tempesta

FRANCESCO TOIATI FULMINI A SAN PIETROMi arriva addosso come il temporale che mi investe, all’improvviso, sul lungotevere mentre vado a riprendere il piccoletto.

Un cielo di piombo. Gocce enormi e gelate che si schiacciano sul parabrezza. Fulmini attraversano l’aria senza portare alcun tuono.

Mi accosto e blocco i tergicristallo. Una tenda d’acqua  mi copre al mondo. Rimango ferma, immobile. Le braccia tese sul volante. Travolta da un’ondata di una tristezza così profonda da non lasciare neanche spazio alle lacrime. E stanchezza. Di essere. E basta.

Di lottare ogni momento per essere all’altezza. All’altezza nel lavoro. Pronta su tutti i fronti. Tenere a bada l’ansia di non farcela. La paura che ogni sforzo comunque non basterà. Perchè la crisi non da’ scampo. Perchè gli sporchi giochi politici andranno sopra la mia testa. Perchè non ho più al mio fianco una persona che guarda nella mia stessa direzione, o che abbia voglia di decidere con me quale nuova direzione prendere.

Tenere a bada il dolore di aver perso anche la stima e l’afffetto dell’amico. Non riuscire a pensare a cosa costruire di nuovo. O di alternativo.

Paura di non essere all’altezza del mio ruolo di madre. Non voler cedere all’impulso di urlare. Non so più se sbaglio. O sono nel giusto. Cosa devo fare per essere di più.

Paura di non farcela a stare ancora da sola. Di bastarmi in ogni momento. Di far fronte ad ogni emergenza.

Un’ondata così non mi travolgeva più da anni. La tensione è calata all’improvviso e mi sento annaspare. Non mi voglio lasciare andare, ma  forse si. Forse mi posso anche un poco piangere addosso. Per una volta. Per poco. Per molto poco.

Arriva il trillo di un messaggio. La mamma dell’amichetto mi avverte che Davide sta scendendo.

Passo con il pensiero alla cena. Non ho fatto la spesa. Stasera ci vorrebbe una bella dose di carboidrati. Un piatto di spaghetti molto consolatorio.

Faccio entrare il piccoletto in macchina sotto il diluvio che continua. Mi chiede subito anche lui della cena. Ha già fame. Gli chiedo cosa vorrebbe mangiare. Un bel piatto di pasta! risponde.

Ok,  che pasta sia!

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6 commenti
  1. …proprio così….
    .
    .
    .

    Ma poi si riparte!
    …basta poco, a volte, e tutto cambia: ottimismo, dai!
    un forte abbraccio

    • elinepal ha detto:

      Volevo fare gli spaghetti ma erano finiti. Fusilli pomodoro e basilico.

  2. Hai reso bene una sensazione che in questo periodo prende spesso anche me.
    La paura di non farcela, di essere inadeguati, di non avere accanto nessuno che “guardi nella tua stessa direzione”.
    Forse nel mio caso c’è addirittura un’aggravante: dover mantenere la barra dritta mentre qualcun altro/a se ne frega di dove va la nave.
    Ciao.
    P.S.: la pasta è sempre la pasta, come la mamma… :mrgreen:

    • elinepal ha detto:

      Certo, che è dura per tutti. E quando si è in periodi come questo l’unione fa la differenza. Sia in ambito familiare che in quello lavorativo. E purtroppo la tendenza è quella di dividersi, di scaricare su chi è più vicino.
      La pasta della mamma allora è il top!

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