meno 198 – passato, presente, futuro

203999058092443353_yZof8051_cDopo aver letto e commentato il post di @claudiogi61 ho riflettuto a lungo su quello che ci si aspetta dal futuro, su ciò che ricordiamo del passato, su come riusciamo a vivere il momento presente. Ho riflettuto a lungo anche sul concetto di libertà. Libertà interiore, personale. Libertà dalle influenze esterne, che significa profonda coerenza con ciò che si crede giusto per se e per gli altri. Coerenza con la propria etica di vita. Libertà di decidere anche di rinunciare a ciò che sembra gratificarci nel presente se si capisce che è giusto per il nostro futuro.

Temi e concetti fondamentali per tutti, ma sicuramente dibattuti e approfonditi da chi come me pratica il buddismo da tanti anni. E casualmente, ma il caso – si sa –  non esiste, sono capitata su una serie di articoli pubblicati da @passoinindia  tratti da “Buddismo e Società” rivista buddista della Soka Gakkai Italiana, associazione laica buddista di cui faccio parte. Gli articoli riportano una “lezione” su Karma e legge di Causa ed Effetto, concetti base della filosofia buddista di Nichiren Daishonin, scritta da Sabrina Guzzanti.

E’ interessante leggerli tutti, ma ne riporto qui una piccola parte.

Se è vero che il presente è modellato dal passato, è vero pure che il presente modella il futuro. Per questo Nichiren Daishonin cita un brano del sutra Shinjikan: «Se vuoi conoscere le cause passate guarda i risultati che si manifestano nel presente, se vuoi conoscere gli effetti che si manifesteranno nel futuro, guarda le cause che stai ponendo nel presente».
Il presente è quindi la chiave di tutto. Difficile da afferrare, da descrivere, da comunicare (appena lo nomini è già passato), è la parte più pura e incontaminata della vita e in esso, secondo il Buddismo, è custodito un potere immenso. Infatti il principio di ichinen sanzen (tremila mondi in un singolo istante di vita), che lo studioso cinese T’ien-t’ai (538-597) formulò come spiegazione teorica di Myoho-renge-kyo, altro non è che la descrizione minuziosa di tutto ciò che contiene ogni singolo istante di vita, ovvero l’attimo presente. Dall’aspetto esteriore alle potenzialità, alla sua storia passata, alla sua particolare relazione col mondo, alla relazione del mondo con esso, a tutte le sue qualità, buone e cattive, costruttive e distruttive, alle diverse sfere dell’universo con cui entra in relazione, tutto questo e altro è contenuto in un singolo istante. T’ien-t’ai e i suoi coltissimi e dotati discepoli meditavano su questo principio per cercare di aprire la mente e renderla adeguata alla complessità della realtà.
Il presente è il luogo che tutti cerchiamo, l’unico che può darci sollievo e gioia.
Ma pur essendo lì alla portata di tutti noi, sono rari i momenti in cui riusciamo a starci dentro. È come se ci fossero mille correnti che ce ne allontanano. Queste correnti sono per l’appunto il karma.

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17 commenti
  1. Se noi riuscissimo a raggiungere uno stato coscienziale superiore che ci facesse realmente sentire di essere la parte di un tutto (proprio come nella meccanica quantistica, dove il qui e il quando sono concetti che si mescolano e perdono di significato) probabilmente quello sarebbe vivere il presente.
    Quando corro, a volte mi capita, di avere una specie di “trip”. Ma più ci si allena e più è raro. Fuggevole, elusivo.
    Grazie mille, questo spunto di riflessione è prezioso.
    Una parola sul passato. Vivere proiettati nel passato non ha alcun senso. Ci sono stati bei momenti, ci sono stati brutti momenti. C’erano cose belle, c’erano cose meno belle. Ai tempi di Italia-Germania 4-3 Roma si attraversava in mezz’ora. Ma era semplicemente impensabile comunicare con regolarità e in tempo reale con persone che vivevano in un’altra città. Bisogna tentare di appartenere al tempo che si vive. E guardare al futuro. Cercando di essere liberi. Che non vuol dire irresponsabili.

    • elinepal ha detto:

      Grazie Wish. E’ proprio così, libertà è anche responsabilità. E rispetto. Per la propria vita e per quella di chi ci circonda. E’ un concetto facile da capire, ma difficile da mettere in pratica. Attraverso l’allenamento tu riesci a correre quanto non pensavi avresti mai fatto. Attraverso l’allenamento della pratica buddista si impara a sentire più facilmente il legame tra noi e il tutto, si impara a vivere l’istante presente con pienezza, a sentire che la vita è preziosa e va rispettata in ogni singolo istante. Non è che sempre si è in questo stato di grazia, ma l’allenamento serve a mantenere uno stato vitale il più possibile elevato. E a vivere con gioia! Eccchecazzo!!

