meno 247 – fiori spezzati

Ieri ho letto il post che @aquilanonovedente ha scritto sulla vicenda del bambino trascinato via dalla scuola per una sentenza del giudice che lo affidava al padre.

#comment-9669Ma mi faccia il piacere

Non avevo volutamente visto né letto di questa vicenda perché sono pavida e so che queste cose mi fanno troppo male.

Ma dopo aver letto il post di @aquila mi è capitato di vedere un TG e ovviamente hanno passato le immagini incriminate.

Non ci sono scusanti né ragioni che possono portare a fare questo ad un bambino. Nessuna. E non c’è rimedio per quello che hanno fatto. Nessuno.

Io sono stata figlia di genitori separati. Ed uso il passato perché l'”essere figlia di genitori separati” è uno stato del se, non una condizione oggettiva. Ho superato da anni quello status, ma credo che le conseguenze per ciò che ho vissuto in quegli anni siano ancora presenti nella mia vita.

Attenzione. Non sto dicendo che sono contro la separazione. Nè che i figli di separati siano segnati a vita. No. Come sempre ogni cosa va vista attraverso le modalità con cui viene attuata.

La violenza esercitata su dei bambini da parte dei genitori, o adulti in genere, e dalle istituzioni, nel corso di una separazione però è un rischio altissimo. E per violenza intendo sia quella fisica che quella morale e psicologica.

Ai tempi della separazione dei miei il divorzio era ancora per colpa e l’affido solitamente era dato alla madre, tranne casi eclatanti di comprovata inaffidabilità della stessa. Forse ancora oggi è così, ma ora la legislazione prevede prevalentemente l’affido condiviso con il tentativo, secondo me fallace, di dare ad entrambi i genitori la possibilità di continuare ad esercitare diritti e doveri nei confronti del minore.

Nè in passato, né ora, un Tribunale Minorile, né una legge, possono tutelare però il minore dalla violenza.

Solo degli adulti maturi, che hanno realmente a cuore il bene vero dei figli, possono trovare la via per attutire il dolore e il disagio che un bambino comunque ha nel disfacimento della sua vita famigliare.

Non possono esistere regole prestabilite, né tempi prestabiliti. Ogni madre e padre sa cosa è il vero bene per il proprio figlio e dovrebbe mettere questo bene al di sopra di tutto. Molto spesso non accade e i figli vengono usati come arma. Vengono caricati di responsabilità. Vengono divisi, anzi spaccati, negli affetti. Su di loro vengono trasferiti i rancori e le delusioni provati per il partner.

Io al tempo fui violentemente separata da mia madre. Era una fedifraga e allora era una colpa grave. Non starò a difenderla, a difendere la sua memoria, né a spiegare perché una persona dopo anni e anni di inferno matrimoniale arriva al tradimento. Al tempo lei non fu perdonata e le furono tolte le figlie. E in questo modo pagammo anche noi la sua colpa. Per sempre. Perché da questo tipo di dolori non si torna indietro. Si possono elaborare. Si può crescere e maturare intorno a un’esperienza così. Ma non si torna più indietro.

Quindi quando sento i racconti di madri a cui sono stati rapiti i figli da padri di altre culture e religioni e che si battono inutilmente per anni per il diritto di rivederli. O di padri a cui i figli sono portati via con strategie legali, magari infamanti e spendono anni e soldi e viaggi per riabilitarsi e ristabilire i loro diritti. Quando vedo le immagini che ho visto al TG, non penso allo strazio dei genitori, alle loro pene o rabbia o giuste recriminazioni. Penso a quei bambini. Al loro cuore spezzato, frantumato per sempre. Alla fiducia bruciata, al rispetto negato. Al crollo dell’unica certezza che un bambino dovrebbe avere. Quella che i propri genitori gli voglio bene.

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3 commenti
  1. E’ un discorso stramaledettamente complesso, questo.
    Se i genitori fossero responsabili, saprebbero rendere più tollerabili anche le separazioni e i divorzi.
    Se lo Stato volesse essere degno della esse maiuscola, dovrebbe supportare quelle situazioni difficili in un modo serio e non con un tentativo di conciliazione che fa ridere anche i polli.
    Se la gente ci pensasse due, tre, quattro volte prima di sposarsi e di mettere al mondo dei figli…
    Se se se…
    La realtà purtroppo è un’altra… 😐

  2. cavaliereerrante ha detto:

    Sottoscrivo tutto quello che @Aquilanonvedente ha scritto ( qui, o altrove, o nel suo stesso Blog … ), tranne Il fatto “di pensarci due volte ( o tre o quattro volte … ) prima di sposarsi e di mettere al mondo dei figli” … 😦
    Penso infatti che sia, non giusto, ma “stragiusto” pensarci bene …. anche “enne volte” prima di …. , ma resterebbe comunque comprensibile, giustificabile e sacrosanto il “progetto di vita in comune” che due persone innamorate decidessero di mettere insieme, nascita di figli compresa .
    Quello che è assurdo, e incomprensibile per me ( veramente …. mi è impossibile pensare che si possano dimenticare del tutto “gli istanti di lieta grazia” dell’ innamoramento iniziale ), è che ove questo progetto dovesse in seguito corrodersi e concludersi ( per le più svariate ragioni … o dell’ uno o dell’ altra ) e ci fossero dei figli …. come si possa mettere al centro della dilaniante contesa “odi e rancori”, facendoli follemente ricadere, come se fosse carne da sbranare, sui figli stessi, e cioè sulla parte più indifesa, più tenera …. quella più innocente !
    Al di là delle leggi attuali, tutte imperfette ( come imperfetto è l’ essere umano … ), al di là delle procedure non sempre mirate alla tutela dell’ integrità dei bambini … CI DOVREBBE ESSERE “PER TUTTI” IL BENE DEI FIGLI … non per continuare grottescamente una relazione che abbia perso le caratteristiche sentimentali dell’ inizio, non per fingere di essere una coppia quando NON lo si sia più …. ma per assicurare al bambino, ciascuno dei due genitori al meglio di sè ed anche a costo di sofferenze personali, quella presenza dolce, quel sentimento “vero e rassicurante” mirato solo al suo benessere interiore ed esteriore, che ogni genitore, che sia separato o non, che si sia rifatta una vita o non, deve dar a suo figlio …. se vuol essere degno della parola GENITORE RESPONSABILE !

  3. elinepal ha detto:

    Avete ragione entrambi. La parola chiave è consapevolezza. Nel matrimonio, o comunque nell’idea di vivere insieme a qualcuno. Nell’avere figli. Nell’affrontare in modo civile la fine di una storia. Ma si sa. L’amore spesso diventa odio. Il senso del possesso e l’ultimo dei sentimenti che finisce, quando una storia è finita. E questo si riversa sui figli. Certo che il discorso è complesso. E importante. Ed è per questo che ero restia ad affrontarlo così, su un blog. Però poi quando sale l’indignazione bisogna tirarla fuori.
    Grazie dei vostri commenti.

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