meno 103 – cosa o chi?

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Leggevo l’ultimo post di Alice  e mi sono fermata a ragionare sull’abitudine alla solitudine. Nel mio caso è quasi ridicolo parlare di solitudine. Anche ora che la ventunenne è andata a vivere dal padre, ho sempre il piccoletto. E quando anche lui è a casa del padre sono comunque in compagnia di due gatti e una cagna.

Questa notte, a proposito, ho capito che Cicoria e Gilda, due vere bastarde dentro, hanno oramai fondato una sorta di associazione a delinquere. Dove non arriva la cagna, salta la gatta, ed insieme riescono a spazzolare qualunque cibaria io dimentichi di togliere di mezzo. Un coperchio caduto dalla padella al pavimento ha fatto si che le beccassi col muso in flagrante reato e mi ritrovassi alle due di notte sveglia a meditare sulla solitudine.

L’abitudine a gestire tutto in prima persona, ad essere sempre investiti della responsabilità della decisione. La sensazione che non ci si può voltare con la testa di lato e dire: di questo potresti per favore occupartene tu? O anche chiedere una mano per piegare il lenzuolo da stendere, o tirare su il piumone dal letto. Avere un menù per ogni cena, senza discuterlo con nessuno. Fare i conti con il proprio denaro, inventarsi nuovi modi per risparmiare o permettersi un piccolo regalo (che tanto nessuno te ne fa).

Tutto questo è abitudine alla solitudine.

E condividere il letto, la colazione. Fare la spesa spingendo il carrello in due discutendo del tipo di pasta da comprare. O semplicemente comprare i fusilli perchè sono quelli che preferisce lui. Questo essere coppia nella quotidianità, mi manca? Amerei avere di nuovo un uomo accanto, veramente accanto, fisicamente presente, sempre, nella mia vita?

O le scelte fatte negli anni confermano che dormire abbracciati è bello, si. Ma una notte ogni tanto. E il bagno può essere veramente l’anticamera dell’infermo. E in fondo la fatica di decidere ogni cosa da sola è inferiore a quella di doverle condividere quelle decisioni.

Cosa mi corrisponde di più? Cosa mi manca veramente oggi? Perchè è certo che qualcosa manca.

E in questo tratto del curvone della vita dove sento di essere da mesi. In questo tratto di strada dove continuo a svoltare  ma senza vedere  ancora il rettilineo. In questo tornante in discesa dove le cose iniziano ad accellerrare paurosamente. Un rotolare di attività, movimenti di persone che si affiancano e poi vanno via. Di altre che  tornano. Di lavoro piombato improvvisamente a sconvolgere gli orari lasciandoti con il fiatone e sempre un sacco di cose in sospeso. Di pensieri molesti che la notte ti tengono sveglia. In questo tratto di vita cosa o chi vorrei. Cosa o chi mi potrebbe ridare un senso di non-solitudine e placare la mia ansia. Cosa o chi?

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10 commenti
  1. La domanda che ti fai é corretta!!! Chi o cosa.
    Che non serve necessariamente un altro “lui”…

  2. La ricerca di te stessa, cara Eli. Solo questo può dare pace. Perché indipendentemente dalla specifica situazione all’interno della quale uno si trova, la quiete e la pace interiore arrivano quando ci cerchiamo. E non è detto che ci troviamo, eh. Anzi.

    Tu parli di strada, e io preferisco parlare di pista, ma io so che dopo il curvone di Vallelunga, quello che si fa a 200 chiudendo appena il gas e riaprendolo subito, e sembra non finire mai, dopo il curvone c’è un rettilineo ma alla fine ci sono i Cimini, due curve difficilissime, che sembra di essere su un ottovolante, e poi la salita, e poi un rettilineo che sembra lungo ma dura poco e c’è la Campagnano che sembra facile ma chiude al centro… e così via Eli, giro dopo giro, curve e rettilinei si succedono sempre uguali ma sempre differenti. E ogni curva richiede un equilibrio da cercare in quel momento preciso, perché è differente da quello del giro precedente. E io so che miglioro il mio tempo quando sono con la mente sgombra, quando mi impegno ma l’equilibrio viene da solo, quando non mi devo forzare a fare le cose ma c’è naturalezza.

    E quando mi cerco, trovo risposte che mi sorprendono, che mi fanno uscire dal buco, che mi fanno guardare avanti ritirando su lo sguardo. Non tutte le risposte, ché qualcosa manca sempre.

    E intanto un abbraccio te lo mando, ché anche se virtuale, un po’ aiuta. 🙂

    • elinepal ha detto:

      E hai ragione, caro amico. E’ proprio da me che parto quando chiedo cosa o chi. Da quello che sono e che credo sia giusto per me. E bella la tua metafora sul circuito. Unica differenza è appunto che è un circuito. E i tempi li migliori proprio perchè sai già che c’è il rettilineo e poi i Cimini, e via così. Certo che dipende dal tempo, umidità, gomme, stato d’amimo e tutte le variabili che tu puoi trovare meglio di me.
      E permettimi una digressione. Ma quanto è fica questa cosa della moto? E come fai a non vantartene a morte? Trooooppo virile, oltretutto. Fine digressione.
      Ecco, la questione è proprio questo mix tra razionalità e senso del se, tra meccanica e ricerca interiore. Un bel gioco, dopo tutto, e finchè c’è vita….

