meno 191 – autostima

autostima“L’autostima è il processo soggettivo e duraturo che porta il soggetto a valutare e apprezzare se stesso tramite l’autoapprovazione del proprio valore personale fondato su autopercezioni. La parola auto-stima deriva appunto dal termine “stima“, ossia la valutazione e l’apprezzamento di se stessi e degli altri.

Il nostro senso di autostima deriva da: elementi cognitivi ovvero il bagaglio di conoscenze di una persona, la conoscenza di sé e di situazioni che vengono vissute dal soggetto; elementi affettivi che vanno ad influenzare la nostra sensibilità nel provare e ricevere sentimenti, che possono essere stabili, chiari e liberanti; elementi sociali che condizionano l’appartenenza a qualche gruppo e la possibilità di avere un’influenza sul gruppo, di ricevere approvazione o meno dai componenti di quest’ultimo.

L’autostima ha la caratteristica fondamentale di essere una percezione prettamente soggettiva e, in quanto tale, non stabile nel tempo ma dinamica e mutevole. Il senso di autostima deriva principalmente dalle relazioni che ogni persona interiorizza e rielabora, sia le relazioni che vanno verso noi stessi che quelle che noi intraprendiamo con altre persone. Da questo deriva il fatto che le persone influenzano in continuazione il loro senso di autostima e sono influenzate da esso.”

Per migliorare la stima che si ha di se, occorre cercare di individuare quali sono i propri valori e vivere coerentemente con essi. Entrare in contatto con emozioni sane che ci sostengano nei momenti di difficoltà. Lavorare sull’immagine che abbiamo di noi.

Quindi capita che con il tempo si riesca a portare i livelli di autostima almeno a qualche tacca sopra il masochismo che normalmente praticavamo. E capita che persone che non ci vedono da un po’ rimangano spiazzate di fronte a nostri atteggiamenti che non sono più facilmente codificabili.

La stima di se è un argomento assai vicino a molte delle donne che conosco. E molte giovani donne, più che in passato, hanno difficoltà a sentirsi adeguate a quello che i modelli in generale propongono. Quindi non è solo un retaggio delle femmine della mia generazione, che hanno avuto in genere dei modelli femminili per niente gratificanti, e dei modelli maschili per niente premianti. Ma anche quelle delle nuove generazioni che vengono bombardate da cliché difficilmente contrastabili.

Andare a cercare dentro di se ciò che si desidera veramente. Fare piccoli gesti d’amore nei propri confronti. Gratificarsi con un autocomplimento. Praticare un’attività che amiamo fare. Goderci le manifestazioni di stima che normalmente avremmo schivato. Non accettare gli insulti da coloro dai quali normalmente ci siamo fatte insultare. Non tollerare la reiterazione di comportamenti scorretti nei nostri confronti. Non farci mettere in competizione l’una con l’altra.

Ognuna di noi sa su cosa può lavorare per aumentare la propria autostima. Basta farlo. Si può sempre migliorare. Finchè c’è il tempo di farlo. Sicchè….

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17 commenti
  1. Ci sono due temi che vorrei toccare (di striscio, eh, tranquilla… ;)): il femminile e le nuove generazioni.
    Vivo con tre donne (anche se per usare questo termine con due delle tre faccio ancora fatica, ché per me sono sempre bambine), e vedo molto, molto vero quanto dici. Il senso di inadeguatezza, la scarsa benevolenza con se stessi, la poca autogratificazione sono evidentemente, ne debbo prendere atto, un patrimonio genetico femminile. Questi aspetti spesso si declinano anche nella sindrome della crocerossina (“tu sei un uomo malvagio ma IO TI CAMBIERO'”), che poi sconfina in relazioni alla Ferradini nel migliore dei casi, oppure in disturbi alimentari di varia natura (e non dimentichiamoci mai di inviare per questo il nostro sempiterno ringraziamento a B, che ha introdotto e sapientemente mantenuto in Italia il modello estetico femminile imperante, e il concetto di bellezza e magrezza come bene primario nella vita). Su questo non c’è purtroppo granché da fare, salvo, come dici tu, di cercare il proprio sé. Dall’esterno, ho riscontrato che le sollecitazioni dirette non servono. E’ necessario fornire supporto, non soluzioni. Spingere, non visti, nella direzione giusta. Gratificando, apprezzando, facendo notare. Le donne si incazzano quando gli fornisci soluzioni. 🙂 Se ti scoppia a piangere perché si è bruciato il dolce (faccio volutamente un esempio da desperate housewife, per ridere, eh), non devi andare lì a dire “ok te ne faccio uno io”, preoccupato come sempre di risolvere il problema. Devi andare lì, fornire la tua spalla, darle un fazzoletto, dirle che non è niente. Ma NON fornire soluzione al problema. Il problema, visto al femminile, è NIENTE in confronto alla necessità di verificare che non è un problema.
    L’altro macrotema riguarda le nuove generazioni in generale. Lì vedo un problema generale derivante da come è stato gestito questo povero Paese negli ultimi vent’anni, non solo da B ma da tutti coloro che si sono avvicendati alla guida. Sì è fatta talmente carne di porco di tutto, scuola, lavoro, diritti, eccetera, che nelle nuove generazioni prevale un senso di inadeguatezza totale. E questo, purtroppo, oltre ad essere un problema singolo, che riguarda la felicità degli individui, è anche e soprattutto un problema di sistema. Perché un Paese dove i giovani si sentono perennemente inadeguati, è un Paese destinato a spegnersi.

