una vita all’improvvisa

C’è un momento della mia infanzia che spesso mi ritorna in mente. Sto giocando con delle compagne di scuola sul balcone e sento mio padre che parla con la mamma:

“E’ ora che Franca incominci a recitare, ormai è grande”.

Avevo tre anni.

La mamma commenta: ” speriamo che abbia talento”.

E mi ricordo i giorni appresso mentre mi insegnava la parte “bocca a bocca”, così si diceva in compagnia, parola per parola come una litania. Il mio debutto sarebbe avvenuto la settimana seguente, nella recita del Venerdì Santo: dovevo rappresentare un angiolino di supporto all’arcangelo Gabriele interpretato da mia sorella Pia, che, con tanto di ali maestose e abito fluente di seta, appariva a Giuda dopo l’infame mercato:” Pentiti Giuda traditore che per trenta monete d’argento hai venduto il tuo Signore! Pentiti! Pentiti!” recitava Pia e io dovevo ripetere gridando la stessa battuta:” Pentiti! Pentiti! Giuda traditore che per trenta monete d’argento hai venduto il tuo Signore!”

Non era una gran parte, non credo di aver messo molto a impararla. “Ripeti!” e ancora “Ripeti!” diceva la mamma mentre pelava le patate per il minestrone:”Ripeti!”

Mia madre per i suoi figli era ambiziosissima.

Per l’occasione mi aveva cucito un bellissimo abito bianco da angelo, con due grandi ali bianche e oro appoggiate sulle spalle. Seppur credente non andava mai in chiesa. Lei lo sapeva benissimo che gli angeli erano vestiti così!

Mio padre, ormai entrato nel gioco, mi fabbricò una coroncina di lampadine che, grazie a una pila infilata nelle mutandine si accendevano. Come in un rito sollevò la coroncina e me la pose in testa.

(….)

Il guaio, l’imprevisto che più imprevisto di così non si poteva immaginare, fu che il personaggio di Giuda era interpretato da mio zio Tommaso, un uomo che avevo sempre visto calmo, sorridente, mi raccontava storie bellissime e mi regalava un sacco di giochi. Volevo molto bene a mio zio, e vedermelo lì, proprio vicino vicino, con una parruccacccia nera in testa…gli occhi che lanciavano saette tra un minaccioso tuonar e lampeggiar nel cielo… che disperato gridava: ” Possano i corvi divorarmi le budella, le aquile strapparmi gli occhi!” e altri animali che non so più, ” mi divorino un pezzetto alla volta a cominciare dalla lingua” mi fece un terribile effetto. Mamma mia che spavento! Cosa stava capitando?! Ero stravolta me lo ricordo benissimo.

(…)

“Ma cosa sta capitando? Perchè zio Tommaso fa così?” Il groppo che avevo in gola stava per scoppiare. Mia madre dalla quinta mi faceva gesti più che perentori, le sue labbra ripetevano “pentiti, pentiti”. Giuro che avrei potuto dire la mia battuta, ma non me la sentivo proprio di rincarare la dose. No, io no, allo zio Tommaso questo non lo faccio! Non so cosa gli sia capitato,poverino. Forse è impazzito.

A piccoli passi, camminando come pensavo camminassero gli angeli, seppur spaventatissima, gli vado vicino, lui era in ginocchio e gridava più che mai…Dio che pena! Senza dire una parola mi arrampico al suo collo e lo abbraccio tempestandogli la faccia di baci. Insomma cercavo con tutti i mezzi che avevo a mia disposizione di calmarlo e piangevo nel silenzio che era calato in palcoscenico.

Pia era ammutolita. In quinta mia madre faceva segnali che non prospettavano niente di buono. Lo zio-Giuda si blocca per non più di cinque secondi, giuro. Poi con voce profonda (intanto con la mano solleticava la mia e con gli occhi rideva per tranquillizzarmi) recita rivolgendosi al cielo:” Dio, sei grande! A quest’orrendo peccatore mandi il conforto …. un piccolo angelo …. mi tendi la mano…. No, no, non me lo merito!” e, dal momento che lo spettacolo doveva pur terminare, taglia corto:” M’impicco! Dov’è il grande fico, albero della vergogna? M’impicco!”

Deve usare un po’ di forza per liberarsi da me, che proprio non ne voglio sapere di lasciarlo andare a impiccarsi. E poi cosa vuol dire impiccarsi? Non lo sapevo, ma ero certa che fosse una cosa orrenda. “L’albero più alto… dov’è l’albero più alto… lasciami andare, angolino…. lasciami…” dice lo zio e con un urlo agghiacciante esce di scena. Mia sorella, non sapendo più che fare (l’unica volta della sua vita, credo) camminando anche lei sulle punte, immediatamente lo segue. Grande applauso.

FRANCA RAME – Una Vita all’improvvisa.

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11 commenti
    • elinepal ha detto:

      No! Pensavo si capisse. È tratto dal libro “una vita all’improvvisa” di Dario Fo e Franca Rame

  1. Forse dirò una grossa “bestemmia”, ma io non la ricordo, come grande attrice, la Rame. E non voglio fare il bastian cuntrari a tutti i costi, eh. Semplicemente non ne ho memoria. Anche vero che a teatro non l’ho mai vista. Mi sono riguardato la filmografia e ho visto un paio di film suoi, ma non ne ho un ricordo di recitazione magistrale

    • elinepal ha detto:

      Non voglio dare giudizi sulla sua bravura, anche se l’ho sempre vista super giusta in quello che faceva. Di cinema non sapevo nemmeno ne avesse fatto. E’ stata comunque una grandissima artista che ha portato avanti con coerenza e coraggio il suo lavoro anche quando le battaglie politiche, sue e di Dario Fo, li avevano di fatto esclusi da qualunque circuito teatrale. Il brano l’ho tratto da un bellissimo libro dove racconta la loro storia. E’ una parte della storia d’Italia, del teatro e della società italiana. Una gran donna, comunque.

    • Ecco, queste cose non le sapevo, e me la fanno vedere in un’altra luce. Grazie.

  2. Franca Rame mi mancherà… grazie Franca e grazie a te Eli per questo ‘saluto’

    • elinepal ha detto:

      A te per essere passata

  3. blogandrealiberati ha detto:

    Tenera …
    I Rame, una famiglia portatrice di tradizione di Commedia dell’Arte. Franca, una finestra su questo secolo di un teatro di livello e di casa nostra. Brava, acuta, coraggiosa – sul serio – e italiana, di quell’ Italia che ha valore inestimabile.
    Un saluto sentito.
    Andrea

    • elinepal ha detto:

      Una buona serata a te

  4. bettyboohhh ha detto:

    Franca Rame e’ stata una Grande Donna!

    • elinepal ha detto:

      si

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