meno 250 – panoramica in campo lungo

Oggi pomeriggio sono uscita dall’ufficio. Sono passata a prendere la cagnetta che avevo lasciato a casa qualche ora prima e ho tentato di farle fare una pipì nel cortile. Ma c’era una cucciolotta di tre mesi, Frida, che sembra non aspetti altro che incontrare lei ogni volta che scende, e così distratta com’era, ho capito che di pipì non se ne parlava proprio. Quindi l’ho fatta salire in macchina con la vescica ancora piena e sono andata verso la scuola del piccoletto. Siamo arrivate proprio sul suono della campanella. Ho trovato un posto per parcheggiare, lontanuccio.  In mezzo ad un’orda di turisti su certe minibighe elettriche che oramai hanno invaso tutto il Centro, in fila per andare a sbirciare il Cupolone dall’antica serratura di una porta di una delle vecchie chiese di Roma. Di corsa ho preso il piccoletto e ci siamo fermati cinque minuti nel giardino di fronte scuola per la famosa pipì. Poi, sempre un po’ correndo abbiamo ripreso la macchina e l’ho accompagnato alla palestra di KungFu. Lasciato lui ho rimesso la cagnetta nella macchina che avevo lasciato in doppia fila e siamo arrivate al parco. Lì, dopo aver di nuovo cercato un parcheggio non troppo lontano, finalmente l’ho potuta lasciare un poco libera  di correre e dare la caccia a passerotti e cornacchie. Quindici minuti. L’ho riagganciata al guinzaglio e via di nuovo in macchina verso la palestra. A quel punto ero circa cinque minuti in anticipo e mi sono fermata ad aspettare nel piccolo cortile della palestra. Come me c’erano tanti altri genitori, o nonni, o zii, insomma adulti che aspettavano l’uscita dei piccoli Ninja per proseguire poi la giornata. Pensavo a cosa dovevo comprare al supermercato, a cosa preparare per cena (ogni giorno a questo punto ho un buco nero) e mi guardavo intorno.

E poi all’improvviso ho avuto un flash.

Uno di quei momenti in cui tutto sfuma, il tempo rallenta e ti sembra di essere sospeso su un Dolly che fa una panoramica in campo lungo, e tu vedi tutto dall’alto, anche te stesso.

E mi sono chiesta. Ma è necessario tutto ciò. O meglio. E una vita normale questa? In cui concentri in due ore così tante energie per fare cose che in un altro luogo o tempo sarebbero solo un corollario, un automatismo, intorno a tante altre azioni fatte con lo stesso impegno?

Se io vivessi, per esempio, in un ambiente rurale. Dove il piccoletto uscito da scuola non avesse bisogno di palestre per sfogarsi dopo otto ore di immobilità, ma potesse correre in un prato intorno a casa, arrampicandosi sugli alberi e giocando con amici o animali in piena libertà. E dove la cagnetta, ma anche i miei claustrofobici gatti, potessero entrare e uscire da casa quando vogliono, e scorrazzare in giro defecando e spisciacchiando dove gli pare, come natura vuole. In tutto quel tempo lì io quante cose potrei fare?

Potrei preparare una merenda per i figli e gli amici dei figli, magari anche un bel pane e nutella (a quella non si rinuncia mai) ma con il pane fatto in casa, come facevo quando ancora non avevo ripreso a lavorare. Oppure potrei continuare a lavorare con la mia connessione WiFi (non demonizziamo la tecnologia) evitando di trascinarmi con i sensi di colpa per aver dovuto interrompere le attività a metà pomeriggio.

O se proprio fossi troppo fortunata potrei stare distesa su una poltrona a leggere un libro di ricette per trovare qualche idea gustosa per la cena evitando di arrivare a propinare pesce surgelato o stracotti come al solito, e riuscendo ad organizzare magari anche una bella cena per quegli amici che invece non invito mai.

E’ sembrato un tempo molto lungo, invece immagino sia passato meno di un minuto. Finito il flash sono tornata nel gruppone dei genitori e i bambini hanno iniziato ad uscire dalla palestra.

Ho ripreso piccoletto e cagnetta e risaliti in macchina ci siamo diretti verso il supermercato.

