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BigMandala

o una spirale se non si vuole ammettere di girare spesso intorno ad un motivo, un pensiero, una necessità.

o un desiderio.

che poi desiderare è già molto.

nel momento in cui ho smesso, di desiderare, è passata la voglia di sforzarmi di capire, di gestire i tempi, di mantenere i nervi saldi e il cuore in alto.

il desiderio è un motore importante. per i buddisti è il veicolo per l’illuminazione. un desiderio è un espediente,  permette percorsi impensabili.

quindi è veramente importante fermarsi, ogni tanto, e capire cosa si desidera. nel tempo i miei desideri sono stati raffinati, a volte; basici, altre; condizionati dalle necessità, spesso; liberi di volare alti, raramente.

è un esercizio difficile quello di osservare la propria mente, o cuore. nel pensiero orientale non c’è divisione,  rappresentano l’essenza del se. l’osservazione attenta del proprio se permette di riprendere in mano la direzione. in ogni istante si può ridefinire il proprio percorso.

illuso è un essere che non ha il controllo della direzione che ha preso. la mente, o il cuore, sono condizionati dall’abitudine, dai mondi bassi, quelli più vicini all’istinto. l’illusione è come un velo che posto davanti agli occhi ci tinge tutto di un colore non reale.

a volte basta un piccolo gesto per alzare il velo, altre volte c’è bisogno di tanto tempo, di tanti giri intorno al punto.

e ognuno ha il proprio, di punto. pochi sono così saggi o illuminati da essere davvero libero di seguire il percorso più giusto per se.

è una lunga strada e dura tutta la vita.

perché tentare allora? perché non  lasciare che le cose vadano nel modo più facile?

perché la vita, dentro, in fondo, nel più profondo di ogni essere, vuole essere vissuta in modo libero.

la mia, almeno, ogni tanto mi urla: smettila!

allora dico va bene, smetto.

e ancora una volta mi fermo ad ascoltare.

216px-Jain_hand.svgQuesto post si potrebbe anche intitolare: eli e le donne, o anche eli e i tradimenti, o meglio eli e gli uomini che non la scelgono mai.

Io ho un bel rapporto con le altre donne. Ritengo che siano una fonte per me di ispirazione continua. Difficilmente mi sento invidiosa o in gara con un’altra donna. Non è escluso che conosca donne che mi stanno sulle palle, o che discuta o litighi con una donna, o che proprio la pensi in maniera differente. Figuriamoci! La sorellanza è roba da anni settanta. Però, negli anni, ho imparato ad ascoltare le donne parlare, e a guardarle mentre parlano, e ad osservare i movimenti del corpo degli occhi delle mani. E ci vedo proprio la vita. Ci rivedo me o l’opposto di me o entrambe le cose. Ma mi sento in sintonia.

Negli anni ho imparato a rispettare anche le donne che mi hanno ferito. E qui arriva il punto.

Ho una sorta di maledizione del faraone che mi colpisce in ogni relazione amorosa. Il mio uomo vive con un’altra donna. Oppure. Non ci vive più, ma la sua ex continua ad essere fortemente presente nella sua vita. Oppure. Non ha un’altra donna, ma qualunque altra donna lo interessa.

Mi sono trovata in situazioni grottesche. O meglio.  Che definisco ora grottesche, perchè al momento credevo di sentirmi aprire la terra sotto i piedi. In realtà me lo auguravo.

Mi sono trovata, incinta di tre mesi, a leggere le missive infatuate della giovane artista al mio compagno-padre-di-mio-figlio-regista. E fin qui niente di strano. Capita. Ma la storia durava da tempo, negata, sempre. E di fronte all’evidenza non ha potuto che …. negare ovviamente. Sono finita a urlare come una lavandaia al telefono alla tipa di sparire dalla nostra vita.

Durante la stessa gravidanza, verso l’ottavo mese,  il mio amore regista  se la fece anche con  la giovane allieva, ma oramai avrete capito il tipo. Quindi nessuna meraviglia se l’anno dopo mi ritrovai in un paesino della calabria, per uno stage estivo, con TRE, dico TRE, delle sue amanti (o ex amanti) come allieve. Neanche a dirlo che ci siamo lasciati.

In un’altra relazione mi sono ritrovata nuda, accanto al mio uomo nudo e addormentato, a sentire la porta di casa che si apriva e vedere la sua ex che entrava chiamandolo prima di rimanere pietrificata come me, per poi decidere di lasciare le chiavi di casa sul comodino e uscire in silenzio. Non bastasse, al suo risveglio un attimo dopo, il bastardo si angosciò per lo stato di prostrazione in cui, sicuramente, lei si stava trovando in quel momento.

