sento il suo corpo addormentato accanto al mio.

a tratti i suoi muscoli fremono

come stesse sognando di correre.

si stringe a me.

il suo contatto mi piace,

mi fa sentire protetta

calda

amata.

ora arriva l’altro.

si mette sul letto delicatamente

ma poi tenta goffamente di salirmi sopra.

mi agito e desiste

si sdraia sull’altro lato.

gli faccio una carezza rapida e lo sento  rilassarsi.

poco dopo il suo respiro regolare mi dice che si è addormentato.

mi riempiranno il letto di peli, lo so

ma dormire tra cane e gatto non ha eguali.

 

 

autostrada-notte

cento all’ora di notte a Roma

in moto, con abbastanza alcool in testa da pensare che il guardrail che ti sfila accanto in fondo non può essere così duro

abbastanza fiducia in chi guida da stringere le gambe e assecondare il piegamento sensuale di una curva

l’aria sotto il casco entra tiepida nelle narici, profumo di tiglio in fiore e fumi di benzina

la brezza avvolge le gambe e alza la gonna e ti senti ragazza

torna in un flash l’immagine di un’altra notte, un’altra moto

la prima sera di libertà, ambita, sognata e divenuta reale

più bella del sogno

al punto da temere un risveglio improvviso

nessun sogno più ora

ma una risata di gioia mi sale lo stesso

e alzo la testa, felice di essere ancora viva

e ancora io

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ieri ci siamo viste con un’amica che ho conosciuto la prima volta ad un aperitivo con altra amica e rincontrata poi per caso due anni fa, perché ha iscritto il figlio nella stessa scuola dove va il piccoletto.

si era appena trasferita a Roma. il marito una mattina le ha detto che erano sei mesi che aveva una storia e voleva seguire la sua via. non era la prima volta che si parlava di corna (messe da lui a lei) e così lei ha preso una valigia e il figlio ed è tornata a vivere nella sua casetta romana. ha rinunciato alla villa con giardino, piscina, vasca idromassaggio, dove nel frattempo si è insediata la napoletana tinta rifatta. ha rinunciato al lavoro che aveva costruito negli anni con lui raggiungendo risultati molto soddisfacenti. si è però ripresa la dignità che  aveva seppellito in dieci anni di matrimonio decisamente pendente verso la maternità. ha passato l’anno più duro della sua vita ma ora sorride di nuovo. il figlio ancora ne deve uscire. io non le ho mai raccontato che invece ho rinunciato ad un uomo che non ha rinunciato alla sua famiglia per me.

abbiamo lasciato i piccoletti al Vigamus, mitico museo del videogioco dove non eravamo riusciti ad entrare durante La notte dei musei, e siamo andate due ore in giro a praticare un po’ di windows shopping. guardare e non comprare.

non mi capita mai. né di lasciare il piccoletto in un luogo pubblico anche se dedicato ai ragazzi (pare che li si faccia), né di andarmene due ore a passeggio a guardare borse e scarpe e vestiti. ieri mi ha fatto piacere. siamo arrivate alla Coin, dove lei si è spruzzata un po’ del suo profumo preferito, che ha finito e ordinato da un profumiere amico che le fa molto sconto, e io ho visto con orrore tornare di moda vestitini mini che non potrò mai indossare.

all’interno della Coin c’è un negozio Tiffany. sì proprio il mitico Tiffany di Audrey. io mi sono ricordata di un giorno, poco prima delle feste natalizia, in cui ero entrata nel grande magazzino alla ricerca di un regalo  ed ho visto un gran numero di uomini guardare e comprare piccoli gioielli da Tiffany. ho avuto un tal sbotto di invidia che ho dovuto cambiare negozio. non per il gioiello in se, per il fatto che mi sono resa conto che era un tempo davvero troppo lungo in cui nessun uomo si era fermato in un qualunque negozio a comprare qualcosa per me.

ieri ci siamo fermate a guardare le vetrinette e ho visto per la prima volta nella mia vita il meraviglioso diamante paglierino. è davvero giallo. è supersplendente. è bellissimo. e io l’adoro.

quando ho raccontato alla mia amica del gran numero di persone di sesso maschile impegnate ad acquistare un gioiello si è meravigliata anche lei. davvero ci sono ancora uomini così? pare….

il modo è diviso tra uomini generosi e non. uomini che fanno regali e uomini che si aspettano regali. uomini che non attendono natale o un compleanno per regalare qualcosa e uomini che manco in presenza delle feste comandate ti sganciano un pensierino. uomini che hanno discrete possibilità economiche ma non ci pensano per niente a fare anche la minima sorpresa e invece uomini che stanno davvero in bolletta ma ti portano magari un bellissimo orologio arancione comprato dal cinese per ravvivare la tua cucina.