    Infine, cara elinepal, come ti dico sempre i tuoi post mi piacciono perché fanno riflettere. E per sollevare temi interessanti, e per commentarli e dare degli spunti, servono persone acute, sensibili, intelligenti. E quando l’altro giorno ti dicevo che sei straordinaria, e mi domandavo se tu lo sapessi, intendevo dirti molte delle cose che hai detto tu in questo post. Solo che tu le hai dette meglio.

    • elinepal ha detto:

      Le tre donne, ops una donna e due bambine, che vivono con te sono fortunate. Sei molto importante per loro, specialmente per le tue figlie, non dimenticarlo mai. Per le donne la figura paterna è così dannatamente fondamentale! Essere schiacciate nella propria personalità, derise delle proprie aspirazioni, mai gratificate dall’apprezzamento delle proprie qualità porta ad avere accanto, se va bene, uomini della stessa specie paterna. E a lottare tutta la vita per riuscire a tirare fuori almeno un poco di quella autostima che hanno così ben bene sotterrato. Quindi se tu mi chiedi lo sai? io ti rispondo ni. Forse ora lo so, ma se me lo dici non ci credo…..
      🙂 vuol dire che se mi si brucia un dolce ti scrivo!

    • Sì però facciamo che per quella storia del blog la soluzione gia c’è, eh. 😆

    • elinepal ha detto:

      claro

    • elinepal ha detto:

      🙂 grazie

  2. Penso che si nasca con una notevele autostima che, in tenera età, viene allegramente sollecitata e curata. Dopo di che…è un continuo togliere….

    La disistima inizia in famiglia e poi, purtroppo, continua nella scuola, nel mondo del lavoro. Quando ci si accorge che il livello è basso…il lavoro è duro.
    Molto duro. Benefico, il più delle volte, un aiuto esterno. Da soli si arranca. Anche quando raggiunto un livello accettabile, basta un niente…per ricadere nella più nera disistima.
    Forse in età aduta, quando ci si conosce di più soprattutto nei limiti…allora forse è più facile capire che si vale, che si è unici nel bene e nel male…

    Stavo per postare qualcosa al riguardo. Ma rimando. Hai fatto di meglio e di più!
    Complimenti
    Buona domenica
    .marta

    • elinepal ha detto:

      Ecco lo vedi? Tu mi dici così e io penso”mah, non mi sembra di aver scritto granchè” . E tu leggi quello che ho scritto e pensi, io sicuramente farò meno bene. E INVECE NO! Scrivi anche tu il tuo post sull’autostima, Sarà diverso, sarà il tuo. Sarà letto da altre donne, che magari entreranno più in empatia con il tuo modo di scrivere, di esprimerti. E la rete serve anche a questo, caspita. Ne leggo di blog di donne disperate, ferite, arrabbiate, deluse, sole. A che serve altrimenti scrivere se non condividere. E dare un poco di se.
      Buona domenica a te cara Marta.

  3. 🙂 Capisco che vuoi dire e ti ringrazio.
    Ma io conosco molto bene i miei limiti e oggettivamente penso che non esplicherei al meglio l’argomento.
    E’ bene ribadire che io non so scrivere, nè mi piace farlo. L’ho scritto più volte.

    Il mio blog non è altro che un copia\incolla dal web. Da ciò che ho letto. Da ciò che so.
    Mi piacciono le frasi brevi…mi piace dare un imput…che poi volendo potrà essere ampliato e discusso. Nulla più. Una pagina da guardare volecemente: mettere un like se si vuole per dire che si è passati…o commentare se si ha qualcosa da dire.

    Assegnerei alla mia autostima un sette scarso. E vorrei restasse così. La restante parte mi permette di capire, forse di più, gli altri.
    Non farci caso…sono un pò strana.

    • elinepal ha detto:

      Ma ognuno è libero di fare ciò che preferisce! figurati! ti incrocio spesso e mi fa piacere farlo. A presto!

  4. TADS ha detto:

    bel post, ne aggiungo solo un pezzettino,
    nelle donne, tendenzialmente, il filo che divide l’autostima dalla vanità e più sottile di un capello,
    due stati d’animo simili in apparenza ma contrapposti nel profondo.

    TADS

    • elinepal ha detto:

      Non so, ci devo pensare. Istintivamente direi che la vanità tocca qualcosa di più superficiale,di esterno, apparente. Mi viene in mente Marilyn Monroe. Forse vanitosa ma in quanto ad autostima….

  5. irisilvi ha detto:

    grazie Eli, non puoi capire quanto mi possa aver aiutato leggerti , un abbraccio

    • elinepal ha detto:

      Ma davvero? Che belloooo!!!
      un abbraccio a te

    • irisilvi ha detto:

      😉

  6. giorgiap ha detto:

    molto bello, completo. Non sfiori il confine tra autostima e egocentrismo, a volte é sottile, se si spinge troppo sull’acceleratore rischiamo di ritrovarci nell’egomondo e certo, stimarci tantissimo. Però, davvero, un post molto interessante.

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