meno 297 – il cane e la guardia (finale)

Continuava a ripensarci. Ma come le era venuto in mente di invitare un uomo conosciuto due giorni prima e con cui aveva parlato si e no dieci minuti in tutto, a casa sua? E poi perché?

Questo è il pensiero che più le faceva fatica ammettere. Aveva deciso di portarselo a letto.

Mai prima di allora si era lanciata in un approccio così immediato e diretto con un uomo. Non che avesse chissà quali pudori o inibizioni, ma nel tempo aveva elaborato una sua personale necessità di avere un po’ di tempo prima di decidere se un uomo era per lei così attraente da farci l’amore. Anche perché per lei non era tanto l’aspetto fisico che contava. Più di una volta aveva  provato una fascinazione irresistibile per uomini che fisicamente non le piacevano per nulla, e che poi proprio per via del fascino subito le risultavano irresistibili anche fisicamente.

E poi ormai erano diversi anni che non andava a letto con un uomo diverso. Diverso da quello che era stato il centro della sua vita per tanto tempo e a cui era rimasta inconsciamente fedele anche a distanza di un anno dalla loro separazione.

Lei aveva elaborato una strana teoria, quella dell’impronta corporea. Quando per tanto tempo si fa l’amore con la stessa persona, il proprio corpo assorbe l’impronta dell’altro al punto che anche scomparso l’amore o il soggetto amato, il corpo stesso reclama sempre lo stesso tipo di contatto. Per semplificare: se si è stati per un tempo con un uomo molto magro e alto si guarderanno preferibilmente uomini magri ed alti. Se al contrario si è avuto rapporti con un uomo massiccio e magari con la pancia, istintivamente il proprio corpo è quel tipo di uomo lì, che cerca. Memoria cellulare. Diffidenza al cambiamento. Resistenza al non conosciuto. Questa teoria ovviamente non era basata su alcuna ricerca scientifica, ma lei sentiva profondamente che era dimostrabile in ogni momento.

Da lì la difficoltà nel lasciarsi andare a  amorazzi o tresche, o anche solo sesso,  con quegli uomini che magari avevano flirtato con lei facendole capire di desiderarla. Nulla di moralistico insomma, è che proprio non le interessava. Aveva ancora l’impronta addosso.

Ed ora cosa era successo all’improvviso? Forse un leggero senso di rivalsa per essere stata tutto quel tempo in attesa silenziosa che magari lui tornasse da lei? Sapeva che non sarebbe mai successo ma effettivamente doveva ammettere di averlo sperato. O una definitiva e improvvisa liberazione dall’impronta? Forse la guardia aderiva  al tipo di fisicità che aveva ancora addosso? No il suo vecchio amore era assolutamente diverso.

Una sana euforia fisica l’aveva presa, e ciò era buono. Smise di farsi domande.

Iniziò a sistemare un po’ la casa, si fece una doccia. Tolse di mezzo giochini dei gatti, osso di nervo di bue del cane e rimasugli di pranzo.

Mentre sistemava incominciò ad immaginare quale sarebbe stato l’approccio più appropriato. Non poteva mica sbatterlo sul letto appena entrato. No, magari avrebbe preparato il famoso caffè e poi …. E poi cosa? Avrebbe aspettato che lui facesse la prima mossa, ecco. Si, in fondo era lui che l’aveva abbordata per strada con la scusa del cane. E poi seguita ed aspettata ecc. Il pensiero andò al suo corpo. Chissà com’era senza divisa. Non nel senso di nudità, ma magari vestito in borghese, con una maglietta ed un jeans. No, pensiero pericoloso. Di sicuro molto del suo fascino era dovuto a quella divisa blu scuro con fondina con pistola e manette. Meglio immaginarlo nudo allora. Uhm…. Chissà com’era la linea dei suoi pettorali. Il triangolo che normalmente si intravede nell’apertura della camicia ma che lui con la sua divisa teneva celato. E le sue natiche? Era uno dei punti che più l’affascinavano in un uomo. Pensò che non si ricordava bene la linea della sua bocca. Questo era veramente il massimo! Aveva invitato uno sconosciuto a casa con intenzione di farci sesso e non si ricordava nemmeno come era la bocca che di li a poco avrebbe baciato! Non si riconosceva più.

