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Archivio mensile:maggio 2013

Era tanto che non andavo a controllare i termini di ricerca attraverso i quali le persone arrivano al mio blog. Tempo fa lo facevo spesso, di controllare, perchè mi sembrava veramente esilarante vedere che stringhe strampalate si arriva a digitare. Una delle cose che mi colpì fu la presenza di Maria De Filippi sotto qualunque forma erotica. Come portasse al mio blog rimane un mistero. Ma altrettanto misterioso è l’erotismo ispirato da Maria De Filippi.

Comunque. per un periodo infinito uno dei termini più ricercati è stato “arrabbiarsi senza smettere di amare” sotto varie forme. Ed è in assoluto il mio blog più visitato, grazie ad una vignetta di cui non conosco l’autore e che viene vista da tutto il mondo.

arrabbiarsisenzasmettere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ veramente deliziosa e molto indicativa, ma è impressionante il numero di visite che ha ricevuto nel mio  post, un rapporto di dieci ad uno con la media degli altri.

Però ultimamente devo avere indugiato intorno all’annoso problema del mio rapporto con il genere maschile perché la maggior parte dei termini di ricerca sono una fioritura di apprezzamenti sull’uomo:

quando un uomo non ti vuole

poesia uomo stronzo

come si comporta un ragazzo stronzo

diario di uno stronzo

quando un ragazzo si comporta come se

se lei si comporta da stronza

se un uomo si comporta come se

se un uomo si comporta da stronzo

omini che ci trattano male

uomo che ti ignora

blog uomo stronzo

quando un uomo si comporta come se

se un uomo dice di essere stronzo

come si comporta un uomo arrabbiato

le sculacciate con ciabatta

Per finire con due termini di ricerca che mi sono sembrati sublimi

santo alieno

colpitore arte marziali morbido

C’è un momento della mia infanzia che spesso mi ritorna in mente. Sto giocando con delle compagne di scuola sul balcone e sento mio padre che parla con la mamma:

“E’ ora che Franca incominci a recitare, ormai è grande”.

Avevo tre anni.

La mamma commenta: ” speriamo che abbia talento”.

E mi ricordo i giorni appresso mentre mi insegnava la parte “bocca a bocca”, così si diceva in compagnia, parola per parola come una litania. Il mio debutto sarebbe avvenuto la settimana seguente, nella recita del Venerdì Santo: dovevo rappresentare un angiolino di supporto all’arcangelo Gabriele interpretato da mia sorella Pia, che, con tanto di ali maestose e abito fluente di seta, appariva a Giuda dopo l’infame mercato:” Pentiti Giuda traditore che per trenta monete d’argento hai venduto il tuo Signore! Pentiti! Pentiti!” recitava Pia e io dovevo ripetere gridando la stessa battuta:” Pentiti! Pentiti! Giuda traditore che per trenta monete d’argento hai venduto il tuo Signore!”

Non era una gran parte, non credo di aver messo molto a impararla. “Ripeti!” e ancora “Ripeti!” diceva la mamma mentre pelava le patate per il minestrone:”Ripeti!”

Mia madre per i suoi figli era ambiziosissima.

Per l’occasione mi aveva cucito un bellissimo abito bianco da angelo, con due grandi ali bianche e oro appoggiate sulle spalle. Seppur credente non andava mai in chiesa. Lei lo sapeva benissimo che gli angeli erano vestiti così!

Mio padre, ormai entrato nel gioco, mi fabbricò una coroncina di lampadine che, grazie a una pila infilata nelle mutandine si accendevano. Come in un rito sollevò la coroncina e me la pose in testa.

(….)

Il guaio, l’imprevisto che più imprevisto di così non si poteva immaginare, fu che il personaggio di Giuda era interpretato da mio zio Tommaso, un uomo che avevo sempre visto calmo, sorridente, mi raccontava storie bellissime e mi regalava un sacco di giochi. Volevo molto bene a mio zio, e vedermelo lì, proprio vicino vicino, con una parruccacccia nera in testa…gli occhi che lanciavano saette tra un minaccioso tuonar e lampeggiar nel cielo… che disperato gridava: ” Possano i corvi divorarmi le budella, le aquile strapparmi gli occhi!” e altri animali che non so più, ” mi divorino un pezzetto alla volta a cominciare dalla lingua” mi fece un terribile effetto. Mamma mia che spavento! Cosa stava capitando?! Ero stravolta me lo ricordo benissimo.

(…)

“Ma cosa sta capitando? Perchè zio Tommaso fa così?” Il groppo che avevo in gola stava per scoppiare. Mia madre dalla quinta mi faceva gesti più che perentori, le sue labbra ripetevano “pentiti, pentiti”. Giuro che avrei potuto dire la mia battuta, ma non me la sentivo proprio di rincarare la dose. No, io no, allo zio Tommaso questo non lo faccio! Non so cosa gli sia capitato,poverino. Forse è impazzito.

A piccoli passi, camminando come pensavo camminassero gli angeli, seppur spaventatissima, gli vado vicino, lui era in ginocchio e gridava più che mai…Dio che pena! Senza dire una parola mi arrampico al suo collo e lo abbraccio tempestandogli la faccia di baci. Insomma cercavo con tutti i mezzi che avevo a mia disposizione di calmarlo e piangevo nel silenzio che era calato in palcoscenico.

Pia era ammutolita. In quinta mia madre faceva segnali che non prospettavano niente di buono. Lo zio-Giuda si blocca per non più di cinque secondi, giuro. Poi con voce profonda (intanto con la mano solleticava la mia e con gli occhi rideva per tranquillizzarmi) recita rivolgendosi al cielo:” Dio, sei grande! A quest’orrendo peccatore mandi il conforto …. un piccolo angelo …. mi tendi la mano…. No, no, non me lo merito!” e, dal momento che lo spettacolo doveva pur terminare, taglia corto:” M’impicco! Dov’è il grande fico, albero della vergogna? M’impicco!”

Deve usare un po’ di forza per liberarsi da me, che proprio non ne voglio sapere di lasciarlo andare a impiccarsi. E poi cosa vuol dire impiccarsi? Non lo sapevo, ma ero certa che fosse una cosa orrenda. “L’albero più alto… dov’è l’albero più alto… lasciami andare, angolino…. lasciami…” dice lo zio e con un urlo agghiacciante esce di scena. Mia sorella, non sapendo più che fare (l’unica volta della sua vita, credo) camminando anche lei sulle punte, immediatamente lo segue. Grande applauso.

FRANCA RAME – Una Vita all’improvvisa.

“Poichè non sappiamo quando moriremo, si è portati a credere che la vita sia un pozzo inesauribile; però tutto accade solo un certo numero di volte, un numero minimo di volte.

Quante volte vi ricorderete di un certo pomeriggio della vostra infanzia, un pomeriggio che è così profondamente parte di voi che senza neanche riuscireste a concepire la vostra vita – forse altre quattro o cinque volte, forse nemmeno.

Quante altre volte guarderete levarsi la luna – forse venti – eppure tutto sembra senza limite.”

(il tè nel deserto, bernardo bertolucci)

luna-piena-parto

se la vita permette, a modo mio, avrei bisogno di certezze anch’io

se è lecito sperare, desidererei un tempo sereno (anche solo meteo, eh?)

senza avidità, una certa tranquillità economica

un posto tutto mio

il mio amore accanto a me

forse, il mare davanti (lo volevi, no?)

al momento ascolto Battiato

che mi mette sempre un friccico ner core…..

Cronache di un pigiama rosa

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