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Archivio mensile:marzo 2014

Cala Fico

segue da Sull’isola

Anche allora ero rimasta fuori, in  piedi,  a prendere il vento e rubare con gli occhi tutto il blu che potevo. E le isole che arrivavano sempre più vicine, come un piccolo gruppo di formiche  su un grande prato. Mi presi una congestione per tutto quel vento di prima mattina.

Ma passò.

A sedici anni, diciassette da compiere dopo pochi giorni, passa tutto.

La casa che aveva comprato mia zia era poco più che un ricovero. Due locali in calcina bianca, cucina all’aperto sotto il patio, bagno dietro, subito sotto al Vulcano. Era l’ultima casa che si incontrava salendo per il sentiero che portava alle bocche. La prima sulla via del ritorno, dove tutti cantavano.

Per tanto tempo mi sono chiesta come mai chiunque – ma proprio chiunque – salisse alle bocche del Vulcano, quando scendeva, cantava a squarciagola.

Quando sono salita io, scendendo, cantavo.

Non c’è solo questa, di magia, sull’isola. Ce ne sono tante. Ma ogni isola ne ha. E’ per questo che le amo tanto, le isole.

Ma qui.

– Qui non so cosa è successo. La mia vita ha toccato l’essenza, come forse non ha mai fatto dopo.

– Dici davvero? mi chiede Turi.

– Si. E’ così. Forse solo durante il parto dei miei figli ho sentito la stessa cosa.
Qui sono stata  ad un passo dal centro del mondo.
Ero  diventata una selvaggia. In poco tempo avevo smesso del tutto di usare i sandali. Giravo scalza tutto il giorno tra le rocce e il mare. Esploravo quello che  mi sembrava un universo intero.
Una volta, sai, ho pensato di fare il giro dell’Isola a piedi. Non mi ero proprio resa conto del fatto che ci fosse un’enorme altura rocciosa invalicabile. Era un’Isola e quindi potevo farne il giro!

– Eri picciridda, non  potevi capire!

– Si ero giovane, ma piccola non lo sono stata mai.

Mi guarda, senza fare domande, ma con lo sguardo mi passa gli occhi, cercando risposte.

– Ti sei sempre fatta una colpa di quello che è successo. Ma tu niente potevi fare!

– Lo so. Lo so. Eppure alle volte il destino di una persona cambia per pochi attimi, per un soffio di respiro in più. Se avessi potuto nuotare più a fondo…..

– Certo, allora pensa come vuoi tu. Intanto niente puoi cambiare… solo farti male.

– Sto bene, credimi. Ormai è passato tanto tempo ed ora sto bene.

Continua a guardarmi come se solo gli occhi potessero veramente catturare il pensiero. Niente parole, solo sguardi. Scuri, profondi, ineludibili.

Lentamente si alza e si avvia verso la porta

– Ora vado, devo passare dall’albergo.

Turi vive a Messina, con la moglie e le figlie, ma ha diverse attività sull’isola. Quando l’ho chiamato per chiedere se potevo andare in una stanza del suo albergo mi ha detto che anche lui sarebbe stato lì in quei giorni. So che non è vero, d’inverno è difficile che venga. Lo ha fatto solo per me. Per non farmi tornare da sola.

– Va bene. Io faccio un giro.

Esco e mi dirigo verso il piccolo promontorio dietro alle Sabbie Nere. Cammino su un sentiero che conosco, anche se non ne avevo memoria.  Costeggia il mare. Salendo e scendendo dai rilievi di roccia arrivo all’insenatura.

La Cala dei Fichi. D’estate molte barche arrivano qui solo per riuscire a cogliere i fichi maturi, gonfi di zucchero, dalle piante sulla riva. Irraggiungibili da terra.

Io infatti rimango in alto, sulla scogliera a picco sulla spiaggia.

Guardo il mare, scuro, gonfio. Un mare d’inverno che non lascia neanche immaginare la trasparenza dell’acqua che ho conosciuto d’estate.

(continua)

diversi detti hanno come base un semplice concetto: se non ti ami tu per primo, chi mai potrà amarti?

giorni fa mi è capitato di passare davanti ad uno specchio, mentre stavo per entrare sotto la doccia, e quello che ho visto non mi è piaciuto.

non sarebbe piaciuto nemmeno a voi.

forse sarebbe piaciuto solo a Kubrick perchè mi avrebbe potuto piazzare nel bagno di  una delle stanze dell’Overlook Hotel per terrorizzare il povero Jack Torrance.

pelle gialla, grasso oltre i limiti, capelli smorti, anche stinti. sguardo spento, postura fiacca, atteggiamento schivo.

un disastro.

ennò cazzo. ora basta!

quindi, rialzate le spalle, ho deciso di riprendere in mano la situazione.

ricomincio da dove ero partita proprio all’inizio della mia avventura sul blog: dalla piscina.

evito di indugiare sulla descrizione della mia persona in costume olimpionico e mi butto. nuotare so ancora nuotare bene e nonostante tutto tengo botta e riesco a non avere dolori che necessitano di morfina, anche se parto in quarta e faccio due “sedute” consecutive.

avanti così.

poi è la volta dei capelli, al momento un tocco di calore alla tinta ma presto arriverà il taglio drastico.

fine delle domeniche passate a fare la cura del sonno e mi sparo tre ore di camminata a villa pamphili e poi un bellissmo spettacolo al Vascello: La Tempesta di Shakepeare con la regia di Valerio Binasco, in compagnia di un uomo che diverse signore sbirciano con cupidigia.

riempio il frigo di carote e finocchi e pomodori e spinaci e il frizer di carne e pesce.

non rinuncerò neanche morta al vino rosso, sappiatelo.

appena ripresa la forma fisica sarà la volta del tennis. lezioni per riprendere, ho già il maestro che mi aspetta,  e poi vai con le partite!

insomma tremate, elinepal è tornata!

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