meno 267 – gobbi come i pirenei

Spesso mi capita di avere amici, o amici di amici che non facendo come primo mestiere nella vita quello di scrivere,  mi propongono di leggere un loro testo teatrale, o un loro libro, o mi invitano alla presentazione del loro romanzo. Faccio fatica a dire no, ma mi trovo anche spesso poi nell’imbarazzo di dover dare conto delle mie impressioni all’autore. Non che le mie impressioni siano fondamentali. Ma a richiesta rispondo. E quindi a volte cerco di svicolare. Non vado alle presentazioni oppure “dimentico” di leggere i file inviati. E’ meschino , lo so, ma si tratta di amici, e non sempre una risposta sincera viene accettata.

Ultimamente ho comprato d’impulso i libri di Otello Marcacci, Gobbi come i Pirenei e Il ritmo del Silenzio per immediata sintonia con l’autore. Subito dopo mi sono posta la solita questione: e se non mi piace come faccio a dirglielo?

Problema risolto. Otello Marcacci è bravissimo.

Ho letto il suo primo libro. Intendo il primo pubblicato, perché sono certa che avrà scritto tanto e per tanto tempo.

Il titolo: Gobbi come i Pirenei e la grafica di copertina sono già stupendi. Sottotitolo: Storia d’Amore, Ironia, Ciclismo, Anarchia.

Si narra la storia di tal Eugenio Bollini, ciclista professionista, un uomo mediocre e un po’ sfigato sia nella professione che nella vita privata. E’ però uno di quelli che dei propri limiti ne fa una filosofia di vita. Si adagia sulla posizione da gregario che ha nelle piccole squadre  per cui corre, avendo mollato da tempo l’idea di riuscire là dove tante volte era fallito: arrivare fino in fondo in competizioni dove l’impegno lo avrebbe costretto a superare i propri limiti. La rinuncia ed il fallimento nei tour internazionali sembrano rispecchiarsi anche nella sua vita personale. Ossessionato da una madre megera, mollato da una moglie arrivista e delusa, con un rapporto con il figlio improntato sui sensi di colpa e relazioni sentimentali ipotetiche con modelle irraggiungibili, Eugenio Bollini tira avanti  driblando le proprie responsabilità, adagiandosi su principi di anarchia ereditati dal padre – unica figura a cui realmente si ispira – e filosofeggiando sul mito di Sisifo e sulla teoria dell’Assurdo: eliminare cioè la schiavitù delle mete da raggiungere.

Eugenio, però, si troverà  al centro di vicende che lo porteranno, suo malgrado prima e con risolutezza poi, ad essere simbolo ed emblema del riscatto del perdente, arrivando a compiere un’impresa memorabile e certificando con essa la possibilità di ogni essere umano ad avere diritto alla propria seconda occasione.

Otello Marcacci ha costruito il personaggio come una sorta di antieroe, costringendo  il lettore ad immedesimarsi immediatamente con lui e a tifare fino all’ultimo sulla sua possibilità di rivincita. Le lettrici ovviamente si innamorano subito di un uomo così apparentemente sganciato dalla vita ordinaria, un po’ filosofo, autoironico fino al masochismo,  pieno di sensibilità e  bisognoso di cure amorose e coccole. E immagino che questo abbia avuto riflessi anche sulla vita del suo autore.

Insomma leggendo Gobbi come i Pirenei ho riso da sola ad alta voce, mi sono emozionata, ho versato qualche lacrima e alla fine ho immediatamente sperato che Otello Marcacci abbia pronto un secondo romanzo con il Bollini come protagonista. Nell’attesa mi dedicherò alla lettura del suo secondo libro:  Il ritmo del Silenzio.

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19 commenti
  1. Elena ha detto:

    Una novità per me….mi vado a documentare, potrebbe essere una delle prossima letture!

    • elinepal ha detto:

      Ciao Elena, mi fa piacere averti interessato. Come sai la distribuzione per le piccole case editrici è assai complicata, anche se la NEO mi sembra abbia fatto un ottimo lavoro. Ma secondo me il passaparola in questi casi rimane sempre la risorsa più importante! Buona giornata!

