sull’Isola #finale

lipari

segue da sull’Isola #2

 

Mi siedo su una roccia, le gambe raccolte tra le braccia, il mento sulle ginocchia. Resto in ascolto del vento che taglia la spuma alle onde e mi fischia accanto.

Quell’estate era quasi passata in un lampo. Pensavo di aver già vissuto tutto il bello che potevo.

A casa mia madre e mia zia erano in fremente attesa che arrivasse Marco. Marco il bello, Marco che sapeva far ridere tutti con le sue storielle, Marco il motociclista, il sub, il calciatore.

Figlio di amici di famiglia io lo ricordavo già grande quand’ero bambina.

Era stato impossibile non innamorarmi, non desiderarlo e per lui impossibile resistermi. Avevo capito subito quanto lo attraevo ed ero sfacciata, lo corteggiavo senza vergogna. Avevo solo diciassette anni, dieci meno di lui, e cercò in tutti i modi di resistermi.

Avevamo fatto l’amore la prima volta sulla sabbia, tra le barche tirate a secco. Alla fine mi aveva chiesto:” Ma tu quando fai l’amore non parli mai?” non sapeva ancora che per me era la prima volta.

Giorni di passione furiosa, nascosta, salata come la nostra pelle cotta dalla salsedine. Poi la partenza. Io di nuovo segregata nella casa paterna. Lui alla sua vita tra lavoro e sport e donne che lo corteggiavano e squarci di tempo strappati per stare qualche ora assieme.

Appena maggiorenne me ne andai di casa. Non dissi mai che era per lui, ma da quel momento la nostra storia cambiò. Niente più ore rubate, niente fughe nascoste. Dovevo fare l’esame di maturità. Mi preparavo furiosamente, con l’idea che poi sarei stata definitivamente  libera. Libera di scegliere la mia strada, libera di essere la sua donna.

Partiva per l’Isola. Mi disse che mi aspettava. Che dovevo andare bene all’esame. Che lui non poteva mica stare con una somara.

Andò come andò, né bene né male, e finalmente lo raggiunsi sull’Isola.

Sento il rumore di un motore. E’ il pick-up di Turi. Sa sempre dove trovarmi.

– Ma che schifo di posto è diventato questo, che si arriva dappertutto in macchina?

Mi sorride

– E certo, perché noi dobbiamo andare a piedi così quando arrivate voi dal continente, due giorni l’anno, trovate l’Isola ancora selvaggia come una volta!

Rido anche io. è la verità. Noi vorremmo che alcuni angoli del nostro mondo venissero preservati dal tempo, destinati all’immobilità.

Si siede accanto a me, anche lui attratto irresistibilmente dalla luce che attraverso le nuvole tinge il mare di viola.

– Non ti stanchi mai di guardarlo, il mare?

– Mai!

Dopo la moglie e le figlie vengono l’Isola e questo mare.

……Anche se a volte è un traditore bastardo.

Sai che non ho mai saputo esattamente com’è andata?

Lo guardo interrogativa

– Si, cioè, so bene quello che è successo…. ma non ne abbiamo mai parlato.

– Vuoi che ti racconti.

– Se te la senti…

Parlo piano, con la voce bassa, senza guardarlo. Entrambi fissiamo l’acqua scura che si agita sotto di noi.

– Eravamo usciti presto, con il tuo gozzo, come ogni mattina. L’ora buona per pescare. Come sempre scendevamo in acqua insieme. Lui con la mezza muta e il fucile e io che lo seguivo con maschera e pinne. La prima volta che lo avevo visto scendere in profondità, in apnea, ero rimasta folgorata. Il torace gli diventava immenso, la vita fina come quella di una ballerina. Si muoveva tra le rocce senza fretta, come l’aria non dovesse finire mai. Poi un colpo di pinne e tornava in superficie. Soffiava fuori l’acqua dal boccaglio e respirava normalmente prima di rimmergersi di nuovo. Ero affascinata da questa sua capacità. Io restavo a guardarlo dall’alto. Cercavo ogni tanto di seguirlo sott’acqua ma la mia aria finiva sempre troppo presto e il mio corpo sembrava tendere al galleggiamento più di una boa. E poi segretamente io facevo il tifo per i pesci….

Turi si volta verso di me e sorride

– Quel giorno aveva scovato delle tane qui vicino. Vedi quello scoglio lì, davanti  alla spiaggia? Non era molto profondo, forse quindici  metri.

