meno 62 – una storia come tante (segue)

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Stare assieme era il piacere principale.

Ma senza neanche troppo parlarsi. Solo del lavoro, un poco della famiglia. Non c’era il tempo, non era il luogo, e nemmeno c’era, forse, la voglia di parlare troppo di se, dei propri pensieri, della propria visione delle cose….. Elena e Marco stavano, e basta.

Dopo un po’ questo loro essere assieme era diventato naturale per tutti. Quasi fossero una coppia. Anzi tutti immaginavano lo fossero. Marco non aveva il coraggio di confessarlo, ma ardeva dal desiderio di abbracciare Elena. Tranne l’incrociarsi  delle loro gambe sotto la scrivania, e qualche occasionale sfioramento delle mani, non c’era mai stato nessun contatto tra loro.

Un pomeriggio Marco, prese il coraggio, e le chiese di accompagnarlo alla stazione della metro più vicina. Lei ne fu stupita, ma anche contenta. Andarono insieme in macchina, guidava Elena. Vicino alla stazione  lei si fermò, e continuarono a chiacchierare. Stavolta parlarono dei loro matrimoni. Lui si era sposato giovanissimo, con una compagna delle superiori. Avevano quello che avevano desiderato: due figli, una casa su due piani con il giardino, un camper per le vacanze estive. Facevano l’amore ancora tutti i giorni, anche se con meno trasporto e con un poco più di automatismo. Ma Marco si lamentava di come la moglie fosse tutta presa dalla casa e dai figli. Non lavorava e non si interessava del lavoro di lui, non gli chiedeva mai nulla. Non parlavano insomma.

Caspita!, pensò Elena, lei e suo marito erano sei mesi che non facevano più sesso. E anche quella volta lì era capitato dopo sei mesi di nottate caste. E comunque era stato solo lui a godere. Però non lo disse a Marco. Gli raccontò, invece, come sentiva che lei e suo marito stessero andando in due direzioni opposte, senza quasi parlarne avevano instaurato un rapporto praticamente  fraterno. Di grande affetto, ma assolutamente fraterno.

Fu allora che Marco le passò una mano su una guancia, le prese il mento tra le dita e la baciò lievemente sulle labbra.

Dopo mesi di rapporto assolutamente platonico fu come se si spaccasse una diga. Come se le poche cellule di pelle entrate in contatto in quel lieve bacio sulle labbra, trasmettessero l’impulso a tutte le altre cellule del corpo: unitevi! toccatevi! cercatevi!

Si baciarono fino allo stremo, poi Elena lo lasciò alla metropolitana e tornò indietro in  tempo per andare a prendere la figlia a scuola.

Da quel giorno cercavano ogni occasione per riuscire a rimanere soli e buttarsi l’uno tra le braccia dell’altro.

Un passaggio in archivio (era nei sotterranei e Marco aveva le chiavi). Due o tre piani in ascensore (Marco lo bloccava tra un piano e l’altro e rimanevano a baciarsi in apnea anche per cinque minuti),

Avevano una urgenza di sentire i loro corpi vicini! di tenersi stretti. Di agganciare le braccia e le gambe e scambiarsi sguardi ardenti e saliva e carezze sulla schiena.

Ma questo era tutto. Continuavano ad incontrarsi la mattina, in ufficio, felici di vedersi. Passavano la maggior parte del tempo insieme, lavorando, tranne quei piccoli momenti rubati a darsi baci focosissimi. E poi ognuno tornava a casa dalla propria famiglia.

Non si cercavano mai al di fuori del lavoro. Avevano troppo pudore. Non si erano mai telefonati , nè scritti, fuori dall’ufficio. Nè mai, nei loro momenti di intimità rubata, si erano scambiati parole dolci, o d’amore. Solo sguardi, eloquenti quando una dichiarazione, ma molto più riservati.

Un giorno Marco propose ad Elena di incontrarsi fuori dall’ufficio. Dal giorno della metropolitana non era mai accaduto.

Le propose di non andare al lavoro e di incontrarsi all’inizio dell’autostrada per passare una giornata assieme. Lei accettò d’impulso, anche se subito dopo si pentì. Non aveva mai tradito suo marito. Non era mai stata con un altro uomo da quando lo aveva incontrato tanti anni prima. Ed ora! Un conto erano pochi abbracci e baci rubati, un conto decidere di passare una giornata con un altro uomo.

Ma oramai aveva accettato, e il desiderio era enorme, anche per lei.

Si incontrarono di mattina presto. Lui in arrivò come sempre dalla sua cittadina di provincia, lei dopo aver accompagnato la figlia a scuola. Lasciarono la macchina di Elena e proseguirono con quella di Marco, che guidava apparentemente sicuro della direzione. Era un Motel lungo l’autostrada. Un Albergo grigio, con le tapparelle abbassate, frequentato da agenti di commercio e prostitute. Andare di mattina presto, lasciare i documenti e prendere una camera fu veramente la cosa più imbarazzante che avessero mai fatto. Ma lo fecero.

