meno 222 – quand’ero piccola

Quand’ero piccola a pranzo si mangiava tutti assieme nella sala da pranzo, primo-secondo-contorno-e-frutta. La sera io e mia sorella mangiavamo prima, in cucina. Poi guardavamo Carosello e a letto. Papà e mamma cenavano guardano il Telegiornale dove c’era un uomo che parlava sempre,  solo ogni tanto alle sue spalle delle foto. Pochissimi filmati.

Quand’ero piccola la TV aveva due canali in bianco e nero. Al pomeriggio c’era la TV dei ragazzi. Guardavamo Rintintin e Pippi Calzalunghe e poi a fare i compiti. La sera ad un certo punto arrivò SuperGulp, eravamo autorizzate a vederlo. Il sabato sera c’era Canzonissima e io sapevo rifare tutti i passi dei balletti di Raffaella Carrà. Il massimo della punizione, per un brutto voto a scuola, era non poter vedere Canzonissima il sabato sera.

Quand’ero piccola vedevo mio padre la mattina quando mi accompagnava a scuola, a pranzo quando mi veniva a riprendere e la sera quando tornava per cena. Da scuola si usciva tutti  all’una. Chi andava a scuola in pullman e restava per il doposcuola era uno sfigato. Quando i miei si sono separati ho iniziato ad andare a scuola in pullman e a restare al doposcuola.

Quand’ero piccola la notte di capodanno non si poteva camminare per strada perché dalle finestre buttavano via cose incredibili. La mattina dopo la strada era un tappeto di robe rotte e cocci di bottiglia. Noi non potevamo buttare niente perché mamma diceva che non sta bene.

Quand’ero piccola avevamo un giradischi. Noi bambine non potevamo toccarlo perché altrimenti si rompeva la puntina e poi i dischi si graffiavano. Ad un certo punto mi regalarono un mangiadischi. Rosso. L’ho usato per dieci anni fino a che non mi regalarono un mangiacassette.

Quand’ero piccola le donne di servizio venivano dalla ciociaria o dalla sardegna. Parlavano solo in dialetto e di solito erano tristi.

Quando era piccola le vacanze estive duravano da giugno a settembre e le passavamo con mamma. Papà ci raggiungeva il fine settimana al mare o in montagna. A ferragosto si fermava una settimana. Quando mio nonno ha venduto la villa di Sabaudia andavamo con mamma ad Ostia con la sua Cinquecento bianca. Allo stabilimento avevamo una cabina. Io mi sentivo  sfigata.

Quand’ero piccola gli animali che si potevano tenere in casa erano un pesce rosso nella boccia -io credo di averlo ucciso mettendo una ghianda nell’acqua,  o così mi fecero credere –  e un barboncino. Il barboncino di solito era maschio e si chiamava Whiskie. Una volta fu femmina e si chiamava Pinkie. Ad un certo punto compariva una barboncina e i due venivano chiusi in una stanza per “l’accoppiamento”. I grandi ogni tanto sbirciavano dal buco della serratura per vedere se avevano “fatto”.

Quand’ero piccola i monnezzai venivano a prendere i sacconi a casa. A casa di mia nonna salivano dalle scale di servizio ed entravano dalla porta della cucina.

Quando ero piccola le persone che facevano certi lavori venivano chiamate con nome di battesimo unito a quello della professione: Giuseppe il portiere, Alberto il macellaio, Anna la sarda. Sarebbe stato Anna la serva ma essendo mio padre comunista e mia madre fascista-ma-signorile si astenevano dal chiamarla serva. Almeno in presenza delle bambine.

Sono nata in un altro secolo.

