meno 282 – murakami

Ho iniziato a leggere il mio secondo libro di Murakami dall’inizio dell’estate. Un autore di cui molto mi avevano parlato ma che non avevo ancora mai letto. Errore grave.

Il primo è stato “Kafka sulla spiaggia” e mi ha stregato per l’intensa poesia e per la incredibile precisione e capacità che ha nel dare vita ai personaggi. E’ un libro visionario e fantastico che però non è facile inserire in un genere. A momenti sembra di leggere una fiaba, in altri si precipita nell’intensa e struggente vita reale e nei dolori e nelle speranze che ha ognuno di noi, pur se magari riportate nel racconto di un adolescente. Insomma un genio.

Ecco un piccolo passaggio, tanto per dare un’idea, del libro che sto leggendo “Dance, dance, dance”.

In poche righe parla della morte in generale. Della morte del suo gatto. Di che genere di gatto era e di che vita aveva fatto (e io avrei in mente alcune persone a cui la descrizione calzerebbe proprio). Della reazione che lui ha, pur non parlando mai di se, e del tipo di rapporto aveva con questo animale, pur non descrivendo nulla della loro vita in comune.

“Alla fine di maggio morì il gatto. Fu una morte improvvisa, del tutto inattesa. Una mattina mi alzai e andando in cucina lo trovai raggomitolato in un angolo, senza vita. Forse era morto senza capire nemmeno lui il perché. Il suo corpo freddo era rigido come un pollo arrosto, e il suo pelo sembrava più sporco di quando era vivo. Si chiamava Sardina. La sua non era stata certo una vita felice. Non era mai stato amato in particolare da nessuno, e lui stesso non era un gatto dalle grandi passioni. Scrutava sempre con grande diffidenza le facce delle persone, forse aveva paura che gli portassero via qualcosa. Non ho mai visto un altro gatto con uno sguardo come il suo. Comunque, anche lui era morto. E quando uno è morto, nessuno gli può portare più via niente. Questo è il lato bello della morte.”

P.S. Ovviamente lo sto  leggendo in italiano ma la copertina giapponese mi piaceva di più.

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9 commenti
  1. Elena ha detto:

    Non conosco questo autore, mi vado a spulciare qualche cosa! Buona domenica!

  2. elinepal ha detto:

    sono certa che ti appassionerà. buona domenica a te! (anche se tarduccio)

  3. masticone ha detto:

    Bel post
    Come al solito
    Peccato solo che…
    No Vabbe..
    Ok

    • masticone ha detto:

      Solo che hai trovato il tempo di scrivere due bellissimi post e non rispondere alla mia mail 😦

    • elinepal ha detto:

      Ma non credo di averla ricevuta …. ora controllo

    • masticone ha detto:

      :((

  4. Eh eh… tempo fa avevo trovato un sito dove, inserendo il nome di un autore, venivano forniti gli autori più “prossimi”. Io avevo inserito Nabokov, mia grande passione, e avevo trovato Murakami. Su facebook (sempre lui) avevo chiesto un consiglio e tutti mi avevano detto “Tokyo blues”, conosciuto ora come “Norwegian wood”:
    Comprato, e letto con grandi aspettative: tutte deluse. L’ho trovato piatto, privo di invenzioni linguistiche, ingenuo, quasi adolescenziale. Mi ricordava “Il giovane Holden” (che nel libro viene citato espressamente), senza il genio di Salinger. A pagina 100 ho chiuso il libro, e non l’ho più ripreso in mano.
    Questo non significa che con lui ho chiuso per sempre; per il momento, però, me ne tengo alla larga! 😉

    • elinepal ha detto:

      Oh!
      Non ho letto Tokio Blues ma anche a me avevano detto fosse il suo libro più bello (o forse il più letto e non sempre le due cose coincidono). Comunque ho sentito in generale pareri molto discordanti su Murakami. E’ evidentemente un autore che divide. In ogni caso Tokio Blues, e anche Dance dance dance che sto leggendo attualmente, sono libri scritti a fine anni ottanta e sono ben diversi per esempio da Kafka sulla spiaggia, che avevo letto questa estate e che è stato pubblicato nel 2002. Il secondo l’ho trovato molto più intenso. Potrebbe essere la sua prova d’appello. 🙂

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