Hotel Albatros

2013-06-27 19.36.46La pioggia ci raggiunge mentre passiamo il valico sull’Appennino. Nuvole nere minacciose e cariche ci seguivano già da un po’. La temperatura è crollata di dieci gradi. Esattamente come il nostro sorriso.

Insieme da due giorni.

La sera si avvicina.

E anche l’albergo nei pressi della stazione dalla quale domattina partirò.

L’euforia che ci ha tenuto abbracciati  si tramuta in una leggera malinconia.  Tu guidi assorto e non parli. Io ogni tanto ti osservo, mentre non smetto di carezzarti. La tua mano posata sulla mia gamba. L’avambraccio abbronzato. Il collo e la nuca come so che  ti fa piacere. Tu fai le fusa quando ti accarezzo. E questo mi piace.

Mesti, come due topini diretti verso il formaggio nella trappola, arriviamo all’Hotel. In un nanosecondo qualunque questione riguardante il nostro presente, il futuro, i problemi di lavoro, i figli i debiti…. Tutto viene sbattuto in seconda pagina. In alto, un titolo a caratteri cubitali: SIAMO PRECIPITATI NEL PASSATO!!

Violentemente sbalzati dal sedile della tua lercissima automobile agli anni settanta….

L’albergo era stato trovato su internet. Volendo evitare critiche ti avevo prestato gli occhiali per guardare se la situazione era mediamente accettabile: prezzo conveniente, vicinanza alla stazione, numero di stelle (tre), servizi menzionati (wifi, aria condizionata, parcheggio privato, prima colazione)

Tutto in regola, prenota! Mi avevi dato l’ok!

Ora siamo qui. Nel parcheggio dell’Hotel Albatros.

Nulla da dire sul parcheggio. E’ un parcheggio.

Cordoli di cemento pieni di erbacce, ma il parcheggio c’è.

Scendiamo dalla macchina in silenzio. Ancora non riusciamo ad esprimere le nostre perplessità.

Lascio alla mia destra il marciapiede dell’Hotel fatto di mattonelline tipo cotto, tutte sbreccate (per chi non è romano: rotte, con una parte mancante, un lato decisamente irregolare a causa di frattura) e vasi di cemento con deliziose piante autoctone di incerta classificazione (vedasi alla parola: erbacce).

Entriamo da una porta a vetri. La seconda che incontriamo. La prima è fermata da uno spago apposto sulle maniglie a protezione dei rigogliosi Ficus Benjamin che sono posizionati dietro di essa.

Alla Reception solite formalità. Documenti, firma del modulo per la pubblica sicurezza. Comunicazione che la tassa di soggiorno va pagata in contanti ed in anticipo (!) due euro a persona.

Eseguiamo guardandoci di soppiatto.

Ci consegnano la chiave della stanza.

Andando verso l’ascensore non ci teniamo più. Lo sguardo corre alla Hall dell’Hotel Albatros.

E’ tutto in linea. Tutto rigorosamente anni settanta. Scala elicoidale con piante semiasfittiche, salotto con divani in ecopelle simil Flou, pavimento in marmittoni, soffitto flottante semidiroccato, luci fredde-tipo-lampadine-a-basso-consumo-vecchio-tipo.

Arriviamo all’ascensore oramai certi di essere precipitati in un film.

Al terzo piano sulle porte mancano i numeri. O meglio ce n’è uno su cinque. Facciamo la conta e troviamo la porta giusta. Entriamo. Camera rigorosamente anni settanta. Letto con sopraccopertina in cotone e testiera in legno. Di fronte scrivania in legno con mini televisore e mini frigobar contenente una lattina di aranciata, una lattina di coca cola, due bottigliette in plastica di acqua minerale. Armadio in legno a due ante.

Entro in bagno. So già che quello sarà il pezzo forte.

E così è.

Cesso minuscolo con lavabo mini, doccia a loculo con tendina in plastica fiorata semisganciata e nessun appoggio. Al posto dell’asta portasciugamani e del ripiano sotto lo specchio solo dei buchi sulle maioliche. A testimoniare che una volta c’erano…..