Dopo anni di un rapporto tira e molla in cui continuava a comparire l’ex nei momenti più delicati, ebbi la notizia che per motivi assolutamente pratici legati alla crisi economica, avevano deciso di ricondividere la casa e le spese. Il gergo che ho usato lo lascio alla vostra immaginazione. L’aggravante è che per tutto il tempo della relazione io ero stata vessata da una forma di gelosia patologica e accusata, assolutamente gratuitamente, dei più turpi e ripetuti tradimenti.

Infine mi sono ritrovata a gestire una relazione con un uomo che inizialmente creduto libero si rivelò invece accasato con figli. Convinta del fatto che la convivenza fosse oramai un fatto puramente formale ho atteso un tempo più che congruo, per me, per far si che si definisse la questione. Ma ciò non accadde né si vide all’orizzonte la più pallida speranza, complice ancora una volta crisi e dissesti finanziari. Ma, se non fosse bastato, il mio uomo – essendo intelligente, arguto e ironico – amava dedicare tempo ed energia al rapporto epistolare con donne di ogni razza e religione, alcune delle quali fatalmente cadevano nel deliquio amoroso. Alcune delle altre poi incontrava o cercava di incontrare. Sempre, sia detto per chiarezza, sostenendo di mantenere  l’assoluta fedeltà morale e materiale a me.

Sento già da un po’ ripetuti mormorii e borbotti. Si ma te li cerchi con il lanternino. Vabbè ma dopo che ti ha fatto questo ancora ci stavi insieme. Ma come hai accettato una situazione di compromesso e poi ti sei tirata indietro.

Ebbene, coloro che mormorano non hanno letto il titolo del post, o non sono buddisti, o comunque non sanno cosa significhi la parola karma.

Karma è una parola che deriva dal sanscrito e letteralmente, significa “azione”.

“Indica il funzionamento universale di un principio di causalità simile a quello di cui parla la scienza, secondo cui ogni cosa nell’universo esiste all’interno di uno schema di causa ed effetto: “per ogni azione, c’è una reazione uguale e contraria”. La differenza tra la causalità delle scienze naturali e il principio buddista del karma è che quest’ultimo non si limita alle cose che possono essere viste o misurate: esso si riferisce anche gli aspetti invisibili o spirituali della vita, alle sensazioni o alle esperienze di felicità o miseria, gentilezza o crudeltà.”

“Secondo il Buddismo, noi creiamo il karma su tre livelli: attraverso i pensieri, le parole e le azioni. Le azioni, ovviamente, hanno un impatto maggiore delle parole. Allo stesso modo, quando diamo voce alle nostre idee, ciò crea un karma più pesante rispetto al solo pensarle. Tuttavia, poiché sia le parole sia le azioni hanno origine nei pensieri, anche il contenuto di ciò che sentiamo e pensiamo è di cruciale importanza.”

“Il karma quindi, come ogni cosa, è in costante divenire: creiamo il nostro presente e il nostro futuro attraverso le scelte che facciamo in ogni momento. Sotto questa luce, l’insegnamento del karma non incoraggia alla rassegnazione, ma restituisce il potere di diventare protagonisti nello svolgimento della propria vita. “(dal sito dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai)

La questione quindi attiene decisamente a me. Al mio rapporto, evidentemente, malato con il genere maschile. Froidianamente direi al mio rapporto, assolutamente, malato con mio padre.

Ma torniamo invece al mio rapporto con le donne. In tutto questo, direte – già vi sento, come puoi amare tanto il genere femminile. Dal momento che squinzie bionde seducevano il tuo uomo. Che altre donnine più mature non mollavano di un centimetro il territorio. Che infine per un verso o per l’altro sei stata comunque defenestrata?

Facile: perchè non era propriamente responsabilità loro. Agivano, è vero – a volte, in modo subdolo. Ma i miei meravigliosi uomini avrebbero potuto neutralizzarle in modo immediato, efficace e definitivo. Manifestare in maniera chiara e totale che una sola e unica donna faceva parte della loro vita: IO.  Invece no. Perchè io amo gli uomini che non rinunciano mai….. alle altre.

In quanto alle ex, ora attuali e conviventi , o definitivamente ex dei miei ex, quasi sempre ci divento amica. Chi accompagno nelle visite al centro per i disturbi alimentari (si perchè se le scelgono anche anoressiche) Chi diventa interlocutrice e riferimento nella gestione del piccoletto nei giorni di spettanza del padre. A chi, incontrandola per l’ennesima volta nell’ennesima imbarazzante situazione, lui vagava cieco come un Edipo, do’ la mano sorridendo e dico: Oramai presentiamoci, io sono Eli.

tuffoSembra strano a pensarci ma in ogni istante della nostra esistenza noi decidiamo qualcosa. Cose banali, alle volte, di cui non ci rendiamo neanche conto. O cose piacevoli, per cui va da se che ci lasciamo trasportare dalla gioia e andiamo avanti. A volte dobbiamo decidere di agire in situazioni spiacevoli, e lì la questione si complica perché occorre, appunto, una decisione più consapevole.

