meno 54 – gente

foto1Freno e mi accosto passato il semaforo. F. arriva subito dopo, come mi aveva detto, in taxi. Da via Margutta a casa mia, poche fermate di autobus, io normalmente la faccio a piedi. Sale in macchina tutta sorridente. E’ vestita e truccata anni settanta. E’ il tema della festa di N. Io non mi sono abbigliata, veramente. Ho messo jeans e zoccoli. E una camiciona a fiori. Lei è tutta contenta di venire con noi in macchina. Con me e il piccoletto. Perchè “veramente per una donna andare sola con i mezzi è proprio impensabile”. I genitori le dicono così. Ha quasi la mia età. Credo. Mi parla del laboratorio che stanno facendo con N., di come le stia aprendo la vita alle relazioni umane. Mi aggiorna sulla situazione della sorella e della nipote nata con una gravissima malformazione al fegato, trapiantata con un intervento di straordinaria chirurgia neonatale con metà fegato di un ragazzo deceduto per un incidente in motorino, sopravvissuta a terapie e nuovi interventi. Tosta la bimba, e tosta la madre che non molla mai. Le ho conosciute questa estate, F, la sorella e la nipote che ha l’eta del piccoletto. Una famiglia strana, figlie di antiquari. Gente della roma bene, ora un poco in dissesto economico, ma tenacemente ancorate alla famiglia che le chiude in una sorta di mondo a parte. Mi incasino come sempre con la strada. Dobbiamo arrivare in un villino fuori roma dove vive N. con il suo compagno e due cani. Sbaglio. Prendo la Flaminia. E’ tutta bloccata. Torno indietro e prendo la Cassia. Lungo la strada preleviamo un’altra amica di N. che ci ha beccato telefonicamente. E’ un casino abitare così lontano. La villetta è già piena di gente. Amici di N., famiglia di lui, il compagno, che abita lì vicino e che è alla base della scelta dell’acquisto della casa in zona così amena. Ragazzi del laboratorio. Amici attori. Rivedo tante persone legate al festival estivo nel cilento che mi chiedono di Cicoria. Mi fa piacere se ne ricordino. La trovai in quei giorni lì, abbandonata per strada sulla collina. E subito diventò la mia ombra. La mamma di lui ha stracucinato cose buonissime. E’ una donna decisamente invadente ma lo fa in maniera talmente gentile e subdola che te ne accorgi troppo tardi. Lui mi ha raccontato che era ciccionissimo da piccolo, anzi obeso. Fin dopo l’adolescenza. lo faceva mangiare in continuazione. Ora è normale, anche un bell’uomo. La sorella di lui è a tutt’oggi semianoressica.  E’ lì con un uomo, mi sembra più rilassata del solito. Anche lei ha la mia età. Trovo un amico per il piccoletto, un bimbo di sette anni. Il papà mi dice che abitano subito accanto e propone di farli giocare con il loro nintendo. Figuriamoci! Amicizia fatta! Non si muovono da terra, seduti a giocare per due ore. Ogni tanto passiamo ad alimentarli ma la maggior parte del cibo rimane dimenticata accanto a loro, troppo impegnati, e viene spazzolata immediatamente da Ofelia o Amleto, i due cani di casa. Parlo con Franca,  un’attrice napoletana molto brava. Mi dice che sta partecipando ad un progetto europeo: Italia, Germania, Francia, Spagna e Grecia. Sei mesi di lavoro gratis, praticamente, con l’opzione di essere scelti poi nella seconda fase in Grecia. Lei è molto contenta del tipo di occasione, io non faccio commenti. Arrivano R., autore e regista da me molto amato, e la sua dolce ed eterea compagna, attrice. Lui subito circondato di chiacchiere inizia a raccontare amabilmente aneddoti che di solito riempiono le serate. Lei come sempre va a prendere qualcosa da mangiare per entrambi. Fa sempre così. Compone dei piatti con tanti assaggi e glieli porta. Non gli chiede mai prima cosa desidera. Non è una donna fragile o sottomessa, e questa dedizione   molto femminile