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appena sveglia dopo un’altra notte di incubi e insonnia

c’è il cielo grigio e l’aria fredda

mi faccio un caffè

partire per non restare sola?

rimanere sola per non partire?

la vita è pura follia

ma bisogna dare un ordine a questa follia

c’è un poeta torinese, folle, che di questo ha fatto un mestiere

Guido Catalano 

io lo adoro

stamattina ho incontrato questa

ve la leggo

(potete anche non ascoltarmi tanto l’ho scritta sotto)

– quando non ci sei mi manchi
– e quando son con te?- vorrei non ci fossi
– così ti mancherei

– esatto
– potremmo non vederci mai più

– così mi mancheresti sempre
– geniale

– allora ciao
– allora addio

– già mi manchi un po’
– impossibile, son ancora qui

– va bene, addio
– un’ultima sigaretta?

– ho smesso un anno fa
– dai, è un’ occasione importante

– ma tu non fumi
– è vero

– ho delle cioccolate
– fondenti?

– fondentissime
– ok

– avresti mai detto che sarebbe finita così?
– sì, con te sì

– come sì con me sì?
– sei sempre stato strano, fin dal primo bacio

– solo perché son svenuto dopo averti baciata?
– ti sembra poco?

– avevo il calo di zuccheri e l’emozione a palla
– e quella volta che volevi picchiare il benzinaio perché dicevi che mi guardava in modo concupiscente?

– sai che son sempre stato geloso dei benzinai, è un mio punto debole
– va bene, ora vado

– se mi manchi troppo posso chiamarti al telefono?
– non penso funzioni così

– quindi a Natale non ci facciamo il regalo?
– direi proprio di no

– e tu potrai baciare altri, benzinai compresi?
– sì

– ma tutto ciò è terribilmente spaventosamente terribile
– lo è

– facciamo che tutto questo era un incubo e noi ci svegliavamo nello stesso letto e mentre facevamo colazione con le uova fritte io te lo raccontavo e ci ridevamo su?
– sei sicuro?

– no, però facciamolo
– ci sto, però cerca di sentire un po’ la mia mancanza

– sempre
– spesso

– non mancherò

Si era accorta da un po’ tempo che lui aveva aperto un blog. Lui non ne aveva mai parlato.

Aveva l’abitudine di scrivere molto, si è vero. Scriveva racconti. Brevi. Alle volte anche abbastanza lunghi da poter diventare un inizio di libro. Di racconti lunghi ne aveva scritto uno bellissimo ispirato al loro primo incontro, in montagna, sui sentieri dell’alpe di Susi. Lei si era sentita molto orgogliosa di quel racconto. Un poco musa, un poco coautrice.

Ma del blog non le aveva mai parlato.

Se ne era accorta un pomeriggio, di domenica, in cui lui andando a riposare aveva lasciato acceso il portatile. Lei lo aveva preso per leggere un po’ di notizie sul web, oramai i telegiornali non li seguiva più, e ad un certo punto avevano iniziato ad apparire strane notifiche di posta tutte provenienti da “WordPress”. Solo per curiosità ci aveva cliccato sopra e si era aperta la posta elettronica. Un indirizzo che non conosceva “altrisidiventa@hotmail.it”. Tutta posta riguardante un blog. Notifiche di commenti e mi piace e followers. Tanti messaggi.

Non capiva. Non aveva mai visto un blog. Nel senso che aveva letto notizie su blog semi ufficiali, ma mai frequentato blog di persone sconosciute o, men che meno, conosciute. Il blog era “Altrodame.wordpress” e lei ci entrò.

Era aperto da più di sei mesi e c’erano una grande quantità di articoli. Non poteva crederci! Lui scriveva  tutto ciò e da tutto quel tempo e lei non ne sapeva nulla.

Iniziò a leggere quà e là, sfogliando dalle cose più vecchie ai post pià recenti.

Non era riuscita ad andare molto oltre, lui si era svegliato dal riposino e lei aveva chiuso il computer. Senza  dirgli nulla.