Mi torna improvvisamente alla mente un viaggio estivo fatto con mia sorella e mio padre. Avevo circa tredici anni quindi sarà stato il settantacinque. Andammo in Calabria. Io ebbi l’incarico da mio padre di prenotare tutti gli alberghi del tour calabrese. Mi consegnò una guida Michelin, “LA” mitica Guida Rossa, dandomi un range di prezzo. Io feci del mio meglio, ma evidentemente il range non era da cinque stelle e gli alberghi calabri al tempo lasciavano  un bel po’ a desiderare. Finii col comprare un detersivo per lavare il bagno di ogni posto dove ci fermavamo a dormire…..

Esco dal bagno. Oramai ci ha preso a ridere. Mi fai notare il pavimento in marmetti grigi. Ti indico i campetti di calcio fuor dalla finestra, sotto gli enormi tralicci dell’alta tensione. Disturbate persino le linee telefoniche.

Questo sarà il nostro nido per l’ultima notte da passare insieme.

Ceneremo fuori. Poi ci butteremo nella hall sui divani simlipelle a guardare la partita sul meraviglioso Samsung anni novanta, cercando di schiacciare le zanzare che ci piombano addosso da ogni lato. Complice anche il freddo assurdo che è calato su un fine giugno fuori misura.

Poi ci sdraieremo sotto la trapunta di cotone accendendo la ventola che pende sopra il letto (in teoria c’è anche un impianto di aria condizionata, ma non si capisce in che modo farlo funzionare) ci abbracceremo e coccoleremo ancora una notte. Prima della mia partenza.

La nostra notte all’Hotel Albatros.

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21 commenti
  1. A proposito di brutte esperienze in albergo.. io ormai viaggio sempre con le salviette disinfettanti in valigia, non si sa mai quel che si trova, specie viaggiando in gruppi grandi o andando in hotel non prenotati da me……..
    il freddo è assurdo. davvero.

    • elinepal ha detto:

      E fai bene. La beffa è quando te lo sei proprio scelto, l’albergo.

    • elinepal ha detto:

      si. E’ bellissimo.

  2. masticone ha detto:

    La mia macchina e’ muy Linda altro che

    • elinepal ha detto:

      parliamone 🙂

  3. bettyboohhh ha detto:

    Vedete però che la caccaporta fortuna!

    • elinepal ha detto:

      effettivamente….

  4. sisempre ha detto:

    è un’estate strana …
    e tutto riflette questo insolito non caldo, non luminoso non dilatato

    buon fine settimana

    • elinepal ha detto:

      buon fine settimana anche a te

  5. Da come eri partita sembrava un racconto di Stephen King!!!! E a proposito, suggerisci che la macchina potrebbe chiamarsi Christine, visto che ci abitano mostri inenarrabili!!! 😀

    • elinepal ha detto:

      proprio quel pomeriggio si parlava di lei, di Christine la macchina infernale intendo… ma i mostri inenarrabili che abitano la macchina comprendono il proprietario….? eheheheh . No in realtà niente mostri. solo mi sorprendo per una volta di trovare la macchina di un uomo nello stesso stato in cui tengo la mia. 🙂

  6. Azzeccatissimo il commento di Wish aka Max. Si legge allo stesso modo.

    • elinepal ha detto:

      scusa, leggo e rileggo il tuo commento ma non riesco a capire. cosa si legge allo stesso modo?

    • Scusa tu, hai ragione, non si capiva! Leggendo le prime dieci, venti righe sentivo qualcosa che mi attirava a scoprire il resto e un certo non so che di inquietudine crescente, come se stesse per succedere qualcosa, qualcosa cui riga dopo riga mi avvicinavo sempre di più e la tensione cresceva… rara questa cosa. Poi sotto leggo “come Stephen King”, e penso, è vero!, ecco cos’era, la stessa tensione di certi pezzi di Stephen King! Continuo a trovare azzeccato il suo commento, specie appunto la prima frase. E te lo dice uno molto parco di complimenti, quando può 🙂

    • elinepal ha detto:

      perdindirindina! meno male che normalmente sei parco… questo è un complimento da urlo. grazie e stragrazie!

    • Ho una certa allergia alle lodi sperticate (facili e sospette), Quindi ci vado piano. A volte troppo piano e mi imbroglio in frasi astruse, come prima 😉

    • elinepal ha detto:

      Grazie di essere passato. A presto

    • elinepal ha detto:

      no quelle erano gratis, ad abundantiam ….

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