Per tanto tempo mi sono lamentata del fatto che nella mia vita capitavano sempre cose sovrapposte, al punto che dovevo per forza scegliere: una strada o l’altra. Strade che probabilmente mi avrebbero condotta in direzioni molto diverse, ma che evidentemente mi allettavano entrambe, o comunque avevano entrambe pro e contro che si bilanciavano. A volte sono stati periodi di dubbio lancinante, perché la decisione riguardava questioni di vita o di morte, e ho imparato che nella vita molte questioni sono altrettanto importanti anche se apparentemente meno drastiche. Sono stata rimproverata. Non è che a me capita più di altri di dover decidere spesso tra due strade, è la vita che è così. Sono solo evidentemente più incapace di altri a fare scelte.

In ogni caso. Sia che ce ne rendiamo conto o meno tutta la nostra esistenza è frutto di continue decisioni o scelte. Che ce ne rendiamo conto o meno la direzione che prende la nostra vita è comunque legata ad ogni nostro singolo pensiero, o parola, o azione. Nel buddismo questo viene definito come legge di causa ed effetto, «Se vuoi conoscere le cause passate guarda i risultati che si manifestano nel presente, se vuoi conoscere gli effetti che si manifesteranno nel futuro, guarda le cause che stai ponendo nel presente» In verità la legge di causa ed effetto è  una legge per niente metafisica, molto scientifica. Al pari della legge di gravità esiste sia che ci crediamo o meno.

E’ facile da capire se prendiamo ad esempio effetti visibili ed immediati conseguenti ad azioni. Per esempio se lascio la macchina parcheggiata sulle strisce pedonali e trovo una multa sul parabrezza lego immediatamente la mia azione con il suo effetto. Più difficile è capire quanto quello che viviamo è frutto di cause messe nel passato (nel Buddismo  anche nell’infinito passato) o come ciò che facciamo, diciamo, pensiamo oggi può avere effetti nel nostro futuro. La questione fondamentale, che oramai fa parte integrante della mia vita, è la consapevolezza che occorre avere, mettere in campo, cercare di ottenere, il massimo della coerenza tra ciò che pensiamo e diciamo e le azioni che compiamo. E quando forzo la mano, quando non sono allineata, inevitabilmente la vita comincia a deragliare. Sento quasi fisicamente che sto sdrucciolando e niente mi gira più al giusto modo. E non intendo dire che esiste un solo modo di pensare, dire o agire. Rispetto la libertà di ognuno. E’ solo che ognuno deve avere coerenza con se stesso.

Quando quindi capitano situazioni per le quali la decisione su quale strada seguire mi spacca la testa, o l’anima, o il cuore, io pratico con la determinazione per agire con coerenza con me stessa, e di decidere al di là di ogni ragionevole dubbio cosa è giusto. Per me, non in assoluto, ma per me. Per quello che credo mi faccia bene, per ciò che da valore alla mia vita, per come desidero che sia il mio futuro.

E cerco di non lamentarmi nei momenti difficili, perché so da dove arrivano e perché. E cerco di prendermi la responsabilità di ciò che mi accade, senza delegare o accusare chi mi è vicino. E dico cerco perché a volte è veramente complicato.

arrabbiarsisenzasmettere

Oramai sono quindici anni che pratico il buddismo.

Ho imparato molto su come funziono.

Ma non basta mai.

So che quando mi sento ferita, o ho paura di esserlo, o ho paura e basta, posso diventare terribile. Posso riuscire a tirar fuori il mio lato distruttivo. So di riuscire a ferire come pochi, so di essere implusiva e superficiale. So tutto questo. Eppure ogni volta ci ricasco.

Oggi l’ho fatto con una persona che amo immensamente. L’ho ferita molto, profondamente. Eppure non avevo intenzione di farlo. Eppure non credevo neanche di averlo fatto. Eppure non ho capito nemmeno di averlo fatto. Per almeno mezz’ora mi sono chiesta perché si fosse sentita ferita.

In passato non mi sarei posta nemmeno il problema. Avrei pensato che era giusto così. Che se lo era meritato. E tanto peggio, tanto  meglio. In passato non avrei neanche calcolato le conseguenze. La possibilità di perdere l’amore di una persona speciale. La vita non ci dona tutti i giorni una persona speciale. Una persona con cui poter parlare e sentire  di essere in sintonia, di essere capiti, sempre. Una persona che riesce a mettersi nei nostri panni e a darci nel modo giusto il consiglio giusto. Una persona che è talmente in empatia con te che fa e dice le cose esattamente come vorresti che le facesse e le dicesse. Che riesce ad esaltare lati della tua personalità che nessun altro aveva mai visto prima?

