meno 358 – cibo e amore

“Una fetta di frittata di pasta, friarielli, una birra e basta?” mi ha chiesto per la seconda volta la ragazza oversize della bottega di via Tribunali ‘cucina casereccia da asporto’. Si si, ho risposto io, già angosciata all’idea dell’ennesima dose di farinacei che stavo per ingurgitare dal mio arrivo a Napoli. In silenzio lei ha infilato nella busta anche due fette di pane.

Ogni volta che vengo a Napoli perdo i freni inibitori. Io che non mangio mai fritti qui mangio i fritti. Io che non mangio mai i dolci mi compro subito una frolla, e poi magari proseguo con babà con o senza crema o panna o frutta varia. io che sto attenta a non esagerare con i farinacei non mangio altro che pasta, pizza, pasta cresciuta, pane cafone, panini napoletani …..

Meno male che non vengo spesso.

Ma d’altronde la mia curiosità e il mio amore per i sapori mi hanno sempre portato ad assaggiare qualunque cosa durante i viaggi. Sia in italia ( e poi torno con provviste esagerate di prodotti locali) sia all’estero.

In India un giorno la guida mi disse che con quello che mangiavo io loro ci avrebbero sfamato una famiglia! Lo disse in inglese e con quel modo gentile che hanno gli indiani di sorridere piegando la testa di lato, quindi non sembrò un vero insulto, ma certo non fu carino.

Il cibo è cultura, è passione, è una via di comunicazione.

In tutte le relazioni importanti ha una posizione centrale. Come si può amare un uomo  che non ama il cibo che ami tu? O che proprio non ama mangiare?

Una mia amica mi disse una volta che diffidava di un uomo che le faceva la corte perché completamente astemio. Diceva che le sembrava il segno di una persona molto controllata e poco sincera (!), Sul momento ci scherzai e la presi in giro. Ma poi si scoprì che aveva ragione. Coincidenza?

Un mio compagno aveva una esagerata attenzione per dosi precise, tempi di cottura (cronometrati), attaccamento verso le proprie ricette, attenzione maniacale al biologico e geneticamente controllato. Mi ha sicuramente insegnato ad apprezzare prodotti mai usati prima, e poco in seguito, ma avevo la sensazione di una certa rigidità e pignoleria e anche, perché no, aridità, mancanza di slancio, di fantasia. Ebbene era proprio così!

Con il mio ex marito, i primi tempi che stavamo insieme, ci siamo talmente lanciati in orge gastronomiche che io nel giro di pochi mesi non entravo più nei deliziosi abitini con i quali lo avevo conquistato e lui aveva il colesterolo a livelli da infarto. Finimmo entrambi dal dietologo, e gli slanci d’amore culinario culminarono in pescetto con pomodoro a crudo e grandi piatti di verdure. Il matrimonio ha resistito molto di più e ci vogliamo ancora bene a tanti anni dalla separazione. Forse proprio per questa nostra coincidente golosità di sapori.

Ero proprio con lui in india quando fui redarguita dalla nostra guida. Lui si arrese prima di me, sopraffatto dalla nausea dopo una settimana. Io tenni duro mangiando tutto fino all’ultimo giorno, in una pantagruelica cena a Bombey (non mi piace chiamarla Mumbay) che vomitai poi completamente la mattina dopo nella toilette dell’aereo che ci riportava in Italia.

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