La sera, però, mentre lei leggeva il suo libro e lui continuava a digitare e digitare, iniziò a guardarlo di sfuggita, con la coda dell’occhio. Lo vedeva cambiare espressione. Ora tutto intenso, con le ciglia aggrottate, ora sorridente, quasi ridente, con gli occhi spiritati. Cavolo stava scrivendosi con qualcuno. Qualcuna, forse.

Da quel giorno non aveva mai smesso di seguire il suo blog. In ogni momento libero ci andava su, leggendo quello che lui aveva scritto di nuovo o quello che scrivevano in risposta ai suoi articoli.

Ed era rimasta ancora più sconvolta. Si, era lui che scriveva, non c’era dubbio, era il suo stile. Ma con quale scioltezza e ironia! Con quanto sfoggio di cultura, seppur tra le righe, e fantasia creativa! Come avesse trovato una energia sconosciuta fino agli ultimi racconti che lei aveva avuto modo di leggere. Forse perchè qui parlava di se. Senza mai fare riferimenti diretti, non rivelando la propria identità. Ma parlava della sua vita. Nulla di inventato. Un poco abbellito, romanzato, ironizzando e creando quasi un personaggio. Sembrava un uomo incredibilmente interessante, con una vita veramente piena di spunti. Non che nella realtà non lo fosse, ma qui appariva molto più pronto, deciso, accattivante, quasi seducente. Anzi decisamente un acchiappafemmine.

Ecco qual’era la differenza. Lui qui scriveva in maniera seducente.

Ed in effetti riceveva un sacco di commenti. Tantissime donne. Tutti nickname, nessuna identità vera. Forse giusto qualcuna. E flirtavano! Eccome se flirtavano. Con lui, col suo uomo. Con quel bastardo che non le aveva detto mai nulla di questo suo mondo parallelo.

Smise di leggere i suoi articoli. Si concentrò sui commenti. C’erano delle donne ricorrenti. Che inserivano moltissimi commenti. Quasi una chat. Botta e risposta. Dialoghi serrati con battute maliziose, doppi sensi, esplicite considerazioni sulla possibilità di conoscersi realmente.

E lui! Lui era imbarazzante. Dava spago a tutte! elargiva amore e passione e promesse di matrimonio.

Davvero non ci poteva credere.

Iniziò ad entrare sulle pagine di queste Signore.

Casalinghe insoddisfatte che creavano ricette perfette e poi le postavano tra i commenti sdilinquiti di altre casalinghe insoddisfatte. Sedicenti studentesse universitarie alle prese con problemi esistenziali e questioni di natura sessuale. Professioniste (?) di non si sa cosa che si dilettavano di poesia, trasferendo insoddisfazione e frustrazione in versi miagolanti represse voglie, chiaramente erotiche, che i relativi mariti evidentemente non pensavano nemmeno potessero ancora esistere.

E in tutto questo, lui. Che spaziava da un blog all’altro lasciando commentini maliziosi, ironici, pungenti, accattivanti.

Oramai la rabbia le aveva messo radice  alla bocca dello stomaco e soffriva di gastrite come mai prima di allora. Sapeva che avrebbe dovuto smettere di farsi del male ma non riusciva a decidere nè di smettere di leggere, nè di dirgli tutto. Voleva sapere, voleva vedere tutto, leggere tutto.

Poi le venne un’idea. Oramai era diventata quasi un’esperta. In mezz’ora aprì un blog: melodiesonore.wordpress.

Nel giro di pochi giorni, scrivendo qualche minchiata pseudo intellettuale, mista a momenti più introspettivi e psicologici, alludendo a una certa solitudine e carenza di membri maschili, iniziò ad avere un codazzo di followers niente male. Anzi mai si sarebbe aspettata una tale accoglienza. Con molta attenzione cercò di andare sui blog frequentati dal suo uomo. Lasciando un mi piace di qua e un commento di là nel giro di pochi giorni lo fece abboccare.

