se sorridi) trovare il segno tangibile di una amicizia che dura da anni  e che né la lontananza, né la differenza di età, né quella di sesso ed i ritmi di vita hanno mai scalfito, beh c’è da fermarsi e da ringraziare il divino.

Aggiunto a questo c’è il fatto che il libro è del più romantico innamorato che io abbia mai conosciuto (nonostante le quattro mogli). E questo è un altro segno che l’umanità contempla la possibilità che certi sentimenti esistano e non te li sei inventata tu perché sei cresciuta con le fiabe del principe azzurro.

Nel Nuvolo innamorato sono contenuti molti racconti, ma quello che da’ il titolo alla raccolta è semplicemente sublime. La storia parte da un Derviscio che suonando il suo flauto seduto ai piedi di un cipresso, evoca diverse figure. Seifì il nero, che come si capisce dal nome è uomo cupo, avido e cattivo, e Aishè una fanciulla bellissima con i capelli biondi e gli occhi di luna.  “Più bella dei fiori di melo”. Seifì, per farla breve, si voleva impadronire del giardino di Aishè, unico piccolo pezzetto di terra fiorito ancora non suo, e per farlo è disposto a qualunque bassezza. Un Nuvolo, che sarebbe una nuvola di sesso maschile, che guardando solo per un attimo Aishè si era perdutamente innamorato di lei, ricambiato, la protegge dal terribile malvagio.  Nel farlo  si trasforma in mille modi e tra tutti, il più romantico, in un enorme cuore e poi in una pioggia di cuoricini. Il terribile Seifì lo costringerà all’estremo  gesto dell’amore. Il sacrificio della sua vita per proteggere l’amata. Diventa pioggia. Così salva Aishè, la quale però si dispera perché ha perduto il suo amato. Il leprotto però (uno dei tanti animali e piante presenti nella storia) la consola: “Le persone care, gli animali buoni e i bravi Nuvoli non scompaiono mai. Chi ama, non muore. Guarda un po’ nello stagno?” E Aishè guardando lo stagno vede alzarsi “un cigno di vapore”. Il Nuvolo stava ricomparendo per vivere in felicità con lei.

Una storia così, ritrovata in una sera così, vale più dell’oro posseduto da tutti Seifì malvagi di questo mondo.

Ho iniziato a leggere il mio secondo libro di Murakami dall’inizio dell’estate. Un autore di cui molto mi avevano parlato ma che non avevo ancora mai letto. Errore grave.

Il primo è stato “Kafka sulla spiaggia” e mi ha stregato per l’intensa poesia e per la incredibile precisione e capacità che ha nel dare vita ai personaggi. E’ un libro visionario e fantastico che però non è facile inserire in un genere. A momenti sembra di leggere una fiaba, in altri si precipita nell’intensa e struggente vita reale e nei dolori e nelle speranze che ha ognuno di noi, pur se magari riportate nel racconto di un adolescente. Insomma un genio.

Ecco un piccolo passaggio, tanto per dare un’idea, del libro che sto leggendo “Dance, dance, dance”.

In poche righe parla della morte in generale. Della morte del suo gatto. Di che genere di gatto era e di che vita aveva fatto (e io avrei in mente alcune persone a cui la descrizione calzerebbe proprio). Della reazione che lui ha, pur non parlando mai di se, e del tipo di rapporto aveva con questo animale, pur non descrivendo nulla della loro vita in comune.

“Alla fine di maggio morì il gatto. Fu una morte improvvisa, del tutto inattesa. Una mattina mi alzai e andando in cucina lo trovai raggomitolato in un angolo, senza vita. Forse era morto senza capire nemmeno lui il perché. Il suo corpo freddo era rigido come un pollo arrosto, e il suo pelo sembrava più sporco di quando era vivo. Si chiamava Sardina. La sua non era stata certo una vita felice. Non era mai stato amato in particolare da nessuno, e lui stesso non era un gatto dalle grandi passioni. Scrutava sempre con grande diffidenza le facce delle persone, forse aveva paura che gli portassero via qualcosa. Non ho mai visto un altro gatto con uno sguardo come il suo. Comunque, anche lui era morto. E quando uno è morto, nessuno gli può portare più via niente. Questo è il lato bello della morte.”

P.S. Ovviamente lo sto  leggendo in italiano ma la copertina giapponese mi piaceva di più.

Quando ti viene una nostalgia, non è mancanza, è presenza, è una visita, arrivano persone, paesi, da lontano e ti tengono un poco di compagnia. Allora don Rafaniè, le volte che mi viene il pensiero di una mancanza la devo chiamare presenza? Giusto, così a ogni mancanza dai il benvenuto, le fai un’accoglienza. Così quando sarete volato io non devo sentire la mancanza vostra? No, dice, quando ti viene di pensare a me io sono presente. Scrivo sul rotolo le parole di Rafaniello che hanno rivoltato la mancanza sottosopra e sta meglio così. Lui fa coi pensieri come con le scarpe, le mette capovolte sul bancariello e le aggiusta.

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