invasioni barbariche

Spesso in macchina ascolto la radio. E quasi sempre ascolto radio 24. O radio 3 Rai.

Quando il pomeriggio vado a prendere il piccoletto a scuola è l’orario di Voi Siete Qui un programma di racconti di vita scritti dagli ascoltatori. E’ curato da Matteo Caccia il quale inizialmente aveva ideato e condotto Io Sono Qui una sorta di diario delle sue esperienze di vita. Una specie di Blog radiofonico. Il programma ha avuto un  successo grandioso, e così dall’anno successivo il format è stato orientato verso la vita degli ascoltatori. Anche questo seguitissimo, conuna puntata live a fine stagione. Ovviamente pagina facebook aggiornata in diretta, twitter idem, pubblicazione di libro con raccolta racconti….

Il mio problema è che arrivo a scuola quando il racconto normalmente è a metà e quindi mi perdo sempre la conclusione.

Oggi ero in ritardo. Tipica  mamma lavoratrice stressata che arriva in ritardo a prendere il figlio anche l’ultimo giorno di scuola. Oramai la maestra mi guarda rassegnata. Mio figlio ogni volta teme che io non ce la faccia, o mi sia dimenticata, o non so quale altra triste considerazione.

Traumi infantili a parte, essendo in ritardo ho potuto ascoltare tutta la storia e anche l’inizio della intervista fatta all’ascoltatore/autore. Matteo Caccia è uno simpatico, un po’ fighetto ma alla mano. Mette le persone a proprio agio. Ha chiesto al tipo che lavoro facesse e lui: Beh, lavoro… diciamo che sono architetto. E qui si è aperto un discorso sulla difficoltà di lavorare come libero professionista. Poi è arrivata la mattonata, una cosa che mai avrei creduto di sentire da Matteo Caccia ma che è la domanda che quasi tutti si fanno: Ma è davvero necessario chiamare  un architetto per fare dei lavori di ristrutturazione di una casa?

Ora è chiaro che come ex moglie di architetto sono di parte. Ed è chiaro che se si deve dare una tinteggiata alla cameretta dei figli, non è certo il caso di chiamare un architetto. Ma la difficoltà di comprendere quale sia la vera professionalità di un architetto mi ha sempre lasciata di sasso. E mi ha sempre lasciato di sasso il pensiero comune che in fondo chiunque è in grado di ridisegnare la propria casa e dare istruzioni su tendaggi e colori della moquette.

Non è che mi sono messa a fare una crociata a favore della categoria, è un discorso più ampio che attiene a tutte le professioni che non siano strettamente tecniche. Quei lavori dove la creatività è strettamente legata alla tecnica. Quelle professioni immateriali, non quantificabili. Apparentemente.

Perchè il problema è tutto lì. Viviamo in un mondo barbaro, dove manca la sensibilità allo spazio, al bello, alla precisione delle forme. Architetti, registi, disegnatori, grafici, fotografi. Oramai tutti sono in grado di definirsi tali, o almeno di pensare di poterlo fare. E si creano dei mostri.

Una questione per niente nuova. Ma sentire oggi questa frase, detta da un giovane brillante autore e conduttore radiofonico, che avevo sempre considerato una persona istruita, intelligente e con un bel bagaglio di esperienza di vita, mi ha veramente dato la misura di come le invasioni barbariche siano oramai cosa fatta.

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13 commenti
  1. forse dipende dal fatto che certe volte non è così vero che gli architetti hanno come dici sensibilità allo spazio e al bello, cosa che non credo basti aver studiato per avere, ma hanno solo sensibilità verso se stessi, così spesso fanno delle vaccate che uno dice se me la devo anche pagare la vaccata me la faccio da solo…
    al di là di questo comunque è vero che questo è il prezzo dell’ennesima libertà che abbiamo conquistato, di questa nuova democrazia creativa per cui tutti possono ormai girare film scrivere libri e fare qualsiasi cosa… meglio no? e anche peggio
    (quella trasmissione la puoi sentire sul sito di radio24 in qualsiasi momento così tuo figlio è più contento e tu ti rilassi)

