meno 271 – dove succede che, quel che doveva succedere, succede

Stasera mi è tornato in mente il momento in cui ho letto un libro di Baricco. Tranquilli! So che adesso ci saranno  alzate di sopracciglia o movimenti orizzontali di naso. Ma è un fatto: Baricco sa scrivere e io anni fa incontrai il suo primo libro.

Ero alla Stazione che aspettavo il mio uomo in arrivo con il treno, detto l’uomo con la valigia perché appunto passavo più tempo ad aspettarlo che arrivava con il treno o ad accompagnarlo alla stazione, che con lui.

Comunque.

Aspettavo il treno dell’uomo con la valigia, ed il treno era – come sempre – in ritardo. Ma un BEL ritardo, di quelli sopra l’ora. Come sempre.

Andai allora a cercare un libro da leggere nell’attesa, e trovai un testo teatrale di un autore di cui non avevo letto ancora nulla: Novecento di Alessandro Baricco.

Ora, con buona pace di tutti, è uno dei testi contemporanei più rappresentati, da professionisti e dilettanti, ed è anche un testo bellissimo.

Comunque.

Lo lessi tutto di un fiato, seduta su una panchina di marmo del binario vuoto e da lì lessi ancora di Baricco molti altri libri, prima di stufarmi e non comprarli più.

Comunque.

Stasera mi è tornato in mente un passaggio di Novecento in cui si  parla proprio di quando succede una cosa che inevitabilmente deve succedere  e succede in quel momento li:

“A me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono,. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c’è una ragione. Perché proprio in quell’istante? Non si sa. Fran. Cos’è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C’ha un’anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere da anni, poi hanno deciso una data, un’ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall’inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto fra sette anni, per me va bene okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d’accordo, allora buona notte, ‘notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto: fran. Non si capisce. E’ una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino e non la ami più, Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio.”

E dunque.

Questa sera, dopo una giornata di quelle con sveglia alle sette, appuntamento per ortopanoramica del piccoletto e poi di corsa a scuola, per poi andare in ufficio per riunione improrogabile e rientro precipitoso per riprendere in consegna il piccoletto che la ventunenne era andata a ritirare da scuola in vespa (!)- orario ancora ridotto alla una e trenta – e tentativo di lavoro ancora da casa mentre fuori diluvia e si deve andare alla lezione di kung fu passando prima a prendere altro bimbo che la madre arriva tardi e la baysitter non conosce la strada della palestra. Dopo una giornata così, durante la quale scopro con orrore che la cagnetta sta entrando in calore e ha le sue cose e per evitare sgocciolamenti durane la lezione di kung fu mi precipito in un negozio per animali cercando una mutanda e mi consegnano un tanga nero che differisce da un ipotetico tanga per femmine della mia specie solo per il buco per la coda. Mentre a casa piazzo i piccoletti a giocare alla WII mentre cerco di preparare la cena con la cagnetta che tenta di strapparsi il tanga in cui ho infilato un Carefree, dopo un anno di decisione e successivo ripensamento e tentennamenti e crisi esistenziale di quelle che si ricorderà per la vita, la ventunenne, già truccata e pronta per uscire a cena con amici, mi dice sorridendo: sai, allora ho deciso, vado a vivere da papà, da domani.

Io, che sono una mamma superperfetta, di quelle che modernamente fanno di tutto per lasciare che i figli esprimano liberamente la loro personalità e individualità e che prendano la loro strada, liberi dal cordone ombelicale materno, mi siedo e, sorridendo, dico: bene!

Dopodicè lei esce ed io rimango con il sorriso congelato sulla faccia a convincermi che è veramente giusto così e che la nostra vita sta prendendo una nuova strada e che sono felice che finalmente abbia comunque preso una decisione e che finalmente smetterò di dormire su un divanoletto.

(e siccome lei legge il mio blog – non è deliziosa? – confermo: Grande! Sono felice tu abbia deciso e che lo abbia fatto ORA.)

Annunci
6 commenti
  1. frz40 ha detto:

    Quanti chiodi fanno fran nel corso delle nostre vite! Ma l’importante è che il quadro non vada a pezzi. E se legge il tuo blog, a pezzi non ci andrà.

    • elinepal ha detto:

      No, infatti. E’ un piccolo ma grande passaggio di autonomia, deciso e poi rimandato, che le ridarà la consapevolezza della determinazione e capacità che ha.

  2. Premetto: non ho mai letto niente di Baricco. 😕
    E sono pronto ad accettare tutte le conseguenze del caso (ma il Baricco sa scrivere o sa raccontare? O tutt’e due le cose?)
    Vabbe’, comunque per il resto, quel chiodo che, a un certo punto – in accordo con il quadro – decide di dare forfè… mi sembra molto paragonabile a quello che definisci “libertà dal cordone ombelicale materno”.
    In sintesi (baricchianamente parlando) quel chiodo lotta per tutta la vita per staccarsi e quando finalmente ci riesce – e già sarebbe pronto a pregustare la tanto agognata libertà – c’è qualcunA che lo raccatta e lo rificca dentro al muro, per sostenere un altro quadretto.

    • elinepal ha detto:

      ah ah ah questo è Aquilanamente parlando!

  3. Davvero toccante… e tu sei brava a saper gestire questa partenza – a intenderla nel modo giusto, senza paura, con amore e rispetto. I miei bambini sono ancora piccolini, ma succederà anche a me, prima o poi, di vederli partire: quando succederà spero di avere la tua saggezza!

    • elinepal ha detto:

      Nulla arriva all’improvviso e sono i figli a portarci a crescere e diventare bravi. Hai ancora un bel po’ di anni per prepararti… 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Cronache di un pigiama rosa

Home - Books - Food - Lifestyle

sottoscrivo

IL BLOG DELLA SCRITTURA DI GIANFRANCO ISERNIA

Sincronicità

Le coincidenze non esistono

Un Mate Amargo

Nessun uomo è un'isola

Diario di Petra

"La bellezza salverà il mondo" (Dostoevskij)

SWING CIRCUS ROMA

#SWINGMENTALATTITUDE

p e r f a r e u n g i o c o

comunità, spazio di incontro, condivisione e, naturalmente, gioco!

Luca Caputo

Just another WordPress.com site

iltiramisu.wordpress.com/

APPUNTI, FATTI, MISFATTI, RISORSE E METODI LEGALI PER TIRARSI SU.

Stoner: il blog letterario della Fazi Editore

Un blog letterario ideato dalla Fazi Editore per tutti gli amanti della letteratura

Marco Milone

Sito dello scrittore Marco Milone

Sunflower on the Road

"Se non si riesce, dico io, a rendere quel che si scrive al meglio delle nostre possibilità, allora che si scrive a fare? Alla fin fine, la soddisfazione di aver fatto del nostro meglio e la prova del nostro sforzo sono le uniche cose che ci possiamo portare appresso nella tomba." Raymond Carver

Tiziana' s Masserizie

La ricerca dei particolari e' l'obiettivo costante

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: