meno 231 – davìd grossman

Sono mesi che non guardo la televisione. Non è stata una scelta pensata. Semplicemente è venuto da se. Complice anche la voglia di scrivere e di leggere che mi tiene impegnata la sera, nel piccolo spazio di tempo totalmente dedicato a me una volta che il piccoletto è andato a dormire. E poi per essere sincera non ci sono grandi cose da guardare.

Comunque. Questa sera non so come ho avuto la notizia che Davìd Grossman sarebbe stato ospite da Fazio. Non ho potuto evitare quindi di accendere la TV e di attenderlo. Amo David Grossman. Amo i suoi libri, ne ho letti diversi, amo i suoi racconti per bambini, amo il suo modo pacato di essere uno dei maggiori scrittori mondiali contemporanei, e certamente il maggiore autore israeliano vivente impegnato per la risoluzione non violenta dei conflitti. Una delle più autorevoli voci contro il militarismo israeliano. Se avete modo cercate su internet l’incontro di stasera con Fazio.

In attesa di poter leggere il suo ultimo libro ho rivisto i titoli nella mia libreria

Vedi alla voce amore

il libro della grammatica interiore

Che tu sia per me il coltello

Qualcuno con cui correre

A un cerbiatto somiglia il mio amore

E quest’ultimo libro, che ho letto forse due anni fa, prendo in mano e sfoglio. Dovrei rileggerlo come ho fatto per gli altri.

Una donna Orah, madre di due figli di cui uno, Ofer, sta svolgendo il servizio di leva. Il ragazzo decide di partecipare a un’incursione in Cisgiordania nonostante siano gli ultimi giorni di ferma.

Orah che aveva progettato un viaggio con il figlio per festeggiare la fine del suo servizio militare, decide di partire comunque. Ha un oscuro presentimento. Qualcuno sta andando da lei per portarle la notizia della morte di Ofer. Ma se non la trovano, se lei non c’è, la notizia non potrà essere data. E la morte non si potrà compiere.

E se quelli fossero arrivati mentre stava pelando la patata? pensò Orah fissando la grossa patata mezza sbucciata che aveva in mano. O la cipolla? Di momento in momento le era chiaro che ogni suo movimento avrebbe potuto essere l’ultimo prima di quei colpi alla porta, Ripetè a se stessa che di sicuro Ofer era ancora vicino al monte Gilboa e non c’era motivo di farsi prendere dal panico. I pensieri strisciarono, si intrecciarono ai gesti delle mani. Quei colpi alla porta divennero inevitabili si trasformarono nell’insopportabile istinto alla tragedia intrinseco a ogni stato umano. Causa ed effetto si ribaltarono e i movimenti grevi e lenti delle sue mani intorno alla patata parvero a Orah un’inesorabile premessa a quei colpi, persino un segnale d’inizio. 

Per un istante infinito vide chiaramente se stessa e Ofer e tutto ciò che avveniva nello spazio enorme che li sepaava. Capì che era tutto parte di uno stretto intreccio. Il fatto che lei stesse in cucina accanto al tavolo, che continuasse a pelare quella stupida patata (come impallidirono d’improvviso le sue dita introno al coltelllo!), i suoi piccoli consueti gesti domestici, le innocenti briciole di realtà, casuali all’apparenza, si trasformarono nei passi obbligati di una danza misteriosa e articolata, lenta, grave, alla quale partecipavano, senza rendersene conto, Ofer, i suoi compagni che si preparavano alla battaglia, gli alti ufficiali che esaminavano la mappa degli scontri futuri, le file di cari armati ai margini del punto di ritrovo, le decine di blindati che si sarebbero mossi tra i carri armati, la gente dei villaggi e delle città lassù, che avrebbero guardato da dietro le imposte chiuse i soldati e i carri nelle vie e nei vicoli, il ragazzo veloce come una saetta, che avrebbe potuto colpire Ofer con un sasso, un proiettile o un razzo il giorno dopo, o quello seguente, oppure già quella notte (era strano che soltanto i movimenti di quel ragazzo interferissero con la lentezza e la gravità di tutta quella danza), gli ufficiali che dovevano portarle la notizia e che forse stavano già ripassando nel loro ufficio di Gerusalemme le regole di comportamento da tenere in casi come quelli e di fatto anche Sami, che a quell’ora certo era a casa sua, al suo paese, e raccontava a sua moglie In’am ciò che gli era successo quel giorno. Tutti facevano parte di un movimento gigantesco, inclusivo di tutto. Anche i morti nell’ultimo attentato ne facevano inconsapevolmente parte. Quei morti per vendicare i quali i soldati si preparavano a partire in missione, Persino la patata che Orah aveva in mano, a un tratto pesante come una palla di ferro che lei non era più in grado di sbucciare – le sue dita non reagivano più -, avrebbe potuto essere un ingranaggio minuscolo, ma essenziale e insostituibile, del moviemnto lugubre, calcolato e solenne del grande apparato che comprendeva, al suo interno, migliaia di persone, soldati, civili, veicoli, armi cucine da campo, razioni militari, arsenali, casse di equipaggiamento, mappe , binocoli, torce, documenti, sacchi a pelo, bende, visori notturni, razzi bengala, barelle , elicotteri, borracce, computer, antenne, telefoni, e grossi sacchi di plastica neri a chiusura ermetica. Tutto quello, intuì Orah, tutti quei fili visibili e invisibili che collegavano le cose, che si muovevano in quel momento intorno a lei e al di sopra di lei, si intrecciavano in una fitta rete, gigantesca, che veniva lanciata verso il cielo con un gesto ampio e si apriva lentamente andando a nascondere la volta celeste. Orah fece per buttare via la patata ma questa rotolò sul pavimento e andò a finire tra il frigorifero e la parere dove brillò di una luce pallida, mentre lei si sorreggeva con entrambe le mai al tavolo e la fissava.”