    • elinepal ha detto:

      Vedi Massimo l’equivoco è proprio questo. Un conto è criticare l’operato di un medico, di un ingegnere, di un idraulico. Un conto quello di un architetto. Se il lavoro del tuo idraulico non ti soddisfa magari ci discuti, lo richiami per fare dei cambiamenti, decidi di chiamare un altro idraulico. Non ti verrebbe mai in mente di dire che saresti stato più bravo tu. La professionalità di un architetto invece, viene messa in discussione proprio perché si pensa si tratti solo di idee. E quelle ce le hanno tutti gratis. Invece questa professione, come molte delle altre che ho citato e che mi sono state suggerite su questo post, hanno sia componenti tecniche sia creative. Ho potuto vedere la fatica che faceva il mio ex nel cercar di far accettare, per esempio, alcuni limiti nelle “idee” o proposte dei suoi committenti. E la sua vera abilità era quella di riuscire a coniugare le esigenze del cliente, con la fattibilità traducendo il tutto in un progetto che tenesse conto di certi canoni e del suo personale gusto architettonico. Mica da tutti….Stessa cosa accade per le altre professioni creative. Il problema è che in questa era barbarica la professionalità è un optional.
      Riguardo la trasmissione 🙂 non è che arrivo tardi per ascoltare la radio. Ho un lavoro che non mi permette semplicemente di timbrare un cartellino e uscire, e a volte mi ritrovo a fare delle corse terribili. Ma giuro, mio figlio non ha mai passato la notte nel cortile di scuola.
      Buona giornata!

  2. E’ tutto dannatamente vero, i barbari sono fra noi già da tempo e hanno conquistato i posti-chiave. Tanto per dire, anche gli ultimi dirigenti della casa editrice in cui lavoravo erano convinti che i libri si facciano da soli, tant’è vero che un po’ per volta hanno cancellato le redazioni e ridotto al minimo gli uffici tecnici. E ora, dopo dieci anni di massacri, dell’azienda è rimasto soltanto il nome.

    • elinepal ha detto:

      Ecco, appunto. Grazie di aver parlato di editori. Chi ti leggerà su questo sciagurato blog concorderà sicuramente.

    • Perché sciagurato? A me non sembra 😉

  3. sisempre ha detto:

    mentre leggevo pensavo a quanto queste tue parole siano vere per professioni anche meno legate, apparentemente solo apparentemente, al bello, all’estetica ed alla funzionalità, poi leggendo il commento di claudiomcap ho trovato conferma … oramai questa confusione è diffusa

    io pensavo al campo educativo, della conoscenza ed a quello dell’introspezione della vita psichica dell’individuo, paradossalmente da sempre tutti pensano che per essere educatori basti essere genitori … mentre per ripetere uno slogan noto: bambini si nasce, genitori si diventa, educatori … bè per arrivare ad esserlo occorre impegno e tanta professionalità ed in una società dove i genitori hanno solo una parte del processo di crescita dell’individuo, pensare che l’attività di un educatore sia demandata ad improvvisati è atroce.
    così come per essere insegnanti, non basta saper fare, o ancor peggio aver conseguito una laurea, non si è mai buon insegnante di matematica o di lettere se si è solo conseguito una laurea in matematica o in lettere, e tanto meno lo si è se si ha lavorato in quel campo, per essere un buon insegnante occorrono altre competenze sulla gestione del processo d’apprendimento … che si imparano altrove non nei percorsi tecnici

    per non parlare della consapevolezza dell’identità di uno psicologo ed ancor peggio degli psicoanalisti … oggi poi con la diffusione dei telefilm a tema profiler … la sensazione è che tutti siamo un poco psicologi ed in grado di aiutare l’amico a risparmiare i soldi di una terapia …

    quindi figurati se serve un architetto per decidere in quale parete posizionare il quadro ereditato da nonna … 😉

    buona giornata …

    • elinepal ha detto:

