meno 240 – centouno donne ammazzate

Oggi sono più di cento. Centouno  donne uccise dall’inizio dell’anno. Seicento negli ultimi sei anni. Una strage. Secondo le statistiche Il 50/60% viene uccisa per un abbandono o separazione non accettati dal partner. Ma non sono solo numeri. Centouno donne ammazzate. Centouno famiglie distrutte. Quante vite coinvolte? Centouno uomini diventati assassini. Quindici assassini sono morti perché si sono suicidati dopo l’omicidio.

Quale società e quale cultura producono questo? Quale aberrazione culturale intendo. Dietro queste morti ci sono tanti casi di donne perseguitate da ex amori incapaci di accettarne la fine. Numeri enormi che non vengono affatto limitati dalla legge sullo stalking.  Vite compromesse  per la mancanza di una cultura dell’amore. Per l’insana idea che amare significa possedere. Che per il risarcimento per la  perdita ci debba essere l’annullamento. E non ci sono classi sociali o culturali a fare la differenza. Operai o professionisti hanno messo ugualmente in atto gli stessi meccanismi malati. E quanti rapporti malati vanno avanti nella indifferenza generale? Quante donne subiscono violenza in famiglia prima di riuscire a trovare il coraggio di denunciare il proprio compagno, marito, padre, e cercare il sostegno per riuscire a crearsi una vita decente?

Per spezzare questa infame catena è necessario l’uguale apporto di uomini e donne. Impegnati a non far finta di nulla. Ugualmente responsabili nel denunciare quello che vedono, nel proteggere quando è necessario. Ugualmente chiamati a crescere nuove generazioni di uomini e donne che sanno cosa significa amare. Soprattutto e specialmente dare.

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7 commenti
  1. elinepal ha detto:

    Lettera aperta Vito Lo Scrudato, preside del Liceo Umberto I di Palermo, dove studiava Carmela Petrucci:

    “Noi abbiamo bisogno delle parole giuste per raccontare un evento che non ha un senso, per narrare una storia che sconcerta e lascia muti. Ci facciamo tuttavia obbligo di narrare per realizzare lo sforzo di capire, anche solo ciò che è possibile capire.”

    “La storia ci narra di un gesto d’amore estremo, il generoso sforzo di Carmela di dare salvezza alla sorella, facendo scudo col suo corpo alle offese insensate della violenza. La storia ci narra ancora della perdita da parte dell’omicida della facoltà di gestire i conflitti interpersonali col dialogo e soprattutto con l’accettazione e il rispetto delle idee e delle posizioni altrui. La violenza è sembrata in questo caso, e in molti altri di cui ci narra la cronaca, l’unica strada praticabile, l’unica soluzione, laddove, è evidente dagli effetti, la violenza è tutt’altro che una soluzione, essendo semmai il punto di partenza per insanabili e più grandi problemi”.

    La storia ci narra di modelli culturali e comportamentali oramai egemoni che rappresentano esplicitamente il mondo dell’affettività e dell’amore, come il banco di prova dell’affermazione individualistica, della realizzazione di relazioni spersonalizzate, di relazioni improntate al possesso”.

    “La sfera dell’affettività al contrario è è un incontro tra esseri unici e complessi, in essa si realizza il massimo delle potenzialità umane e culturali degli individui e non è riconducibile ad una pura manifestazione ludica segnata da superficialità e da violenta immaturità”.

    “La vita e gli affetti sono quella cosa meravigliosa che hanno cantato i poeti di tutti i tempi, ma non è solo ludus, è anche questo e guai a privarsene, ma l’esistenza non è solo gioco e lo sanno tutti quelli che hanno incontrato il dolore, un dolore capace di abbattere un gigante, lo stesso dolore che in questo momento schiaccia la famiglia di Carmela e Lucia.”

    “A loro rivolgiamo l’augurio di ritrovare una qualche serenità, una condizione minima per continuare il loro cammino, la loro vita di famiglia”.

  2. Questa sera ho sentito che la ragazza oggetto delle morbose attenzioni dell’omicida aveva segnalato lo stalking ai carabinieri ma era stato ignorato. Questa è una faccia della medaglia, quella della sottovalutazione. L’altra è quella della non denuncia per paura. Entrambe devono essere combattute con determinazione, pur consci che la perfezione non è di questo mondo, e che pertanto ci saranno sempre errori da parte di chi deve vigilare, e ci saranno sempre paure insormontabili. Ma questi numeri agghiaccianti si possono e debbono ridurre.

    • elinepal ha detto:

      Purtroppo la legge sullo stalking non basta. Come si è visto in tante occasioni.

    • elinepal ha detto:

      si

  3. Agghiacciante. La cosa tragica è che abbiamo finito per farci l’abitudine: uomo uccide donna, uomo uccide donna, uomo uccide donna…Una al giorno. Non so cosa si debba fare – non so nemmeno come si possa insegnare una cultura diversa – e non so neanche se sia un problema di cultura. C’è una fragilità che diventa follia – la donna perde la vita, e l’uomo perde se stesso.

  4. elinepal ha detto:

    Non so Paolo. Veramente non so. Ma non credo sia solo fragilità. Il dolore è vero rende fragili. Ma uccidere è più forte. Arrivare a colpire una persona è già molto forte. Ma uccidere! E’ vero che sentire ogni giorno, ogni due giorni dicono le statistiche, di donne uccise rende assuefatti. Ma immaginare di prendere un’arma, un coltello, e andare contro un’altra persona. E’ troppo più forte della semplice fragilità. E’ malattia. E’ senso di possesso totale. E’ mancanza di rispetto della vita. E allora cosa fare? Noi che abbiamo dei figli abbiamo il dovere di dare il massimo nell’esempio del rispetto. E’ l’unica cosa che possiamo.

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