    • Il tutto permeato dal cambiamento costante. Perché tutti tendiamo a privilegiare il non-cambiamento, nel momento in cui ci troviamo in una situazione che ci aggrada. Ma in realtà il cambiamento è parte di noi, perché è parte della dinamicità universale. E allora meglio applicare il wu wei. Che letteralmente significa “non agire”, ma non va preso nel senso dell’inazione passiva, ma dell’adattamento alle circostanze. Le canne che si piegano al vento usano il wu wei. Il buddismo è una pratica di vita estremamente interessante. Ci vorrebbero tante vite, mannaggia. Per cercare di capire tante cose. A volte, pur facendomi un punto d’onore di non rimpiangere nulla, perché se le cose sono andate come sono andate è perché abbiamo in passato esercitato il nostro libero arbitrio, a volte penso che se mi fossi avvicinato prima a certe scuole di pensiero oggi sarei una persona migliore. Ma continuo a lavorare cercando di conoscermi meglio e di migliorare un pochino. E, come dici tu, cercando di cogliere l’attimo.

    • elinepal ha detto:

      Sono sincera Max, io non ho la pretesa di capire le persone o di riconoscere quanto di vero c’è dietro una conoscenza parziale come quella che avviene sul web, ma la mia sensazione è che tu sia veramente una bella persona. Dico questo perché i percorsi di crescita personale possono essere diversi, ma il valore positivo assoluto, secondo me, è la ricerca instancabile del miglioramento. Che non è una cosa stressante come sembra a dirla. E’ una tensione vitale verso. E’ una curiosità infinita verso l’altro, verso ciò che è diverso da noi, verso il cambiamento. Cogliendo l’occasione anche, e proprio, nelle difficoltà, per sperimentare nuove modalità di rapporto, di relazione, con le persone e con i fatti che ci accadono.
      Per me, per la mia esperienza, la pratica buddista è lo strumento migliore. Ma non è detto lo sia per tutti.

    • The feeling is mutual, dicono oltreoceano. E sì, è esattamente questo. Tendere. E di questo fanno parte tutte le metafore. E’ il viaggio, non la meta. Il puntino bianco nel nero del Tao e viceversa. Qualunque tappa è un punto di partenza e non di arrivo. E potrei continuare all’infinito. E in questo entra, come avrai certamente compreso, il complesso rapporto col soprannaturale. Per me il percorso è quello del dubbio, costante, che mi accompagna ovunque. E per me questa rappresenta un’inversione a 180°. Perché ho sempre vissuto di certezze. Solo recentemente ho scoperto che il dubbio è assai più ricco.

  2. cavaliereerrante ha detto:

    Se devo esser franco … di tutte queste parole di ‘tecnica filosofica buddista’ … non ci capisco un tubo ! 😦
    Ma leggendo il post e l’ articolo, sento l’ eco di @Socrate ( Atene 469 A.C. – Atene 399 A.C. ), Maestro ateniese la cui storia finale, magistralmente narrata in purissimo dialetto attico dal sublime @Platone, tradussi dal greco lo scorso anno, ricavandone non poche riflessioni tutt’ oggi validissime … come se quell’ opera, aggiunta al FEDONE ( o “Dialogo dell’ anima ), che pure sto traducendo in questi giorni, descrivesse, con l’ anticipo di quasi 2500, tutto ciò che accada oggi, evidenziando le stesse problematiche nostre, le stesse esigenze, le stesse, dolenti o serenamente consapevoli, nostre aspirazioni, le identiche manifestazioni del nostro struggente desiderio di conoscenza !
    E mi piace il concetto espresso da @Wish ( ” …. Bisogna tentare di appartenere al tempo che si vive. E guardare al futuro. Cercando di essere liberi …. ” ), poichè il passato, “il pio, il dolce, l’ indimenticabile passato” – per come vedo le cose io in maniera “errante” – non dovrebbe esser mai una gabbia con sbarre dorate in cui rinchiuderci avvolti nel rimpianto, bensì dovremmo vederlo come un Gigante dalle cui spalle, arrampicandoci noi a quella possente altezza, possiamo proiettare lo sguardo ben al di là delle miserevoli colline che lo limitano quando poggiamo i piedi sulla bassa quotidianità, riuscendo quindi a scorgere assai meglio il futuro, visto che di futuro dobbiamo parlare, poichè il presente è solo un infinitesimo che già s’ è dipinto coi colori del passato !