io non sono avida, non pretendo di essere conquistata con doni o gesti eclatanti, però so che dietro un dono c’è un pensiero e che le persone tirchie sono spesso aride e narcisiste. ho ricevuto tanti bellissimi regali dal mio ex marito, che infatti è uomo generoso e disponibile. ne ho ricevuti zero dal padre del piccoletto, al quale ne ho fatti invece molti. normalmente non andavano bene, dovevano sempre essere cambiati. e anche questo è un segno.

conservo piccole cose che mi sono state regalate con il cuore e tengo molto ad un bracciale che è stato il regalo di mio padre a mia madre per la mia nascita. di alcune persone non ho nulla. nessun oggetto nemmeno lasciato per sbaglio. ed è un segno. chiunque fosse interessato, comunque, sappia che il diamante giallo è il mio preferito.

elinepal:

questi siete, questo siamo…. in attesa di RiTrovarci ancora….

Originally posted on RiTroviamoci:

T-Shirt_Mdd

Gentilmente concessa da mododidire…

No, non sono stato per niente bene, questi blogger sono davvero pallosi, puzzavano di blog, e ruttavano come blogger di porto, ho addirittura visto un paio di loro scaccolarsi durante la cena e gettare le pallette di caccole nel piatto del blogger vicino, bleah! È stato orrendo incontrarli. Infatti mi mancano già tutti, e non vedo l’ora di RiTrovarli.(Erre)

Non avevo mai mangiato una cacio e pepe. Chissà se quel sapore particolare era dovuto anche a qualche caccoletta da blogger. Mah. Non lo sapremo mai. O forse sì. Ho gettato la monetina nella fontana di trevi. Ho espresso anche il desiderio. Chissà se si avvererà mai. Voglio tornare a Roma. Voglio una nuova foto di gruppo. Voglio RiTrovarli tutti!(harahel13)

Decisione è il mio nome,ho comparato il biglietto 12 ore prima della partenza! Mi sono (ri)trovata tra letture stupende e bambini che giocano…

View original 1.896 altre parole

mi rendo conto che, travolta dalla impossibilità di rimettere le dita sulla tastiera tentando al tempo stesso di usare l’unico neurone rimasto per pensare anche a qualcosa da scrivere, non ho ancora parlato della mia nuova vita nella casetta di periferia. in realtà mi piacerebbe chiamarla casetta sulla collina, ma darebbe un’idea di bucolico e isolato. dovrei optare per condominio di periferia sulla collina, ma sarebbe troppo lungo e per nulla poetico. (come vedete il neurone da già segni di stanchezza)

per tagliare corto diciamo casetta di periferia, perché in effetti è una casetta piccola e in effetti è in periferia. anche se ha il pregio di avere due terrazze/giardino: una piccola davanti alla cucina (vabbè alla piccola cucina) e una  più grande davanti al salotto (ok salottino).

niente di più bello, per me, della soddisfazione di prendere il caffè, la mattina, seduta in giardino a scrivere il mio nuovo articolo su wp. certo ho passato mesi di grigio e pioggia. ho arrancato su e giù per la collina ad orari impossibili col piccoletto per arrivare a scuola in orario e riuscire a parcheggiare in centro vicino all’ufficio.

ho attraversato momenti di grande solitudine e ho dovuto vincere la sensazione che tutto il mondo da me conosciuto, compresi sogni e speranze, fosse oramai finito sbriciolato in una manciata di giorni a cavallo del periodo dell’anno da me più odiato.

ancora adesso, reduce da letture che non dovrei mai fare, sento la mia eli bambina  che mi urla e  cerca un perché.

ma gli uccellini cinguettano, l’insalatina che ho piantato è stata salvata ancora per un giorno dalle mandibole frenetiche delle lumache, e quindi fanculo ai pensieri negativi.

vivendo in un condominio ho dei vicini. tutti degni di grande attenzione e che verranno descritti e analizzati in noiosissimi post.

ieri sera è stata la prima cena con il mio  nuovo vicino.

è arrivato pochi mesi dopo di me, vive nell’appartamento confinante con il mio, e per giorni ci siamo parlati attraverso le grate del giardino.

essendo lui single ed io una donna discretamente attraente, è stato subito molto cordiale.  inoltre è calabrese, il che lo rende intraprendente come pochi (nessun razzismo, è statistica).

dopo aver quindi chiacchierato di piante e giardini, di cui lui non si occupa minimamente se non per spazzare via le migliaia di piccole pigne che cadono nel suo (e nel mio) giardino dall’ enormesempreverdepienodipignetteinvadenti, siamo passati a parlare di origini e sorpresa! non solo è calabro ma anche di Palmi. insomma conoscevo un bel po’ di cose della sua cittadina sullo Stretto e questo, come ogni calabrese doc, lo ha enormemente gratificato e colpito.

