meno 239 – gita sulle consolari

Tutte le strade portano a Roma. Era vero in antichità ed in parte anche oggi. Per chi arriva da fuori Raccordo in fondo basta prendere una delle consolari e a Roma ci arriva comunque. Magari trovandosi infognato nel caos di qualche quartiere di quelli belli popolosi. Ma ci arriva. Diverso è se devi uscire da Roma, perché le consolari si allargano a raggio in tutte le direzioni.

Dopo tanti anni di iter allucinante mia cugina e il marito sono riusciti ad avere due bambini in adozione. Sull’iter prima o poi scriverò un post a puntate, perché è uno scandalo dei soliti che avvengono in Italia. Sui bambini dico solo che sono bellissimi e che nel giro di due mesi dal dialetto di un paesino  sperduto dell’Etiopia capiscono e parlano l’italiano e vanno a scuola. Alla faccia della difficoltà di integrazione. Certo mia cugina e il marito ai miei occhi sono due eroi, ma a quanto pare il desiderio di avere dei figli mette i superpoteri.

A parte accoglierli questa estate all’arrivo da Addiss Abeba non eravamo più riusciti ad incontrarci. Finalmente oggi dovevo raggiungerli con piccoletto e cagnetta nel pesino arroccato su un monte nei pressi di Roma dove vivono.

Tutti contenti siamo partiti con regalino per i bimbi, musica scelta dal piccoletto e cicoria che si è subito spaparanzata sul sedile posteriore lasciandogli solo un angolino. Dopo un bel po’ di chilometri e un bel po di code ai semafori inizio ad avere sentore che la strada non mi sembra quella giusta. Avevo guidato facendo più attenzione alla compilation del piccolo DJ che non alla direzione che prendevo. Ad un certo punto ho la conferma. Invece che sulla Tiburtina stavamo viaggiando sulla Prenestina. Cazzo ho sbagliato! ho pensato, ma devo averlo anche detto (tanto il piccoletto è abituato, lo scrive anche nei temi a scuola, che dico le parolacce in macchina). Ma subito dopo ho anche ragionato sul fatto che una qualsiasi traversa a sinistra della Prenestina in qualche modo mi avrebbe fatto raggiungere la Tiburtina.

E’ così infatti. A raggio partono tutte dal centro: Casilina, Prenestina, Tiburtina, Tuscolana. Basta sapere quella che hai a lato e il gioco è fatto. Non avevo però calcolato la distanza che avevamo già percorso, parecchia, e quindi l’altrettanta distanza che oramai avevo con la consolare alla mia sinistra. E non avevo neanche calcolato l’intensa edificazione che oramai riempie tutta la zona nei dintorni di Roma. Non esiste praticamente fine alla città fino ai comuni limitrofi. Quindi dopo poco mi sono trovata in un enorme quartiere nuovo, mai visto prima. Intersecato da strade che giravano a spirale e come se non bastasse, con quelle terribili rotonde al posto degli incroci che farebbero perdere la bussola anche a Cristoforo Colombo.

Essendo io pilota senza navigatore, né umano né satellitare, mi sono affidata al mio innato senso dell’orientamento dandomi il tono di quella che comunque sapeva dove andava, per non aggravare la caduta di stima dal sedile posteriore.

Mi sono quindi aggirata con fare sicuro nel nuovo quartiere dal nome esotico, che non ricordo già più.  Un posto allucinante. Decine e decine di isolati tutti uguali. Palazzi seminuovi costruiti in economia, con identici portoni e balconi (molti già verandati). Molti palazzi con l’aria di non essere quasi ancora abitati. Uffici vendite. Pochissimi negozi aperti. Pochissime persone. Un non luogo.

Improvvisamente mi sono ricordata di una volta, da piccolina, in macchina con mia madre (forse aveva ancora la mitica Cinquecento bianca) in una qualche periferia romana. Guardando i palazzi bruttissimi che ci scorrevano accanto le dissi: Io in questo posto non ci verrei mai a vivere. Lei mi rispose: Non lo dire, non si può mai sapere. Noi avevamo la fortuna di essere sempre vissute al centro, in belle case, molto grandi. Al momento mi mortificai. Oggi, vista la situazione,  capisco che potrebbe succedere anche domani.

Alla fine dei giri nel quartiere fantasma ho finalmente trovato le indicazioni per un grande centro commerciale. Ecco oggi forse le strade non portano tutte a Roma, ma ai Centri Commerciali. Sapendo di quale Centro si tratta si può ritrovare la giusta via. E così è stato.

Con un ritardo oramai enorme sono riuscita ad arrivare sulla Tiburtina alle porte del Paese dove vivono i cugini. A quel punto è squillato il telefono. Un imprevisto. Lui, il papà adottivo, era rimasto in panne durante una escursione per una discesa in grotta (oltre ad avere i superpoteri sono entrambi speleologi per passione) e quindi Lei doveva mettersi in macchina per andarlo a recuperare.

Fine dell’incontro domenicale e fine della gita. Ho girato la macchina e, un bel po’ mogi, siamo tornati verso la città. Dopo un bel giro sulle consolari romane.

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2 commenti
  1. Dici le parolacce in macchina?
    Ma tra te e te o rivolta agli altri (incauti) automobilisti?

  2. elinepal ha detto:

    Gli altri automobilisti li ho lasciati perdere da un pezzo. Nel traffico di Roma altrimenti dovrei litigare in continuazione. Le dico rivolta a me ogni volta che sbaglio strada, e succede quando esco dai percorsi abituali e rimane inserito il pilota automatico. E poi quando rimango bloccata. Ho un’autonomia di massimo quaranta minuti a percorso, dopo di che sbrocco.

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