Ecco questo è  il momento di consapevolezza di ciò che può accadere. Alla fine del lungo viaggio di Orah non si saprà se Ofer torna sano e salvo dall’incursione. Ma si sa che mentre scriveva questo libro, il 12 agosto 2006, il figlio minore Grossman, Uri, rimase ucciso nell’esplosione del suo carro armato colpito da un razzo, nelle ultime ore della seconda guerra del Libano. proprio mentre lui, Davìd, insieme agli autori Amos Oz e Abraham Yehoshua, parlava durante una conferenza stampa chiedendo al governo di trovare un accordo per un cessate il fuoco come base per negoziati che portassero a una soluzione concordata, definendo ulteriori azioni militari come “pericolose e controproducenti” ed esprimendo preoccupazione per il governo libanese.

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12 commenti
  1. Ieri sera ha detto cose bellissime. Sulla poesia, sull’amore e sulle parole.

  2. credo di dover colmare questa lacuna. Ma ci sono tanti di quei libri che vorrei leggere!!!!!

    • elinepal ha detto:

      Sapessi io quante lacune! E sono una lettrice seriale. Quando amo un autore inizio a leggere tutto ciò che ha scritto. Ho visto che sei una lettrice di ebook. Almeno avrai risolto il problema dello spazio…. Ma davvero non ti manca la sensazione di tenere il libro in mano, di sfogliare le pagine, magari di mettere qualche nota a margine o sottolineare qualche passaggio?
      Grazie di essere passata!

    • Anche il lettore permette sottolineature e note.
      Comunque devo esser sicera. No, non sento la mancanza della carta, quello che conta per me sono le parole scritte dall’autore, non il supporto sul quale sono scritte. Devo ammettere che apprezzo il lettore più di quanto avrei pensato di poter fare prima di averlo tra le mani 😉

    • elinepal ha detto:

      Effettivamente non ho mai provato. Ti farò sapere. 🙂

  3. cavaliereerrante ha detto:

    Ho visto in diretta, ieri sera nella bella trasmissione di @Fazio ( fra le rarissime che seguo in TV … oltre al TG3 ), @David Grossman …
    Il suo parlare pacato, il suo gesticolare con le mani come un artigiano, quel viso nobile ed usuale …. mi hanno dato i brividi ed una emozione così forte che davvero dovrei faticare per trovare comunque le parole capaci di raccontarla !
    Una grande Persona … un uomo straordinario come padre-madre,. e straziante testimonianza che il dialogo NON DEVE ESSERE MAI INTERROTTO !

    • elinepal ha detto:

      Si è proprio così. Una grande emozione. ed ogni volta che mi è capitato di vederlo e ascoltarlo l’emozione è pari a quella che provo leggendolo. Raramente succede. Non è che sempre gli autori siano così meravigliosi come li immagini leggendo i loro libri. Ieri il tema era ovviamente molto intenso, ma lui lo è sempre. Per questo ho voluto linkare il suo incontro con Fazio.

  4. cavaliereerrante ha detto:

    @E-book mio …. dei colòr portento
    che giri in ‘vece mia’ la paginetta ….
    io t’ amo tanto, e il core mio è contento
    se mi colpisci l’ occhio senza fretta !
    Però, se mi concedi la licenza,
    ho da inviarti questa mia domanda :
    “Perchè Tu non odori ed hai parvenza
    del fiòr di pesco …. del fiòr della lavanda ???
    Bello sarìa … se il tuo @ideatore,
    accanto ai tanti libri che contieni …
    t’ avesse messo dentro anche il candore
    ed il profumo di quei ‘giorni pieni’ !
    Un “libro vero” … un libro ‘in carne e carta’,
    un libro ch’ è sì caro alla memoria
    di chi lo lesse … poi quei giorni incarta
    e pur perduta … rivive in me la storia” !!! 🙂

    • elinepal ha detto:

      Cavaliere io m’inchino. Voi scoprite in oro come il cavallo di Marc’Aurelio!

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