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Archivi tag: Eugenio Bollini

Spesso mi capita di avere amici, o amici di amici che non facendo come primo mestiere nella vita quello di scrivere,  mi propongono di leggere un loro testo teatrale, o un loro libro, o mi invitano alla presentazione del loro romanzo. Faccio fatica a dire no, ma mi trovo anche spesso poi nell’imbarazzo di dover dare conto delle mie impressioni all’autore. Non che le mie impressioni siano fondamentali. Ma a richiesta rispondo. E quindi a volte cerco di svicolare. Non vado alle presentazioni oppure “dimentico” di leggere i file inviati. E’ meschino , lo so, ma si tratta di amici, e non sempre una risposta sincera viene accettata.

Ultimamente ho comprato d’impulso i libri di Otello Marcacci, Gobbi come i Pirenei e Il ritmo del Silenzio per immediata sintonia con l’autore. Subito dopo mi sono posta la solita questione: e se non mi piace come faccio a dirglielo?

Problema risolto. Otello Marcacci è bravissimo.

Ho letto il suo primo libro. Intendo il primo pubblicato, perché sono certa che avrà scritto tanto e per tanto tempo.

Il titolo: Gobbi come i Pirenei e la grafica di copertina sono già stupendi. Sottotitolo: Storia d’Amore, Ironia, Ciclismo, Anarchia.

Si narra la storia di tal Eugenio Bollini, ciclista professionista, un uomo mediocre e un po’ sfigato sia nella professione che nella vita privata. E’ però uno di quelli che dei propri limiti ne fa una filosofia di vita. Si adagia sulla posizione da gregario che ha nelle piccole squadre  per cui corre, avendo mollato da tempo l’idea di riuscire là dove tante volte era fallito: arrivare fino in fondo in competizioni dove l’impegno lo avrebbe costretto a superare i propri limiti. La rinuncia ed il fallimento nei tour internazionali sembrano rispecchiarsi anche nella sua vita personale. Ossessionato da una madre megera, mollato da una moglie arrivista e delusa, con un rapporto con il figlio improntato sui sensi di colpa e relazioni sentimentali ipotetiche con modelle irraggiungibili, Eugenio Bollini tira avanti  driblando le proprie responsabilità, adagiandosi su principi di anarchia ereditati dal padre – unica figura a cui realmente si ispira – e filosofeggiando sul mito di Sisifo e sulla teoria dell’Assurdo: eliminare cioè la schiavitù delle mete da raggiungere.

Eugenio, però, si troverà  al centro di vicende che lo porteranno, suo malgrado prima e con risolutezza poi, ad essere simbolo ed emblema del riscatto del perdente, arrivando a compiere un’impresa memorabile e certificando con essa la possibilità di ogni essere umano ad avere diritto alla propria seconda occasione.

Otello Marcacci ha costruito il personaggio come una sorta di antieroe, costringendo  il lettore ad immedesimarsi immediatamente con lui e a tifare fino all’ultimo sulla sua possibilità di rivincita. Le lettrici ovviamente si innamorano subito di un uomo così apparentemente sganciato dalla vita ordinaria, un po’ filosofo, autoironico fino al masochismo,  pieno di sensibilità e  bisognoso di cure amorose e coccole. E immagino che questo abbia avuto riflessi anche sulla vita del suo autore.

Insomma leggendo Gobbi come i Pirenei ho riso da sola ad alta voce, mi sono emozionata, ho versato qualche lacrima e alla fine ho immediatamente sperato che Otello Marcacci abbia pronto un secondo romanzo con il Bollini come protagonista. Nell’attesa mi dedicherò alla lettura del suo secondo libro:  Il ritmo del Silenzio.

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