meno 63 – una storia come tante

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Elena e Marco si erano conosciuti poco prima della fusione delle loro aziende. Lei era una delle responsabili della contabilità analitica, lui il primo riferimento del reparto amministrativo.

Le società facevano parte di un unico grande gruppo. Private ma in pratica parastatali, con un azionariato a maggioranza pubblico e commesse ministeriali praticamente in regime di monopolio. Una di quelle operazioni di finanza e mercato all’italiana. Ma la situazione economica stava cambiando, si stava entrando sempre più in Europa. La concorrenza sembrava dovesse essere ripristinata e nel giro di qualche anno l’euro avrebbe preso il posto della lira.

Elena e Marco si erano guardati con diffidenza dal primo momento. Entrambe le loro società erano state accorpate ad una più grande e temevano di perdere gradi e mansioni. Ed infatti, in pratica, così era stato. Finiti i privilegi di essere primi tra pochi, erano tutti pari tra tanti.

E poi il trasferimento. Dalle sedi nei palazzi storici del centro, al grande palazzone nella zona industriale vicino al raccordo. Un incubo arrivarci. Allucinante la disposizione delle stanze con sei scrivanie affiancate. Terribile la mega mensa, per loro che erano abituati ad andare a pranzo a Piazza Euclide. Insomma Fantozzi in tutto e per tutto.

Ma rimaneva il fatto che era un impiego sicuro. Ben pagato. E duramente sudato.

Dopo le prime settimane di diffidenza, Elena e Marco avevano cominciato a collaborare. Erano probabilmente le menti più attive di tutta l’area amministrativa, ed istintivamente si erano messi a lavorare in tandem. Si trovavano in due stanze differenti, sullo stesso piano. E spesso Elena prendeva le sue carte ed andava a confrontarsi con Marco, da un lato all’altro della stessa scrivania.

Erano quasi coetanei. Elena aveva giusto un paio di anni più di Marco. E le loro conversazioni spesso passavano dal lavoro ai rispettivi mariti e mogli e ai figli. Avevano entrambi figli piccoli. Lei solo una femmina, Lui un maschio più grandicello ed una bimba di due anni. Lei abitava in centro, lui veniva tutte le mattine da una piccola città vicina, in macchina, con altri tre pendolari.

Era scritto, inevitabile, che iniziassero a piacersi. Lei era una bella donna, ancora giovane, lui un ragazzone, col piglio dell’uomo, ma ancora un ragazzone. Avevano iniziato ad avere attenzioni l’uno per l’altro. Quando era ora di pranzo si aspettavano e scendevano a mensa insieme. Sedevano allo stesso tavolo e spesso si scambiavano i piatti per assaggi incrociati. Dopo pranzo, andavano assieme alla macchinetta del caffè e poi su in terrazza per una sigaretta. Lei fumava, lui no. Ma le faceva compagnia.

Spesso lavorando insieme, ai lati opposti della stessa scrivania, si sfioravano con le ginocchia. inizialmente questo aveva creato un certo imbarazzo. Poi piano piano le loro ginocchia erano rimaste vicine, affiancate, incrociate, in un accenno di intimità che seguiva quella dei loro sguardi. Gli occhi nocciola di Elena erano sempre più attratti da quelli verdi di Marco. Continuavano a cercarsi mentre parlavano di numeri e commesse e di figli e di vacanze da programmare per l’estate.

Oramai Elena e Marco erano l’argomento principale di conversazione di tutta l’area amministrativa. Si erano innamorati, ma non se ne erano ancora accorti. Gli altri impiegati intorno a loro invece vedevano perfettamente quello che era accaduto. Li osservavano lavorare assieme. Chiacchierate della famiglia, mostrarsi a vicenda le foto dei figli, sfiorarsi la mano nel prendere un tabulato dalla stampante. Cercarsi sempre alla stessa ora per il caffè, a metà mattina.

Andare al lavoro era diventato più bello per entrambi. Entrambi la mattina si svegliavano con uno spirito diverso, facevano più attenzione a cosa indossare, aggiungevano uno spruzzo di profumo o dopobarba, e uscivano felici di affrontare chilometri e traffico, sapendo che avrebbero passato un’altra giornata di lavoro assieme.

(continua)

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10 commenti
    • elinepal ha detto:

      Si certo… stasera vado avanti.
      buona giornata!

  1. L. ha detto:

    Il signor L. si chiede come continuerà questa vicenda: l’attrazione rimarrà platonica? lei finirà per subire il potere di lui? o sarà lui a strisciare sotto la scrivania di lei? si dedicheranno insieme all’arte del puzzle? o al ruzzle? al dunque, lui si accorgerà che lei è una creatura perfetta, analoga alla signorina S.? sarà sesso selvaggio tra loro o i due protagonisti trascorreranno il loro tempo discutendo dell’entropia? e se lui fosse lei e lei fosse lui? oppure abitassero in due tempi diversi, lui prima della fusione e lei dopo?
    Il signor L. non sa che cosa accadrà e teme non lo sappiano nemmeno loro 🙂

    • elinepal ha detto:

      Pazienza Signor L., pazienza. La sua immaginazione è molto fertile e forse potrebbe dare a questa storia una evoluzione molto più interessante della mia. Sarà interessante confrontarla. intanto stasera andrò avanti. Ma l’ho premesso nel titolo, sarà una storia come tante.

  2. luna ha detto:

    Carino il racconto, ma come continua..?!?
    😉
    Luna

    • elinepal ha detto:

      ora ci pensiamo

  3. Alice ha detto:

    una storia come tante? …dici?
    come la conosco bene questa cosa… ultimamente.

    curiosa della fine. appunto, che non sia una fine ok? 😉
    A

    • elinepal ha detto:

      davvero? sono certa che molti conoscono una storia così. frequentato per anni grandi aziende con grandi uffici. pieni di queste storie.

  4. masticone ha detto:

    Secondo me finisce che trombano

    • elinepal ha detto:

      masti, da te non aspettavo che questo.

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