meno 208 – il parco della luna

Aprì gli occhi. Sul momento non riusciva a capire dov’era. Poi piano  piano mise a fuoco le linee di luce che scorrevano sul soffitto. Una appresso all’altra, come si inseguissero. Si  – e le usci un sorriso – sono a casa. Ma quanto tempo era che desiderava essere li! Le sembrava un’eternità. Guardò ancora in alto. Quelle strisce di luce che camminavano lungo il soffitto se le ricordava sin da quando era piccolissima. Ogni volta che rimaneva a dormire dalla nonna – Luce, luce, proteggimi il sogno…..  – Erano i fari delle macchine che passavano in strada che, chissà per quale riflesso (come mai in tanti anni non si era mai data da fare per capirlo?) attraverso i tagli delle persiane rimbalzavano come manto di zebra sulla superficie concava dell’altissimo soffitto.

Aveva sete. Che ore sono? Si alzò. Uscì dalla camera e passata davanti alla porta della sala da pranzo attraversò la stanza di passaggio. Vide che sul grande tavolo di legno, dove la domenica mattina Nanna stendeva la sfoglia di pasta fresca ad asciugare, c’erano solo una radio e dei nastri. Lucio Dalla. Il Parco della Luna….. Passò oltre. Nel corridoio buio che portava in cucina. Senti un passo, un poco ciabattante. E vide il nonno, in pigiama, con l’asciugamano di lino sulla spalla destra e nella sinistra il pentolino dell’acqua. Andava verso la cucina. Nonostante fossero anni che in casa c’era l’acqua calda in bagno, lui continuava a scaldarsela nel pentolino, in cucina. E a farsi la barba lì, davanti al lavabo con uno specchietto agganciato al rubinetto. Era lì, guardando lui, che aveva imparato ad amare il gesto dell’uomo che si rade. Aveva avuto questa sorta di imprinting, adorava guardare il suo uomo mentre si radeva. Con pennello e schiuma e lametta che tracciavano segni sulla pelle delle guance e intorno al naso e sotto il mento. Un gioco sensuale ed erotico di segni. Non sapeva se questo apparteneva anche ad altre donne. Ma sapeva che per lei veniva da li.

Ma ora cosa era questa luce? Si guardò intorno. Improvvisamente si rese conto di essere in un giardino, piccolo recinto di verde in mezzo ai palazzi. Un parco giochi per bambini. E lei era seduta su un’altalena. Un lungo tronco, basculante, di quelli che i bimbi usano per andare su e giù, ognuno ad una estremità. E di fronte a lei, all’altra estremità del tronco, lui sorrideva. Si altalenavano, in su e in giù, Guardandosi e parlando. Senza proprio parlare, per una volta. Chiacchierando di cose senza troppa importanza, senza uno scopo preciso, senza un fine. Chicacchierare, così, sollevandosi da terra, per poi ridiscendere. Lasciando che fosse lui a governare. Per una questione di peso, ma anche per un senso di abbandono totale e completo, una fiducia, una remissione di azione, come mai avevano avuto. Parlare e salire, e scendere e     parlare,    e       salire              e            parlare          e           e            scendere …..

Una voce alle spalle, un sobbalzo e lei si voltò. Nulla. Si rigirò e lui non era più li. Lei era seduta sul tronco, appoggiato in terra, sola.

Rimase li, voleva piangere. Non lo fece. Non si alzò. Non si mosse. Non andò dove sapeva lo avrebbe trovato.

Il cielo era ancora limpido. C’era ancora il sole. Intorno c’erano ancora gli alberi pieni di uccellini cinguettanti. Il mondo, e il tempo, si erano concentrati nella terribile forza di gravità che teneva il tronco sotto di lei attaccato alla terra. Bloccato. E di fronte a lei il parco della luna.

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12 commenti
    • elinepal ha detto:

      *sospiro*
      Grazie
      *sospiro*

    • Tu non ci crederai, ma quando ho finito di leggere ho sospirato sul serio, sorridendo.

    • elinepal ha detto:

      Beh, se hai sospirato sorridendo, allora non ti ho intristito troppo. Grazie Max

    • No no, non era tristezza. Non so renderlo in parole scritte. Una sensazione di tranquillità. Mista a sollievo. E incertezza.
      Vabbè. L’avevo detto che non so renderlo.

    • elinepal ha detto:

      🙂

  1. luporenna ha detto:

    Complimenti! Se questa coinvolgente storiella l’hai scritta tu, i migliori progressi, evidentemente, l’hai ottenuti proprio con la scrittura.

    • elinepal ha detto:

      perchè dici “se”? non sembra scritta da me? Questo potrebbe essere il miglior complimento mai avuto…

    • luporenna ha detto:

      Allora accettalo così come un complimento sincero per aver descritto con soave maestria un nostalgico flashback.
      A meno che non si tratti semplicemente di un effetto allucinogeno, conseguenza di una cena un pò pesante.

    • elinepal ha detto:

      in effetti avevo fatto la pasta e fagioli ….

    • elinepal ha detto:

      🙂 grazie di passare sempre.

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