Annunci
6 commenti
  1. Qualche giorno fa mi sono trovato a parlare, a pranzo, con un collega che con il tempo è diventato anche amico, e i discorsi sono finiti su un giro che aveva fatto durante il weekend: era andato a trovare degli amici che vivono in una specie di comunità agricola.Sono felici, mi ha detto. Costruiscono gli attrezzi con i quali poi lavorano. Ciascuno passa la maggior parte del tempo con la propria famiglia. Le cose che si fanno hanno un’evidenza immediata, dal punto di vista del risultato: si macina il grano con un mulino comune, lo si impasta, si fa il pane nel forno, lo si mangia. Io, per mangiare un pane che ricorda quello solo da lontano, devo applicare le mie competenze nella soluzione di problemi quotidiani molto più complicati: investo sulla borsa di New York per mangiare patate che, se solo mi fossi impegnato un po’, mi sarebbero cresciute da sole nell’orto sotto casa….
    Il nostro tenore di vita è cresciuto, ma il costo per la mera sopravvivenza – il costo per andare a lavorare, il costo per mangiare fuori a pranzo, il costo per le mense dei bambini, il costo dello sport che si paga perché non c’è più spazio per correre, il costo dell’assicurazione della macchina – è cresciuto molto più velocemente. Mia nonna viveva in una casa di due piani che suo padre aveva costruito a mano; io devo fare un mutuo di trent’anni per un appartamento di 100 metri quadri. E’ il progresso, no?

  2. elinepal ha detto:

    Caro Paolo, se mai passassi per Roma dimmelo per tempo che il pane ancora mi ricordo come si fa.
    Non so se una vita completamente sganciata da quella che faccio oggi sarebbe realmente la mia vita preferita. però invecchiando, si sa, si medita di più e si vive con meno frenesia. Il massimo sarebbe trovare la via di mezzo. Chissà…

  3. Cara elinepal, vivo in un paesino di montagna (800 metri) di circa 2000 anime, nella verde irpinia, in una casa di campagna, con un ettaro di terra con prati, piante da frutta, un bosco incolto. Poi ho due cani, due gatti e due figlie. Io mi ci trovo benissimo mentre, ahimè!! nota dolente: la mamma delle mie figlie sogna la città … pensa te. Che faccio? Le propongo uno scambio? Ti andrebbe di trasferirti ad Avellino?

  4. elinepal ha detto:

    Spero tu intenda uno scambio di casa! 🙂 Comunque sei molto fortunato. E specialmente i tuoi cani gatti e figlie. Anche io ho due gatti e una cagnetta. Loro si che farebbe subito a cambio!!

  5. luporenna ha detto:

    Giusto! Uno scambio di casa …. però io resto qui

    • elinepal ha detto:

      🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Cronache di un pigiama rosa

Home - Books - Food - Lifestyle

sottoscrivo

IL BLOG DELLA SCRITTURA DI GIANFRANCO ISERNIA

Sincronicità

Le coincidenze non esistono

Un Mate Amargo

Nessun uomo è un'isola

Diario di Petra

"La bellezza salverà il mondo" (Dostoevskij)

SWING CIRCUS ROMA

#SWINGMENTALATTITUDE

p e r f a r e u n g i o c o

comunità, spazio di incontro, condivisione e, naturalmente, gioco!

Luca Caputo

Just another WordPress.com site

iltiramisu.wordpress.com/

APPUNTI, FATTI, MISFATTI, RISORSE E METODI LEGALI PER TIRARSI SU.

Stoner: il blog letterario della Fazi Editore

Un blog letterario ideato dalla Fazi Editore per tutti gli amanti della letteratura

Marco Milone

Sito dello scrittore Marco Milone

Sunflower on the Road

"Se non si riesce, dico io, a rendere quel che si scrive al meglio delle nostre possibilità, allora che si scrive a fare? Alla fin fine, la soddisfazione di aver fatto del nostro meglio e la prova del nostro sforzo sono le uniche cose che ci possiamo portare appresso nella tomba." Raymond Carver

Tiziana' s Masserizie

La ricerca dei particolari e' l'obiettivo costante

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: