meno 98 – donne e motori

moto killLo scambio di battute con Wish, alcun post fa, e il suo racconto sull’ebrezza di girare sul circuito di Vallelunga, mi ha riportato indietro di tanti anni. Ricordi e sensazioni di ragazzina.

Avevo un’amica del cuore, si parla di elementari, prima o seconda elementare. Abitava vicinissimo casa mia e andavamo nella stessa scuola. Mia madre era amica della sua, e lei aveva una sorella più piccola della stessa età della mia. Eravamo molto amiche perchè passavamo molto tempo insieme a casa sua o a casa mia, giocando a qualunque cosa. Con le sorelle più piccole che rompevano per giocare con noi. Non eravamo per niente simili, anzi. Lei era minuta, grandi occhi a mandorla, mora e leggermente riccia. Io ero sempre più grande del normale, pesantona, con occhi rotondissimi e capelli orribilmente lisci. Insomma lei era bellissima io no. Lei era sicura e chiacchierona, Io superinsicura e introversa. Però  eravamo amiche del cuore. Io le dicevo tutto e lei a me lo stesso. Almeno lo credevo. Ma questa è un’altra storia.

Sua mamma era insegnante alla materna, suo papà pilota dell’Alitalia. Avere un padre pilota, lo capite da soli, è già una cosa super fichissima. Suo padre poi era molto bello. Magro e alto e moro con gli occhi a mandorla.  Mi sa che lei assomigliava al padre.

Insomma, questo padre super fiochissimo non solo era pilota dell’Alitalia, ma correva anche in moto. Faceva le gare. La domenica andava nei circuiti e non so in quale formula corresse, ma insomma, gareggiava. Con la tuta di pelle nera era un dio.

Una domenica a Vallelunga ebbe un incidente. Cadde e la moto gli volo sopra. Morì sul colpo, credo.

La tragedia arrivò in un attimo a casa nostra. E cambiò per sempre il destino della mia amica del cuore e della nostra amicizia.

Questo è il primo flash, il racconto che lei mi fece dell’ultimo saluto al corpo del padre.

Mio padre, credo, ha sempre desiderato avere un figlio maschio.

Ha avuto due femmine. La prima, io, terribilmente grande già dalla nascita e supercresciuta negli anni, forte e potente e energica come un maschio.

La piccola, nata sottopeso, biondina, con gli enormi occhioni verdi sempre umidi di lacrime, bisognosa di cure e protezione.

Io ero la perfetta sostituta del figlio maschio. Credo sia nato così il mio rapporto con le moto. Mio padre era un appassionato di moto. Niente di sportivo, intendiamoci. Moto da strada, anzi motone da strada. Ma la sua era una passione che andava trasmessa, e quindi io credo di essere stata la prima ed unica ragazzina italiana che senza nemmeno chiederlo fu messa su un motorino a dodici anni, ebbe la sua prima vespa cinquanta a quattordici e il primo 125 a sedici.

Invidiata da chiunque.

Unico obbligo era il casco. Quando ancora in tutta Italia, come ancora oggi da Napoli in giù, si andava in motorino capelli al vento, io indossavo un integrale.

Presa per il culo da chiunque.

C’è anche da dire che abitavo all’Aventino e andavo a scuola all’EUR, e chi è di Roma e conosce la Cristoforo Colombo capisce che difficilmente manderebbe una figlia non equipaggiata di casco ogni giorno incontro alla morte.

Comunque avere queste aspettative mi gratificava e mi costringeva ad esserne all’altezza. E quindi ero anche un poco sbruffona. Sapevo come smontare e pulire una candela (ridete pure, ma nessuna altra femmina sapeva farlo) e anche cambiare una gomma. Unico problema era svitare i bulloni che erano sempre troppo stretti. Non avrei potuto smontare da sola un carburatore, ma ci è mancato poco. La miscela non la compravo già fatta dal benzinaio, che mio padre sosteneva che imbrogliavano sulla percentuale di olio. Me la facevo io.

Le domeniche pomeriggio guardavo la partenza della Formula 1 con mio padre. Dico che guardavo la partenza perchè dopo qualche giro aspettavo l’incidente, altrimenti la noia mi uccideva.

A diciotto anni, con il foglio rosa potevo guidare la Mini 1000 ovunque, anche di notte fuori Roma. E guidavo come una pazza. Le curve della Salaria erano il mio circuito e nessun uomo mi stava dietro. Ho guidato Porche, potenti BMW e Jaguar, e sempre chi mi stava dietro si meravigliava. Mi fermò proprio il fianco di un BMW, un pomeriggio assolato in cui canticchiando andavo con la mia Y10 verso un campo di tennis sull’ardeatina.

Tutto questo sfoggio di virilità non mi ha unito di più a lui. A diciotto anni sono andata via di casa.

Oggi è stato il compleanno di mio padre. Ho un certo karma con i pesci. Non lo vedevo da Natale. Sono andata a trovarlo col piccoletto, un vassoio di paste e cannoli siciliani.

Anche a cinquanta sonati, gestire il rifiuto è dura. Un pezzo di cuore ogni volta si frantuma.

Dovrei averci fatto l’abitudine. Dovrei considerare che lui è lui e non cambierà. Dovrei….. si lo so.

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10 commenti
  1. Più ti leggo e più mi specchio e rispecchio.
    Ma quanto siamo uguali…

    ….a parte la moto.
    (sostituire moto con auto please)

    buona giornata
    .marta

    • elinepal ha detto:

      🙂
      incredibile…
      buona giornata a te.

  2. La mini 1000.
    In pratica l’oggetto dei miei desideri!
    Profonda stima per te, io moto non ne ho mai portate!!

    • elinepal ha detto:

      Moto neanche io, solo scooter. Beta, ringraziando iddio hai cambiato immagine! Niente di rassicurante, ma meno raccapricciante. 🙂

    • Il vecchio avatar però ero io, questo qui non sono io! 😀

    • elinepal ha detto:

      lo spirito è quello che conta. che ci importa della faccia!

    • Eheh eh che poi prima o poi una foto tematica con mascherina per ossigeno ne la faró e sarà quella il mio gravatar! 😛

    • elinepal ha detto:

      a proposito, che gas usi tu? 🙂

    • Ossigeno misto a cose che non si possono scrivere su in blog! XD

    • elinepal ha detto:

      😀

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