      🙂 Gli amici psicologi! beh qui si dovrebbe aprire un discorso a parte!
      In tema educatori ho il nervo scoperto, con il piccoletto che ha avuto quest’anno la fortuna incredibile di avere finalmente due (dico due) insegnanti di ruolo superbrave. I primi due anni sono stati di giostra continua. E comunque intorno a me vedo situazioni allucinanti, al limite dell’assurdo o del grottesco.
      piesse: di solito sono gli arredatori a posizionare i quadri. il mio ex su questo ci si incazzava da morire 🙂
      Buona giornata!

  4. sottoscrivo in pieno in senso generale del tuo post sul riconoscimento della/e professionalità. non solo relativamente agli architetti, molte altre, anche le più insospettabili (negli ambiti che conosco meglio, quello medico, quelli educativi, quello teatrale).
    spezzo però una lancia a favore di matteo (il “piccolo mondo” c’è anche nei blog 😛 lo conosco dai tempo del liceo, anche se da un po’ di tempo ci s’è persi di vista). la spezzo per un motivo, al di là del fatto che lui a me piace molto come persona (calzantissima la tua descrizione, in ogni caso). la lancia è l’esigenza radiofonica (sì, che ci vuoi fare, non mi sono negato nulla, in passato ho fatto anche questo…): molte delle domande che vengono poste in trasmissione, soprattutto per quelle in diretta, non sono necessariamente specchio dell’idea del conduttore, ma funzionali a far emergere e discutere di un argomento. a volte sono “funzionalmente” provocatorie. è un’ipotesi, eh, non ho ascoltato la trasmissione e ovviamente a te può essere passato quel qualcosa che invece è a totale supporto dell’invasione barbarica…

  5. luna ha detto:

    Ho un sacco di amici architetti e devo dire che avvertono il tuo stesso disagio…..come si fa a non capire in cosa consiste davvero una determinata professione?
    Alcuni dicono che gli architetti sono superflui visto che esistono gli ingegneri.. ma cosa c’entra!
    Baci cara e se ti va ti aspetto nel mio ultimo post!
    🙂
    Luna

  6. Il tema è molto serio, ma siccome (e lo sai) io sono un ragazzaccio, te la butto un po’ in ridere, raccontandoti un “nanetto” che dà conto dell’eterna diatriba tra architetti e ingegneri.
    Tanti anni fa, la allora Italsiel (azienda dell’IRI per la quale lavoravo, l’informatica di Stato per capirsi) aveva commissionato ad un architetto due palazzi alla Rustica.
    Uno dei criteri estetici deciso dall’architetto era che si vedessero gli ascensori andare su e giù, quindi progettò una gabbia esterna ed effettivamente gli ascensori si vedevano.
    Peccato che si sia “dimenticato” che essendo il palazzo nero, sarebbe stato opportuno far arrivare l’aria condizionata anche lì… Morale, a giugno, qualche mese dopo la presa in consegna dei palazzi, Italsiel dovette rimediare in fretta e furia lasciando senza ascensore gli impiegati per un paio di settimane, il tempo di adeguare l’impianto… 😆

    Come detto il tema è serio, e una piccola cosa seria la lascio. Viviamo tempi in cui in questo disgraziato paese non sembra assurdo pagare 40 euro al mese per telefonare e navigare col proprio smartphone, mentre sembra totalmente fuori della grazia di dio retribuire un qualunque professionista che mette a disposizione il proprio tempo per fare cose che hanno un valore. All’estero questo non accade.

    • elinepal ha detto:

      cavolo Ing! hai lavorato all’italsiel… io pure……. no, vabbè……. poi sono pure finita alla Rustica. mondo pazzo!

    • Ma che il progetto della rustica lo ha fatto tuo marito? 😆 😆 😆

    • elinepal ha detto:

      Naaa magari. Avremmo fatto bei soldi.

      Inviato da iPhone Eli

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