meno 299 – il cane e la guardia

Questa storia è dedicata al mio amico pennuto  e di penna @aquilanonvedente che me l’ha ispirata.

Era esattamente un giorno come gli altri. Sveglia alla stessa ora, caffè nero e senza zucchero, latte con cereali e doccia. Veloce passata di crema anticellulite sulle cosce, deodorante e un leggero filo di nero sugli occhi. Tutto automaticamente, senza neanche guardarsi. Scelta del vestito quasi automatica. Acqua fresca e croccantini ai gatti,  guinzaglio al cane e poi fuori.

Questa  del cane era una storia nuova. Non aveva certo mai immaginato di prenderne uno. Con il poco tempo che aveva riusciva a stento a stare appresso ai gatti. Che quelli non devono mica essere portati a spasso tre volte al giorno e poi al parco a correre. Loro erano sempre in casa, con delle puntate sul terrazzo nella bella stagione quando si sdraiavano pigri al sole.

Il cane le era capitato per caso. In vacanza con amici sulla Sila. Aveva approfittato di uno stop nel lavoro e aveva raggiunto due coppie conosciute da circa due anni. Le mogli avevano lavorato con lei e piano piano era nata un’amicizia come quelle che nascono talvolta tra  donne. Tante esperienze in comune, infanzie diverse ma ugualmente segnate, percorsi diversi ma tutti nella stessa direzione: la musica.

Lei era violoncellista, ma il lavoro se lo creava da sola. Aveva una piccola produzione musicale. Una sigla indipendente che portava avanti gruppi jazz e nuove voci, in particolare voci femminili. Lei aveva la direzione artistica e il suo socio si occupava di tutto l’aspetto amministrativo. Lavoravano insieme da molti anni orami, sembravano una vecchia coppia di sposi. Si capivano al volo, avevano ruoli distinti ma complementari, litigavano a volte, ferocemente,  ma poi il buon senso prendeva il sopravvento e così ritrovavano la serenità per andare avanti in un tempo in cui la musica, specialmente per una piccola produzione indipendente, aveva veramente una vita difficile.

L’estate precedente era rimasta in città, aveva una relazione con un uomo che difficilmente riusciva a convincere a partire. Un po’ per questioni economiche, un po’ per abitudine, un po’ perché la loro relazione, molto complicata, era in una fase in cui nessuno dei due sapeva decidere cosa fare. Se troncare o restare insieme e se restare insieme come fare a superare tutti i momenti orribili che erano riusciti a creare. Alla fine era stata lei che aveva dato un taglio ma dopo quasi un anno ancora sentiva ogni giorno il desiderio di sapere lui dov’era, come stava, cosa pensava. Insomma stava ancora sotto botta, come si dice.

Proprio per questo, superando il piccolo imbarazzo di essere sola con due coppie sposate, aveva deciso di partire. Loro avevano preso una casa in un piccolo paese del Parco Nazionale e l’avevano ripetutamente invitata.  La Sila, aveva scoperto, era un posto incredibile. Sconosciuta alla massa, potevi girare a piedi per ore senza incontrare nessuno. Con boschi quasi vergini dove aveva incontrato lepri, cerbiatti e anche due lupi. Certo in quanto ad attrezzature e infrastrutture non si avvicinava nemmeno un po’ alle  Alpi:  niente  baite dove fermarsi a riposare e mangiare,  sentieri mai perfettamente segnalati e poi paesi avevano tutti quella sorta di edificazione spontanea, lo stile dell’incompiuto come diceva lei.

Una mattina era andata in un paese vicino in cerca di un ufficio postale e al ritorno, dietro una curva, l’aveva visto. Il cane. Vagava con la coda tra le gambe con gli occhi spersi. Aveva fermato la macchina istintivamente. E istintivamente lo aveva fatto salire e portato con se. E con lei era rimasto. Feeling immediato. Lui era uno strano incrocio. Sembrava un po’ un cane da caccia, ma aveva il corpo più allungato, con zampe posteriori potenti. Un colore tra il nero e il caffè.

Si era fidata del suo istinto ed era riuscita a far accettare il cane ai due gatti. Aveva cambiato un po’ le sue  abitudini, ma il cane se lo portava quasi ovunque. D’altronde lui non la lasciava mai con lo sguardo. Come temesse di essere nuovamente abbandonato.

Facevano una piccola passeggiata e poi in ufficio. Ancora non le era mai capitato di dover  andare in sala di incisione, lì non avrebbe saputo come comportarsi. Ma come per il resto avrebbe deciso per istinto.

Per una donna razionale come lei era una cosa un po’ strana, dare tanto spazio all’istinto. Ma aveva capito sin da subito che l’incontro con quel cane era un segno di grande cambiamento.

Quel giorno era arrivata l’ora di pranzo e lei era scesa dall’ufficio con il cane per andare a comprare un’insalata nel bar oltre la piazza. Stava attraversando la strada con lui che si faceva tirare al guinzaglio perché ancora non si era abituato al rumore del traffico e si impauriva ogni volta che passava un autobus o il tram. Ad un tratto aveva sentito una voce alle sue spalle: ha paura? Si era girata. Era un uomo, un vigilante di una qualche Banca . Come? – disse lei -. Ha paura? Strano – ripetè lui.

– E’ che non è abituato alle macchine, è un trovatello.

– Ah ecco. E’ bello però. Ha un bel pelo. – e lui si chinò ad accarezzarlo mentre la seguiva dall’altra parte della strada fin sulla piazza.

– Io ne ho due – aggiunse lui –  eccoli – e tirò fuori il cellulare per mostrarle la foto di due cani, taglia media, lingue penzoloni, molto carini.

E continuò ad accarezzare il cane e a fare domande su come e dove lo aveva trovato e quanti anni avesse e se lo aveva già portato dal veterinario. (continua)

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2 commenti
  1. Eh… sono una fonte ispiratrice di storie, io…
    Mo’ stiamo a vedere come “evolve” questa qua… 😀

    • elinepal ha detto:

      Sì Fonte, è in po’ una sfida perchè non lo so ancora nemmeno io, anche se ho un’idea 🙂
      Intanto, contrariamente al solito ho fatto un po’ di correzioni. Ieri sera ero proprio cotta (in senso culinario, a casa mia si sfiorano i quaranta gradi)

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