meno 43 – narciso

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Nel racconto narrato da Ovidio, probabilmente basato sulla versione di Partenio, ma modificata al fine di aumentarne il pathos, Eco, una ninfa dei monti, si innamorò di un giovane vanitoso di nome Narciso, figlio di Cefiso, una divinità fluviale, e della ninfa Liriope.  Cefiso aveva circondato Liriope con i suoi corsi d’acqua e, così intrappolata, aveva sedotto la ninfa che diede alla luce un bambino di eccezionale bellezza. Preoccupata per il futuro del bimbo, Liriope consultò il profeta Tiresia il quale predisse che Narciso avrebbe raggiunto la vecchiaia, “se non avesse mai conosciuto se stesso.”

Quando Narciso raggiunse il sedicesimo anno di età, era un giovane di tale bellezza che ogni abitante della città, uomo o donna, giovane o vecchio, si innamorava di lui, ma Narciso, orgogliosamente, li respingeva tutti. Un giorno, mentre era a caccia di cervi, la ninfa Eco furtivamente seguì il bel giovane tra i boschi desiderosa di rivolgergli la parola, ma incapace di parlare per prima perché costretta a ripetere sempre le ultime parole di ciò che le veniva detto; era stata infatti punita da Giunone perché l’aveva distratta con dei lunghi racconti mentre le altre ninfe, amanti di Giove, si nascondevano. Narciso, quando sentì dei passi, gridò: “Chi è là?”, Eco rispose: “Chi è là?” e così continuò, finché Eco non si mostrò e corse ad abbracciare il bel giovane. Narciso, però, allontanò immediatamente in malo modo la ninfa dicendole di lasciarlo solo. Eco, con il cuore infranto, trascorse il resto della sua vita in valli solitarie, gemendo per il suo amore non corrisposto, finché di lei rimase solo la voce.[1]

Nemesi, ascoltando questi lamenti, decise di punire il crudele Narciso. Il ragazzo, mentre era nel bosco, si imbatté in una pozza profonda e si accucciò su di essa per bere. Non appena vide per la prima volta nella sua vita la sua immagine riflessa, si innamorò perdutamente del bel ragazzo che stava fissando, senza rendersi conto che fosse lui stesso. Solo dopo un po’ si accorse che l’immagine riflessa apparteneva a lui e, comprendendo che non avrebbe mai potuto ottenere quell’amore, si lasciò morire struggendosi inutilmente; si compiva così la profezia di Tiresia. Quando le Naiadi e le Driadi vollero prendere il suo corpo per collocarlo sul rogo funebre, al suo posto trovarono un fiore a cui fu dato il nome narciso. Si narra che Narciso, quando attraversò lo Stige, il fiume dei morti, per entrare nell’Oltretomba, si affacciò sulle acque limacciose del fiume, sperando di poter ammirare ancora una volta il suo riflesso.

 

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21 commenti
  1. ludmillarte ha detto:

    Un mito dolce e struggente. Nell accezione che ne deriva siamo forse tutti un po’ narcisi e credo sia anche giusto cosi. Diventa un problema se si supera la soglia…ci sarà sempre qualcuno a fare eco su immagine riflessa

  2. Sempre bello rinfrescare la memoria con questo bel mito…

    bellaserata
    .marta

    • elinepal ha detto:

      si rinfreschiamoci…
      bellaserata a te, ma dove la trovi sta musica incredibile!?!

    • …casualmente su youtube… 🙂

    • elinepal ha detto:

      già

  3. Michele ha detto:

    Adoro questo dipinto del Caravaggio.
    Quando l’ho visto è stato amore puro

    • elinepal ha detto:

      immedesimazione?

    • Michele ha detto:

      Ahah può essere. O sindrome di stendhal 🙂
      Ma Caravaggio mi fa impazzire. Come munch

  4. chenoiachenoiachenoia ha detto:

    bello il mito di narciso, non lo ricordavo nei dettagli. grazie

    • elinepal ha detto:

      prego! grazie della visita.

  5. keypaxx ha detto:

    Figura di grande impatto anche nell’attuale quotidiano.
    Un sorriso per la giornata.
    ^__^

    • elinepal ha detto:

      grazie, il sorriso mi è servito. veramente.

    • elinepal ha detto:

      Grazie Michele, ora passerò da te. Proditorio!!!

    • Michele ha detto:

      Haahahha prodiamocelo 🙂

    • elinepal ha detto:

      Un vero letterato… 😊

    • elinepal ha detto:

      😀

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