dopo il suo rientro pasquale in famiglia ho trovato sul muretto del giardino un involto. era un pacco di pasta fatta a mano, incartata in un delizioso modo desueto in un foglio di carta marrone.

come fa spesso, mentre ero in giardino che guardavo sorpresa l’involto e il suo contenuto, mi osservava sornione dal suo, fumando una sigaretta e attendendo che fossi io ad alzare lo sguardo, sbirciando  tra le piante, per accorgermi di lui.

per questo suo modo di fare l’ho nominato il calabrone. in verità anche perché è un po’ bassino e in sovrappeso.

il calabrone mi ha donato la pasta, la tipica stroncatura di Palmi, con la promessa di cucinarmela a cena, quando e se lo desideravo. questo è veramente tipico. il rapporto dei calabresi con il cibo è come quello con il sesso: vitale. di più! al posto di qualunque invito in qualunque dei più fichi locali alla moda preferiscono la cucina di casa. è impressionante ma è così.

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comunque, oltre ad essere deliziata dai suoi modi gentili e cavallereschi, mi sono anche preoccupata di non lasciargli troppo spazio. quindi ho intervallato periodi di cordiali incontri giardineschi, a periodi di iostonelmioetuneltuoenonciallarghiamotroppo. la pasta è rimasta, cruda nella mia credenza.

ieri sera, però, dopo una tipica giornata escrementizia, tornando verso casa avevo un disperato bisogno di un bicchiere di alcool puro da bere insieme a qualcuno. avrei avuto in mente di scrivere un messaggio ad un amico blogger che vive ad un passo da me. ma non avendomi lui ancora mai invitato a visitare la sua tana, non l’ho fatto.

ho mandato quindi un messaggio al calabrone proponendogli un aperitivo in un posto vicino casa che, non a caso, si chiama osteria degli amici. proposta subito accettata. tempo di portare a spasso la cagnetta e ci saremmo trovati lì. territorio neutro e scevro da implicazioni.

era chiuso. l’unico maledetto locale decente della mia zona il lunedì fa riposo.

lui mi ha ovviamente subito proposto di prepararmi una cena a casa, facendomi rilassare con un bicchiere di bianco fresco. troppo arduo rispondere di no, sperando di non offendere.

e così mi ha accompagnato a casa, è riuscito per fare la spesa, è tornato con vino bianco e l’occorrente per dei deliziosi vermicelli con pomodorino fresco, aglio, basilico e un tocco di …. nduja.

mi ha costretto a stare seduta sul divano sorseggiando vino mentre lui preparava il tutto e mi ha servito come una principessa. notevole, no? il calabrone è una persona dai modi carini, molto educato, e non farebbe mai una mossa azzardata se non stimolato da una mia evidente apertura all’approccio sessuale. e infatti non l’ha fatta.

sul finire della serata, in giardino, mi ha candidamente guardato ponendomi la seguente domanda: tu quale libro consiglieresti a qualcuno che non ne ha mai letto uno? ho tentato di mantenere un’aria impassibile e gli ho chiesto: proprio nessuno? zero? si. per la verità da ragazzo ho letto il ritratto di Dorian Grey. beh, in fondo avere come unico esempio Oscar Wilde non è male (tentavo di stemperare la mia stupefazione)

comunque gli ho consigliato due generi che potrebbero appassionarlo, rendendogli possibile  almeno  finire il libro (era chiaro che quella è la sua principale paura): gialli o fantasy. sul fantasy pare sia stato smontato da qualche amico che gli ha parlato dell’arduo compito di portare a termine la lettura de Il Signore degli Anelli. ho tentato di fargli capire come amare un libro o meno sia assolutamente individuale, di come non esista per me letteratura alta o bassa, di quanto sia importante rimanere sereni anche di fronte ad un libro che tutti acclamano come capolavoro e a noi invece ci fa cagare, o al contrario quando amiamo un autore considerato trash.

certo, ho aggiunto, quando leggi molto, inizi ad avere consapevolezza della scrittura, ti accorgi delle differenze di stile. affini il gusto, per così dire. e qui mi sono lanciata in un esempio calcistico: se io guardo una partita non capendo nulla di calcio, sicuramente mi diverto ma di certo non mi rendo conto della finezza di un colpo di tacco o della disposizione tattica della squadra in campo. mi ha perfettamente compreso.

gli ho preso dalla  libreria un libro della mia giallista preferita, Fred Vargas. anzi, tra i tanti titoli ne ha scelto lui uno che lo attraeva. mi sono sentita così fiera del mio compito civilizzatore!

è arrivato il momento dei saluti. distratto dall’uccisione delle ultime due zanzare l’ho tenuto a debita distanza e mollato due bacetti sulle guance.

dopo poco mi è arrivato il suo messaggio di buonanotte: aveva dimenticato il libro a casa mia! credo glielo lascerò stasera sul muretto del giardino.

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