    • La metafora della pista in realtà è molto più vicina alla vita vera di quanto non si immagini. La nostra vita è fatta di quotidianità che sono molto uguali a se stesse, le persone vicine, il lavoro, la casa. Tutte queste cose costituiscono il nostro “circuito”. Con le curve, i rettilinei, le varianti. E questo circuito lo conosciamo bene, conosciamo la buchetta a metà della curva parabolica prima del rettilineo box, il cambio di asfalto prima della esse, eccetera. Quello che non sappiamo è chi ci troveremo davanti mentre pensiamo che stiamo facendo un buon tempo (il rompicoglioni che rischia di farti bucare una scadenza sul lavoro), e se chi abbiamo davanti si toglierà o ci toccherà aspettare la curva successiva (te la manda, questa benedetta email, o se ne parla domani?). E non siamo preparati al “manico” che ci passa nei 50 cm che abbiamo lasciato tra noi e il cordolo e momenti ci fa andare per terra solo per il coccolone (la figlia che ritorna a casa e ti fa capire che non hai capito niente di quello che sta succedendo). E quindi ecco, la pista è un po’ come la vita.

      E sì, riguardo alla tua digressione. Sì, è una cosa fichissima. Davvero. Un delirio di onnipotenza, in certi momenti. E sensazioni pazzesche, a parte il tempo rallentato, adrenalina come se piovesse. La prossima volta che vado potresti venire a trovarmi, a respirare un po’ di aria da pista. E non mi vanto perché non mi appartiene vantarmi. Ma nel mio cubicle dell’openspeis ci sono un po’ di foto. E quella più bella è quella che nessuno capisce. C’è un cronometro, che è il cronometro montato sulla moto. E si legge “b 1:55:33”. E nessuno capisce che vuol dire, la b sta per “best lap”, miglior giro. E 1’55″33 è un tempo che non avrei MAI immaginato di poter fare. Ma lo so io. E non mi importa degli altri. Io so che quel tempo per me è tantissimo. E forse posso anche scendere, ma intanto 1’55” l’ho staccato. Ed è una vittoria enorme. Ogni tanto lo butto là, con gente che conosce Valle (come noi coatti chiamiamo Vallelunga :D). E forse questo è un po’ vantarsene a morte, ma insomma. Sempre con moderazione. Perché proprio non mi ci vedo, a fare il galletto. Io lo so che lo posso fare, lo so quanto valgo. Magari non mi vanto ma mi misuro, con quello che millanta di girare 1’50”. E quando mi dice che non capisce perché “proprio oggi” non riesce a fare il tempo, forse le sospensioni, forse le gomme, chissà, quando mi dice così lo guardo negli occhi, taccio per un secondo, e poi gli dico “certo. saranno le gomme”. E mi sono dilungato, ma quando parlo di moto in pista è così. Più forte di me. Andata allora, la prossima volta che vado a Valle te lo dico con largo anticipo, e mi vieni a trovare. 🙂

    • elinepal ha detto:

      Lo sapevo, lo sapevo!! ho aperto il coperchio di Pandora ed ora chi ti ferma più! 🙂
      Certo che mi piacerà venire una volta a vedere te altri pazzi che girano in tondo su due ruote rombanti e puzzolenti. Mi ci porterò anche il piccoletto, che un po’ di cose da maschio ogni tanto gli fanno bene….

  3. Carissima Eli, permettimi il carissima…questo post è…..
    al solito quando un qualcosa fa breccia nella mia sensibilità resto senza parole.
    O meglio le avrei…ma vogliono uscire tutte insieme, s’infilano in un imbuto….e per facilitare l’uscita primeggiano quelle banali: bello, interessante, stupendo…
    niente
    non scrivo niente.

    Buona giornata
    .marta

    • elinepal ha detto:

      Accidenti, Marta!
      Stavolta mi hai coolpito e affondato.
      Sono contenta di aver toccato qualche corda.
      Buona serata.

  4. Non ho figli ma mi sembra di essere psicologicamente nella tua stessa condizione. Io ho semore creduto nella vita di coppia, mi piace condividere, ma adesso che sono capace di stare bene anche da sola deve essere qualcosa che aggiunge e non toglie. Molte volte la coppia è solo un paravento per coprire le nostre paure e le nostre insicurezze. Certo è che quando funziona si sta bene ed è una marcia in più perché la vita si affronta meglio quando siamo in due. Però bisogna esserci e volerlo. tutti e due 😉

    • elinepal ha detto:

      Si! sembra quasi il paradigma di Pazzaglia: Quando si sta bene è meglio, se non si sta tanto bene, è peggio.
      Scherzi a parte, capisco quello che dici. E in una serata come questa, con il vento e la pioggia fuori dalla finestra sarebbe bello essere coppia!

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