Aveva già preso una cernia. Grossa. Era risalito e mi aveva passato l’arpione con quel bestione che si dibatteva ancora.

– Ce n’è un’altra! Mi aveva detto prima di rimmergersi.

Ero rimasta con sto mostro che spalancava la bocca divincolandosi e la barca era pure abbastanza lontana. Nuotando a fatica con il braccio teso, cercando di non farmi avvicinare la bestia ero riuscita a posare la fiocina – anzi l’avevo quasi lanciata oltre il bordo –  e poi, quasi senza fiato, a tornare indietro verso il punto dove si era immerso.

Era risalito e risceso già due volte.

– E’ furba questa!

– Dai lasciala perdere, è entrata troppo in profondità.

Macchè! Era ridisceso. Cercava di stanarla con la punta del fucile, ma quella evidentemente si sentiva sicura dov’era. Ha dato un colpo di pinne e ha iniziato a risalire sempre guardando in basso.  Improvvisamente ha alzato la testa, un solo istante. Ho incrociato i suoi occhi. Poi il collo si è piegato, le spalle sono come scivolate in avanti, ho visto il corpo  afflosciarsi e iniziare a scendere.

No! Cazzo, No! Ho urlato, dentro di me. Ho subito preso fiato, cercando di arrivargli vicino prima che scendesse troppo in profondità. Vorrei dire che c’ero quasi, che forse potevo prenderlo. Invece no, non mi sono neanche avvicinata troppo. Non ci riuscivo. Era passato solo un momento e già era sul fondo. Forse ci eravamo spostati più avanti, sui venti-venticinque metri e per me era troppo profondo. Non sapevo più cosa fare. Ho iniziato a nuotare come una pazza verso la barca. Ho cercato i razzi nella dotazione di bordo e ne ho sparato uno. Poi mi sono ributtata in acqua. Disperata riuscivo solo a vederlo senza poterlo raggiungere. Non è passato tanto. Forse dieci minuti. Per me è stata tutta una vita. Sono arrivati con un gommone, si sono buttati, lo hanno ripreso. Il resto lo sai, c’eri anche tu.

Tra di noi è di nuovo silenzio.  Non c’è bisogno che ci diciamo altro. Rimaniamo a guardare il mare, aspettando che le onde dell’emozione tornino a placarsi.

Le nuvole si aprono per un istante e un raggio di sole improvviso riesce ad arrivare fino a noi. E’ come il segnale che possiamo tornare a parlare e partiamo insieme

– Io credevo che..

– Non pensavo…

Scoppiamo a ridere

– Dì

– No, di tu…

– Io credevo che non saresti mai più tornata qui all’Isola.

– Si lo so, neanche io credevo sarei mai più riuscita a venire. Ma poi vedi com’è la vita. E’ passato il tempo. Ho incontrato un uomo, l’ho sposato, ho avuto dei figli. Ora ho vent’anni in più di quelli che aveva lui quando è morto…. e a me sembrava così grande…. Ho sentito che potevo far pace con questo dolore. Che la vita mi ha regalato una felicità e per questo devo essere grata. Ho dovuto venire.

– Sono contento di aver diviso con te questo momento.

– Grazie Turi. Tu gli sei stato amico per tanto, e solo tu potevi capire cosa significava per me tornare qui, a questa spiaggia.

– Vuoi che andiamo ora?

– Si, dammi un passaggio con quel tuo catorcio, va!

Mentre scendiamo dal Piano verso il porto mi ricordo di un pomeriggio passato con Marco nella pineta, sdraiati su un letto soffice di aghi di pino a intrecciare le dita con le sue guardando verso il cielo. Tu sei il mio sole, mi aveva detto.

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38 commenti
    • elinepal ha detto:

      bel pensiero, vero?

    • elinepal ha detto:

      grazie per essere pasato di qua ed aver condiviso questo mio racconto

  1. Direi che è un racconto splendido da gustare con calma. Mentre leggevo questa terza e ultima parte. Rivedevo i protagosnisti, l’isola, anche se non l’ho mai vista dal vero, il mare, le nuvole e il sole. Sei riuscita a trasmettere tutto questo e non è poco.
    Veramente complimenti. Non so se sia tutta fantasia o ci sia un pizzico di realtà ma devo dire che l’hai scritto stupendamente.

    • elinepal ha detto:

      è un racconto, anche se ha degli elementi presi dalla realtà. l’isola per esempio. è Vulcano, la amo davvero come tutte le Eolie.

    • Ho immaginato che fosse un’isola delle Eolie. Quando una lettura mi rende visibile (virtualmente con la mente) luoghi e persone, vuol dire che mi è piaciuto.

    • elinepal ha detto:

      😀

    • elinepal ha detto:

      grazie, un abbraccio

    • elinepal ha detto:

      con te è più facile perchè sei innamorata 😉

    • Vabbè io ho sempre avuto la lacrima facile 😛

    • elinepal ha detto:

      idem 😉

    • elinepal ha detto:

      contenta di averlo condiviso

  2. E be’ caspita, ho fatto bene a tornare qui spesso a vedere in silenzio se era comparsa la terza parte.
    Una narrazione pulita, una storia che non e’ triste perche’ dopo 20 anni resta di un dramma il dolce e il tenero del prima.
    ml

    • elinepal ha detto:

      allora, per favore, passa in silenzio quando vuoi. ma ogni tanto fatti sentire, che sei meglio del prozac.
      ho avuto bisogno di scrivere questa storia, ma ho avuto anche il timore che risultasse melensa o patetica. grazie veramente per il tuo commento. conta molto per me.

  3. Bello e immensamente commovente, un abbraccio a te che lo hai condiviso con noi.

    • elinepal ha detto:

      Grazie! Passa una buona domenica.

  4. Bello, tenero e semplice, scivola come il venticello marino sulla pelle.

    • elinepal ha detto:

      Che bel commento !

    • elinepal ha detto:

      Grazie Ivan, e grazie di essere passato da me. Ho fatto un giretto a casa tua e mi sembra una coincidenza troppo perfetta che tu ti occupi di turismo, mentre io sto ragionando su come unire i flussi turistici al mio lavoro… interessante. scambierò volentieri opinioni con te.

  5. Anche se questo periodo per me non è dei migliori e ho la lacrima facile, ho sentito molto partecipe il mio cuore verso il racconto
    Grazie, buona Pasqua
    Gina

    • elinepal ha detto:

      Gina, scusa se rispondo con così grande ritardo. Ho saltato un sacco di commenti sembra. Non so se per un problema di notifiche o per un principio di alzheimer 🙂 anche io in questo periodo ho la lacrima facile. periodi duri per i cuori dolenti.
      Buona domenica.

    • elinepal ha detto:

      Grazie Michele! mi scuso anche con te per il ritardo nella risposta.

    • Michele ha detto:

      figurati 🙂
      buona domenica, sorriso

    • elinepal ha detto:

      smile!

    • Michele ha detto:

      🙂
      (appena prenotato l’hotel a roma per il raduno)

    • elinepal ha detto:

      sei un grande!! dove?
      asp ti scrivo

    • Michele ha detto:

      hahaha beh grande, appena un poco sovrappeso ahaha

    • elinepal ha detto:

      allora siamo pari 😉

    • Michele ha detto:

      hahaah e patta!

    • elinepal ha detto:

      😉

  6. Oggi mi sei venuta in mente. Cercavo qualcosa di te su face e mi sono ricordata dell’Isola.
    Sono corsa qui per vedere se c’era il finale e l’ho trovato. Forse avevo bisogno di piangere qualcuno che ho perso e non c’è più in tanti sensi, fatto sta che sto in lacrime da un pò. Bello il narrato, il ricordo ed il senso che hai voluto trasmettere per il tramite delle tue parole. Bisogna perdonare se stessi per poter perdornare gli altri.
    In questo racconto dolore e perdono vanno a braccetto. Ma anche il ricordo dell’amore sopravvive. Al Tempo, a Se Stessi. Al Danno ed alla Speranza.
    Ti abbraccio e ti auguro una serena Pasquetta.
    Stefania

    • elinepal ha detto:

      Mia cara Stefania, tu mi hai pensato e sei venuta a cercarmi e io non me ne ero accorta! Felice ti sia piaciuto il mio racconto, poi detto da te ne sono orgogliosa! Mi dispiace solo aver riaperto una ferita. Un caro abbraccio. E spero a presto!

    • Una ferita! Quanto ti capisco.
      Ma la scrittura è catartica. Bisogna attraversare il dolore per lasciarlo dietro noi. Quel bisogno di scriverNE è il viaggio. Chissà dove sei diretta…
      Ti mando un abbraccio
      Stefy

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