Alfano.

Brunetta.

Le surreali motivazioni della Cassazione su Berlusconi.

Le immagini della voragine sull’autostrada a Capaci.

La vedova di Vito Schifani che dice:  Vi perdono, ma inginocchiatevi.

L’immagine di Don Gallo incontrato un anno fa.

Grillo che straparla e nessuno gli mette una mano in faccia.

La solitudine.

La consapevolezza che è necessario, sempre, tener conto della provenienza di tutto quello che accolgo nella mia vita.

La certezza che la superficialità è il male di molte menti.

Tutto questo mi porta a bere dell’ottimo rosso pugliese e a ricorrere ad un grande musico e filosofo e uomo che mi offrì un accappatoio azzurro in tempi in cui un accappatoio poteva ancora farmi piacere.

Perchè la cultura sta morendo. E noi con lei.

Vi perdono. Ma inginocchiatevi.

FRANCESCO TOIATI FULMINI A SAN PIETROMi arriva addosso come il temporale che mi investe, all’improvviso, sul lungotevere mentre vado a riprendere il piccoletto.

Un cielo di piombo. Gocce enormi e gelate che si schiacciano sul parabrezza. Fulmini attraversano l’aria senza portare alcun tuono.

Mi accosto e blocco i tergicristallo. Una tenda d’acqua  mi copre al mondo. Rimango ferma, immobile. Le braccia tese sul volante. Travolta da un’ondata di una tristezza così profonda da non lasciare neanche spazio alle lacrime. E stanchezza. Di essere. E basta.

Di lottare ogni momento per essere all’altezza. All’altezza nel lavoro. Pronta su tutti i fronti. Tenere a bada l’ansia di non farcela. La paura che ogni sforzo comunque non basterà. Perchè la crisi non da’ scampo. Perchè gli sporchi giochi politici andranno sopra la mia testa. Perchè non ho più al mio fianco una persona che guarda nella mia stessa direzione, o che abbia voglia di decidere con me quale nuova direzione prendere.

Tenere a bada il dolore di aver perso anche la stima e l’afffetto dell’amico. Non riuscire a pensare a cosa costruire di nuovo. O di alternativo.

Paura di non essere all’altezza del mio ruolo di madre. Non voler cedere all’impulso di urlare. Non so più se sbaglio. O sono nel giusto. Cosa devo fare per essere di più.

Paura di non farcela a stare ancora da sola. Di bastarmi in ogni momento. Di far fronte ad ogni emergenza.

Un’ondata così non mi travolgeva più da anni. La tensione è calata all’improvviso e mi sento annaspare. Non mi voglio lasciare andare, ma  forse si. Forse mi posso anche un poco piangere addosso. Per una volta. Per poco. Per molto poco.

Arriva il trillo di un messaggio. La mamma dell’amichetto mi avverte che Davide sta scendendo.

Passo con il pensiero alla cena. Non ho fatto la spesa. Stasera ci vorrebbe una bella dose di carboidrati. Un piatto di spaghetti molto consolatorio.

Faccio entrare il piccoletto in macchina sotto il diluvio che continua. Mi chiede subito anche lui della cena. Ha già fame. Gli chiedo cosa vorrebbe mangiare. Un bel piatto di pasta! risponde.

Ok,  che pasta sia!

Ribloggato da noisuXeroi:

E' una cosa inusuale. Quando arrivi a dare importanza ad essere trattato come un essere umano, vuol dire che ormai è diventato inusuale.

Anche in un luogo come quello, dove mai avresti pensato di dover entrare un giorno nei panni di una speranza. Un quarto di speranza esattamente.

Il dottore è una bella persona, abbronzato, magro e slanciato, probabilmente un podista, ma con una umanità che trasuda dal camice bianco e che cozza con la sua apparenza.

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appena capito che sono troppo vecchia, e manco di poco, che uno dica, vabbè ma per un anno in più stai a fare questione.... non si parla di decenni. ma voi, ganzissimi blogger superenergici e pronti alla movida.... ecco... si tratta di impegnarsi, è ovvio. un impegno è cosa seria. ma una malattia mortale è cosa serissima. vedete che potete fare, citrulli.

et

In questi giorni ho rivisto E.T. con il piccoletto. Oddio! non è che proprio mi sia seduta davanti alla tivvu a vedere E.T. in videocassetta registrata quindici anni fa (con tutta la pubblicità tra il primo e secondo tempo).

Ho visto delle sequenze spot mentre passavo con i panni da stendere, o raccogliendo vomito di gatto o cacca del suddetto (di quello anziano che la sparge o per ripicca contro la cagnetta, o perchè rincoglionito dall’età o per il suo ipertiroidismo o perchè stronzo e basta, o per tutte queste cause assieme), mentre cucinavo la cena o apparecchiavo la tavola o, alla medesima,  mentre finalmente si cenava.

Il film lo conosco bene, l’ho visto tante volte. Lo vidi la prima volta al cinema portandoci mio fratello. Cinema Italia. Oggi Teatro.