A quel punto suonò il citofono, il cane inizio ad abbaiare e lei sobbalzò. Era già arrivato?

Meglio così, doveva dare uno stop ai pensieri e lasciarsi andare. Lui arrivò un po’ trafelato, aveva fatto le scale (un po’ di corsa, penso lei). Stare tutto il giorno fermo lo sfiancava e aveva bisogno di movimento fisico (ottimo, pensò lei).

Lui si scusò di non averle portato nulla, aveva appena finito il lavoro, ma le promise che magari più tardi le avrebbe offerto un gelato (che tenero, penso lei). Lui insistè per accompagnarla in cucina per preparare il caffè. Nel frattempo continuava ad accarezzare il cane che oramai sembrava riconoscerlo come il più generoso degli accarezzatori e ne approfittava largamente.

– Bella casa!

– Grazie. E’ tanti anni che vivo qui.

– Sempre sola?

– No, per un periodo ci ho vissuto con un …. diciamo compagno … ma ora ci siamo lasciati da un bel po’.

– Capisco. Anche io ho una storia alle spalle bella lunga, e quando è finita, beh! avrei voluto cambiare casa e anche nazione, ma tanto è inutile. L’impronta ti rimane addosso e ti segue ovunque.

– L’impronta? Ma dai! Pensa che io ho tutta una mia teoria su questa cosa dell’impronta!! (incredibile, pensò lei)

– Sì? Beh io credo che noi abbiamo qualcosa in comune se in fondo ci siamo conosciuti (sintassi semplice e un po’ scorretta, pensò lei)

– Vero! Oltre i cani, intendi? – e sorrise ammaliante.

– Si certo, oltre i cani. Sento che con te si può parlare bene. E sei dolce anche con le persone che non conosci, è una cosa molto bella.

(Si. Parla come un dodicenne, ma è troppo tenero!, pensò lei)

Erano seduti sul divano, con i caffè davanti e lei travolta dalla tenerezza gli mise una mano sulla guancia e piegando un po’ la testa di lato gli poggiò dolcemente le labbra sulla bocca (che non aveva ancora guardato bene, ma oramai non aveva importanza) .

Lui ebbe un sussulto, e si ritrasse. Lei si bloccò e lo guardò con aria interrogativa.

Lui era confuso e arrossendo disse: Scusa, pensavo lo avessi capito, ma io sono gay.

(cazzo!, penso lei).

CONCLUSIONI

(dedicate a @aquilanonvedente e a tutti gli uomini che eventualmente capitassero su questo mio sciagurato blog)

Non serve avere un cane, o un figlio, o un certo non so che per rimorchiare una donna. Basta veramente poco. Una piccola sfrontatezza, non fermarsi davanti al primo piccolo ostacolo, decidere che è lei che si vuole e buttarsi. Ogni donna si conquista anche solo con una parola, specialmente se tenera. Non importa essere sorprendenti.

L’importante poi è avere in seguito qualcosa da dire ….

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2 commenti
  1. Grazie della dedica.
    Io ho provato a non fermarmi al primo ostacolo, e così ho affrontato anche quelli successivi e sai com’è finita?
    Dopo averne accumulati un bel po’, ho deciso di metterci su una piccola attività e ho aperto il “supermercato dell’ostacolo”. Da me se ne possono trovare di tutti i tipi. Per chi vuole allenarsi, per chi li colleziona, perfino per chi non trovandone di fronte a una donna, ne vuole mettere qualcuno apposta, tanto per avere la scusa per darsela a gambe!
    E io mi sono messo il cuore in pace… :mrgreen:

    • elinepal ha detto:

      Piccolo trattato di sociologia al maschile. 🙂

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