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20 commenti
  1. Quando ero piccolo,nessuno del conodominio aveva la tivù ed il carosello andavo a vederlo dalla nonna (aveva la tivù lei…), calimero (o el dindondero) e poi a nanna; quando arrivò la tivù in casa, non riuscivo mai a capire perchè i “cattivi” avevano il maldidenti, il signore che leggeva le notizie diceva sempre così (dopo anni capii la differenza con i malViventi…)
    Quando ero piccolo, ero felice.
    Ciao

  2. elinepal ha detto:

    🙂 Io non so se lo ero. Comunque mi sembra un’altra vita. Due vite fa. Ciao quasi coetaneo. (Qualche anno dopo abbiamo avuto un pastore tedesco “Ringo”)

  3. che bella che era questa sigla………mi piace il tuo post……mi hai portata in inditro con i ricordi…..che bei tempi

    • elinepal ha detto:

      Mi sa che allora siamo coetanee. 🙂

  4. E mi sa tanto che quando eri piccola ero piccolo anche io. Il numero che ho messo sulla motocicletta è 59. Me li ricordo, i monnezzai che salivano per le scale. E mi ricordo la rivoluzione del secchio condominiale. Subito fuori dal portone, nel cortiletto antistante il cancello. E il mangia-qualcosa… E il giradischi con la puntina, come no… me ne appropriai di fatto quando iniziò il liceo.
    Che meraviglia, sei riuscita a concentrare in poche righe una valigia di ricordi, grazie mille.

    • elinepal ha detto:

      62

    • elinepal ha detto:

      se avessi una moto 🙂

    • luporenna ha detto:

      Io l’avevo, un’Honda CX 500 Custom, e sopra c’era il numero 55. Cos’ì vi ho fregati tutti (ahimé!!)

    • elinepal ha detto:

      tu fai chilometri in bici, Wish corre come una lepre. Io se non faccio qualcosa tra un po’ sembrerò vostra nonna.

  5. Quanti ricordi leggendo il tuo post ascoltando la sigla di chiusura dei programmi. sai che con mia sorella litigavamo per scegliere le”scarpe a ballerina” finali entrambe volevamo quella con il bottone (che poi era il puntino sulla i di rai). quanta fantasia , eh!

  6. elinepal ha detto:

    🙂 anche tu con una sorella….. la mia era più piccola e subiva. Dal punto di vista artistico intendo. Io ero la star e lei la valletta.

  7. anche quando ero piccola io… gli spazzini, quando non erano in sciopero, non venivano a prendere la spazzatura a casa, ma qualcuno la lanciava dalla finestra :S
    vivevo a Salerno e al mare andavo alla spiaggia sotto casa 🙂

    • elinepal ha detto:

      ahah! Se vuoi saperlo anche oggi a Roma qualcuno la lancia dalla finestra, sembra incredibile ma è vero! Il mare sotto casa è una fortuna mica piccola. A Salerno poi!

  8. autoreggente ha detto:

    Che bello leggere un pò di se….. e che bello vedere che, anche se siamo dell’era bianco e nero (mooolto Armani), vediamo la vita in multicolor!!!
    ps: è sempre una piacevole sorpresa anche vedere che non ci sono solo i 20enni a frequentare il web!

    • elinepal ha detto:

      naaaa! secondo me siamo in parecchi! 🙂

  9. Chi ha detto:

    Che bello questo!

    • elinepal ha detto:

      ma quanto ti voglio bene!

  10. Però erano bei tempi…. aggiungerei anche di quando si andava in oratorio a giocare, oppure più semplicemente si giocava in strada o in cortile. I pattini a rotelle con le ruote che sembravano di sasso e con le ganasce che prendevano la suola e ogni tanto si staccavano… oppure si andava a giocare in prati che ora non esistono più, sono diventati case… tempi romantici…

    • elinepal ha detto:

      L’oratorio e la strada non li ho vissuti. Ma i pattini a rotelle, oddio che mi hai ricordato! Io sono sempre stata superimbranata. Una che è più facile che rotoli che non corra, e con una legge di gravità particolare che mi inchiodava a terra. “I prati che diventano case” più mi ricorda tanto la Via Gluck. Io abitavo in un quartiere nuovo, al confine tra la città e la campagna. Ancora pascolavano le pecore nei pratoni in mezzo ai cantieri, con gli scheletri di cemento armato dei nuovi palazzi che venivano su. Una roba Pasoliniana. Sì, tempi romantici. Grazie di essere passato da me!!

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