Ed eccolo lì, sulla sua pagina piena di racconti di se impegnata a decidere se rimanere con il suo amante giovane, (troppo giovane e veramente inesperto nel connilingus) o se invece continuare la sua storia con l’insegnante di chitarra della figlia (spagnolo, sangue caliente ma con una igiene personale praticamente inesistente) che le dispensa consigli su come trovare invece un uomo all’altezza della donna completa ed impegnativa quale era lei.

Ed iniziò a chattare con lui. Ogni giorno.

Mai avevano parlato tanto. Nè a casa, durante la cena. Nè in vacanza, in giro per il mondo. Nè a letto, dopo l’amore. E non solo lui le parlava come non aveva mai fatto prima. Ma la adulava. La riempiva di complimenti. Le scriveva cose meravigliose che la lasciavano stupefatta, orgogliosa ed anche vagamente eccitata.

Tutto questo solo sul blog. A casa nulla era cambiato.

Anzi, in verità era cambiato tutto. Ora lei lo trattava molto freddamente. Non era più molto attenta a preparargli le cenette che lui adorava trovare tornando dal lavoro. Non aveva molto tempo, doveva scrivere. Poi tendeva a non guardarlo troppo negli occhi, parlando. E iniziò a non toccarlo più quando si sdraiavano insieme a letto, e a girarsi facendo finta di dormire quando lui la cercava per fare l’amore. Lei si era innamorata di un altro. Era sempre lui ma era un altro.

Capiva di essere entrata in una spirale malefica, ma non riusciva ad uscirne. Quell’uomo che le scriveva tutti i giorni quelle parole piene di fuoco e di passione e di stima, la faceva impazzire. Era lo stesso con il quale divideva il letto, ma era assolutamente un altro.

E poi era accaduto anche un altro fatto.

Altri uomini si erano interessati a quello che lei scriveva. E ancora di più da quando avevano visto i commenti “caldi” di Altrodame.wordpress. Era diventata una gara. A chi scriveva la frase più galante. A chi faceva l’invito più esplicito. Alcuni avevano iniziato a scriverle in privato chiedendole di incontrarla. Lei era estasiata. Mai aveva immaginato di poter attrarre così tanti uomini. Certo non ne conosceva personalmente nessuno, tranne Altrodame che vedeva tutte le sere in mutande e ciabatte.

Ad un certo punto arrivò al culmine. Altrodame.wordpress le chiese di incontrarla.

Lei nei loro scambi di frasi e nelle mail gli aveva chiesto se era libero o sposato. Lui aveva elegantemente glissato dicendo che non aveva mai contratto matrimonio. Era vero, loro vivevano insieme da dieci anni ma non avevano mai voluto sposarsi.

Cavolo!

Cosa fare?

Decidere di mollare tutto e non avere più il piacere di scriversi o dire di sì, incontrarsi e mandare a monte forse anche tutta la loro vita in comune?

Una cazzo di decisione. Una risposta valeva l’altra. Aveva comunque perso l’uomo che amava. Quello che aveva a casa non la interessava più. Quello con cui chattava non avrebbe mai potuto averlo.

Decise per una salomonica via di mezzo. Chiuse i rapporti con Altrodame.wordpress. Le costò molto. Ma era l’unica cosa da fare.

Mantenne però il blog, che oramai era diventato frequentatissimo e superseguito. Iniziò ad incontrare alcuni degli uomini che le scrivevano. Ebbe delle storie. Mai serie. Continuò la sua vita coniugale come prima, cercando di farsi ripiacere l’uomo semplice e banale che aveva accanto. Pensava che anche lui avesse le sue, di storie. E probabilmente era così.

E così continuarono a vivere, infelici e contenti.

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Io parlo all’amore. Lo scortico dall’incrosto / nel sogno e ne faccio musica storta / ne faccio delicato vento che solleva o / dondola / e impollina al cuore. Alla scomposta / mente, impollina l’occhio con l’occhio / l’occhio con l’animale e viene il bello / che ci sviva, ci sviva tutti. Di più.

Mariangela Gualtieri/ Fuoco centrale e altre poesie per il teatro

C’è stato un tempo in cui facevamo l’amore all’aperto

un materasso buttato in terra

sulla terrazza sotto la luna.