Quando la vita ti regala una persona così bisogna essere molto bravi, e attenti. E non cadere nel solito modo di agire e reagire.

Ma non è facile. E allora?

Bastano le scuse? Basta accorgersi, anche se con ritardo, di avere sbagliato? Serve a qualcosa dire mi dispiace, quando la ferita è oramai inferta? Si può essere arrabbiati a morte ed amare ancora chi ti ha fatto arrabbiare?

Me lo chiedo e ve lo chiedo.

Sto imparando, dai miei errori. Posso migliorare. Prometto.

Parabola buddista

CAP. 1
Cammino lungo una strada
c'è una grossa buca sul marciapiede.
Ci cado dentro.
Sono perduto....senza speranza.
Non è colpa mia.
Ci vuole un'eternità per tirarsene fuori.

CAP. 2
Cammino lungo la stessa strada.
C'è una grossa buca sul marciapiede.
Faccio finta di non vederla.
Ci cado dentro un'altra volta.
Non riesco a credere di essere nello stesso posto.
Ma non è colpa mia.
Ci vuole ancora parecchio tempo per tirarsene fuori.

CAP. 3
Cammino lungo la stessa strada.
C'è una grossa buca sul marciapiede.
La vedo che c'è.
E ancora ci cado dentro... ma è un'abitudine.
I  miei occhi sono aperti.
So dove mi trovo.
Sono perduta. Senza speranza.
E' colpa mia.
Ne esco immediatamente.

CAP. 4
Cammino lungo la stessa strada.
C'è una grossa buca sul marciapiede.
Ci cammino intorno.

CAP. 5
Cammino lungo un'altra strada.

203999058092443353_yZof8051_cDopo aver letto e commentato il post di @claudiogi61 ho riflettuto a lungo su quello che ci si aspetta dal futuro, su ciò che ricordiamo del passato, su come riusciamo a vivere il momento presente. Ho riflettuto a lungo anche sul concetto di libertà. Libertà interiore, personale. Libertà dalle influenze esterne, che significa profonda coerenza con ciò che si crede giusto per se e per gli altri. Coerenza con la propria etica di vita. Libertà di decidere anche di rinunciare a ciò che sembra gratificarci nel presente se si capisce che è giusto per il nostro futuro.

Temi e concetti fondamentali per tutti, ma sicuramente dibattuti e approfonditi da chi come me pratica il buddismo da tanti anni. E casualmente, ma il caso – si sa –  non esiste, sono capitata su una serie di articoli pubblicati da @passoinindia  tratti da “Buddismo e Società” rivista buddista della Soka Gakkai Italiana, associazione laica buddista di cui faccio parte. Gli articoli riportano una “lezione” su Karma e legge di Causa ed Effetto, concetti base della filosofia buddista di Nichiren Daishonin, scritta da Sabrina Guzzanti.

E’ interessante leggerli tutti, ma ne riporto qui una piccola parte.

Se è vero che il presente è modellato dal passato, è vero pure che il presente modella il futuro. Per questo Nichiren Daishonin cita un brano del sutra Shinjikan: «Se vuoi conoscere le cause passate guarda i risultati che si manifestano nel presente, se vuoi conoscere gli effetti che si manifesteranno nel futuro, guarda le cause che stai ponendo nel presente».
Il presente è quindi la chiave di tutto. Difficile da afferrare, da descrivere, da comunicare (appena lo nomini è già passato), è la parte più pura e incontaminata della vita e in esso, secondo il Buddismo, è custodito un potere immenso. Infatti il principio di ichinen sanzen (tremila mondi in un singolo istante di vita), che lo studioso cinese T’ien-t’ai (538-597) formulò come spiegazione teorica di Myoho-renge-kyo, altro non è che la descrizione minuziosa di tutto ciò che contiene ogni singolo istante di vita, ovvero l’attimo presente. Dall’aspetto esteriore alle potenzialità, alla sua storia passata, alla sua particolare relazione col mondo, alla relazione del mondo con esso, a tutte le sue qualità, buone e cattive, costruttive e distruttive, alle diverse sfere dell’universo con cui entra in relazione, tutto questo e altro è contenuto in un singolo istante. T’ien-t’ai e i suoi coltissimi e dotati discepoli meditavano su questo principio per cercare di aprire la mente e renderla adeguata alla complessità della realtà.
Il presente è il luogo che tutti cerchiamo, l’unico che può darci sollievo e gioia.
Ma pur essendo lì alla portata di tutti noi, sono rari i momenti in cui riusciamo a starci dentro. È come se ci fossero mille correnti che ce ne allontanano. Queste correnti sono per l’appunto il karma.

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