In camera fu anche peggio. Non parlarono. Si buttarono vestiti com’erano sul letto iniziando a baciarsi e cercando il modo meno impacciato per iniziare a conoscersi. Dopo mesi si sentivano come fosse la prima volta che si toccavano. Ed in parte era così.

Lui la prese di fretta. Come Elena temeva non si fermò a guardarla, ad accarezzarla, a solleticarla. Le entrò dentro con l’urgenza dell’uomo che deve prendere finalmente possesso di un bene che gli appartiene. E con forza e velocità la prese. Elena lo assecondava, incapace com’era di reclamare del piacere per se. E tutto finì così. Con lui finalmente felice ed appagato che respirava affannato contro la sua guancia, ed Elena, ancora una volta incapace di godere, che gli accarezzava la schiena. Lei in quel momento pensò che in fondo non c’era molta differenza tra lei che non faceva mai l’amore e la moglie di Marco che lo faceva tutti giorni in quel modo veloce ed inappagante. O forse invece a lei piaceva. Magari lei era una di quelle famose donne che avevano degli orgasmi fulminanti, sempre che ne esistessero.

Passarono la mattina a letto. Fecero ancora l’amore, più lentamente stavolta, anche più dolcemente. E poi fu il momento di andare.

Sapevano entrambi che non avrebbero più ripetuto quell’ esperienza. Sapevano entrambi che avrebbero continuato a vedersi in ufficio rubando momenti intensi e preziosi, e godendo del tempo in cui lavoravano assieme.

Dopo pochi mesi Elena fu destinata in un altro ufficio, al capo opposto della città. Era un po di tempo che la decisione era nell’aria ed entrambi se l’aspettavano.

Ci fu un saluto triste l’ultimo giorno, ma per nulla tragico. Erano sempre stati amanti silenziosi e nel silenzio si lasciarono. Non avevano mai immaginato di costruire niente assieme e niente costruirono. Si erano regalati un anno, o poco più, di vitalità, di energia, di gioia di vivere. Questo fu quello che li tenne legati nel tempo. La tenerezza e la gratitudine che avevano l’uno per l’altra.

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15 commenti
  1. Alice ha detto:

    ma il ” e vissero felici e contenti” non è mai contemplato?
    …è che noi dai 4 anni in su, non aspettiamo che altro.
    A

    • elinepal ha detto:

      perchè mai? ti sembro un poco pessimista? 🙂
      Mò ci penso….

    • Michele ha detto:

      Alla fine ciò che conta più è essere felici per quello che c’è stato che tristi per quello che non sarà più

    • elinepal ha detto:

      saggio

    • Michele ha detto:

      Eh già. sono un saggione a volte 😉

  2. irisilvi ha detto:

    Alcune volte la nostra, cosiddetta, felicità passa attraverso l’infelicita altrui.
    Spesso non si riesce ad apprezzare ciò che si ha e stucchevolmente si continua a cercare vorticosamente , per poi rendersi conto che quello che abbiamo perduto è il nostro tempo …
    A parte questi pensieri personali, trovo questo breve racconto bellissimo e molto molto reale! Brava Eli , così va la vita…

    • elinepal ha detto:

      credo che ci sia sempre un motivo se si cerca qualcosa altrove. a volte non si riesce ad affrontare la propria vita di coppia, a volte è per riprovare l’ebrezza della passione o dell’innamoramento, per alcuni magari è abitudine. Non mi permetto di giudicare. Avere presente che la propria “felicità” può determinare l’infelicità altrui è un punto, però, per me basilare.

  3. “…….. Questo fu quello che li tenne legati nel tempo. La tenerezza e la gratitudine che avevano l’uno per l’altra.”

    Non è poco, questo.
    Se si riesce a tenere a bada i sensi di colpa…

    brava Eli!
    buona giornata
    .marta

    • elinepal ha detto:

      eh, i sensi di colpa…… 🙂

  4. luna ha detto:

    Che bello l’amore.. anche se fugace..
    Complimenti cara…hai reso davvero l’idea…
    Se ti va ti aspetto nel mio ultimo post… ci tengo!
    Baci.
    Luna

    • elinepal ha detto:

      arrivo!!!

  5. L. ha detto:

    Ci vuole tempo, pazienza, perseveranza. L’infedeltà coniugale non viene mica bene al primo colpo. Continui, vedrà che si divertirà. 🙂

    • elinepal ha detto:

      ahahah! mi diverto già parecchio con il mio uomo, senza essergli infedele. banale vero?
      comunque non creda, nella mia lunga vita ne ho viste di cose che voi umani……
      anche perchè in un lontano passato ho veramente lavorato in grandi aziende e sono realmente mondi paralleli… avoglia a storie!!

  6. Perché inventarsi una storia così triste? Gli amori senza futuro sono le storie più strazianti in assoluto. Mannaggia a me che l’ho letta … e ci sto dentro da due anni….

    • elinepal ha detto:

      perchè per l’appunto ne ho sotto gli occhi continuamente. e mi sembra che statisticamente questo tipo di storie finiscano quasi sempre così. ma, a volte invece, un nuovo amore ha la forza di scalzare convenzioni e difficoltà e decidere di esistere. auguri.

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