C’è stato un tempo in cui un’immagine valeva più di mille parole

e bastava un colore a parlarmi del tuo giorno.

Il tempo corre in cerchio

e non si ripassa dal via.

Vedo la tua figura in controluce su una spiaggia lontana.

Allora non eri ancora mio.

Ora non lo sei più.

Antologia di un amore perduto – Teresa Aleandri

225083Il matrimonio

Voi siete nati insieme, e insieme starete per sempre.

Sarete insieme quando le bianche ali della morte

disperderanno i vostri giorni.

Insieme anche nella silenziosa memoria di Dio.

Ma vi siano spazi nella vostra unione,

e fate che i venti dei cieli danzino tra voi.

Amatevi l’un con l’altra, ma non fate dell’amore un laccio:

Lasciate piuttosto che vi sia un mare in movimento

tra le rive delle vostre anime.

Riempia ognuno la coppa dell’altro ma non bevete da una coppa sola.

Datevi l’un l’altro il cibo ma non mangiate dallo stesso pane.

Cantate e danzate insieme e siate gioiosi ma che ognuno di voi sia solo

Come le corde di un liuto son sole benchè vibrino della stessa musica.

Datevi il cuore ma non uno in custodia dell’altro.

Poichè solo la mano della Vita può contenere entrambi i cuori.

Ergetevi insieme, benchè non troppo vicini,

poichè le colonne del tempio si ergono distanziate,

e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.

Gibran Kahlil Gibran – Il profeta

Questo è il testo che ho letto oggi al matrimonio di mia sorella. E non pensavo che mi sarei commossa tanto.

L’ho sfottuta, presa in giro. Ho cercato di ridimensionare le sue ansie. Di limitare i mostruosi preparativi. Dopo più di due anni di convivenza, lei al secondo matrimonio, entrambi grandicelli, mi sembrava quasi un passaggio più che altro burocratico.

Ma poi quando li ho visti davanti all’altare, felici ed emozionati, e belli, ho sentito tutta la forza che una decisione così mette in campo. Ho capito quanto in fondo ancora può essere diverso decidere di sposarsi, e di farlo con un rito religioso e con tutti i crismi – abiti, fiori, amici e parenti – rispetto a decidere di andare a vivere assieme e farlo. Così, semplicemente, senza magari neanche comunicarlo più di tanto.

E quindi in un attimo mi sono calata nel mio duplice ruolo di sorella della sposa e testimone, orgogliosa di esserlo, accanto a mio fratello. E nonostante avessi preparato la lettura (mica tanto, solo ieri sera l’avevo ricevuta) mentre leggevo ho sentito la voce spezzarsi e il cuore non battere più, e prendere respiro è stato difficile ed emozionante.

Ora è andata.

Mi devo solo preoccupare che al lancio del bouquet, la bellissima composizione di calle è finita diretta in braccio alla ventunenne.

Solo poesia. Per un essere speciale.

Cambio le belle lenzuola di bianco

tiro per bene, nessun increspo né piega

nessun millimetro pendente fuori dalla

armonica stesura del bene. Qui dorme 

lei, qui lui. Si vede non so da cosa.

Qui lei e lui si scambiano segni evoluti

della specie, accostano forma a forma

mettono tutti i respiri in un posto, insieme,

setacciano il mondo nella camera buia

e l’ultimo che s’addormenta sente l’altro

andare lontano, nel suo respiro di lottatore

che ha mollato la presa.

Mariangela Gualtieri –  Senza Polvere Senza Peso – Acqua Rotta

Cercando di fare spazio per i libri, che oramai come piante rampicanti invadono ogni angolo di casa, ho tirato giù da una mensola alta una pila che era sfuggita alla catalogazione che tento di mantenere nelle librerie. Detta così sembro quasi una maniaca dell’ordine. Non è così. Sono abbastanza casinara e disordinata ( e il mio socio può confermare – in ufficio c’è un abisso tra la sua scrivania e la mia ). Comunque ci tengo a non sembrare maniaca dell’ordine, però senza una certa catalogazione state pur certi che se cercate  un libro particolare, letto magari una settimana prima, non lo troverete mai più.

