meno 260 – il genio di Herlitzka

Ieri sera sono tornata al cinema dopo tanto tempo. Il Rosso e il Blu di Giuseppe Piccioni. Non voglio parlare del film, che mi è abbastanza piaciuto anche se in molti momenti era piuttosto prevedibile e un po retorico. Però devo dire che sono rimasta incantata dagli attori. Tutti. Credo che il merito più grande sia proprio questo. Un gruppo di attori perfettamente amalgamati. Come se il maggior intento del regista fosse stato quello di dare una forma di poesia ai volti e alle voci.

Sopra tutti c’è il volto di un ragazzino abbandonato dalla madre e curato dalla preside Buy, interpretato da Davide Giordano. Bravissimo proprio perché riesce ad affidare solo alle espressioni del volto e agli sguardi, con pochissime battute, tutta la dolcezza e tutto il dolore del suo personaggio. Mi ha ricordato un giovanissimo Elio Germano.

Un a parte, mostro di bravura, di ironia, comicità, grandezza interpretativa, è Roberto Herlitzka. Ogni volta mi sorprende e in questo film è semplicemente sublime. Avere la fortuna di lavorare con lui è avere il privilegio dello stare accanto ai veri grandi interpreti.

Roberto Herlitzka è il professor Fiorito, disilluso e disincantato anziano professore di Storia dell’Arte, con una immensa cultura e altrettanta immensa solitudine. Herlitzka porta il personaggio del Professor Fiorito fuori dalla stereotipata figura di vecchio cinico e acido professore. La innalza al rango di Oracolo, di Sibilla. Declama, danza, sentenzia e si rimane inchiodati con gli occhi alla sua faccia segnata ad assorbire la sua voce, grave anche nelle battute più ironiche. E infatti il pubblico era conquistato.

Per chi avesse la fortuna di essere a Roma dall’1 al 7 ottobre Roberto Herlitzka sarà al Teatro Lo Spazio, dietro Via Sannio, con il suo Ex Amleto, un lavoro di riscrittura  in cui un Amleto allo specchio rievoca tutti i personaggi dell’opera di Shakespeare. un’ora di Teatro intensa e sublime.

Mentre poi da novembre Herlitzka sarà in scena con un nuovo lavoro, Il Soccombente tratto dal romanzo di Thomas Bernhard con la riduzione teatrale di Ruggero Cappuccio e la regia di Nadia Baldi.

Il soccombente narra di un immaginario rapporto tra il famoso pianista canadese Glenn Gould e due suoi giovani compagni di studio al Mozarteum di Salisburgo negli anni cinquanta. Sotto la guida di Vladimir Horowitz il trio studia musica e contemporaneamente sviluppa un rapporto di amicizia che si rivelerà drammatico per tutti e fatale per uno dei tre, il soccombente appunto. Il narratore (un semi-reale Bernhard) e il suo amico Wertheimer abbandonano gli studi di pianoforte appena si rendono conto del genio superiore di Glenn Gould, quando lo sentono suonare le Variazioni Goldberg di Bach. Nessuno dei due può reggere il paragone con la sovrumana virtuosità del terzo. Alla fine, i due lasceranno il Mozarteum in profonda depressione, per non suonare mai più: uno dopo qualche anno commetterà suicidio e l’altro – il narratore ossessivo, mordace e autocritico all’estremo – si ritirerà nella più completa oscurità. Sarà una interpretazione da non perdere!

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