meno 356 – buone nuove da disneyland

quartiere

Io sono una donna fortunata, l’ho sempre sostenuto.  Una delle mie fortune è quella di abitare da tanti anni al centro di Roma. Non una casa speciale, anche troppo piccola. Ma al centro della città più bella del mondo.

Negli ultimi vent’anni il mio quartiere è molto cambiato. Non in modo diverso dai centri storici di tutte le altre città, immagino. Tutti sono cambiati. E il centro di Roma aveva già subito trasformazioni radicali e devastanti durante un famoso ventennio.

Ma ricordo certe strade del ghetto o di trastevere di quando ero bambina. Erano ancora strade di quartieri popolari. Piene di botteghe artigiane e palazzi un po’ sgarrupati.

Ora non vorrei fare la solita signora anziana e lamentosa che afferma che a suoi tempi tutto era migliore e che roma non è più roma e che non esistono più le mezze stagioni.

Ma nel tempo ho visto chiudere una ad una tutte le botteghe che conoscevo. Dal ferramenta   al robivecchi. Il calzolaio (che in effetti era molto anziano, forse è stata causa di forza maggiore), l’alimentari (anche se alle volte trovavo prodotti scaduti da molti mesi), il casalinghi, il negozio di abiti usati.

La maggior parte dei negozi sono diventati pub, poi birrerie, poi enoteche (a seconda delle mode alcoliche) o paninoteche, o cose simili. Quello che non ha retto sono i fast food. il cibo di qui è evidentemente troppo buono.

Poi sono arrivate le botteghe cinesi, dove trovi tutto – ma proprio tutto- e i ristoranti etnici o cinesi. Dopo che i cinesi sono stati chiusi per avvelenamenti prolungati di turisti ed autoctoni, sushi take away.

Da un certo momento in poi il caos del sabato sera si è esteso al venerdì, e poi al giovedì e poi non si distingue più il giorno della settimana. D’estate poi si aggiunge tutta la movida sulle sponde del Tevere.

Disneyland io la chiamo, oramai, questa parte di Roma.

Ma ultimamente ho avuto due piacevoli sorprese.

Un negozio di abiti vintage (l’evoluzione dell’usato che conoscevo da ragazzina ma più ricercato e caro) chiuso per strani movimenti relativi a commerci di materiale da fumo non autorizzato dal monopolio di stato, invece di essere rilevato da uno dei pochi proprietari di tutte le catene di paninoteche presenti nella zona, è stato preso da un liutaio. Proprio uno di quei signori che non si sa come né perché fabbricano strumenti musicali. Una sorpresa così straordinaria che pensavo fosse un set di un film. Invece era proprio una vera bottega di liutaio.

La seconda è stata una scoperta di oggi. Nel negozio dove tanti e tanti anni fa c’era un alimentari (proprio quello dei prodotti scaduti) diventato poi un’agenzia immobiliare e poi una piccola galleria d’arte e poi un outlet di abiti firmati, è ritornato ad essere un alimentari. Di prodotti polacchi.

Stasera quindi cena a base di carne di maiale affumicata, cetrioloni in agrodolce, birra scura e ricotta alle erbe e cetriolo. Una vera gioia.

La Sig.ra che gestisce il negozio, il nome me lo ha detto ma non so come scriverlo, ha riso quando le ho raccontato dell’alimentari che c’era tanti anni fa. Già glielo avevano raccontato. Evidentemente non sono l’unica del quartiere a fare il censimento delle botteghe inghiottite da disneyland.

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