Detto per inciso la pila sulla mensola più alta l’aveva inzeppata la mitica Tata Feli, che ogni tanto tenta di creare spazi dove spazi non ci sono.

In ogni caso, nella pila non catalogata e impolverata (perché Tata Feli magari crea anche spazi insperati ma di spolverare non se ne parla proprio, e di spolverare libri poi men che meno) dicevo nella pila non catalogata c’erano alcuni testi teatrali – che ho sistemato in ufficio – alcuni libri che dovrei restituire – ma mi sa che il proprietario non li vedrà più – e altri che ho ritrovato con una gioia pari a quella di una bambina all’apertura della calza della befana.

Tra questi, e dopo circa quindici righe arrivo al punto, c’era Il nuvolo Innamorato di Nazim Hikmet, una raccolta di fiabe scritta da uno dei poeti più amati dagli innamorati, che ci era stato regalato dal mio amico più storico: il mitico Lorenzo. Dico ci perché nella dedica siamo compresi io, il piccoletto e la ventunenne. Ora, chi come me ha un amico decennale che regala libri scrivendo ogni volta una dedica è molto fortunato. Se poi questo amico regala sempre i libri giusti puoi paragonarti al vincitore di una lotteria.

Questa scoperta, di un libro avuto-letto-dimenticato e ritrovato mi ha riempito di stupefatta energia in una giornata del tutto catastrofica e spiego il perché.

In una giornata-del-tutto-catastrofica, quando i pensieri si fanno così grigi che la cagnetta ti guarda con gli occhi obliqui ( e si sa, i cani capiscono tutto anche se sorridi) trovare il segno tangibile di una amicizia che dura da anni  e che né la lontananza, né la differenza di età, né quella di sesso ed i ritmi di vita hanno mai scalfito, beh c’è da fermarsi e da ringraziare il divino.

Aggiunto a questo c’è il fatto che il libro è del più romantico innamorato che io abbia mai conosciuto (nonostante le quattro mogli). E questo è un altro segno che l’umanità contempla la possibilità che certi sentimenti esistano e non te li sei inventata tu perché sei cresciuta con le fiabe del principe azzurro.

Nel Nuvolo innamorato sono contenuti molti racconti, ma quello che da’ il titolo alla raccolta è semplicemente sublime. La storia parte da un Derviscio che suonando il suo flauto seduto ai piedi di un cipresso, evoca diverse figure. Seifì il nero, che come si capisce dal nome è uomo cupo, avido e cattivo, e Aishè una fanciulla bellissima con i capelli biondi e gli occhi di luna.  “Più bella dei fiori di melo”. Seifì, per farla breve, si voleva impadronire del giardino di Aishè, unico piccolo pezzetto di terra fiorito ancora non suo, e per farlo è disposto a qualunque bassezza. Un Nuvolo, che sarebbe una nuvola di sesso maschile, che guardando solo per un attimo Aishè si era perdutamente innamorato di lei, ricambiato, la protegge dal terribile malvagio.  Nel farlo  si trasforma in mille modi e tra tutti, il più romantico, in un enorme cuore e poi in una pioggia di cuoricini. Il terribile Seifì lo costringerà all’estremo  gesto dell’amore. Il sacrificio della sua vita per proteggere l’amata. Diventa pioggia. Così salva Aishè, la quale però si dispera perché ha perduto il suo amato. Il leprotto però (uno dei tanti animali e piante presenti nella storia) la consola: “Le persone care, gli animali buoni e i bravi Nuvoli non scompaiono mai. Chi ama, non muore. Guarda un po’ nello stagno?” E Aishè guardando lo stagno vede alzarsi “un cigno di vapore”. Il Nuvolo stava ricomparendo per vivere in felicità con lei.

Una storia così, ritrovata in una sera così, vale più dell’oro posseduto da tutti Seifì malvagi di questo mondo.

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