me la fa piacere. Io vorrei essere come lei, a volte. Lui si fa servire, ma senza supponenza. La ringrazia, come se cibarsi fosse realmente qualcosa al di sopra delle sue capacità, e dipendesse in questo completamente da lei. Accetta sempre la selezione di cibo che le gli propone, e continua a dialogare. Li adoro. Continuo a girare dentro e fuori la casa, saluto persone, gioco con i cani, rientro a controllare il piccoletto. Bevo vino rosso. A differenza dell’ultima volta non devo uscire per fumare. Arrivano amici di N. da Salerno con una valanga di mozzarelle di bufala da urlo. Ho notato dall’inizio della serata  una donna esile, magra, che cammina come una danzatrice. Mi colpisce. Non è giovanissima, anche lei all’incirca la mia età. Porta i capelli raccolti nel tipico chignon delle ballerine. Si muove continuamente in un incedere lento ma nervoso. Non la vedo mai mangiare. Bere si. Credo di aver capito che è la madre del bimbo che gioca con il piccoletto. Ho visto il suo sguardo su di me ogni volta che parlavo con il padre. Ad un certo punto ci troviamo insieme in giardino. Iniziamo a parlare dei figli. Lei ne ha due, anche un’altra bimba che è lì in giro. Sono gemelli. Mi parla di come mangino tanto, mangino tutto, e bene. E di quanto dormano. Dormono tanto. Ma realmente. E mangiano tutto. E dormono. E’ un modo strano di presentare due bambini di sette anni. Si parla così dei neonati. Parliamo a lungo, più che altro lei,  e ad un certo punto mi racconta delle apnee notturne della bambina, che la tengono in ansia e che la fanno dormire poco. Dorme con la bambina. Ma perchè dormi con lei? le domando in un moto spontaneo. Da quando sono nati hanno dormito entrambi con lei. Inizialmente perchè allattava e voleva far riposare il marito, lui a volte lavora anche di notte, hanno degli alberghi. E poi non è mai più riuscita a separarsi da loro. Proprio non ce la fa. Lo scorso inverno il maschio le ha chiesto se poteva dormire nella sua camera, e lei ne ha sofferto moltissimo. Ora dorme solo con la figlia. Il marito in camera della figlia. Le chiedo, in modo dolce: Lo sai che questo non va bene vero? In poco tempo è come se fossimo entrate in una estrema confidenza. Lei è sinceramente consapevole di sbagliare, mi dice, ma non riesce a pensare di non sentire il corpo della figlia accanto nel letto. Guardo dall’altra parte del giardino il marito. Un uomo gentile, mi sembra, un bravo papà direi. Chissà lui cosa pensa di questa separazione forzata dalla sua donna. Da sette anni. Arrivano persone, mi chiamano, ci separiamo. N. spegne le candeline. Il suo compagno la abbraccia e la bacia. Sono molto innamorati. Lui fa il dentista, N. è andata a farsi curare un dente e si sono innamorati. Lui nel giro di due settimane ha lasciato la moglie e sono andati a vivere insieme. Un botto!  Ora è molto tardi, devo riportare il piccoletto a casa e prima devo accompagnare F. ad un taxi e poi  due ragazze ad incontrare amici a Piazza Belli. Saluto la mia nuova amica. Mi chiede se vogliamo vederci e prendere un tè. Mi dice che è stata così felice di avermi conosciuto! Che parlare con me le ha fatto bene e vorrebbe poterlo fare ancora. Certo! Ci scambiamo i numeri su un salviettino di carta. Mi stringe forte la mano. Forse ha bevuto troppo. Vedo un’ansia febbrile nei suoi occhi. Mi imbarazza un poco. Al ritorno scopro che una delle due ragazze in macchina con noi è un’acrobata. Mi ricordo di averla vista scendere dall’alto del Teatro dell’Opera di Roma nel Barbiere di Siviglia, lo scorso inverno. Ha studiato arte circense e lavora prevalentemente con i Teatri Lirici e in grandi manifestazioni. Veramente stasera non finisco di stupirmi .

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