meno 38 – di vita e anatre

601842_302284249904962_1510273816_nCammino lungo il fiume. Sui marciapiedi sotto gli argini. Cicoria ha bisogno di muoversi ed io anche, e finalmente dopo tutto un inverno immersi nelle acque schifose del Tevere ora sono riemersi e sono stati ripuliti dal fango.

Lei, Cicoria, è presa da mille odori. Io, eli, da mille pensieri. Lei, Cicoria, scodinzola felice. Io, eli, ho improvvisamente paura che possa decidere di inseguire la cornacchia che la sbeffeggia posandosi un metro qua e poi là e poi volando via gracchiando, e che si getti in acqua. Non saprei come ripescarla. Il fiume è ancora molto pieno e la corrente è ancora molto forte.

Sulla riva del fiume poca gente. Incontro qualche jogger, alcuni ciclisti sulla ciclabile (appunto), pochi turisti, qualcuno che come me passeggia. Incontro un tossico o alcolizzato o entrambi, che ho visto  diverse volte dal veterinario. Con diversi animali. L’ultima volta con un cagnetto nero che è quello che ora gli è sfuggito scendendo dalla scalinata sulla quale lui sta defecando (il tipo, non il cane). Il cagnetto corre da Cicoria, si annusano, io lo fermo raccogliendo il guinzaglio. Arrriva il tipo tenendosi i jeans e biascicando  un poco alterato (non mi fai nemmeno cagare….) Gli porgo il guinzaglio alllontanando lo sguardo Mi imbarazza, lo ammetto. Cicoria percepisce la questione e mi segue senza farsi pregare.

Continuiamo la passeggiata. Ad un certo punto il mio sguardo è attratto sul marciapiede dall’altra parte del fiume. Un’anatra cammina lungo l’argine. E’ una femmina, si riconosce il suo colore marroncino anche da lontano. Poco distante un maschio, grigio argento, verde e nero. Dietro l’anatra mi sembra di vedere tre anatroccoli. Non sono certa all’inzio perchè le due rive sono molto distanti. Ma poi vedo distintamente i tre piccoli puntini neri muoversi dietro la madre. Lei cammina celermente, senza voltarsi. Ma ogni tanto si ferma e aspetta che anche l’ultimo sia a distanza di sicurezza. Spostato verso il fiume il maschio. Che fa quasi da scorta. Mi fermo ad osservarli. Perchè camminano sull’argine? Perchè non nuotano nel fiume? Forse sono troppo piccoli gli anatroccoli? O la corrente è troppo forte? Mi guardo intorno. Non ci sono altri gruppi di anatre. E loro sono da un lato del fiume dove non ne ho mai viste. E un lato pulito. Senza formazioni di fango a fare da isole di approdo, senza piante o cespugli in cui  nascondersi. E infatti continuano a camminare. Il maschio si butta in acqua e li segue da lì, nuotando. Poi con un colpo d’ali torna sul marciapiede. C’è senza dubbio un motivo che li spinge a questa lunga camminata. Io proseguo sull’altro lato continuando ad osservarli. Cicoria sembra aver capito che c’è qualcosa che mi trattiene e si trova un legnetto da rosicchiare seduta a terra. Ad un certo momento vedo che alcuni  i gabbiani che volavano un poco più avanti, verso l’isola, si sono avvicinati. Ne vedo uno che punta direttamente verso l’anatra con i pulcini. Lei si ferma e allunga il collo. I piccoli vicino a lei. Il gabbiano si abbassa un poco ma poi deve virare e riprendere quota per via del muraglione. Subito l’anatra riprende a camminare, si avvicina alla riva e scende in acqua seguita dagli anatroccoli. Il maschio è già in acqua un poco più avanti. Il gabbiano vira in alto poi si abbassa di nuovo e punta in velocità verso l’ultimo anatroccolo della fila. Io trattengo un grido portando la mano alla bocca. Lui si abbassa a sfiorare il pelo dell’acqua e subito si rialza per non andare a sbattere contro il marciapiede. Non riesco a capire se lo ha preso. No. Mi sembra non abbia nulla nel becco. E neanche nelle zampe. L’anatra con i tre anatroccoli nuota veloce verso un piccolo alberello che offre riparo tra le radici, nell’acqua, poco più avanti. Il maschio la raggiunge.

Sollevata immagino si fermeranno lì per un poco. Il gabbiano per niente scoraggiato continua a volteggiare in cerchio. Continuo a camminare voltandomi indietro e vedo l’anatra che ha ripreso il suo cammino. Non so cosa la spinga a sfidare i pericoli così in pieno giorno coni suoi piccoli. Non capisco la presenza del maschio. Ma vedo che hanno una missione che portano avanti tenacemente, andare avanti. Non penso che gli anatroccoli abbiano grandi possibilità di sopravvivenza qui in questo fiume pieno di gabbiani, di topi e di nutrie. Sono minuscoli e mi allontano guardandoli e pensando con immensa tristezza  che probabilmente stasera saranno già stati mangiati.

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14 commenti
  1. Michele ha detto:

    bellissimo il nome cicoria 🙂
    e chissà, magari qualche anatroccolo ce l’ha fatta

    • elinepal ha detto:

      chissa…

    • Michele ha detto:

      ma sì, pensa positivo 😉

    • elinepal ha detto:

      hai ragione, oggi è un esercizio veramente difficile, ma mi sforzerò.

    • Michele ha detto:

      su su coraggio, ti lascio un megasorriso 🙂

    • elinepal ha detto:

      grazie. mi è servito veramente!

    • Michele ha detto:

      🙂 è un piacere. Bacio

    • elinepal ha detto:

      🙂 grazie

  2. irisilvi ha detto:

    Auguri Eli. Tutti ne abbiamo bisogno, chi più, chi meno… ma io credo che se pensi intensamente che l’augurio che mandi, possa risultare benefico, ecco che allora qualcosa accadrà…te lo auguro tesoro tenerino…

    • elinepal ha detto:

      grazie! quanti auguri! mi sa che non ne ho mai avuti così…..

    • elinepal ha detto:

      Grazie Marta, un saluto a te.

  3. jacopo ha detto:

    Questo il blog giusto per tutti coloro che vogliono capire qualcosa su questo argomento. Trovo quasi difficile discutere con te (cosa che io in realt vorrei… haha). Avete sicuramente dato nuova vita a un tema di cui si parlato per anni. Grandi cose, semplicemente fantastico!

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