    • Elena ha detto:

      Sì credo siai la risorsa più efficace!!! Buon pomeriggio!

  2. carla ha detto:

    Ciao, ho avuto modo di leggere il libro di Marcacci “Gobbi come i Pirenei” e non mi ha convinta. A tratti ho trovato il personaggio banale e scontato pur se raccontato con uno stile trascinante. Il finale era prevedibile eppure mi sono sentita perdente due volte.
    p.s. = mentre lo leggevo gustavo biscottini alla vaniglia. Hanno catturato sensi e attenzione. A discapito del libro. Forse era da leggere a digiuno. Forse!

    • elinepal ha detto:

      Ciao Carla, rispetto ovviamente la tua opinione, anche se non so quanto i biscottini alla vaniglia possano influire sulla lettura. Fossero madeleine magari…
      Però io ritengo che il personaggio del libro di Otello Marcacci sia invece uno dei più belli che ho trovato ultimamente nella nuova letteratura italiana. E non lo dico perchè sono seriamente e fatalmente invaghita della sua scrittura. Mi sembra sia un personaggio completo, invece, per niente banale. Fuori dagli stereotipi degli uomini che si incontrano normalmente nei libri. Bollini è un uomo contemporaneo schiacciato dalla necessità di dimostrare il proprio valore attraverso il successo personale. Si ritira, è vero, ma non è forse una delle estreme difese che tutti noi mettiamo in campo quando abbiamo il cuore gonfio di speranze e di paura? E però poi, quando riesce ad accettare la sua natura, a capire che può andare bene così com’è, senza dover dimostrare nulla a nessuno, fatalmente trova la sua rivincita morale. E da’ un nuovo corso alla propria vita. Ecco Otello Marcacci nelle sue presentazioni parla di due livelli contenuti nel libro ed io credo sia proprio questo. La storia in se, che è piacevole, divertente e di facile lettura, e la storia più profonda di un viaggio nella consapevolezza di se di un uomo come tanti. Spero che l’autore non legga sto blog, perchè sennò magari mi cita per danni alla sua immagine. Dichiaro che queste sono solo e unicamente mie considerazioni personali 🙂

    • elinepal ha detto:

      Meno male! 🙂 detto da te mi solleva il morale!

    • Eh eh… non per abbassare il tuo morale, ma io non sono attendibile fino in fondo: Otello è una persona a cui voglio molto bene, e ha pubblicato per la casa editrice del mio primo libro! Sono convinto della bontà del libro, sul quale ho pianto di commozione (e non metaforicamente) leggendo il finale, ma spero che i miei sentimenti non abbiano influito sul giudizio! 😉

    • elinepal ha detto:

      Proprio per questo dicevo che detto da te mio conforta. 🙂

    • Comunque, confermo il mio giudizio: storia originale, e molto avvincente, con un personaggio memorabile – non è un caso che tanti lettori lo abbiano amato!

    • elinepal ha detto:

      e io spero che ne avrà ancora tanti. Grazie delle tue visite Paolo!

  3. Insomma,come: Lucinella di Lore Segal
    Un abbraccio vellutato, Edo
    piesse, Otello beve Jack Daniel’s meglio il Glen Grant 😉

  4. elinepal ha detto:

    già, pare. Mi comunichi i gusti alcoolici di Otello per un motivo preciso? mi sfugge…..

    • Assolutamente No!
      Solo che il/lo Jack Daniel’s non mi gusta, pazienza…non tutti siamo perfetti. 😦

      Con simpatia e amicizia, Edo

    • elinepal ha detto:

      devo approfondire. Domani sera mi attrezzerò e ti farò sapere.
      piesse – al momento bevo nocino fatto da me

    • nella tua ricetta usi anche la “corteccia di china?”

      Comunque, non gettare il mallo usato aggiungerlo al vino bianco per una settimana, poi elabora uno sciroppo e lo unisci al vino farai un eccellente vino di nocillo. 😉

      un abbraccio infinito, Edo

    • elinepal ha detto:

      no, nella ricetta che ho ereditato da mio zio la corteccia di china non c’è. Ottimo suggerimento il vino di nocillo (ma sei salernitano?)

    • elinepal ha detto:

      ah siculo sei! bello!

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