meno 314 – la bambina e il cane – segue

Quella era iniziata come una giornata uguale alle altre. Una delle giornate in cui mamma non c’era. Mamma non c’era quasi mai. Tutta la settimana lavorava in un altro posto. Un altro paese dove una Signora anziana aveva bisogno di assistenza. Dormiva lì sua madre. Tornava solo la domenica. Poche ore.

Era bella, la mamma, una volta. Aveva visto una sua foto di tanti anni prima, quando era ancora in Romania. Stava in piedi, appoggiata con la mano ad un albero, e sorrideva. Aveva i capelli lunghi e castani come i suoi, ma senza frangia. Aveva un vestito corto e le scarpe con i tacchi. Sorrideva con la testa un po’ inclinata guardando l’obiettivo. I suoi occhi pure sorridevano. Erano belli, ma non grandi come i suoi. Forse la bambina li aveva presi dal padre. Anzi forse aveva preso molto dal padre, perché tranne per i capelli lei e la madre non si somigliavano molto.

Ora la madre non sorrideva mai. I suoi occhi erano sempre un po spenti. I capelli tagliati corti erano sempre castani, ma un po grigi alle tempie. Quando tornava a casa, la domenica a pranzo, era sempre stanca. Mangiavano insieme la bambina, la madre e l’uomo. Poi la madre si metteva a dormire. Beveva troppo vino a pranzo, e così poi dormiva tanto. Anche l’uomo dormiva con lei. Poi si svegliava intontita e stranita, quasi per l’ora in cui doveva ripartire. Stavano ancora un po insieme mentre la madre sistemava i suoi vestiti, faceva il bucato, metteva a posto un po la casa e poi l’uomo in macchina la riportava al lavoro.

L’uomo non era suo padre. La bambina non sapeva chi fosse suo padre. La madre non glielo aveva mai detto, né lei lo aveva mai chiesto. Da quando erano arrivate al paese l’uomo le aveva prese in casa. E’ il tuo patrigno, le aveva detto la madre. Ma a lei sembrava strano avere un patrigno così vecchio. E poi non era bello. Era grasso, e quando sorrideva i suoi occhi erano strani. Diventavano sottili e le facevano paura.

Ma da quando la madre lavorava lei viveva sempre sola con lui.

Quella mattina, come sempre, si era svegliata da sola. Aveva fatto colazione con il latte e i biscotti che l’uomo le aveva lasciato sul tavolo. Si era vestita con il vestitino che lei aveva lasciato la sera prima sulla sedia ed era uscita. Il cane l’aspettava fuori, sotto la scala di pietra, come sempre. Il cane non entrava mai in casa. Questa era la regola. Poteva tenerlo, aveva detto l’uomo, quando lei un giorno si era presentata a casa con lui, poteva dargli da mangiare e dargli un nome e passare il tempo in giro per il paese con lui, ma non poteva assolutamente portarlo in casa. Era un cane troppo grande e poi era già vecchio. Perdeva il pelo e lui non aveva voglia di stare a pulire anche i peli del cane.

Lei lo aveva tenuto. O il cane era rimasto con lei. Tutte le mattine l’aspettava sotto alla scala di pietra. Lei appena vestita andava da lui e gli portava un piatto di avanzi. Pasta con pezzi di pollo, o bucce di formaggio e pezzi di pane bagnato nel sugo, tutto quello che riusciva a mettere da parte dalla cena.

Gli metteva l’acqua fresca  in una vecchia pentolina, e lo guardava mangiare, accucciata accanto a lui. Gli parlava. Gli chiedeva se il mangiare gli piaceva, se aveva dormito bene, se aveva ancora fame o sete. Lui mangiava veloce, voracemente, scodinzolando. E poi le leccava le mani in cerca di un residuo di cibo o anche solo di sapore.

Poi partivano insieme per il paese. La bambina sapeva che per il paese poteva girare liberamente, ma non doveva allontanarsi. Ma tanto la mattina l’uomo non c’era mai. E così andavano per la strada che portava in altro, dov’era la Chiesa, e poi oltre dove la strada diventava un sentiero che saliva per la collina. A volte era arrivata fino allo stagno che era dietro la collina. Al cane piaceva lo stagno perché c’erano sempre degli uccelli che ci andavano a bere o delle anatre che nuotavano. Il cane le inseguiva abbaiando e poi, in mezzo a mille spruzzi, si tuffava cercando di acchiapparle. Non ci  riusciva mai ma a lui non importava. Usciva dall’acqua tutto contento, scrollandosi tutto, mentre la bambina strillava e rideva per gli schizzi.

Quando andavano allo stagno la bambina immaginava di essere la principessa del bosco, con i capelli biondi e un bel vestito e con tutti gli animali che erano suoi amici. Lui li comandava ma loro le volevano bene perché lei era una regina buona. Non urlava mai e non picchiava mai nessuno di loro. Non era come l’uomo, lei. Con l’uomo doveva stare attenta a non farlo arrabbiare o a non dargli troppo fastidio altrimenti diventava cattivo e strillava forte, e quando aveva bevuto troppo vino le dava uno schiaffo. Poi dopo si dispiaceva e la prendeva sulle ginocchia per consolarla e l’accarezzava. Ma a lei non piaceva quando la voleva consolare. Non voleva stare sulle sue ginocchia e sentirsi abbracciare e accarezzare e cercava di allontanarlo. Ma lui la teneva stretta e le sussurrava parole e la guardava con quegli occhi che le facevano paura. (segue)

Annunci
1 commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Cronache di un pigiama rosa

Home - Books - Food - Lifestyle

sottoscrivo

IL BLOG DELLA SCRITTURA DI GIANFRANCO ISERNIA

Sincronicità

Le coincidenze non esistono

Un Mate Amargo

Nessun uomo è un'isola

Diario di Petra

"La bellezza salverà il mondo" (Dostoevskij)

SWING CIRCUS ROMA

#SWINGMENTALATTITUDE

p e r f a r e u n g i o c o

comunità, spazio di incontro, condivisione e, naturalmente, gioco!

Luca Caputo

Just another WordPress.com site

iltiramisu.wordpress.com/

APPUNTI, FATTI, MISFATTI, RISORSE E METODI LEGALI PER TIRARSI SU.

Stoner: il blog letterario della Fazi Editore

Un blog letterario ideato dalla Fazi Editore per tutti gli amanti della letteratura

Marco Milone

Sito dello scrittore Marco Milone

Sunflower on the Road

"Se non si riesce, dico io, a rendere quel che si scrive al meglio delle nostre possibilità, allora che si scrive a fare? Alla fin fine, la soddisfazione di aver fatto del nostro meglio e la prova del nostro sforzo sono le uniche cose che ci possiamo portare appresso nella tomba." Raymond Carver

Tiziana' s Masserizie

La ricerca dei particolari e' l'obiettivo costante

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: