attesa

disegno di Salvo D'Agostino

disegno di Salvo D’Agostino

Camminava sul marciapiede, in attesa dell’arrivo del treno in ritardo di venti minuti.

Il sole illuminava quasi tutto il primo binario, arrivando fino a sotto la pensilina. L’aria invernale del mattino era diventata tiepida.

Attendere l’arrivo di qualcuno è sempre una piccola emozione. Quando poi un evento imprevisto dilata l’attesa, l’emozione diventa più forte.

Lei camminava lungo il binario con un’andatura da ballerina, seguita dal suo cane nero al guinzaglio. Testa alta, fronte al sole, spalle rilassate. I piedi poggiavano in terra quel tanto che bastava per darle uno slancio in avanti. Come non volendo mischiarsi col pavimento anonimo e freddo.

Dal primo istante in cui era entrata in quella stazione e aveva preso coscienza del ritardo del treno, aveva attivato la sua piccola modalità di sopravvivenza: lo standby. Quando le emozioni rischiavano di travolgere la sua vita, di precipitarla in quegli stati di ansia in cui non aveva più voglia di trovarsi, attivava una sorta di sospensione, una momentanea archiviazione, che le permetteva di tenere sotto controllo la situazione. In quel momento i suoi pensieri erano assorbiti dal luogo in cui si trovava, dallo stato in cui era ridotto e dalle persone che abitavano provvisoriamente con lei quel marciapiede assolato.

La stazione era un monumento alla storia moderna. Un marmoreo monumento creato per l’arrivo dell’ospite più scomodo e ingombrante Roma abbia avuto negli ultimi cento anni: Adolf Hitler.

Per il suo arrivo a Roma quella che era una piccola fermata di campagna era stata trasformata in una stazione monumentale per accogliere “romanamente” il dittatore tedesco.

Ora, quel mausoleo all’Italianità, era diventato un triste luogo di passaggio, contenitore di sporcizia, detriti e umanità allo sbando.

Avvolto alla buona in una zozza coperta di lana, che le ricordò subito quelle che lei aveva portato giorni prima alla parrocchia vicino casa, c’era un giovane, magro al punto tale che si poteva immaginare vederlo svenire  da un momento all’altro.

Camminava, anzi barcollava, anche lui nella zona soleggiata del marciapiede, aprendosi un varco chimico tra le persone che al suo passaggio giravano la testa con una smorfia disgustata e si affrettavano ad allontanarsi. Aveva il viso illuminato da una smorfia di esaltazione, e teneva stretta a se la coperta da cui spuntavano solo la testa scarmigliata e i piedi sporchi infilati in due residui di scarpe da ginnastica.

La bocca si muoveva, mormorando litanie incomprensibili, e gli occhi spalancati giravano intorno cercando chissà quale presenza.

Lei ebbe l’impressione che lui vedesse intorno a se un mondo altro, qualcosa che nessuno dei presenti poteva percepire. Lo seguì con lo sguardo mentre andava a sedersi in terra, in fondo al binario, e iniziava a dialogare con qualcosa d’invisibile che avrebbe potuto essere anche il raggio di sole che aveva di fronte. Un monologo mistico all’aria calda del mattino.

Provò un certo imbarazzo, come stesse sbirciando dalla serratura di una camera. Come se la sacralità di quel mormorare, di quel dialogo innaturale, non dovesse essere profanato da chi non poteva vedere.

Si girò e iniziò a percorrere il binario nel verso contrario, con il cane al suo fianco.

La banchina era molto lunga, proseguiva molto oltre la pensilina che costeggiava la stazione. Andava avanti, affiancando il primo binario, inoltrandosi in una sorta di zona di campagna. Uno sterrato pieno di arbusti e casupole al cui lato i binari si sdoppiavano e allargavano in un delta che portava i treni oltre la città nelle più svariate direzioni.

Il marciapiede diventava più stretto e pieno di immondizie. Lei iniziò a notare resti di cibo e grovigli di coperte, residui giacigli notturni delle anime perse che abitavano lo scalo. Il cane percepiva odori forti, lo capiva da come strattonava il guinzaglio cercando di lanciarsi dietro le sue tracce olfattive. Vide escrementi umani dietro le siepi ridotte a sterpaglia.

Si pentì di essere arrivata fino a quel punto. Sentiva di essere al confine della comoda civiltà urbana. Nell’atrio della disperazione umana.

E mentre decideva di girarsi per tornare indietro sentì il rumore metallico di un treno che arrivava alle sue spalle. L’inconfondibile, pesante rumore di un lungo treno merci che passava lentamente sul primo binario, frenando, fino a fermarsi accanto a lei.

Improvvisamente si sentì trascinata indietro nel tempo. Percepì con chiarezza l’ambivalenza di quei vagoni chiusi da pesanti maniglioni di ferro.

Proprio in quei giorni si rievocavano al Ghetto e in Sinagoga gli strazi cui erano stati assoggettati gli ebrei romani, e in quel momento lei percepì con chiarezza quello che era stato in quel luogo, in un altro tempo, un momento di quello strazio.

Ora, diritta accanto a quel treno merci, con il cane nero al suo fianco, come una sorta di Kapò, si sentì invadere dalla vergogna, da uno strano senso di nausea voyeuristica, che le impose di girarsi e con passo velocissimo tornare al centro della stazione, superando quelle oscene carrozze di legno e ferro e sangue.

Bastò poco. Ritrovarsi sotto gli altoparlanti che mandavano ossessivamente lo spot di un gestore telefonico. L’odore di caffè che arrivava dalla porta aperta del bar. Le voci concitate con cui una comitiva di turisti si affrettava verso il sottopassaggio. Tutto questo la riportò in un istante nel momento presente, nel suo stato di attesa del treno e del suo passeggero. Dallo standby alla concreta emozione dell’attesa del suo incontro.

(Nella stesura di questo post ho avuto l’ausilio di un editor d’eccezione, di cui (al momento) non sono autorizzata a rivelare l’identità. Spero di non aver tradito il suo lavoro)

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31 commenti
  1. Marì ha detto:

    quante volte ho percorso quei binari in quella stazione …con l’anima in stand by come dici tu, per non soccombere (io) all’ansia…
    che percezione di quell’umanità e di quella decadenza… Brava, chapeau!!

    • elinepal ha detto:

      ma sei anche tu cittadina dell’Urbe!
      Grazie di essere passata.

    • Marì ha detto:

      per 26 lunghi fantastici anni della mia vita 🙂

  2. Silvia ha detto:

    Molto bello…..buona serata! 🙂

    • elinepal ha detto:

      felice che sia piaciuto.
      buona serata a te!

  3. bellissimo post. Sia nella forma che nel contenuto. E a questo punto estendi i complimenti anche al tuo editor 🙂

    • elinepal ha detto:

      lo farò, grata

  4. Wow. Bello. Davvero. E con buona pace dell’editor, che sicuramente è degno di enorme stima, la storia è la tua, Eli cara. 🙂

    • elinepal ha detto:

      Si è vero la storia è mia, ma come tu sai avere dei buoni consigli sulla scrittura è tanto…. in attesa della tua presentazione!

  5. Un bel racconto…m’è venuta un pochino d’ansia immaginare di camminare per la stazione sino al punto in cui il marciapiede si restringeva….e l’ambiente intorno diventa quasi “ostile” e non ci si sente più al sicuro

    buona giornata
    .marta

    • elinepal ha detto:

      buona giornata a te! (sono un poco distratta ultimamente… 🙂 )

  6. Ben fatto e ben detto.
    Contenuti di alto livello.
    Mi è piaciuto tanto.
    ( in realtà e’ tutto vero, in Italia non si fa ammenda, basta spostarsi un po’ più in la’ per lavarsi la coscienza)
    Un sorriso
    Giancarlo.

    • elinepal ha detto:

      hai donato una bella metafora al mio racconto, grazie!

  7. Topper ha detto:

    Complimenti per la forma e i contenuti a te, all’editor e anche al disegnatore.
    E’ uno di quei racconti brevi che meritano la pubblicazione.

    • elinepal ha detto:

      sono veramente lusingata dal tuo apprezzamento, grazie!

  8. Letto e assimilato con vero piacere. Intenso, profondo e soprattutto fa volare l’immaginazione. mentre leggevo vedevo personaggi e luoghi (non sono romano ma ci sono venuto spesso per lavoro).
    Editor o non editor l’ho gustato come una classica giornata d’inverno romana col sole.
    Complimenti

    • elinepal ha detto:

      se ci vieni spesso conosci bene i cieli di Roma… unici al mondo. fai un fischio quando passi di qua!

    • D’accordo. In effetti i cieli romani sono ineguagliabili

  9. Pablo ha detto:

    Mi hai fatto vedere delle cose che mi hanno fatto tornare la voglia di dipingere. Bello.
    Pablo

    • elinepal ha detto:

      Non mai avuto commento più prezioso.

  10. Molto molto bello. sull’editing invece non sono dello stesso parere. Secondo me gli spazi bianchi ostacolano la lettura e l’immersione totale nella storia. Ma è un parere mio. ciao cara!

    • elinepal ha detto:

      grazie Sandra. L’editing ha riguardato la scrittura. per quanto riguarda l’impaginazione è venuta così perchè questa volta, proprio per favorire correzioni e tagli, ho scritto in word e solo dopo ho copiato su wordpress.
      Un abbraccio

  11. Scrittura notevole, nella forma e nella sostanza.
    Descrizioni (delle persone e degli ambienti) equilibrate, precise e complete, senza “sbavature”.
    Molto bello.
    Complimenti a chicchessia.
    P.S.: buon anno.

    • elinepal ha detto:

      A.s. anche a te!
      Come a chicchessia!!! a me 😉

  12. Hai trasformato un’innocua attesa in uno scomodo disagio. Molto più facile non voler vedere.
    Brava a te e al ghost editor 🙂

  13. Grandioso :-)…..ho ” visto” le tue parole…..bravissima 🙂

    • elinepal ha detto:

      grazie, sei molto gentile

  14. Dell’editor d’eccezione poco m’importa, sono convinto che la farina sia tua.
    Hai trasformato un’attesa (sono convinto che fossi tu ad attendere il treno, ma ottima la scelta della terza persona) in un breve viaggio dentro e fuori lo spazio e il tempo.
    piaciuto,
    ml

    • elinepal ha detto:

      grazie, si era una mia attesa. neanche a farlo apposta non sapevo nemmeno che sarebbe stata l’ultima, quando ho scritto quel racconto….

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