e.t.

et

In questi giorni ho rivisto E.T. con il piccoletto. Oddio! non è che proprio mi sia seduta davanti alla tivvu a vedere E.T. in videocassetta registrata quindici anni fa (con tutta la pubblicità tra il primo e secondo tempo).

Ho visto delle sequenze spot mentre passavo con i panni da stendere, o raccogliendo vomito di gatto o cacca del suddetto (di quello anziano che la sparge o per ripicca contro la cagnetta, o perchè rincoglionito dall’età o per il suo ipertiroidismo o perchè stronzo e basta, o per tutte queste cause assieme), mentre cucinavo la cena o apparecchiavo la tavola o, alla medesima,  mentre finalmente si cenava.

Il film lo conosco bene, l’ho visto tante volte. Lo vidi la prima volta al cinema portandoci mio fratello. Cinema Italia. Oggi Teatro.

Comunque. Era tanto che non lo vedevo e ho notato alcune cose.

Primo: ai bambini americani, già nel 1982, quando sono ammalati (o fingono di esserlo) le mamme americane, dopo aver constatato che hanno una temperatura da terapia intensiva, chiedono: pensi di sopravvivere se vado a lavorare? Alla risposta affermativa del minore, aggiungono un piumone supplementare e li mollano lì, a letto, a casa, da soli. In italia saremmo già state denunciate al telefono azzurro e private della patria potestà.

Secondo: si fa riferimento ben più di una volta al fatto che il padre di famiglia ha mollato moglie e figli per partire per il messico con la sua nuova donna. In Italia di questa cosa non se ne è mai parlato. Ancora oggi su Wikipedia si vaneggia di  un “viaggio di lavoro” in messico del padre.

Terzo: non so se la questione è datata anche negli States, ma nel film i bambini delle elementari, a scuola, sezionano rane vive, imprigionandole in barattoli e addormentandole con il cloroformio. Poi dice che da grandi vanno a fare le guerre!

L’incontro tra E.T. e il piccolo Elliot è l’incontro tra chiunque. Tra chi è diverso per genere, per razza, per cultura, per appartenenza sociale, per religione. Ed è un incontro tra diversi che tocca il cuore dell’esistenza di entrambi. Di quegli incontri che cambiano per sempre il destino delle persone.

E ancora oggi, a distanza di tutti questi anni e di quasi tre generazioni, è sempre negli stessi punti che ci si emoziona, e si ha paura, e si piange e ci si risolleva. Perchè quando si entra in sintonia con un altro essere vivente le emozioni vanno di pari passo.

Io ringrazio il destino per essere entrata il contatto con O. Per avere il suo amore. Per la tenacia e la costanza con cui ha tenuto vivo il nostro rapporto, anche quando io ho dubitato. E per la forza con cui mi ha fatto ritrovare il significato della parola amore. Un incontro che ha cambiato  il nostro futuro. Per sempre.

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8 commenti
    • elinepal ha detto:

      😀

  1. Non so perchè ma la mamma italiana, a volte è un pericolo, non pubblico eh…ma insomma se si desse una calmata…

    buona settimana
    .marta

    PS: Grande film!

    • elinepal ha detto:

      ahahah infatti! ogni tanto me lo dico: fai la mamma americana, datti una calmata….
      buona giornata!

  2. la questione della leggerezza è vera, noi italiani siamo a volte ossessivamente chiocce coi figli. però c’è un rovescio della medaglia: il sistema in usa prevede ormai che una madre (un padre non ne parliamo neanche, una roba da extraterrestri, giusto per stare in tema) abbia una quindicina di giorni di maternità, un mese quando va bene, e per me in questo non ci siamo proprio. mi prendo un po’ sana spartanità ma lascio il resto 😛

    • elinepal ha detto:

      certo! spartani ma presenti! che la maternità negli Usa è molto breve lo sapevo già e questa cosa mi ha sempre lasciato molto perplessa. ma d’altro canto rientra assolutamente nella mentalità americana. quello che mi lascia stupito è il fatto che i padri non siano contemplati. O forse lo sono solo in caso di coppie gay? 🙂

  3. Molto divertente e molto leggera la cronaca della visione, molto acuta la descrizione delle emozioni, e molto toccante il finale. Avevo pensato di fare una battutaccia (tipo “sei pronta per scrivere una nuova storia di O”) ma non si può, di fronte a tanta sensibilità, davvero… 🙂

    • elinepal ha detto:

      mai dire mai 😉

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