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perfidia e sentimento

Stai lì che ti piangi addosso perchè la vita è dura. Perchè arrivare a fine mese è sempre più una scommessa.

Ti disperi perché il tuo uomo, ormai ex, continua tranquillamente a chattare per ore e tu sai che in fondo non hai fatto la differenza.

Cerchi un senso alla follia che ti spinge a lavorare dodici ore al giorno in un teatro per guadagnare quello che uno statale prende per sei con tredicesima quattordicesima e buoni pasto.

Poi Lou muore, e pensi che in fondo tu che cazzo ti disperi a fare.

calligrafia-alfabetomaisPrendi la penna in mano e scrivi, perdio!

Dritta quella schiena!

E come la tieni quella penna? Come diavolo le metti quelle dita? Cosa sei un granchio? Distendile, ecco così. No! non le raggrumare di nuovo. Distese!

Guarda che zampe di gallina. Ma non ti vergogni? E tutte quelle sbavature di inchiosto. Per forza! Con quel modo barbaro di tenere la penna!

No che non puoi usare la biro. Quante volte te lo devo spiegare che per imparare la calligrafia devi usare la stilografica? Perchè sei sempre così sciatta, eh? Non ti viene voglia di chiuderti da sola in bagno?

Scrivi, perdio, scrivi! Che diavolo piangi ora. Che ti cadono le lacrime sul foglio e si scioglie tutto l’inchiostro. E tieni la schiena dritta.

E poi che cosa è questo argomento che hai scelto. Eh? Chi te lo ha dato? Non potevi ragionarci meglio prima di metterti a scrivere di ste cose?

Cosa ne sai tu, eh?

Ma sei sempre la solita. Sempre con la testa per aria. Mai nulla di concreto.

E smettila di piangere, ti ho detto! Smettila! Che sennò ti do due sberle che poi ce l’hai davvero un motivo per piangere. Scema che non sei altro.

Tanto non ti alzi di qua finchè non hai finito. Dovessi rimanerci tutta la notte.

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In tempi di crisi, si sa, l’unione fa la forza. E contro il calo verticale del potere d’acquisto la condivisione dei costi è l’unica soluzione. La riflessione era partita tempo fa. Leggendo un trafiletto in cui si dava per certo un nuovo matrimonio tra il principe Andrea e Fergie la rossa. Divorziati da anni vivono comunque nella stessa residenza. Certo che i Duchi di York non hanno gli stessi problemi di affitto o di rata del mutuo dei comuni mortali. Ma la bolletta della luce del Royal Lodge deve essere ben superiore alla mia. E poi vuoi mettere il doppio del personale, doppi autisti, ecc.  A dividere i servizi si risparmia.

Tempo prima era stata la volta di un’amica, diciamo conoscente, che era tornata a vivere con l’ex marito. Dopo quattro figli, tradimenti e anni di separazione, liquidato l’attico da cinquemila euro al mese dove viveva con i figli, ristrutturato l’appartamento nel palazzo di famiglia di lui ricavando una stanza per ciascuno, sono tornati a vivere sotto lo stesso tetto. Economie.

Stessa cosa ha fatto il mio ex. Travolto dai problemi di lavoro ha deciso di condividere la sua casa con la sua ex. Non io. L’ex prima di me. Lui dice questione di convenienza. Bisogno di condivisione? Paura della solitudine? Vallo a sapere!

Fatto sta che le economie sono durissime e la libertà costa troppo.

Dovrei quindi forse adattarmi anche io ad una ricongiunzione abitativa? Potrei scegliere. Proporre un cohousing al padre del piccoletto e relativa compagna. Mi darebbero certamente un aiuto nella gestione del suddetto e l’assoluta certezza di mantenere la mia libertà di movimento. Il problema vero sarebbe dato dalla condivisione della cucina che è sempre stata terreno di scontro: Roma vs Calabria.

O altrimenti potrei tentare una nuova convivenza con l’ex marito. Con un cervello più maturo e i giusti spazi, a sedici anni di distanza, chissà, potrebbe anche funzionare. Certo non avrei problemi di disordine. E’ un super fissato. Semmai tenterebbe di sterminare gatti e cagnetta.

Insomma, bando a romanticismi e titubanze. Una comune con figli ed ex e la vita, forse, diventerà più semplice. O no?

crudelia

dopo le settimane passate a lavorare come un matta, e a lamentarmi di sentirmi sola, e a piangere su me stessa, e a strisciare nel letto senza poter dormire, e a piagnucolare che proprio non ce la potevo fare più, e di conseguenza a scrivere dei post moscissimi, di tristezza e lamentela, ammorbando il prossimo, ed avendo ricevuto delle doverose sferzate da amici blogger e non, (respirate) ho deciso di cambiare tono ai miei scritti.

in fondo avevo iniziato a scrivere per liberare tutta la mia creatività (e questa potrebbe essere considerata una minaccia). avevo appunto scelto l’anonimato per non dover rendere conto a nessuno di ciò che scrivevo. poi la questione mi ha preso un poco la mano e il mio anonimato non  è più così completo.

macchissenefrega. ho deciso di ricominciare a scrivere quello che mi pare.

il blog sui maschi e la cacca mi è uscito così! quasi spontaneamente. (incredibile, eh!) ora arriverà il resto.

si parlerà di menopausa, di viagra, di viaggi del cavolo, di amiche perfide e di donne che odiano le donne.

parlerò di tradimenti e di furbizie maschili.

di quello che incontro per strada e di quello che mi invento nei sogni.

forse non userò la punteggiatura giusta e nemmeno le maiuscole. e ciò per dare in pasto ai criticoni tutto il materiale possibile. essì, perchè ultimamente pur non avendo molto tempo per scrivere o commentare, mi sono fatta un poco di giri di letture qua e là ed ho notato quanti bloggers eruditi ci sono, e quanto ci tengono alla loro erudizione.

e la mostrano, e la incorniciano, e la pompano come culturisti. una noia mortale. ma poi, non contenti, danno pure lezioncine di scrittura e lavate di capo e smerdate pubbliche.

figuriamoci! assolutamente libero ognuno di scrivere ciò che crede. ma mi sono fermata a riflettere. e da questa profonda riflessione mi è nata la voglia di scrivere proprio così, alla come viene viene.

e  vediamo.

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