meno 69 – profondo blu

medusaGuido in autostrada. Rettilineo infinito in mezzo alla pianura. Poche macchine. Qualche camion.

Pensieri che vagano sul niente. Lui è accanto a me, occhi chiusi. Forse dorme. Ha il respiro grosso. Tocco leggermente la sua fronte. Brucia.

Do un’occhiata distratta al navigatore. Stessa linea retta azzurra che attraversa il tappeto verdino della piana. Chilometri prima della prossima deviazione.

Ad un tratto una scritta attraversa il piccolo schermo. Passiamo sotto un  cavalcavia. Il nome di una strada: Via Jules Verne.

Un guizzo nel cervello. Passo istantaneamente dalla guida della Renault al timone del Nautilus.

L’azzurro del mare intorno a noi si trasforma nel blu più cupo. Ci immergiamo più in profondità, perdo di vista ogni tipo di vegetazione. Il faro centrale illumina il profondo blu. Scendiamo ancora un poco e poi mi stabilizzo. Vado avanti e mi immetto sulla rotta della grande corrente orientale cercando di sfruttarne la velocità. Solo in questo modo riuscirò ad arrivare all’Isola in tempo. Devo essere nel rifugio entro massimo un giorno per iniettargli l’antidoto.

Lui sospira leggermente. Il suo viso è accaldato. Una goccia di sudore scende dalla fronte lungo la tempia. Non so se toccarlo carezzandolo leggermente, rischiando di svegliarlo o di infastidirlo. O se invece il mio contatto gli farà piacere, lo può rassicurare.

L’ho preso a bordo stamani. Andava alla deriva su una zattera di tronchi. Era sfinito. Bruciato dal sole e con le labbra secche. Inizialmente  ho creduto fosse solo disidratazione. Ma  il torpore che continuava a  tenerlo come assopito mi aveva insospettito. Ho alzato la maglia. Lunghe striature violacee attraversavano il suo petto.  Era sicuramente stato toccato da una  Chironex fleckeri, la vespa di mare. Riconoscevo il tipo di striatura, dato dai lunghi tentacoli della medusa. Lunga, sottile, con vescicole ed il colore che assumeva dopo qualche ora. Una ustione molto dolorosa ed estremamente pericolosa. Il veleno dalla pelle passava quasi subito alle terminazioni nervose, causando un torpore che in un animale di piccole dimensioni era letale.

Per un essere umano il problema poteva arrivare dopo qualche ora, se non si interveniva  in tempo con un antidoto che bloccasse l’avanzare del veleno attraverso le terminazioni nervose. Shock anafilattico e arresto cardiaco.

Lo guardo, si muove leggermente. E’ bello! Ha la barba lunga di almeno dieci giorni. Grigia sulle guance e più bianca sul mento. Le ciglia lunghe coprono gli occhi chiusi. Nei pochi momenti in cui li ha aperti, guardandomi forse senza neanche vedermi, mentre lo portavo a bordo, li ho visti  di un verde pallido. Il viso arrossato dal sole e dalla febbre è pieno di efelidi ed il naso di tanto in tanto gli si arriccia come stesse soffrendo.

Da dove vieni sconosciuto? Perché eri in mezzo all’oceano, su quella ridicola zattera?  Come hai fatto a sopravvivere senza nulla con te?

Stavi fuggendo o ti hanno abbandonato?

Geme leggermente. Sento che forse vuole parlare. Apre gli occhi, di poco.

– Grazie! Sussurra

– Di cosa? Gli dico, sorridendo leggermente

– Di essere qui con me.

Vedo tanto amore nel suo sguardo. Mi imbarazzo, abbasso gli occhi e mi giro di nuovo a guardare in avanti verso il grande blu.

Appena in tempo!

Stavo per lisciare l’uscita dell’autostrada.

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7 commenti
  1. Straordinaria avventura….anche sopra il mare a quanto vedo! 😉
    Bel raccontare…

    ciao
    .marta

    • elinepal ha detto:

      già! della serie non facciamoci mancare nulla.
      🙂

  2. Che culo la febbre, eh? 😀 (scusa è un po’ prosaico ma porcputt…. :D)

    • elinepal ha detto:

      ecco, febbre è decisamente riduttivo…

  3. luna ha detto:

    Che avventura inaspettata… sai che io non ho mai letto il libro? Male male!
    Ti bacio. Luna

    • elinepal ha detto:

      Nulla a che vedere con il mio uomo misterioso ovviamente 🙂 Un libro bellissimo, ventimila leghe sotto i mari, come tutti queli di Vernel. Mi hanno accompagnato regalandomi mondi fantastici in anni dove ancora non c’erano grandi film per ragazzi, tranne i cartoni della disney. Forse rileggendoli oggi mi sembrerebbero ingenui, ma leggere (veramente) il nome Jules Verne sul navigatore mi ha dato (veramente) un momento di “immersione” nella fantasia.

    • luna ha detto:

      Bello però…
      Ho scritto un post proprio adesso a proposito di classici.
      Passa daiiiiii

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