    • elinepal ha detto:

      Capisci, capisci. Capisci tutto tu. E mi piacerebbe molto ascoltarti parlare a lungo dei maestri greci che traduci. Non ho fatto studi classici e sento che è un grande vuoto.

  3. dunque, non vedo perchè parlando del passato bisogna per forza abbinare “rimpianto”, abbinerei piuttosto “nostalgia”, e non sempre si ha nostalgia del passato. certo è che voler ridurre tutto a passato e futuro, può anche essere riduttivo, distogliendoti dal presente che alla fin fine è quello che conta perchè lo stai vivendo. il fatto anche inconscio di vivere il presente con i ricordi del passato e le aspettative per il futuro, non so quanto in sintesi possa essere positivo. il futuro è indubbiamente però condizionato dalle esperienze del passato che volenti o nolenti incidono il vivere presente che a sua volta, senza ombra di dubbio, si rifletterà nel futuro.
    dopo questa inutile mia chiosa complicata, varrebbe forse la pena di non avere memoria per sicuramente cogliere l’attimo.
    buona domenica

    • elinepal ha detto:

      Non è che mi preoccupi la complicazione della tua chiosa. Semplicemente mi sa che non ci siamo capiti. Diciamo la stessa cosa, credo. Niente rimpianti o nostalgie. Il presente è influenzato dal passato e genera il futuro. Quindi vivere appieno significa questo. Almeno per me. Considerare dove sono come diretta conseguenza di ciò che ho “seminato” e determinare dove vorrò essere. O almeno provarci 🙂 Buona domenica a te!

  4. cavaliereerrante ha detto:

    Scusami @Claudio perchè “chiosa complicata” la tua ???
    A me sembra invece un commento assai semplice, ed utile da commentare … anche se resto ancora saldo sulla riflessione di @Wish ( probabilmente, ingegnere come me … oppure un ‘fisico’, poichè vedo non gli è ignota la Teoria dei Quanti … chissà ? 🙂 ) .
    Perchè il futuro e non il presente ???
    Per la semplice, e sperimentata, constatazione che, ciò che registriamo come “presente” è in realtà già divenuto “passato” nell’ attimo stesso che lo stiamo percependo . Dunque, non è – a mio opinabile avviso – che dobbiamo aspettare il futuro, ma più semplicemente è che lo attraversiamo istante per istante lasciandolo indietro come passato .
    Lo so, sembrerebbe un paradosso, ma … ehm … è proprio dannatamente così ! 😦
    Quanto al rimpianto, convengo con te …. che talvolta trattasi di sola dolce e vagheggiante nostalgia ( dal greco antico : nòstos = ritorno + alghìa = sensazione di dolore ), ma appunto perchè la nostalgia, per l’ impossibilità di un nostro ritorno ai verdi prati e belli della nostra giovinezza, ci provoca dolore e si trasforma non di rado in malinconia … non è infrequente che questa si sostituisce il rimpianto, anche al netto di nostre scelte che, ora per allora, dovessimo amaramente rimpiangere di averle fatte .
    Quanto al Passato ( ‘il pio, il dolce, l’ indimenticabile passato’ …. che adoro ), beh …. mi appare sempre un Gigante possente, e salendo sulle sue spalle, non v’ è dubbio che il futuro ci appaia più visibile, meno incerto, più lontano dalle nostre umanissime ambasce !!! 🙂
    Ps. ; @Eli … saresti stata un allieva fantastica …. e quante cose mi avresti insegnato, sollecitando la mia curiosità ! 😀

    • elinepal ha detto:

      Dannatamente d’accordo con te. Bella metafora quella del passato come Gigante che ci fa vedere meglio il futuro. 🙂

    • complicata per me, che sono abituato a riflettere poco e ad agire (male). concordo sul fatto che stiamo attraversando il futuro, per cui il presente semplicemente non c’è. tutto scorre, nulla permane.

    • elinepal ha detto:

      pare siamo più simili di quel che pensiamo. anch’io penso poco e agisco (male).

    • Ingegnere, ingegnere… E pure informatico di professione!!!

    • @wish, non ti sei fatto mancare proprio nulla …

  5. Sono d’accordo, la chiave di volta è nel vivere nel presente. Nel viverlo pienamente. Purtroppo molto spesso è più comodo o semplicemente più facile guardare indietro oppure avanti.

    • elinepal ha detto:

      Eggià, mica facile!

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