Comunque. Era tanto che non lo vedevo e ho notato alcune cose.

Primo: ai bambini americani, già nel 1982, quando sono ammalati (o fingono di esserlo) le mamme americane, dopo aver constatato che hanno una temperatura da terapia intensiva, chiedono: pensi di sopravvivere se vado a lavorare? Alla risposta affermativa del minore, aggiungono un piumone supplementare e li mollano lì, a letto, a casa, da soli. In italia saremmo già state denunciate al telefono azzurro e private della patria potestà.

Secondo: si fa riferimento ben più di una volta al fatto che il padre di famiglia ha mollato moglie e figli per partire per il messico con la sua nuova donna. In Italia di questa cosa non se ne è mai parlato. Ancora oggi su Wikipedia si vaneggia di  un “viaggio di lavoro” in messico del padre.

Terzo: non so se la questione è datata anche negli States, ma nel film i bambini delle elementari, a scuola, sezionano rane vive, imprigionandole in barattoli e addormentandole con il cloroformio. Poi dice che da grandi vanno a fare le guerre!

L’incontro tra E.T. e il piccolo Elliot è l’incontro tra chiunque. Tra chi è diverso per genere, per razza, per cultura, per appartenenza sociale, per religione. Ed è un incontro tra diversi che tocca il cuore dell’esistenza di entrambi. Di quegli incontri che cambiano per sempre il destino delle persone.

E ancora oggi, a distanza di tutti questi anni e di quasi tre generazioni, è sempre negli stessi punti che ci si emoziona, e si ha paura, e si piange e ci si risolleva. Perchè quando si entra in sintonia con un altro essere vivente le emozioni vanno di pari passo.

Io ringrazio il destino per essere entrata il contatto con O. Per avere il suo amore. Per la tenacia e la costanza con cui ha tenuto vivo il nostro rapporto, anche quando io ho dubitato. E per la forza con cui mi ha fatto ritrovare il significato della parola amore. Un incontro che ha cambiato  il nostro futuro. Per sempre.

Ci siamo, sono entrata nell’ultimo mese.  Di questi 365 giorni in cui mi ero data l’obiettivo di scrivere un post al giorno.

Ovviamente non tornato i numeri. Problema ridicolo. A me i numeri non tornano mai. Deve esserci un dio della matematica simpaticissimo che si burla di me. Anche a scuola, non si capiva perchè avevo sempre dei resti che non dovevano esserci, dei misteriosi risultati che nessuno aveva mai visto. E misteriosamente avevo anche dei voti non male. Bah! Avevo inventato la matematica creativa.

Ora in quest’ultimo mese cercherò di essere ancora puntuale con i miei appunti di viaggio. Ed inizio ad elaborare quelli che sono i risultati di quest’anno di scrittura e vita.

Mica pochi.

Ma non voglio anticipare nulla.

Stasera sono al teatrino di perifieria e lavoro, lascio solo questo link utile agli aspiranti scrittori.

Buona lettura!

http://www.ioscrittore.it/ioscrittore/home.htm

LetteraL

Casa è dove sta il cuore

cronacadiunavitaintima

Blog letterario. O almeno ci provo

comesistelaluna

lunatraigiunchi

L'ego ingollatore

Mi ritrovai ancora con il mondo da salvare e una birra da ordinare

Una webcam sempre accesa nella stanza di Calipso

Trent'anni e una vita che non vedo. Allora la metto a nudo, completamente, me stessa e la mia vita, in ogni suo piccolo, vergognoso, imperativo dettaglio, come se avessi una web cam sempre accesa puntata addosso. Svendermi per punirmi e per rivelarmi completamente al mondo, svelare le mie inadempienze come la laurea che non riesco a prendere e i kili da perdere, nella speranza che sia il mondo a vedere quel che io non vedo in me. Un esperimento che sarà accompagnato da foto e cronache dettagliate e che durerà un anno, il 2013 dei miei 30'anni. Se il mondo non vedrà niente neanche così, chiuderò tutto....

Le maschere rosse

Utilizzo una barriera, nero abisso, per sconfiggere la morte andando incontro ad un giorno putrido che si accanisce attraverso luoghi antichi che non conosco [A.Ferri - La luna incantata]

GilGuySparks

The guy was nothing but a pain in the ass

valeriudgbarbu2it

poesie, letteratura, valeriu dg barbu

esedavvero

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Una come tante

Che poi, non hanno proprio nulla di speciale

Lavorare con fermezza

Utili consigli per chi è disposto a tutto pur di lavorare

Roba da non credere

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FAswag

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La guida online più completa di Roma

Sentimental Blog

parole sparse nell'aria

Andata e ritorno

...ovvero, diario di uno che "Corre, scrive, sogna."

La Tana

" Ama il prossimo tuo come te stesso ". Perché pretendere da me tanto cinismo?

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Non è vero che io attiri i cretini: io mi accorgo che lo sono.

PiccoliPiaceri Word Press News

Notiziario online di Angela Costa e Patrizia Moretti (@Freemilano)

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